- Rinascimento: vocabolario


Qui potete trovare il glossario generale delle parole utilizzate nell'attuale dialetto fiorentino.

Molte delle parole indicate, già in uso nel tardo medioevo e nel rinascimento, sono arrivate a noi con poche variazioni, sia in termini di scrittura che di pronuncia, mantenendo il significato originale.
Vi può capitare su questo portale, di trovare documentazione di scritti di Leonardo da Vinci o di altri suoi contemporanei e potrebbe esservi utile utilizzare questo vocabolario per capire il senso di una parola o di una frase.

 

A

ABBACCHIATO: Persona o cosa che sta’ a capo chino..triste, stanco…”tu sei proprio abbacchiato oggi”…”guarda come l’e’ abbacchiato quell’albero”

ABBADARE: Fare attenzione. “Abbadaci tu caschi!”, Stai attento che cadi!
ABBOCCANO: …i pesci. È come dire: “Guarda l’asino che vola”. S’apostrofa qualcuno con questo
termine, quando gli si fa uno scherzo evidente e la persona in questione ci crede come un bambino.
ABBOLLORE: Di qualcosa estremamente caldo, “La minestra l’è abbollore!”, La minestra è molto calda. Anche “Bollore”.
ABBOZZALA: Espressione che invita a mutare atteggiamento o comportamento: “Abbozzala di urlare!”, Smettila di urlare. “Oh che l’abbozzi?”, La vuoi smettere?
ACCHIAPPINO: 1) Molletta per stendere il bucato ad asciugare, in legno o plastica. 2) Giuoco fanciullesco consistente in una gara a rincorrersi e ad evitarsi a vicenda.

ACCICCIARSI: Farsi male, “Eh tu ti sei acciccia’o di nulla”, Mi sembra che tu ti sia fatto molto male.
ACCINCIGNARE: Strizzare e appallottolare un pezzo di carta o un tessuto rendendolo pieno di grinze. “Codesta camicia l’è tutta accincignata, cambiatela”, Quella camicia è piena di grinze, cambiatela. Anche Rincincignare.
ACCOMODARE: Riparare, aggiustare, “Che lo sa’ accomodare?”, Lo sai riparare da solo?
ADAGIATO: Persona calma, tranquilla, che impiega molto tempo a fare qualcosa. “Oh come gl’è adagiato”, Accidenti quanto tempo gli ci vuole a fare qualcosa.
AFFRITTELLARE: Affrittellare è un verbo che si usa in particolare per l’ovo fritto. In fiorentino si dice: “ovo affrittellato”. In verità il termine lo si potrebbe usare per qualsiasi cosa che venga fritta, ma è una vera particolarità che questo verbo del vernacolo venga utilizzato prevalentemente per l’ovo, “S’affrittella un ovino?”, Ci facciamo un uovo fritto?
AGGEGGIARE: Essere in continuo movimento, tramenare, compicciare, rimettere insieme, fare qualcosa in modo poco ordinato. “Icché t’aggeggi”, Che cosa stai compicciando? Anche “Tramenare”.
AGGEGGIO: Un oggetto, trespolo, coso. Anche “Trespolo” e “Coso”.
AGHETTI: I lacci delle scarpe.
AIMMÉNO: Per lo meno. “Aimmeno ti fosse tocca’o quarcheccosa…”, Se per lo meno ti fosse toccato qualcosa… “Aimméno umpiovesse…”, Se per lo meno non piovesse…
ALLAMPANATO: Persona magrissima “L’è secco allampana’o”, È veramente molto secco. Anche “Ciucciato dalle streghe” e “Secco rifinito”.
AMBROGETTA: Mattonella di terraglia a smalto per il rivestimento di pareti. Anche, e forse soprattutto, usato per indicare le mattonelle del pavimento. Anche Lambrogetta, dove si è verificato il fenomeno dell’unione dell’articolo al sostantivo, creando così un nuovo vocabolo.
AMBURGA: Hamburger o Svizzera. “O’ Nanni, che la vòi l’amburga pe’ pranzo?”, Tesoro, ti andrebbe di mangiare un hamburger per pranzo?
ANDARE/IRE: Presente Indicativo: Io vo; Imperfetto: Io andeo/andiedi; Te t’andei; Lui gl’andea; Noi s’andea; Voi vu’ andei; Loro gl’andeano. Passato remoto: Io andiedi, Tu andesti, Lui gl’andette; Noi s’andette/s’andiede, Voi v’andaste/vu andaste; Loro gl’andettero/Loro gl’andonno/Loro andierono. Futuro: Io anderò, Te tu anderai, Lui l’anderà, Noi anderemo, Voi vu anderete, Loro anderanno. Participio passato: Ito.
ANNO: Usato come avverbio invece di l’anno scorso, “Anno, fece un freddo birbone”, L’anno scorso fece molto freddo, “Ricordiamoci di ‘un fare come anno”, Ricordiamoci di non fare come l’anno scorso.
APPUNTALAPISSE: Lo strumento per far la punta alle matite. “Passami l’appuntalapisse.”, Passami l’appuntalapis.
APPUNTASSI: Segnarsi a qualcosa, “Che ti se’ appunta’o ai corso in pescina?”, Ti sei segnato al corso in piscina?
ARADIO: Radio, radiolina.
ARREGGERE: Reggere, tenere, “Arreggiti bene alla fune”, Tieniti ben stretto alla fune.
ARREGOLA: A quanto pare. “Arregola l’a’e’a region’ lui”, A quanto pare aveva proprio ragione lui.
ARRIVARE: Utilizzato al posto di Prendere, “Che me l’arri’i te che tu se’ arto?”, Me lo prenderesti te che sei alto. “Arrivami i’ quaderno”, Prendimi il quaderno.
ÀTAFFE: Per A.T.A.F.: Aspettare Tanto Alla Fermata invece di Azienda Trasporti Area Fiorentina. “Quelli dell’Àtaffe e fanno sempre sciopero, Governo ladro!”
ATTACCATO: Un po’ pissero ma soprattutto tirchio. Anche “Pidocchioso”.
AVELLARE: Non resistere dal cattivo odore. “Madonna che scorreggia t’ha’ sgancia’o, s’avella!”, Accidenti, che peto hai fatto, non si resiste dal puzzo! Da avello: tomba.
AVELLO: Tremendo puzzo. In italiano, tomba, sepolcro.
AVERE: Presente Indicativo: Io c’ho, Te tu c’hai, Lui c’ha, Lei la c’ha, Noi ci s’ha; Voi vu c’avete, Loro e c’hanno.
AZZANELLA: Parte della carreggiata esterna all’asfaltatura, spesso dissestata.

B

BABBALÈO: Babbeo, grullo, stupido. “Va’ ‘ia, va’ ‘ia babbalèo”, Smettila di fare lo stupido.
BABBO: Sempre usato invece di papà (che ‘un s’usa miha mai perché ci fa un po’ schifo), “I’ mi’ babbo”, Il mio babbo.
BACIAPILE: Persona casa-e-chiesa ma con un doppio senso negativo di chi apparentemente sembra una cosa ma sotto sotto è tutta un’altra. “E gl’è un baciapile di nulla”, È una persona che va sempre in chiesa. Anche Bacchettone/a.
BACCELLO: Fava, “Far merenda con baccelli e pecorino”, Fare merenda con le fave e il pecorino.
BACCHETTONE/A: Le persone casa-e-chiesa. Anche “Baciapile”.
BACCHIÒLO: Bastone molto lungo.
BADA: Guarda, “Bada lie che casino!”, Guarda che confusione!
BADAHOME: Guarda come. Normalmente utilizzato per segnalare una persona o una situazione fuori dal comune e con senso ridicolo o negativo, “Badahome gli stea!”, Ma hai visto in che modo si era combinato?
BADALUI / BADALEI: Guardalo/la sempre in senso ironico e irrispettoso, “Badalei come la viene
combina’a”, Guarda lei come arriva sistemata…
BADARE: Tenere d’occhio, osservare, “Badami i’ bambino che vo a’ i’ licitte!”, Per favore, guardami un momento il bambino che vado in bagno.
BAGORDI: Fare baldoria, ubriacarsi. “E s’è da’o ai bagordi”, È andato a fare baldoria.
BAHATO: Cariato (di dente) oppure Bacata (la mela). “T’hai i’ dente bahato”, Hai un dente cariato.
“Codesta mela l’è bahata, mangiala te”, La mela che hai preso è bacata, mangiala pure te.
BARROCCIO: Carretto da trasporto merci trainato da cavalli, a differenza del calesse, adibito a trasporto di persone.
BARROCCINO: Carretto che circolava per le strade di Firenze vendendo differenti articoli. Per esempio, esisteva il barroccino del cenciaiolo, che vendeva tele e stracci; il barroccino del gelataio, che ovviamente vendeva i gelati.
BECCARE: 1) Riuscire nell’intento, “L’ho becca’o”, L’ho preso. 2) Ammalassi, prendere una malattia “Ho becca’o l’influenza”, Ho preso l’influenza. 3) Essere sorpresi in fragrante, “T’ho becca’o”, Ti ho scoperto.
4) Sinonimo di imbroccare e cuccare, “Che n’hai becca’a nessuna te?”, Hai fatto colpo su nessuno?
BECCARSI: 1) Vedersi, incontrarsi, “Ci si becca”, Ci si vede, “In do’ ci si becca?”, Dove ci si incontra?
BECCHETTASSI: Litigare, discutere. “Guarda que’ due come si becchettano”, Guarda quei due come litigano.
BÉCERO: Persona rozza, volgare nei modi ma soprattutto nel parlare. “E gl’è un bécero di nulla”, È proprio una persona rozza.
BELLIHO: Ombellico.
BELLINO: 1) Guarda bellino, nell’espressione “guarda che bello”. Si dice, per esempio, a un bimbo piccolo mostrandogli un balocco o un oggetto per farlo stare buono. Comunque, “Bellino” si riferisce all’oggetto, non al bimbo, come potrebbe interpretare un non toscano. 2) Preceduto dall’esclamazione “Oh” nell’intonazione “Oh bellinooo…”, viene detto a qualcuno che ci sta veramente stancando con il suo atteggiamento o i suoi discorsi.
BELLOCCIO: Bello, diminutivo affettuoso, del tutto privo del senso un po’ dispregiativo di bellezza grossolana, che si ha fuori della Toscana, “Oh come l’è belloccio i’ su’ figliolo”, Suo figlio è proprio bello.
BIANCONE: La statua fatta da un enorme blocco di marmo bianco del dio Nettuno in Piazza della Signoria, ribattezzata appunto dai fiorentini come “I’-bbiancone”.
BIASCICARE: Masticare a bocca aperta producendo un rumore fastidioso. “Oh icché tu biascihi”, Potresti masticare con la bocca chiusa. Anche “Sbiascicare”.
BIRBONE: Tremendo, “Tu se’ proprio un birbone”, Sei proprio tremendo. “Oggi fa un freddo birbone”, Oggi fa un freddo tremendo.
BISCHERATA: L’azione compiuta o la cosa pensata da un Bischero.
BÌSCHERO: Persona poco acculturata e poco furba, che assume atteggiamenti chiaramente poco
convenevoli e poco convenienti. L’origine di questo termine non è chiaro, anche se l’ambiente è
chiaramente quello Toscano, da Firenze fino alla maremma. Per qualcuno deriva dall’organo genitale maschile, per altri dal cognome d’una antica famiglia fiorentina celebre per gli investimenti finanziari sbagliati, per altri ancora dalla chiave che regola gli strumenti a corda, per finire con il bischero di padule, che è quell’arbusto che cresce sulle sponde delle paludi, o dei fossi d’acqua ferma, che avendo il peso sulla sua estremità, è sempre in continuo ondeggiamento, per cui ogni piccola ventata lo muove, come il bischero che si lascia convincere dal primo venuto, senza valutare “con la zucca” sulle spalle. Quindi, anche se usato in maniera scherzosa ed abbastanza colloquiale, significa stupidotto, sempliciotto, quando non significhi qualcosa di peggio: dipende quindi anche dal tono di voce che viene usato e dal contesto in
cui viene detto. Dall’aggettivo personale, deriva anche l’aggettivo più relativo ad una situazione o ad un contesto: quando si commette una bischerata, significa che si è fatto un qualcosa senza pensarci troppo su e il risultato è stato chiaramente fallimentare, come del resto sarebbe stato lecito attendersi se solo ci avessimo pensato un poco prima d’agire.
BISCOTTO DELLA SALUTE: Fetta biscottata. Il nome probabilmente deriva dal fatto che all’ospedale, quando siamo ricoverati, vengono date le fette biscottate per fare colazione.
BOCCALONE/A: Chiaccherone, che mette bocca da per tutto. “Che boccalona! La pensasse un pohino pe’ ‘azzi sua!” Che tremenda pettegola! Non si fa mai gli affari suoi.
BÒCCIA: Bottiglia, “Bere a boccia”, Bere a bottiglia.
BOCCIARE: Nell’ambito scolastico, non essere promosso all’anno successivo. “T’hanno boccia’o”, Non sei stato promosso. Anche “Segare”.
BOCIARE: Alzare molto la voce, urlare. “Oh icché tu boci, un son’ miha sorda!!”, Non importa che tu urli così forte, non sono sorda. Anche “Vociare”.
BOLLORE: Quando fa molto caldo, “L’è un bollore oggi”, Oggi fa veramente molto caldo. Anche “Abbollore”.
BOLOGNA: Mortadella.
BONA: Formula di saluto, prima di andarsene. Abbreviazione di buonasera, buonanotte, ecc… “Bona raga’”, Ciao ragazzi.
BONGO: Dolce Profiterole.
BORRACCINA: Muschio.
BÒTOLO: Espressione brutale e indelicata per indicare un uomo o una donna di piccola statura e tendente all’obesità. Nell’estremo della cattiveria si dice anche “Botolo di merda”, quando qualcuno è veramente
troppo grasso.
BOTTEGA: 1) Negozio, “Vo a bottega”, Vado al negozio. 2) La cerniera dei pantaloni: “T’hai la bottega aperta”, Chiudi la cerniera dei pantaloni.
BRINDELLONE: 1) Persona molto sciatta e trasandata. 2) Scherzoso, giovanottone non aitante né ben messo (usato per lo più in questo senso). 3) Il carro trainato dai buoi che viene portato davanti al Duomo per Pasqua e dal quale parte la colombina che arriva fino all’altare in chiesa e poi torna indietro. Dall’esito del volo, cioè se la colombina va e torna senza fermarsi, si presagisce come andranno i raccolti nei campi. Il carro in questione si chiama appunto “I’-bbrindellone”.
BRUCIATA: Caldarrosta, “Ci si scarda con i’ vino e le bruciate”, Ci scaldiamo con il vino e le caldarroste.
BRU-GINSI: Pantaloni blue-jeans, “Che me l’ha’ stira’i i bru-ginsi?”, Hai stirato i miei blue-jeans?
BRUHAPELO: Lesbica.
BRUSOTTO: Giubbotto.
BUBARE: Mormorare senza sosta parole di malumore e disapprovazione nei confronti di qualcuno o qualcosa che però non viene specificato. “Oh icché tu bubi?” “Eh! Lo so io pe’ icché bubo!”, Che cosa stai mormorando? Lo so io per che cosa mormoro.
BUCCOLE: Gli orecchini. “C’ha visto che buccole la s’è messa? – Uhuuu, brutte!”, Hai visto che orecchini si è messa? – Davvero brutti!
BUHAIÒLA: Stronza o maiala.
BUHAIÒLO: 1) Antico negoziante delle “buche”, i negozi del mercato di San Lorenzo erano (e alcuni lo sono tutt’ora) posti al di sotto del livello stradale, di fatto….in “buca”. All’ora di pranzo passavano i carri con le vivande e chiamavano a raccolta i negozianti al grido: “Bucaioli… c’è le paste!”. 2) Bastarbo, “Nooo, buhaiolo!”, Nooo, bastardo.
BUHARE: Pungere, urticare, “La s’è bucata con gli spini”, Si è punta con le spine.
BUHO: Omosessuale.
BULLETTA: Chiodo.
BULONE: Bullone.
BUSCANNE: Prendere le botte, “N’ha buscate di santa ragione”, Ha preso proprio tante botte.
BUZZA: La pancia.
BÙZZIHA: Pancetta tirando a pancione. “Secca? E l’ha una buzziha di pe’ i’ ridere! La la nasconde. La si mette ‘ose larghe”, Secca? Ha una bella pancetta, non credere! La nasconde mettendosi cose scure.
BUZZONE: Pancione. “Eh gl’è diventa’o un buzzone di nulla”, Mamma mia è ingrassato davvero tanto.

C

C’È: Utilizzato sempre anche nel caso di plurale. “C’è quelli di gasse”, Ci sono gli operai del gas.
CACIO: Formaggio, “Passami i’ccacio”, Passami il formaggio.
CAHARE: Considerare, prestare attenzione. “Cahami un momento”, Considerami un momento. “Ummi haha nemmeno di striscio”, Non mi prende in considerazione nemmeno lontanamente.
CALOSCE: Stivaletti di gomma, “Mettiti le calosce sennò tutti molli i piedi”, Mettiti gli stivali di gomma, altrimenti ti bagni i piedi. Anche “Galosce” e “Sciantillì”.
CALZONI: Pantaloni. Spesso pronunciato “Carzoni”.
CAMPO: Normalmente usato invece del sinonimo orto, “L’è ni campo a pianta’ i pomodori”, È nell’orto a piantare pomodori.
CANINO: Cagnolino, cane piccino.
CANNA: Spinello, sigaretta con hashish o marihuana.
CANNOTTIERA: Canottiera.
CANÓNE: Cagnone, cane grande.
CANTILENA: In Italiano vuol dire: semplice composizione letteraria o musicale ma in Fiorentino si utilizza normalmente per prendere in giro, “O’ come la parla, l’ha una ‘antilena di nulla”, per indicare un’intonazione della frase molto poco gradevole.
CANTONATA: 1) L’angolo esterno di un edificio all’incontro di due strade. 2) Prendere una cantonata, sbagliarsi in modo eclatante.
CARCAGNO: Tallone, parte posteriore del piede, variante di “Calcagno”.
CARCINCULO: La giostra della fiera formata da seggiolini metallici sospesi mediante catene, che ruota su se stessa.
CARROTA: Carota.
CASCARE: Usato a preferenza del sinonimo cadere, “Icché l’è cascato?”, Per caso è caduto?
CATAFARCO: In italiano è una sorta di palco, adornato di drappi neri, eretto nel mezzo della chiesa per sostenere la bara. Ma in fiorentino viene detto anche di qualsiasi altra cosa che ne ricordi anche vagamente la somiglianza. Ovviamente a uso dispettivo. “Madonna che macchina che s’è compra’o. E gli è un catafarco di nulla”.
CAZZEGGIARE: Passare il tempo senza fare niente, senza fare un cazzo. “Invece di studiare ho cazzeggiato tutto il pomeriggio”, Invece di studiare, non ho fatto niente per tutto il pomeriggio.
CECCOTOCCAMI: Persona che fa dispetti per farseli rifare. Tipicamente riservato ai bambini. “Gl’ha fatto proprio bene a renditele, te tu se’ come ceccotoccami!”, Ha fatto proprio bene a rendertele, non fai altro che stuzzicarlo.Dalla tipica frase “Cecco, toccami, la mamma un vede!”.
CENCINO: Straccio per spolverare.
CENCIO: 1) Straccio per pulire il pavimento 2) Dolce tipico fiorentino fatto di pasta tirata fino a raggiungere un sottigliezza incredibile, fritto e poi spolverato con lo zucchero a velo.
CHETARE: Zittire, stare zitto, non parlare, “Oh che ti ‘heti..”, Ci vuoi stare zitto!
CHIORBA: Testa. “Che chiorba dura che t’hai!”, Hai la testa veramente dura.
CHIORBONE: Persona testona sia fisicamente sia come sinonimo di testardaggine.
CISLONGHE: Sedia a sdraio, dal francese chaise-longue. Anche “Gislonghe” o “Cislonga”.
CIABATTONE: Persona dall’aspetto trasandato che non ha voglia di fare niente. Anche “Grattamuri”.
CIACCIONE: Persona che s’intromette, che fruga nei posti e nelle cose che non gli appartengono.
CIANA/E: Una ciana è sia un pettegolezzo sia la persona chiacchierona, pettegola e volgare sia nel parlare che nel comportamento, “L’è una ciana”, È un pettegolezzo / È una pettegola. Dipende dal contesto in cui si dice.
CIANARE: Spettegolare.
CIANCE: Chiacchiere vane, pettegolezzi.
CIANCICARE: Tocchicchiare, “Icché tu lo ciancichi tutto?”, Perché lo stai toccando insistentemente?
CIANTELLA: Ciabatta, scarpa vecchia e sdrucita utilizzata come ciabatta.
CICALA: 1) Organo sessuale femminile 2) Ragazza piacente Anche “Passera”. 3) L’insetto attaccato agli alberi, soprattutto a pini, che d’estate ci fa sapere co’ i’ suo tipico suono che fori si schianta da’ i’ cardo che fa.
CICCA: Sigaretta. Mentre nel resto d’Italia è la gomma da masticare.
CICCHINO: Sigaretta.
CICCIA: Carne, “Mangia la ciccia”, Mangia la carne.
CIFRA: Moltissimo, “Mi piace una cifra”, Mi piace moltissimo.
CIGNA: Forzatura per “cintura”. Anche “Cinta” e “Cintola”.
CIGNALE: Forzatura per “cinghiale”.
CIGNAHA: 1) Colpo inferto con una cigna (cinghia, cintura). 2) Un forte colpo inferto o ricevuto. “Ha battu’o una cignata di per i’ ridere”, Ha battuto un colpo molto forte.
CINCI: Pene.
CINCINNINO: 1) Una piccolissima parte di qualsiasi cosa (di solito riferito a cose da mangiare, ma non solo), “Metticene un’altro cincinnino (di colla, di colore e così via)”, Metticene appena un altro po’. 2) Un po’: “Fallo un cincinnin’ più lungo, vai, quest’orlo!”, Allunga quest’orlo di qualche altro millimetro.  Anche “Zinzinnino”.
CINGOMMA: Gomma da masticare, dall’inglese, “chewing gum”. Anche: Ciringomma.
CINTA: Forzatura per “cintura”. Anche “Cigna” e “Cintola”.
CÌNTOLA: Forzatura per “cintura”. Anche “Cigna” e “Cinta”.
CIÒTOLA: Il piatto dove bevono gli animali. In italiano indica il Piatto Fondo.
CIRINGOMMA: Gomma da masticare. Dall’inglese ‘chewing gum’, gomma da masticare. Anche: “Cingomma”.
CIRUSCO: Miope, “E un ti vede, gl’è cirusco”, Non ti può vedere, è miope.
CIULARE: Rubare. “Ho ciulato le gomme ai barre”, Ho rubato queste gomme al bar.
COCCIÒLA: Gonfiore irritante prodotto dal contatto con l’ortica o da una puntura d’insetto.
CÒCCOLI: Pasta fritta, “Dammi un po’ di ‘occoli”.
COCOMERO: Anguria.
CODESTO: Per indicare qualcosa vicino a chi ascolta.
COHO: Cuoco, “Indó l’è i coho?”, Dov’è il cuoco?
COLLASSARE: 1) Persona che per abuso di alcol cade e rimane immobile per terra, “L’è collassato”. 2) Andare a letto per riposare dopo aver passato la notte senza dormire, “Vo un po’ a collassa’ a letto”, Vado a riposare un po’ sul letto.
COLTELLA: Coltello da cucina. Anche “Cuttella” e “Cortella”.
COMPA: Forma abbreviata per compagnia. “I raga’ della compa’ un vengono”, I ragazzi della compagnia non vengono.
COMPANATICO: Quello che si mangia con il pane.
CONCIASSI: 1) Combinarsi. Usato per descrivere l’abbigliamento stravagante di qualcuno, “O come tu ti sei conciao!!”, Come ti sei combinato? 2) Ridursi, per descrivere lo stato di sporcizia in cui uno si può trovare, “O come tu ti sei conciao!? – E son’ casca’o pe’ terra…”, Ma come ti sei ridotto? – Sono caduto per terra…
CONIGLIOLO: Coniglio.
CÒPPE: Coop, catena di supermercati, “Si va ai Coppe a fa’ la spesa”, Andiamo alla Coop a fare la spesa.
CORTE: Cortile.
COSO: Riferito a una persona o oggetto che non si conosce o che si vuole sminuire o del quale non si ricorda il nome proprio, “Passami codesto coso..”. Anche “Aggeggio” e “Trespolo”.
COTTO: Essere cotto, essere stanco, essere in botta. “L’è cotto”, “E son’ cotto”.
CRISSARE: Quando s’incanta lo sguardo e si rimuggina. Pensare, fissando nel vuoto.
CROSTINO: 1) Culinariamente indica la fettina di pane tostata spalmata ricoperta di ingredienti vari, che si serve di solito come antipasto: c. di fegatini di pollo, c. di tartufi, c. al formaggio. 2) Persona noiosa e pedante, “Tu se’ proprio un crostino”, Sei proprio insopportabile.
CUPOLONE: La cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze.
CUTTELLA/O: Coltello.

D

DAMO/A: Fidanzato/a.
DAVVERO: Veramente, proprio così, già. “Che dici davvero o scherzi?”, Dici veramente o stai scherzando?
DEGENERO: Confusione eccessiva. Anche “Macello”.
DESINARE: Il pasto principale della giornata, di solito a mezzogiorno. “Dopo desinare”, Dopo pranzo.
DESTASSI: Svegliarsi, “Che dormi o tu se’ desto?”, Dormi o sei sveglio?
DIÀCCIATI: Calmati, freddati, tranquillizzati. “Oh che ti diacci un pohino”, Vuoi stare un po’ tranquillo…
DIACCIO: Ghiaccio.
DIACERE: Dormire. “Va’ a diacere”, Vai a letto.
DIANZI: Poco fa. “Son’ uscito dianzi”, Sono uscito poco fa.
DINDI: Soldi, usato per lo più dai bambini.
DIÒSPERO: Pomo, caco.
DITI: Plurale di Dito, invece di Dita. I Diti in realtà sono un tipo di paste ripiene di crema, cioccolata o panna, “Togliti i diti da’ i’ naso”, Non ti mettere le dita nel naso.
DODDO: Persona stupida e un po’ lenta, leggermente ritardata. Anche “Doddolone”.
DÒMO: Duomo nell’espressione “vaffandomo!”, modo non volgare per “vaffanculo”.

E

ÉLLERA: Pianta dell’Edera.
EMPIRE: Riempire, “Empi i secchio”, Riempi il secchio.
ESSERE: Presente Indicativo: Io sono; Te tu sei; Lui gl’è; Noi s’è/ Noi semo; Voi vu’ siete; Loro gl’enno.  Passato remoto: Tu fosti, Loro funno.

F

FARE: Presente Indicativo: Io fo; Passato Remoto: Loro féciano.
FARFALLONE: Essere un donnaiolo in senso spregiativo.
FAVA: 1) Organo genitale maschile. 2) Lo si può usare per sostituire “bischero”, “Tu sei proprio una fava!”, Sei proprio un stupido.
FETTUNTA: Fetta di pane abbrustolita, strofinata con l’aglio e poi cosparsa d’olio nuovo e sale, “S’ha a fa una fettunta?”.
FIACCO: Stanco, “E son’ fiacco”, Non ho fiato. Anche “Stracco”.
FIASCO: Contenitore in vetro di forma panciuta e rivestito di paglia (impagliatura) con un cerchio alla base per far restare in piedi il recipiente. È un tipico contenitore toscano, non viene pressocché utilizzato in nessun altra parte d’Italia e del mondo. Di norma contiene vini toscani ed in particolare Chianti. L’infiascatura del vino avveniva quando l’acquisto di cospicue quantità per la famiglia dovevano essere riversate dalla damigiana, altro contenitore caratteristico, in contenitori più piccoli ed adatti alla tavola. Bottiglie o appunto, fiaschi.
FIGURATI: Ma guarda!, ma pensa un po’! Esprime meraviglia, stupore, ammirazione, comunque con una connotazione positiva, “Ieri a casa mia l’è caduto un metro di neve – figurati!”.
FIHOSO: Di persona che non gli va bene niente. “Gnamo, non fare i fi’oso, mangia”, Su, via non fare tante storie e mangia.
FOGATO: Interessato, supercoinvolto. “Tu se’ foga’o pe’ quella musica”, Quella musica ti coinvolge davvero tanto.
FOHO: Fuoco.
FORA: Fuori, “Indo l’è la zia? L’è fora”, Dov’è la zia? È fuori.
FORMÌCOLA: Formica.
FRAZIO: Puzzo, mal odore.
FREGASSENE: “Chi se ne frega!”, Chi se ne importa!
FRINZELLO: Capo d’abbigliamento ridotto male, “Codesto gorfe l’è tutt’un frinzello”, Quel golf è tutto una piega.
FRUFFRÙ: 1) Wafer 2) Omosessuale, “Quello lì gl’è un po’ fruffrù”, Quello lì è omosessuale.
FRULLARE: Girare o far girare intorno a un asse, “Ci son’ gli ultimi biglietti, poi si frulla la rota!”, Questi sono gli ultimi biglietti, poi si gira la ruota.
FURIA: Sinonimo di fretta, “Via, o che ti m’o’i c’ho furia”, Veda di sbrigarsi perché ho molta fretta.

G

GAGÀ: In senso ironico o amichevole, essere elegante, “Tu se’ proprio un gagà”, Sei proprio elegante.
GALOSCE: Stivaletti di gomma, “Mettiti le galosce sennò tutti molli i piedi”. Anche “Calosce” e “Sciantillì”.
GANZO: 1) Aggettivo che indica, con una certa ammirazione, qualcosa che è capace di stupire. 2) Indica l´amante della moglie o del marito, “ave’ i’ ganzo” oppure “ave’ la ganza”.
GARBARE: Sinonimo di piacere, “Ummi garba pe’ nulla”, Non mi piace proprio.
GASATO: Montato, che se la tira, che pensa di essere il migliore.
GATTONI: 1) Orecchioni, in termini medici parotite. 2) “Andare a gattoni”, detto dei bambini che
cominciano a camminare sui quattro arti.
GESTRINO: Atto smorfioso, smanceria. Usato per esempio in: “Bellino questo bambino, cucicucicuci… – Oh quanti gestrini tu gli fai a questo bambino!”.
GINGILLASSI: Perdere tempo. “Icché tu ti gingilli? O che ti mo’i!”, Che cosa stai a perdere tempo? Muoviti!
GINGILLONE: Colui che è lento nel fare le cose, che magari ne inizia molte e non ne conclude una.
GIOVASSENE: Usare o fare qualcosa senza schifo o nausea. “Un mi giovo di mangia’ ni su’ piatto”, Mi fa un po’ senso mangiare nel suo piatto. “Che te ne giovi?”, Non ti fai dei problemi, vero?.
GIRATA: Passeggiata, escursione, “Si fa una girata in centro”, Facciamo una passeggiata in centro.
GIRATINA: Piccola passeggiata, quattro passi.
GIUEEEEE!: Esclamazione di stupore.
GNÀMO: Colloquiale per “andiamo”.
GNAOLARE: Miagolare dei gatti.
GNÉGNERO: Buon senso, criterio, giudizio. “Un tu c’hai punto gnégnero!”, Non hai punto giudizio.
GÓCCIOLA: Goccia. Detto anche di un rubinetto che perde, “Chiudilo bene sennò e gócciola”.
GORA: 1) Traccia salina che viene lasciata dal sudore estivo o primaverile sotto le ascelle delle camicie. “T’hai du’ gore sott’ i bracci…”, Hai macchie di sudore sotto le braccia. 2) Macchia d’umido sulla parete.
GÒRFE: Golf, maglia di lana.
GÒTA: Guancia.
GOVERNARE: Riferito ad animali, accudirvi, badare ad essi, “Vo a governa’ i polli”, Vado a dare da mangiare ai polli.
GRAGNOLA: Grandine.
GRANATA: Scopa per spazzare per terra. In italiano indica la bomba a mano.
GRANOCCHIO: Rana, ranocchio.
GRÀTISSE: Gratis, che non si paga.
GRATTAMURI: Persona dall’aspetto trasandato che non ha voglia di fare niente. Vedi anche Ciabattone.
GRÈMBIO: Grembiule da cucina o per la scuola.
GROPPONE: La schiena, “Mi d’ole i’ groppone”, Mi fa male la schiena.
GUAZZA: 1) Fango, mota soprattutto sulle strade quando ha piovuto. 2) Condensa, “L’ a’e’o coperto ma l’ha fatto guazza e ora gl’è tutto molle”, L’avevo coperto ma ha fatto la condensa e adesso è tutto bagnato.

I

IGNUDO: Spogliato.
IMBROCCARE: Fare conquiste amorose, “Che l’hai imbroccata?”, Sei riuscito a conquistarla?
IMMEZZO: La macchina, “Che ce l’hai immezzo?”, Hai la macchina?
IMPAGLIATO: Classico fisco da un litro e mezzo dalla caratteristica forma a goccia. Oggigiorno, purtroppo, quasi introvabile. Vedere “Fiasco”.
IMPAPPINASSI: Perdere il filo di quello che si stava dicendo, balbettare, ecc…
IMPAZZARE: Impazzire, dare noia, spesso in senso bonario. “Sta’ bono, tu mi fa’mpazzare!”.
IMPELAGASSI: Impegnarsi o intromettersi con proprio danno e senza via d’uscita. “Eh tu ti sei impelagato in un affare di nulla”, Credo che tu ti sia messo nei guai seri.
IMPIANTITO: Pavimento della casa.
IMPIASTRO: È detto di una persona uggiosa, importuna, antipatica. Il senso è tratto direttamente dal significato della parola in italiano, preparato medicamentoso per uso esterno, emolliente, consistente in un miscuglio di sostanze che si applica sulla parte malata, e applicato per estensione.

INCARTAPECORITO: Cosa piena di rughe e grinze. Deriva da “cartapecora”, ovvero la pergamena che usavano i popoli antichi prima della scoperta della carta.
INCIGNARE: Il primo taglio che si fa su qualcosa come una forma di formaggio, un prosciutto, un salame… “Incigna i’ prosciutto”, Inizia il prosciutto.
INCOCCIASSI: Arrabbiarsi, “Un voglio anda’ a scuola oggi mamma, unn’o fatto i ‘ompiti… – Eh, se un tu gl’ha ’fatti tu va’ senza avelli fatti, un mi fare incocciare perché guarda eh, unné aria”, Mamma, oggi non voglio andare a scuola. Non ho fatto i compiti… – Se non gli hai fatti, vai ascuola senza averli fatti. Non mi fare arrabbiare perché non è proprio la mattina adatta.
INFIASCARE: Proprio così, in Toscana e a Firenze si dice “Infiascare” il vino. Infiascare deriva da “Fiasco”.
INGRULLIRE: Diventare grullo; affannarsi, ammattire. “Pe’ tro’a’ quell’affare s’è ‘ngrulli’o du’ giorni!”, Per trovare quella cosa lì ci siamo affannati per due giorni.
INSISTERE: Imperativo 2ª pers. sing.: Insistisci
INTORTARE: Far confondere, mettere qualcuno in stato confusionale.
INVENTARE: Passato remoto: Loro inventonno
IPPIÙPPIÙ: Probabilmente, “Ippiuppiù e pio’e!”, Probabilmente pioverà.
IRE/ANDARE: Presente Indicativo: Io vo; Imperfetto: Io andeo/andiedi; Te t’andei; Lui gl’andea; Noi s’andea; Voi vu’ andei; Loro gl’andeano. Passato remoto: Io andiedi, Tu andesti, Lui gl’andette; Noi s’andette/s’andiede, Voi v’andaste/vu andaste; Loro gl’andettero/Loro gl’andonno/Loro andierono. Futuro: Io anderò, Te tu anderai, Lui l’anderà, Noi anderemo, Voi vu anderete, Loro anderanno. Participio passato: Ito.
ISCHERZO: Scherzo.
IUSTIS: Würstel.

L

LABBRATA: Colpo inferto sulle labbra con il dorso della mano: implica una buona dose di volgarità e di spregio, “Se un tu sta’ fermo ti do una labbra’a tu vedi”, Se non stai fermo ti do un ceffone e poi vedrai.
LAMBROGETTA: Ambrogetta, l’ambrogetta. Mattonella di terraglia a smalto per il rivestimento di pareti. Anche, e forse soprattutto, usato per indicare le mattonelle del pavimento. Come si può vedere in questo caso, l’articolo si è fuso con il sostantivo creando un nuovo sostantivo al quale poi si è aggiunto di nuovo l’articolo. Anche “Ambrogetta”.
LAMPREDOTTAIO: Persona che vende il lampredotto.
LAMPREDOTTO: È uno dei quattro stomaci dei bovini, quello più grossolano, che viene cotto a lungo (lessato) in acqua con pomodori, cipolla, prezzemolo, sedano, sale e pepe e altre spezie che non è dato sapere, segreto di ogni buon cuoco.
LÀPISSE: Lapis, sinonimo di matita.
LARDERELLO: Ciccia che esce dai pantaloni, giusto sopra la cintura.
LASTUCCIO: Astuccio, il lastuccio. Come si può ben vedere in questo caso, l’articolo si è fuso con il sostantivo creando un nuovo sostantivo al quale poi si è aggiunto di nuovo l’articolo.
LECCA: 1) Prendersi una lecca, battere una botta. 2) Dare una lecca, dare uno schiaffo.
LÉRCIO: Molto sporco.
LETIHARE: Litigare.
LETIHATA: Litigata, discussione. “E gl’hanno fatto una letihata di nulla”, Hanno discusso a lungo e intensamente.
LE’ASSI: Alzarsi dal letto “E mi le’o alle 5”, Mi alzo alle 5 della mattina. 2) Andare via, “S’ha a le’assi dai tre passi”, Credo sia arrivata l’ora d’andare via.
LÌCITTE: Bagno.
LUPINO: Callo a forma di legume su un dito del piede.

M

MACELLARO: Macellaio.
MACELLO: Confusione eccessiva. Anche “Degenero”.
MALESTRI: Comportarsi male, “Se tuffai i malestri tunne tocchi!”, Se ti comporti male le prendi.
MAMMA: Sempre usato invece di Madre. “La mi’ mamma”, La mia mamma.
MAN’A’RO’ÈSCIO: Schiaffo dato con il dorso della mano.
MANE: Plurale di mano, “La’ati le mane”, Lavati le mani.
MANFANO: Persona senza educazione o riguardo nei rapporti con persone o cose.
MANIERA: Modo, “Ma che maniere poco garbate che l’ha!”, Ha dei modi di fare veramente poco gentili.
MAREMMA!: Interiezione, accidenti!
MARMATO: Freddo come il marmo (implica fastidio). “Ho i piedi marmati”, Ho i piedi molto freddi.
MEDESIMO: Solito.
MELE: Il sedere o il culo.
MELEGGIARE: Prendere per le mele ossia prendere per il culo, prendere in giro.
MENARE: 1) Cercare di convincere qualcuno a fare qualcosa che va contro la sua volontà. “Non me la menare”, Smettila tanto non mi convinci. 2) Dare le botte, picchiare, “L’ha mena’o di santa ragione”, Gli ha dato un bel po’ di botte.
MENASSELA: 1) Annoiarsi, “Me la sto menando!”, Mi sto annoiando. 2) Paranoiarsi, farsi le seghe mentali, “Non te la menare!”, Smettila di pensarci tanto. 3) Infastidire, “Non me la menare!”, Non mi infastidire.
MERDAIOLO: Addetto alla potatura dei pozzi neri e per estensione persona stronza, cattiva, approfittatrice.
MERENDA: Oltre al comune significato di mangiare qualcosa nel pomeriggio, il termine ha assunto un valore negativo nell’espressione “compagno di merende” riferito ai tragici episodi legati alla storia del Mostro di Firenze, pluriomicida degli anni ’80 e inizio ’90.
MERENDARE: Fare merenda. “C’hai merenda’o”, L’hai fatta merenda?
METTITUTTO: Mobile da cucina per riporvi stoviglie, pentole, provviste ecc.
MIDOLLA: Mollica del pane, “La midolla di-ppane”.
MIMMO/A: Bambino/a piccolo/a, lattante, “Fa’ piano e l’è un mimmino”, Trattalo con cura perché è un bambino piccolo.
MINA: 1) “Ave’ una mina pe’ i’ capo”, Avere la botta, essere in botta. 2) Battere una mina, battere molto forte.
MOCCOLARE: Imprecare, bestemmiare. Ipercorrezione di Smoccolare che significa, prima di tutto, asportare la parte carbonizzata dello stoppino di una candela, di un lume, di una lucerna, perché arda meglio e, solo popolarmente, acquista lo stesso significato di Moccolare in fiorentino. L’eliminazione della consonante fricativa alveolare sorda iniziale (“S”) si deve probabilmente al fatto che normalmente l’aggiungiamo alle parole che non ce l’hanno e quindi, in questo caso, l’abbiamo soppressa per similitudine. Esempio: Biascicare, tenere a lungo il cibo in bocca masticandolo e producendo un rumore fastidioso, e Sbiascicare, nella versione fiorentina.
MOLLASSI: Bagnarsi, “Tut’ ti se’ ammollato tutto”, Ti sei bagnato completamente.
MOMMO: L’acqua nel linguaggio dei bambini.
MORCHIA: La sostanza nera e oleosa che si trova sulla catena della bicicletta o negli organi meccanici di auto e motorini.
MORIRE: Passato Remoto: Loro morìnno; Imperfetto Congiuntivo: loro morìssano.
MORTESECCA: Teschio di uno scheletro.
MOTA: Fango, in particolare quello che si forma nelle strade sterrate dopo la pioggia.
MUGGHIARE: Brontolare dello stomaco per la fame. “Gl’ho una fame mi mugghia lo stoma’o!”, Ho così tanta fame che il mio stomaco sta brontolando.
MURICCIÒLO: Muretto dove sedersi.
MUTA: Il cambio per il giorno dopo, “Che l’ha porta’a la muta?”, Hai portato un ricambio?
MÙTOLO/A: Muto o sordomuto.

N

NÀCCHERO: Letteralmente: Piccolo uomo sciancato ma utilizzato quasi sempre per richiamare vivamente l’attenzione di qualcuno. “Oh nàcchero, ma chi tu credi di piglia’ pe’ i’ culo!”, Ehi te ma chi credi di prendere in giro!
NAPPA: Naso, “L’ha una nappa che pare un quarto d’agnello”, Ha un naso così grosso che sembra un quarto di agnello.
NINI: 1) Vezzeggiativo familiare, per lo più rivolto a bambini. “I’che tu voi da mangiare, nini?”, Ehi tesoro, che cosa vorresti da mangiare? 2) Usato anche con valenza negativa insieme con poverino, “Oh icché tu voi da me, nini po’erino?”, Che cosa vorresti da me, poveretto?
NIVVÌSO: Letteralmente, nel viso, “Oh un gni metto le mani nivviso?”, Gli do due schiaffi.
NOCCHINO: Dare una botta in testa con il pugno. Normalmente, per fare più male, si usa darlo con le nocche.
NOIA: Fastidio, “La lana sulla pelle la mi fa noia”, La lana sulla pelle mi dà veramente fastidio.
NOMI FIORENTINI: Lapo, Jacopo, Turi, Dante, Durante, Maso, Tommaso, Lorenzo, Cosimo, Piero, Geri, Neri, Ranieri, Manfredi, Vieri, Oliviero, Dolfo, Rodolfo, Gabriella, Bice, Beatrice, Bista, Giovanni Battista, Brunetto, Giulia, Caterina, Duccio.
NOSTRALE: Di qui, non importato.
NOSTRANO: Di qui, non importato.
NOVA IORCHE: La città di New York negli Stati Uniti d’America.

O

O’: Esclamazione universale utilizzata tantissimo da tutti. Serve principalmente per richiamare l’attenzione di qualcuno. Si può utilizzare da sola “O’” o insieme con altri termini, “O’! ma che m’ascorti!”, “O’! che mi guardi un momento”…
ORA: Avverbio; la Toscana pare essere l’unica regione d’Italia in cui è usato comunemente invece di Adesso.
ORIÒLO: Orologio. In centro a Firenze c’è anche Via dell’Oriolo. “Mi s’è rotto l’oriòlo”, Mi si è rotto l’orologio.

P

PACCHIANO: Esagerato nel vestire.
PADELLARE: Mancare un bersaglio. Utilizzato soprattutto nel linguaggio della caccia. “T’hai padellato la lepre”, Non sei riuscito a centrare la lepre.
PALLE: Parola impiegata per richiamare l’attenzione di qualcuno quando fa qualcosa furbescamente, “Oh palle, ma icché tu fai?”, Scusi lei, ma che cosa sta facendo?
PALLINO: Sostantivo utilizzato per richiamare l’attenzione di qualcuno, normalmente utilizzato quando la persona in questione ci ha un po’ stancato con i suoi modi di dire o di fare, “Oh Pallino, t’ha rotto”, Ascolta, mi hai stancato!
PANMOLLE: Panzanella, da pane molle.
PANZANELLA: Piatto rustico, tipico della Toscana, a base di pane raffermo inzuppato in acqua fredda, condito con verdure, olio, aceto, sale e basilico.
PARTIRE: Dividere. “Partire i’ pane”, Tagliare il pane.
PASSATA: Cerchietto per fermare i capelli.
PÀSSERA: 1) Organo sessuale femminile 2) Ragazza piacente. Anche “Cicala”.
PASTE: Nel senso di pastasciutta. Il plurale, in italiano, indica invece le paste che si mangiano come dolce, “Tutt’ a ta’ola, c’è le paste!”, Tutti a tavola, si mangia!
PASTRANO: Pesante soprabito invernale per uomo (con un accenno rustico).
PELUCCARE: Piluccare, mangiare i chicchi di un grappolo d’uva.
PÈGGIORA: Invece di peggiòra, e nello stesso modo anche per Pèggioro e Pèggiorano.
PEPPÈ: L’automobile nel linguaggio dei bambini.
PERDINCI: Espressione fine che indica il disappunto verso qualcosa che non è andata come volevamo. “Perdici, pe’ poho ho perso i’ busse”, Accidenti, ho perso l’autobus per poco.
PERDINDIRINDINA: Espressione di stupore utilizzata soprattutto nei racconti e nelle favole.
PÉSCINA: Piscina, termine normalmente introdotto dalla preposizione “a” invece di “in”: “Vo a pescina”, Vado in piscina.
PESO: Grave, complicato, complesso, detto di un fatto, una persona, una cosa, “Ho preso due al compito… Peso!”.
PETONCIANE: Melanzane.
PETTA’A: Dicesi di pendio molto ripido e difficoltoso. “Manca ancora molto per arrivare in cima?- Sì, bada che petta’a c’è ancora da fare!”. Manca ancora molto per arrivare in cima? – Sì, guarda che salita c’è ancora da fare.
PEZZÒLA: Fazzoletto per il naso.
PIACCICONE: Persona lenta a fare qualsiasi cosa.
PIAGNISTEI: Quando uno piange e piange senza reagire e si lamenta per sciocchezze.
PIATTI PARI: Piatti piani.
PIATTOLA: Scarafaggio nero e piatto.
PICCINO: Piccolo, “E l’è piccino di pe’ ridere”, È veramente piccolo.
PICCOSO: Testardo.
PIDOCCHIOSO: Un po’ pissero ma soprattutto tirchio. Anche “Attaccato”.
PIGIARE: Premere, schiacciare.
PIGLIARE: Prendere.
PILA: Torcia elettrica funzionante a pile.
PÌLLORO: Ciottolo di fiume.
PINA: Pigna. Nei modi di dire: “Tu se’ duro come le pine verdi!”, Sei proprio un testardo.
PIPI: Organo sessuale maschile, variante di Pisello o Pisellino, nel linguaggio dei bambini.
PIPPOLO: Oggetto a forma di bottoncino, di pallina. Pulsante.
PIRULINO: Piccolo cono manufatto di carta, finissimo e appuntito, usato come proiettile della
cerbottana.
PISCHELLO/A: Ragazzo/a.
PISSERO: Qualcosa che vale veramente poco.
PODERE: Pezzo di terreno da coltivare. “L’è ni podere e torna stasera”, È nel campo torna stasera.
POGARE: Saltare a ritmo di musica spingendosi gli uni con gli altri durante i concerti o le manifestazioni.
PÒGGIO: Montagna.
POPONE: Melone.
POPPE: Il seno. È in uso fin dai tempi di Dante: “[…] le sfacciate donne fiorentine / l’andar mostrando con le poppe il petto”[La Divina Commedia, Inferno, Canto XXIII, vv. 101-102].
POPPE DI MONACA: Meringa.
PORTARE: Passato remoto: Loro portonno
PÒSCIA: 1) Valore temporale: Dopo, poi, in seguito, “Poscia che m’ebbe ragionato questo, / li occhi lucenti lacrimando volse” utilizzato da Dante ne “La Divina Commedia” [Inferno, Canto II, vv. 31-32]
2) Valore causale, Poiché: “Non vissi indarno, / poscia che quella bocca alla mia bocca / premere fu dato” utilizzato del Leopardi.
POTERE: Nella forma “Pòle”, “Un se ne pòle più”, non se ne può più.
POTTA: Fare il ganzo, il superiore, “E fa i’ potta”, Fa il ganzo, il superiore.
POTTINO/A: Fare il ganzo, il superiore, “Che pottino di merda”, Fa il superiore del cazzo.
PRINCIPIARE: Iniziare, cominciare. Passato remoto: Loro principionno.
PRECISO!: Esclamazione corrispondente a “Esatto!”, “Proprio così!”.
PRESCIUTTO: Prosciutto.
PRESEMPIO: Per esempio, “Facciamo presempio che si va’…”, Facciamo per esempio che andiamo…
PRINCIPIARE: Iniziare.
PRÙZZICA: Pizzica.
PUNTO/I: Punto è un avverbio di negazione assoluta che sta a significare che di quella cosa, non ce ne sta proprio neanche una piccolissima parte. “Che c´hai di pane? No, un ce n´ho punto!”. Non ne ho neanche una briciola. “Non va punto bene!”, Non va bene per niente.
PUTAHASO: Metti caso che. “Putacaso un fosse vero”, Metti caso che non sia vero.
PUZZO: 1) Cattivo odore 2) Fare puzzo: essere uggioso, fare polemica per qualcosa. “Oh gnamo, quanto puzzo tu fai pe’una bischera’a!”, Via su smettila, stai facendo tanta polemica per una sciocchezzuola.

Q

QUATTRINI: Il Quattrino era una moneta del Granducato di Toscana, soldi, “Che ce l’hai i quattrini?”, Hai un po’ di soldi?

R

RADDARE: Raccapezzarsi, rendersi conto.
RÀGNOLO: Ragno.
RAMATO: Verderame, “Gl’è ni campo a da’ i ramato alle viti”. È nell’orto a dare il verderame alle viti.
RAMERINO: Rosmarino.
RAMMENTARE: Ricordare, “Ora un me ne rammento miha”, In questo momento non me lo ricordo proprio.
RASPONE: Sega, masturbazione maschile.
RATTRAPPISSI: Intirizzirsi per il freddo, “Aspetta a anda’ fori! Mettiti i’pastrano, gl’è un freddo s’aggranchia e tu ti rattrappisci tutto”, Aspetta a andare fuori! Mettiti il soprabito perché fa molto freddo e t’intirizzisci tutto.
RAZZOLARE: Propriamente delle galline che raspando il terreno cercano cibo ma utilizzato comunemente al posto di frugare, cercare.
RÉCERE: Provare disgusto, repulsione, vomitare, “Mi fa recere”, Mi fa vomitare.
RIAÙTA: Rivincita. Utilizzato soprattutto nel gioco delle carte.
RIAÙTO: Persona che si è ripresa da uno svenimento o da uno spavento. “Che s’è riauto?”, Si è ripreso?
RIBOLLITA: Specialità toscana che consiste in una zuppa di fagioli, cavolo nero e pane, lasciata raffreddare dopo una prima prolungata cottura e successivamente riscaldata e condita con olio d’oliva crudo.
RIFICOLONA: La Rificolona (ma anche Rifricolona, con la “r”) oggi è una festa della tradizione fiorentina con manifestazioni organizzate e partecipate in tutta la città. La parola “rificolona”, deriva dall’antico termine “fierucola”, cioè festa piccola, ma importante. La sua origine risale a prima del ‘900, quando tutti i contadini, il 7 settembre si incamminavano dalle colline di Vallombrosa e Impruneta in una lenta marcia verso Piazza SS. Annunziata a Firenze, sia per rendere omaggio alla Vergine Maria l’8 settembre, sia per vendere i loro prodotti sotto il loggiato dello Spedalino degli Innocenti. Se giunta la sera non erano ancora arrivati in città, i cittadini usavano accendere un lampioncino protetto da un involucro di carta e sorretto da un bastoncino che si chiamava Rificolona. Negli anni Cinquanta questa pittoresca festa fiorentina si svolse anche sull’Arno e precisamente a monte del fiume, nel tratto fra Bellariva e la pescaia di San Niccolò. Si assisté così alla sfilata delle “rificolone in edizione fluviale”: allegorie in
cartapesta su maestosi barconi infiorati e illuminati da centinaia di multicolori lampioncini di carta che scivolavano lenti sull’acqua assieme a piccole barchette amorevolmente artigianali, riscuotendo, nel breve viaggio, applausi dall’una all’altra riva.
RIHORDANZA: Ricordarsi, “Ora unnó ricordanza dicché tu mi dici…”, In questo momento non mi ricordo niente di quello che mi stai dicendo…
RIMBRODOLARE: Parlar confusamente, argomentare con scarsa lucidità, commettere azioni senza raziocinio. Fare un qualcosa solo perché deve essere fatta, noncuranti del suo esito o inadatti a portarla a buon fine.
RIMBUZZASSI: Rimettere la camicia o la maglietta dentro i pantaloni. “Rimbuzzati la ‘amicia che tu sé tutto sbudella’o”, Rimetti per bene la camicia dentro i pantaloni.
RIMPIATTARE: Nascondere. “O’ indó si sarà rimpiatta’o che un lo tro’o da nessuna parte”, Chissà dove si sarà messo che non riesco a trovarlo da nessuna parte.
RINCINCIGNARE: Strizzare e appallottolare un pezzo di carta o un tessuto rendendolo pieno di grinze. Anche “Accincignare”.
RÌNCO: Rincoglionito, fuori di testa, “Sei proprio rinco!”, Sei proprio fuori di testa.
RINGAMBA: Qualcuno che si rimangia la parola data.
RIPIENARE: Riempire. “Ripienalo, che tu-ll’hà’ vota’o”, Riempilo visto che lo hai svuotato.
RISCONTRO: Corrente d’aria in un interno provocata dall’apertura di due porte o finestre, “Chiudi l’uscio che fa riscontro!”, Chiudi la porta che c’è una tremanda corrente d’aria.
ROMAIOLO o RAMAIOLO: Mestolo.
ROVENTINO: Sanguinaccio, sangue di maiale.
RÙZZOLA: Disco di legno usato come gioco, che si lancia con una mano o con l’ausilio di una cordicella. Usato anche per indicare le ruote dei carretti costruiti in casa per gioco.
RUZZOLARE: Rotolare velocemente o addirittura precipitosamente, cui può sostituirsi l’idea di una vistosa caduta giù per un pendio.
RUZZOLAMERDA: Scarafaggio che forma palline ruzzolando i propri escrementi.

S

SACCÒCCIA: 1) Tasca dei pantaloni 2) Modo fine per dire culo nell’espressione, “Prenderlo in saccoccia”.
S’AMPARENTAHO: Si è ossidato. Si dice normalmente di un bullone quando è ormai diventato impossibile da svitare.
SBATTISSENE: Fregarsene, “Non me ne sbatte niente, non me ne sbatte un cazzo”.
SBIASCICARE: Masticare a bocca aperta producendo rumore. “O che la smetti di sbiascihare!”, Vuoi smetterla di fare tanto rumore mangiando? Anche “Biascicare”.
SBRAHALATO: Variante di “sbracato”.
SBRAHARE: Slacciarsi e aprirsi gli indumenti per mettersi a proprio agio o in completa libertà, con l’idea di un vistoso e compiaciuto disprezzo delle convenienze.
SBRAHATO: Abbandonato al compiacimento di sentirsi a proprio agio, comodamente seduto o sdraiato, e senza l’impiccio fastidioso di troppe abbottonature, e spec. delle scarpe e della cravatta. Usato anche per indicare cose buttate lì in malo modo.
SBRINDELLATO: Di indumento vistosamente lacero e scomposto. Più usato, di persona vestita in modo scomposto, ad esempio con la camicia mezza fuori dai pantaloni, “Sbrindella’o va bene ma a quella maniera gl’era troppo”, Va bene mettersi comodi, ma in quel modo è veramente troppo.
SBUDELLASSI: Ridere a crepapelle. “Ci si sbudella dalle risate”, Si ride a crepapelle. Anche “Schiantarsi” e “Sganasciassi”.
SBUZZATO: Di persona la cui camicia o maglietta fuoriesce in parte dai pantaloni e non è posizionata correttamente.
SCALEO: Scala a libro.
SCANCELLARE: Cancellare.
SCANNAFOSSO: Fosso (o canale sotterraneo) scavato intorno a un edificio rurale isolato per la raccolta e il convogliamento dell’acqua piovana.
SCANNATOIO: Posto sicuro dove portare la/le ragazza/e.
SCEMARE: Diminuire, “E un gli scema la febbre”, La febbre non ne vuole sapere di andare via.
SCHIACCIATA: Focaccia. Spesso pronunciato Stiacciata.
SCHIACCIATA ALLA FIORENTINA: Dolce tipico fatto con u
SCHIANTASSI: Ridere a crepapelle. Vedi anche “Sbudellassi” e “Sganasciassi”. “Ci siamo schianta’i dalle risate”, Abbiamo riso a crepapelle.
SCIABATTARE: Rumore tipico prodotto da chi al camminare non alza adeguatamente il piede ma strascica la ciabatta che indossa.
SCIAMANNONE: 1) Utilizzato con i bambini quando si vogliono fare stare più calmi: “Via su, un fa’ lo sciamannone”, Via su non ti scalmanare. 2) Persona sciamannata, trasandata e sciatta nell’aspetto o, anche, scomposta, sconclusionata nel modo di muoversi, di comportarsi, di agire.
SCIANTILLI: Stivaletti di gomma, “Mettiti gli sciantilli sennò tu t’ammolli i piedi”; Anche “Calosce” e “Galosce”.
SCIOCCO: 1) Senza sale, “Passami i’ sale che le paste le son’ sciocche”, Nella pastasciutta non c’è sale. 2) Stupido, “Tu se’ proprio uno sciocco”, Sei proprio stupido.
SCLERARE: Arrabbiarsi troppo, impazzire, essere troppo stressati, per esempio prima di un compito in classe. Anche “Svalvolare”.
SCLÈRO: Impazzito, fuori di testa, stressato.
SCODELLA: Piatto fondo. In italiano indica la ciotola, ma per ciotola in Fiorentino, s’intende il “piatto” dove bevono gli animali.
SCOPARE: Fare l’amore. Mentre in italiano vuol dire Spazzare, pulire il pavimento.
SEGA: 1) Masturbazione maschile. 2) In italiano indica lo strumento per segare la legna, un ferro…
SEGARE: Nell’ambito scolastico, non essere promosso all’anno successivo. “T’hanno boccia’o”, Non sei stato promosso. Anche “Bocciare”.
SÉGUITA: Indica il desiderio che qualcuno smetta di fare qualcosa che da fastidio, “E allora seguita”, La vuoi smettere.
SERVITO: Servizio (di piatti, ecc.), “La tirò fori i’ servito bono”.
SFOTTÒ: Prendere pesantemente in giro. Atteggiamento tipico dei toscani. “E gl’è uno sfottò”, Lo stai prendendo in giro. Anche “Meleggiare”.
SGAMARE: 1) Evitare qualcosa, “Ho sgamato l’interrogazione”, Ho evitato l’interrogazione 2) Sorprendere, essere scoperti, “T’ho sgamato”, Ti ho scoperto.
SGANASCIASSI: Ridere a crepapelle. Vedi anche “Sbudellassi” e “Schiantarsi”. “Ci siamo sganasciati dalle risate”, Abbiamo riso a crepapelle.
SGORATA: Macchia allungata, tipo strisciata. E per estensione, macchia di sudore sotto le ascelle. Da gora, canale per l’irrigazione in campagna. Anche “Ascella pezzata”.
SICCHÉ: Nell’italiano parlato fuori della Toscana viene solitamente sostituto da “Così”.
SICI: Diminuitivo di “siciliano”, cioè tamarro. I siciliani magari non saranno contenti ma non ci si può fare niente, gl’è così.
SISA: Totocalcio (da Sisal, società che gestisce il totocalcio). “Che macchina t’ha’compra’o? Oh c’ha’ vinto alla Sisa?”
SÌSTOLA: Tubo di gomma o di plastica che si usa per annaffiare.
SITO: Puzzo, odore sgradevole.
SIZZA: Vento freddo e pungente.

SMALRIMETTERE: Aprire una confezione nuova

SMALRIMESSO: Ho smalrimesso i pacco della pasta (ho aperto il pacco della pasta)
SMENCIO: Floscio, molle.
SOFFERMARSI: Fermarsi, nel senso di sostare o rimanere per un po’ di tempo.
SOLITO: Stesso, “Gl’è i’ solito”, È lo stesso. Anche “Medesima”.
SORTIRE: Uscire. Tipico il modo di dire “Oh che sorti”, Che fai, esci?
SPELLUZZICARE: Mangiare piccole quantità di cibo da una tavola apparecchiata o dal frigorifero
(sempre fuori pasto), “O’ che la smetti! Un tu fa’ artro che spelluzzicare! Poi un tu mangi quande si va ata’ola”, La vuoi smettere! Non fai altro che mangiucchiare e poi quando andiamo a tavola non hai fame.
SPENGERE: Spegnere.
SPIRITO: Alcol per disinfettare o per accendere il fuoco.
SPORTELLA: Lo sportello di un mobile in cucina.
SPUTTANARE: 1) Parlare male di qualcuno; 2) Sperperare dei soldi; 3) Rovinare qualcosa.
STECCHINO: Stuzzicadenti.
STIACCIATA: Schiacciata. “Oh, mi dai dugento lire di stiacciata?”, Per favore, mi daresti duegento lire di schiacciata?
STRACCO: Molto stanco, specialmente dopo uno sforzo o fatica.
STRAMUTARE: Smuovere.
STRIPPARE: Rimettere, vomitare.
STRONCARE: Rompere (rami e simili), “Te lo stronco in testa se tu seguiti”, Se continui te lo rompo in testa.
STRULLO: Grullo, sciocco.
STUCCO: Di persona appiccicosa, noiosa.
SUDICIO: Aggettivo e sostantivo usato invece del sinonimo sporco, “Gl’è tutto sudicio”, “Guarda come gl’è sudicio”.
SUIVVISO: “Oh un gni metto le mani su’ i’-vviso?”, Adesso gli metto le mani sul viso, ossia, lo picchio.
SVELGERE: Tirar fuori da qualcosa strappando.

T

TAMBURLANO: Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per “Mi hai fatto una testa come un tamburlano”, Mi hai rintronato con le chiacchiere o col frastuono.
TATTAMEÒDI: Persona stupidotta, bischera.
TECATRO: Ipercorrezione puramente pratese di “Teatro”.
TIRASSELA: Credere di essere superiore agli altri, “Non te la tirare! …che poi la ti si rompe”, Non ti credere superiore agli altri che poi fai brutta figura.
TÓCCO: 1) L’una o le tredici. Riferito all’ora: “Che ora l’è? L’è i’ tocco e un quarto!”, Che ore sono? Sono le una e un quarto. 2) Stupido. “Gl’è un po’ tocco”, È un po’ stupido.
TÒNI: Tuta per fare ginnastica. L’origine sembra provenga dal tempo della seconda guerra mondiale, di un certo “Antony” che era vestito con un maglioncino di panno grigio così come anche i pantaloni. È molto probabile che l’etimologia venga dal suo nome, “vestito come ‘i Toni…” e poi sintetizzato con “Toni”.
TOPINI: Gnocchi di patate.
TORNARE: Passato remoto: Loro tornonno.
TOSSA: Tosse. “T’hai la tossa”, Hai la tosse. Vedere verbo Tossire.
TOSSIRE: Presente Indicativo: Io tosso, Tu tossi, Lui tosse, Noi si tosse, Voi vu tossete, Loro tossano. Passato remoto: Loro tossonno.
TÓTTO: Modo di dire ai bambini di non toccare. “Totto l’è cacca!”, Non toccare, è una cosa cattiva.
TRABICCOLO: Intelaiatura di legno all’interno del quale viene appeso il veggio o altra fonte di calore, usata per riscaldare il letto o asciugare la biancheria. Ora più usato come definizione accentuatamente burlesca o dispregiativa di una macchina complicata e ingombrante, di un veicolo vecchio e sgangherato.
TRAMENARE: Essere in continuo movimento, aggeggiare, compicciare, rimettere insieme, fare qualcosa in modo poco ordinato. “Icché tu trameni”, Che cosa stai compicciando? Anche “Aggeggiare”.
TRAMENIO: Derivato dal verbo Tramenare, ne indica gli effetti. Sinonimo di lavorare o fare qualcosa disordinatamente. “Gl’è tutt’ un tramenio”, È tutto un fare e disfare.
TRASPORTO: Funerale, “Oggi umposso venire, devo andare a un trasporto”, Oggi non posso venire, devo andare a un funerale.
TRÈNCE: Impermiabile.
TRÉSPOLO: 1) Supporto di varia forma che poggia su tre o quattro piedi, usato come appoggio o come sgabello. Vedi anche “Aggeggio” e “Coso”. 2) Veicolo od altro strumento di struttura particolarmente rudimentale o estremamente malandato.
TRECIÒLO / TRICIÒLO: Cetriolo.
TRIPPAIO: Banco situato nelle piazze o nelle strade che si dedica alla vendita di trippa, lampredotto e ventricino.
TROIÀIO: Casino, confusione, pasticcio. A differenza che nelle altre regioni italiane, non è percepito come termine molto volgare,. “Guarda che troiaio che t’ha’ combinato!”, Guarda che confusione che hai fatto.
TROMBAIO: Operaio addetto alla riparazione di tubature e condutture d’acqua nelle abitazioni. [da tromba nel significato antico di ‘pompa’]. Per estensione, idraulico in genere, fontaniere.
TUGURIO: Ambiente particolarmente angusto e scuro, con un senso opprimente di miseria e di squallore.
TURASSI: Coprirsi, “Turati che si gela”, Copriti che fa molto freddo.
TURO: Elemento di chiusura di un recipiente, per lo più inseribile nell’apertura (quindi tappo), ma talvolta in funzione di copertura (coperchio).

U

UGGIA: Sinonimo di smania, “Uh, c’ho un uggia oggi…”, Ho una smania oggi… 2) E sinonimo di noia, “Che uggia”, Che noia.
UGGIOSO: Sinonimo di fastidio, fastidioso, “Un fare l’uggioso”, Non infastidire.
UGNÈLLI: Unghielli degli animali.
UMORI: Catarro. “Mi si son’ mossi tutti gli umori”, Sono pieno di catarri.
UNNÈ-VVÉRO: Letteralmente, non è vero, si può sostituire con Vienvia
USCIO: Porta, “Chiudi l’uscio”, Chiudi la porta.

V

VALERIOOO: Parola magica utilizzata da chi stava cercando i’-ffumo nel pratone delle Cascine.
VANTAZIONE: Forzatura di Vantarsi, “No pe’ vantazione.. ma a casa mia c’era la miseria!”, Non per vantarsene, ma a casa mia c’era miseria!
VEDERE: Presente Indicativo: Io veggo, Te tu ve’i, Lui Ve’e, Noi si vede, Voi vu vede’e, Loro veggono. Participio passato: Veduto.
VÉGGIO: Scaldino di terracotta con manico.
VELA: Esclamazione, “Poca vela!” Assimilabile per significato a si va poco lontano! L’esclamazione, in genere accompagnata dalla rotazione del polso con indice e pollice messi “a elle”, sottolinea scarsa o nulla speranza nella possibilità di buona riuscita di qualcosa.
VENIRE: Passato remoto: Io viensi; Tu viensi; Lui e viense; Noi si viense; Voi vu venissi; Loro e viensero.
VENVIA: Letteralmente, Vieni via ma in realtà vuol dire, Non è vero. In fiorentino, infatti, si può dire anche, Unné vero.
VÈRSO: Modo, maniera, “Un c’è verso”, Non c’è modo.
VÉZZO: 1) Abitudine, “Un tu se’ vezzo”, Non sei abituato. 2) Collana da donna, “L’ha un monte di vezzi ai collo”, Ha molte collane al collo.
VIOTTOLO/A: Stretta o stradicciuola di campagna o di montagna.
VISUCCIO: Si utilizza per descrivere l’aspetto di qualcuno che non sta troppo bene, “T’ha’ visuccio. C’hai la febbre?”, Hai un aspetto non troppo buono. Non avrai la febbre?
VOCIARE o BOCIARE: Sbraitare, parlare a voce alta, “O icché bocia?”, Perché urla tanto?

Z

ZENZERO: Peperoncino.
ZIBA/E: Zitella/e.
ZÌNGANO: Zingaro.
ZINZINNINO: 1) Una piccolissima parte di qualsiasi cosa (di solito riferito a cose da mangiare, ma non solo), “Metticene un’altro zinzinnino (di colla, di colore e così via)”. 2) Anche “un po’”, “Fallo un zinzinnin’ più lungo, vai, quest’orlo!”, Potresti allungare ancora l’orlo di qualche altro millimetro. Anche “Cincinnino”.
ZÒZZÒ: Si dice di un oggetto molto sporco, “Maiala come gl’è zozzo!”, Accidenti, è veramente molto sporco.