Introduzione alla Zoologia



Anche la zoologia, ramo delle scienze biologiche che si occupa di studiare il mondo degli animali, è stata un campo di interesse di Leonardo da Vinci.


Introduzione

La sistematica zoologica è quel ramo della zoologia che ha il compito di "classificazione", cioè si occupa di descrivere gli animali con le loro caratteristiche di specie e secondo quelle che vengono considerate le affinità sfilogenetiche.

Una volta classificati, si procede in una ulteriore classificazione:

  • Teriologia: studio dei Mammiferi;
  • Erpetologia: Anfibi e rettili;
  • Ornitologia: uccelli;
  • Ittiologia: Pesci;
  • Entomologia: insetti;
  • Malacologia: Molluschi.

Zoologia nel Rinascimento
In quest'epoca iniziano i veri e propri studi approfonditi, dove lo svizzero Konrad Gessner  un naturalista, teologo e bibliografo svizzero si occupò tra il 1536 e il 1559, di diversi studi anche in campo botanico, scrive il suo di Historiae animalium ("Storia degli animali").

I cinque volumi sulla storia naturale degli animali sono costituiti da più di 4500 pagine.  Pubblicata a Zurigo nel 1551 al 1558 e successivamente nel 1587, è un'opera enciclopedica "un inventario rinascimentale di zoologia".
Viene indicato come primo esempio di opera moderna sulla zoologia che si proponeva di descrivere tutti gli animali allora conosciuti e una prima bibliografia scritta di storia naturale (basato in alcuni passaggi sulle osservazioni e studi di Aristotele)

Questa pubblicazione diventa ben presto il primo vero trattato dell'epoca ( gli studi di Leonardo da Vinci non vengono ancora diffusi su larga scala) e, anche se nella descrizione di animali appaiono figure allegoriche (draghi, mostri tricorno e anfibi improbabili), il testo è da considerarsi il più completo in termini descrittivi.

Historiae animalium,  illustrazione A-castoro, B-Cervo, C-Struzzo


1490

Leonardo non conobbe mai personalmente Konrad Gessner, in quanto quando Leonardo morì, lo stesso Gessner aveva solo tre anni. 

Questo deve farci riflettere su una cosa: Leonardo da Vinci nei suoi studi sulla zoologia, fu molto più descrittivo (come si dimostrò molto tempo dopo), anticipando ancora una volta nello studio degli animali, la sua conoscenza approfondita delle dinamiche del movimento.

Sappiamo oramai per certo che Leonardo si occupò della dissezione di cadaveri umani per studiarne le interiora, come fegato, pancreas, reni, cuore e polmoni e per fare questo dissotterrava i cadaveri "freschi di giornata" e lo faceva alla notte, con l'aiuto di alcuni aiutanti e il silente accordo con i dissotterratori del cimitero (vedi studi di anatomia).

Si ritiene con ragionevole certezza, che Leonardo iniziò lo studio anatomico degli animali ancor prima  di iniziare lo studio sui cadaveri umani e per fare questo, utilizzava esclusivamente carcasse di animali (uccelli, cavalli, galline, pavoni, lepri,etc..) che gli venivano forniti spesso dai mercanti al mercato vecchio di Firenze e, per quanto ci è dato conoscere, Leonardo non ha mai ucciso volontariamente animali per i suoi studi.

Gli studi sugli animali quindi rientravano nel pensiero leonardesco come necessari e evolutivi, finalizzati a capirne la fisiologia, ma come vedremo più avanti, non solo questo.


Gli studi comparati

Quando si parla di studio di Anatomia comparata leonardesca, si intende la comparazione che Leonardo fece tra l'apparato scheletrico e la muscolatura tra l'essere umano e gli animali. Come ad esempio gli studi sull'orso marsicano, confrontando le articolazioni della mano e del piede dell’uomo e creando i principi di relazione.
I suoi studi non furono prettamente di tipo anatomico, cioè nell'individuare l'apparato scheletrico relazionato alla muscolatura, piuttosto si spinse oltre e indagò il comportamento dell'animale nel suo stato naturale e il suo comportamento sociale.


Percezione sensoriale degli animali

Leonardo aveva capito prima di tutti l'importanza degli organi di senso animale e le  strutture fisiche presenti nei corpi degli esseri viventi che servono a ricevere informazioni dal mondo esterno. 

Capì che gli animali erano caratterizzati da strutture differenti gli uni dagli altri ma che avevano in comune alcune caratteristiche: gli organi di senso.

Gli organi di senso, cosi come negli esseri umani, caratterizzano il comportamento nell'ambito della vita di gruppo, cosiddetta vita sociale, e che come l'uomo, anche gli animali, non potevano farne a meno. 

I sensi secondo Leonardo, erano degli "utilizzatori"  in grado di generare stimoli in impulsi nervosi, creando di fatto un "codice di lettura", significato dello stimolo stesso (il bere, la paura, la rabbia, la tranquillità, uguale sia per l'uomo che per l'animale), stimolo che rispondeva a precise caratteristiche.

Dai suoi studi in effetti emerge che Leonardo era giunto alla conclusione di identificare attraverso l'osservazione e lo stimolo delle condizioni necessarie, che ogni animale rispondeva attraverso dei sensi primari e dei sensi secondari, cioè alcune specie animali avevano come sensi principali l'olfatto, come ad esempio i felini, piuttosto che la vista per quanto riguardava gli uccelli. Questi sensi primari e secondari caratterizzavano la specie e a seconda della specie cambiavano i sensi secondari, più o meno utilizzati.

Capì, per esempio, la limitazione dell'uomo rispetto agli animali: la vista umana era inferiore alla vista dei rapaci, cosi come lo scatto del felino era almeno 3 volte più rapido di quello umano, cosi come la forza calcolata tra peso e moto orizzontale (spostamento lineare in avanti) di una formica era almeno 8 volte superiore a quella umana.

Queste osservazioni sono ben riportate nelle descrizioni  dei meccanismi del volo degli uccelli, degli insetti, dei pipistrelli, ma anche negli studi da lui effettuati sui pesci rondine, quelli che oggi sono conosciuti come Pesce civetta Dactylopterus volitans, un pesce d'acqua marina presente nel mediterraneo e allora reperibile presso i mercati delle città. . 

Tra le intuizioni più brillanti l’ipotesi che i fossili che si ritrovano sulle montagne. si fossero originati in mare.

Il Pesce civetta,Dactylopterus volitans, chiamato anche rondine di mare


L'osservazione e i comportamenti sociali
Guardando gli appunti ed in particolare i disegni di Leonardo, alcuni di questi  "riproducono" quelli che sono i più comuni "atteggiamenti" dell'animale in momenti diversi.
Tra questi disegni vi è quello del gatto, animale che Leonardo adorava e che spesso amava ritrarre. Come sappiamo il gatto è tra gli animali più comuni che oggi possiamo notare nelle nostre città, oramai addomesticato e di grande compagnia, lo si può trovare anche nelle campagne gironzolare nelle cascine, sui fienili o semplicemente sdraiato nell'aia del cortile a godersi il sole pomeridiano.

E' assai probabile che Leonardo iniziò con l'osservazione dei gatti, più avvicinabili rispetto ai falchi o alle colombe, piuttosto che alle volpi o agli orsi e che Leonardo, dal suo disegno questo si evince, si sia messo tranquillamente seduto a distanza ad osservare il gatto, senza disturbarlo, riproducendone semplicemente gli aspetti del suo comportamento quotidiano, fissando attraverso il disegno come fosse una fotografia istantanea in bianco e nero, quel preciso momento, un aspetto caratteriale e comportamentale.

Leonardo lo disegna col pelo dritto quando è arrabbiato, poi mentre si dedica alla pulizia quotidiana, quando dorme o sonnecchia, quando annusa il vento alzando il musetto verso il cielo, insomma, descrive una ipotetica "sceneggiatura" che non è solo il frutto di una osservazione ritrattistica per identificare un immagine statica, piuttosto un "lungometraggio" per immagini che ne descrive il comportamento sia in solitudine che nel comportamento sociale con i suoi simili. 

Foglio conservato presso la Biblioteca Reale del castello di Windsor


Non si deve dimenticare che durante il Medioevo, i gatti erano stati perseguitati, ritenuti creature demoniache, e questo aveva anche influenzato l’arte. Leonardo fu uno dei primi a raffigurarli da naturalista, restituendo loro la dignità di animali eleganti e complessi.


Leonardo e L'imprinting 

Non si può affermare con certezza ma è molto probabile che il fenomeno che tutti conosciamo con il nome di "imprinting" sia stato evidenziato per primo proprio da Leonardo.

Ma cos'è l'imprinting?

E' catalogabile come una forma di comportamento degli animali legati all'osservazione che indica quel fenomeno per il quale il cucciolo di un animale appena apre gli occhi, fissa l'immagine del suo simile e che ne riconosce il punto di riferimento genitoriale da cui si verrà allevati (imprinting filiale) o degli individui con i quali è possibile riprodursi (imprinting sessuale). 
Questo fenomeno è sempre stato analizzato approfonditamente per gli uccelli e tra i primi a studiare il fenomeno, fu proprio Konrad Zacharias Lorenz  zoologo ed etologo austriaco, fondatore della moderna etologia scientifica, da lui stesso definita come «ricerca comparata sul comportamento», diventato nel 1973 premio Nobel per la medicina e la fisiologia (condiviso con Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch) per i suoi studi  dell'imprinting nelle oche selvatiche.

Konrad Zacharias Lorenz  spiega che l'imprinting non si manifesta solo negli uccelli, ma anche nei mammiferi ed è molto importante per l'adattamento dell'animale da adulto: il primo essere con cui il piccolo avrà contatto (generalmente la madre, o comunque un altro esemplare della stessa specie) gli garantirà maggiori possibilità di sopravvivenza. 

L'imprinting è importante per ogni fase della vita successiva: i cuccioli, in età infantile, infatti, imparano a quale specie appartengono e quindi iniziano a rapportarsi sin da piccoli con i loro simili. L'imprinting è presente, seppure con un peso inferiore, anche nell'uomo.
Fu proprio  Konrad Zacharias Lorenz ad affermare che gli studi di Leonardo erano stati lo stimolo per le sue ricerche e che grazie ai suoi disegni, ebbe modo di capire che effettivamente il maestro toscano aveva capito molto di più di ciò che aveva disegnato: il comportamento sociale degli animali.


Studio sui granchi
Conoscendo perfettamente gli animali marini in quanto li utilizzava spesso nelle sue ricette e nelle sperimentazioni culinarie, era affascinato dalla meccanica del granchio, animale conosciuto frequentando città di mare come Senigallia, Venezia, ma soprattutto avendoli visti presso il mercato vecchio di Firenze quando ancora giovanotto si era recato nei momenti di libertà dalla bottega di Andrea Cioni, suo mentore.  


La pantera

Come si può vedere nel disegno, Leonardo ha abbozzato un atteggiamento del felino chiamato "la punta", quando l'animale attratto dalla preda si accovaccia per osservare i movimenti e si prepara per sferrare l'attacco decisivo.

Si può ipotizzare che il disegno non sia frutto della fantasia di Leonardo, ma che abbia realmente visto la pantera  proprio nel giardino interno del Castello Sforzesco di Milano ed in particolare all'interno delle gabbie di animali esotici che il duca di Milano, Ludovico il Moro, era solito allevare e fare sfoggio durante le cene e le visite di ospiti illustri presso la sua dimora, cosi come fece lo stesso Gonzaga alla sua corte di Mantova dove si registrava la presenza di tigri, cigni neri, pavoni e linci, usanza piuttosto comune per le signorie di allora che non perdevano certo l'occasione per mostrare i propri animali dalle forme esotiche e dai colori aggraziati che,in qualche modo, simboleggiavano il proprio potere.