Verona


1125 

Il conte di Verona Sambonifacio divenne marchese e duca della città dopo la morte Enrico V.  morì e  Nel frattempo in Germania venne proclamato re Lotario, con la creazione di due fazioni: guelfi e dei ghibellini. Verona in questo periodo storico era prevalentemente ghibellina


1136 

viene nominato san Zeno come patrono della nuova istituzione. 


1147 

Balduino della Scala, discendente della potente famiglia Scala ( signori che dominarono Verona dal 1262 al 1387), venne eletto console della città e da questo momento è riconosciuto il comune di Verona.  In città nascono le prime frizioni tra le famiglie nobiliari per assurgere ad incarichi amministrativi, politici e giudiziari, incarichi che consentivano agli eletti di rappresentare il potere in città. 


1151

 i consoli vennero sostituiti dal veronensium rector, rettore. 

1154

Con l'ascesa in Italia di Federico Barbarossa, detto "Barbarossa", che aveva mire espansionistiche su il nord dei territori ed in particolare su Milano, con il suo esercito distrusse durante la marcia, molti baluardi difensivi portando distruzione e saccheggi indicibili. L'esercito di Barbarossa fu costretto repentinamente a lasciare il territorio italiano, dovuto soprattutto a causa di una diffusione della peste che colpì le popolazioni . A causa di questo la ritirata nei territori austriaci fu necessaria e durante la marcia di rientro, l'esercito fece tappa proprio a Verona, dove fece costruire un ponte di barche per attraversare l'Adige. 

La marcia delle truppe incontrò una resistenza, piuttosto limitata, da parte dei veronesi che attaccarono gli uomini di Barbarossa nei territori identificati come Rivoli Veronese, ma fu una vera carneficina: tutti i veronesi furono uccisi,decapitati e impiccati.


1157 

L'esercito di Federico Barbarossa, in una seconda invasione del nord Italia, puntò a conquistare la città di Brescia e subito dopo si diresse, superando il fiume Adda, verso la città di Milano, affrontando le truppe milanesi per oltre un mese con 100.000 fanti e 10.000 cavalieri  e dopo feroci combattimenti, i milanesi furono costretti alla resa incondizionata.


1163 

Federico Barbarossa, per la terza volta in pochi anni, si trovò in Italia e più precisamente a Lodi, dove si decisero eventuali alleanze tra lo stesso Barbarossa e  le flotte navali di Genova e Pisa che in caso di  un attacco alla Sicilia, avrebbero appoggiato l'esercito tedesco. 

nel periodo nasce una lega formata da Verona, Venezia, Padova, Vicenza e Ferrara: la Lega Veronese, o meglio Veronensis societas

Il Barbarossa decise di riprendere la città di Verona e lo fece attraverso infiltrati corrotti dentro le mura cittadine che, ad un segnale convenuto, avrebbero dovuto aprire i portoni dell'ingresso in città. L'esercito di Barbarossa stazionò, nell'attesa ,in località  Vigasio. nell'attesa che i congiurati facessero il loro dovere e aprissero finalmente i portoni, lo stesso esercito di Barbarossa si accorse che migliaia di soldati erano in marcia su Vigasio e Verona, quindi il arbarossa diede immediato ordine di "levare le tende" e ritirare in germania, evitando un attacco che avrebbe portato l'esercito tedesco  ad un ulteriore scontro armato, scontro che lo stesso Barbarossa voleva evitare, conquistando la città con i suoi congiurati. decise allora di camminare tutta la notte uscendo dai territori veronesi in direzione dei territori tedeschi, certamente più sicuri.

1200

 iniziò la presenza in Verona della famiglia degli Ezzelini, prima con Ezzelino II il Monaco come podestà e successivamente il figlio Ezzelino III da Romano.


1206

il podestà di Verona Azzano d'Este cercò di eliminare dalla città, senza successo, le famiglie dei Montecchi e dei Sambonifacio, si alleò così con i guelfi del contado veronese, cui lasciò invadere la città e distruggere i palazzi delle famiglie ghibelline: una parte riuscì a fuggire con l'aiuto di Ezzelino II il Monaco. Ezzelino II raccolse allora un esercito a Bassano e si diresse verso Verona: anche Azzano d'Este raccolse un esercito, ma perse la battaglia e fu costretto a fuggire, mentre nella città veniva eletto podestà il ghibellino Oderico Visconti. Per festeggiare l'importante vittoria venne indetta la festa del popolo da cui ebbe origine la corsa del palio di Verona, di cui parla anche Dante (InfernoXV, 122).


1223

 Ezzelino III sposò Giglia di Sambonifacio, mentre sua sorella Cunizza da Romano sposò Rizzardo di Sambonifacio. Nello stesso anno il padre lasciò a Ezzelino il potere su Verona. È a questo punto che la discordia con i Sambonifacio diventa lotta aperta, tanto che, ripudiata la moglie, avanzò con un esercito verso la città facendo fuggire, dopo una breve resistenza, i guelfi. Allora numerosi capi guelfi si riunirono a Villafranca di Verona per restituire la Lega Lombarda che fece però poco o nulla, mentre, nel frattempo, Ezzelino III fece scrivere il primo statuto veronese (l'originale si trova presso la Biblioteca Capitolare di Verona) che doveva essere fatto rispettare dal podestà.

All'inizio la reggenza ezzeliniana fu tranquilla, ma, dopo voci insistenti di un attacco guelfo, fece imprigionare numerosi esponenti guelfi della città, e addirittura sant'Antonio di Padova supplicò il podestà di rilasciare i Sambonifacio. I padovani cominciarono a compiere scorrerie nell'est veronese, così Ezzelino III chiese aiuto all'imperatore Federico II, che gli diede l'importante titolo di vicario imperiale in Italia: poté quindi iniziare un grande numero di battaglie e saccheggi di città e castelli guelfi, che cercavano di tenergli testa. Il patto tra Ezzelino III da Romano e Federico II fu sancito dal matrimonio tra il despota veronese e Selvaggia, figlia di Federico II nella basilica di San Zeno, con presenti l'imperatore e il suo ministro, il famoso notaio Pier della Vigna, che soggiornarono nell'abbazia.

Fra Giovanni di Schio cercò di pacificare le città del nord (grazie alla sua notevole eloquenza), partendo da Bologna, spostandosi poi a Padova e in numerose città, divenendo famoso in breve tempo. Ultima meta del suo viaggio fu Verona: con migliaia di fedeli e soldati arrivò alle porte della città, dove propose un trattato di pacificazione universale. Ezzelino III si mise allora in disparte, immaginando che presto sarebbero iniziate le discordie. Ed infatti Fra Giovanni di Schio si fece dare poteri illimitati a Verona e Vicenza, dove si moltiplicarono gli arresti. A Verona cominciò a dare la caccia ad eretici o presunti tali, mettendo al rogo in pochi giorni più di 60 uomini e donne. Fu allora che Vicenza insorse: Fra Giovanni di Schio partì con un esercito ma venne respinto, mentre si ribellava anche Verona, costringendolo a rifugiarsi a Bologna.


1239

Poté quindi tornare in città Ezzelino III, che nel  mise al bando i maggiori esponenti delle famiglie guelfe veronesi. Anche i ghibellini (ed in particolare i Montecchi) non erano felici della situazione che si stava creando, così Ezzelino riformò alcune leggi: allargò il consiglio creando il Consiglio dei Cinquecento, formato dagli esponenti delle Arti, e diede ad un consiglio di quindici anziani le chiavi della città.

Lo stesso Federico II cominciò a preoccuparsi della prepotenza di Ezzelino III, tanto che nel 


1245 

tenne a Verona una dieta: Ezzelino III fu più volte accusato di eresia dai vescovi che partecipavano alla dieta, ed a questo punto anche i veronesi cominciarono ad accorgersi delle preoccupazioni che tormentavano l'imperatore Federico II. Ci furono tumulti popolari contro l'imperatore, che fu costretto ad andarsene senza neanche concludere la dieta. Furioso, Ezzelino III fece arrestare e torturare numerose persone, continuando l'espansione territoriale. A questo punto papa Alessandro IV promosse una crociata contro di lui. Quando Ezzelino venne a conoscenza del fatto che Padova (sua città natale) si era data spontaneamente al papato, sfogò la sua rabbia sul popolo veronese: la strage di Verona, iniziata il 25 giugno 1256, vide per ben otto giorni il massacro di numerosi veronesi, senza distinzione di età, sesso e importanza. Alcuni furono decapitati, altri impiccati, i più sfortunati messi al rogo o squartati. Questo massacro fu operato dalle truppe padovane ancora fedeli ad Ezzelino III.


1259, 29 settembre

Ezzelino perse uno scontro sull'Adda, venne catturato, ma morì poco dopo. Alla sua morte Verona fu l'unica città sotto il suo dominio a non finire in mano ai guelfi. Il podestà della città, già dal 1258, era Mastino I della Scala.

Nonostante le guerre continue, fu un periodo felice per le lettere: i trovatori provenzali, esuli dalla Francia in seguito alla crociata papale contro gli albigesi, trovarono in Verona un asilo sicuro, da cui poté anche propagarsi la cultura dei minnesänger, i trovatori tedeschi. La stretta alleanza tra Federico II ed Ezzelino garantì uno scambio intenso tra i poeti della Magna Curia, la celebre "Scuola siciliana" e i trovatori d'oltralpe.

A Verona la fazione ghibellina aveva ormai preso il sopravvento e, con Mastino della Scala, la città veneta passò in forma non traumatica da Comune a signoria. 


1262

 che Mastino della Scala venne nominato Capitano generale perpetuo del popolo, il quale cercò subito di attenuare i contrasti civili e fece aiutare i villaggi devastati dalle numerose lotte. Già l'anno seguente i guelfi attentarono alla sua vita, ma il complotto venne svelato ancora prima che potesse essere messo in atto: i congiurati catturati furono condannati a morte, mentre quello che riuscirono a fuggire vennero aiutati dai Sambonifacio. 


1265

 si ribellò Trento, che venne velocemente rioccupata, mentre poco dopo furono conquistati i castelli di Lonigo, Montecchio Maggiore e Montebello.

Due anni dopo scese in Italia l'imperatore Corradino di Svevia, che lo scaligero, ghibellino fedele alla dinastia sveva, sostenne militarmente, anche contro gli stessi ghibellini del rivale Manfredi. L'intera città di Verona fu quindi scomunicata dal pontefice: i guelfi ne approfittarono e insorsero a Mantova, dove però la città cadde in mano ai Bonacolsi, alleati degli Scaligeri. Quello stesso anno furono ritirate le scomuniche ma ad un prezzo altissimo: in opposizione al papa Mastino della Scala fece catturate a Sirmione circa 170 vescovi e preti catari che furono imprigionati. Mastino non se la senti di ucciderli ed infatti solo dopo la sua morte furono messi al rogo nell'Arena.

Con Mastino della Scala la città raggiunse un notevole stato di benessere,[40] 


1277

ma i guelfi tentarono ugualmente una congiura nel , riuscendo in questo caso ad uccidere Mastino e l'amico di famiglia Nogarola. Ai colpevoli che riuscirono a scappare venne proibito il ritorno, mentre le loro case furono rase al suolo.

Gli successe allora il fratello Alberto, con cui si ebbe l'effettivo passaggio da Comune a Signoria, che si ebbe grazie al grande favore che ottenne dal popolo: in soli 10 giorni gli vennero affidati ampi poteri.[41] Alberto della Scala venne eletto podestà e fece redigere quello che venne poi chiamato Statuto Albertino, che rivedeva l'ordinamento della città: vi era un Consiglio Maggiore costituito da 500 cittadini scelti dal podestà ogni anno, mentre i capi delle arti formavano il Consiglio dei Gastaldoni dei Mestieri, e vi erano poi dei consigli di minore importanza, come quello degli Anziani e quello degli LXXX. Egli fu abile nel sottoscrivere la pace con Brescia, Mantova e Padova, città guelfe in contrasto con il ghibellismo scaligero. Fu tra l'altro proprio in questo periodo che il vescovo di Verona permise ai Cimbri di stanziarsi nei territori semideserti della Lessinia. All'inizio degli anni novantavennero occupate Este, Parma e Reggio, mentre nel 1297 Vicenza, insanguinata dalle lotte civili, si diede spontaneamente a Verona. Al governo di Vicenza venne designato Cangrande. 


Le conquiste continuarono nel 1299 quando, con i figli Alboino e Cangrande, Alberto si impadronì anche di Feltre, Cividale e Belluno.

Alberto I della Scala morì nel 1301 lasciando tre figli e la moglie, Verde di Salizzole, che morì nel 1306: primogenito Bartolomeo, secondogenito Alboino, terzogenito Cangrande. Assumeva il potere quindi il figlio primogenito, a cui Dante dedicò due terzine del canto XVII del Paradiso. Bartolomeo riuscì ad impadronirsi di Riva ed Arco nel trentino, ma nel 1303 morì senza figli e lasciò quindi il posto al fratello secondogenito Alboino.

Alboino volle al potere insieme a lui il fratello Cangrande, col quale ottenne la riva bresciana del lago di Garda e vinse alcune battaglie contro Este, Brescia e Parma. 


1310

 l'imperatore Enrico VII nominò entrambi vicari imperiali, ma Alboino presto morì e lasciò il potere al solo fratello.

1405, 24 giugno

  i cittadini veronesi inviarono una delegazione composta da 40 persone a Venezia, affinché portassero al Dogele insegne della città e giurassero fedeltà alla Repubblica di Venezia. Il procuratore Gabriele Emo ebbe in consegna le chiavi e il sigillo della città, mentre gli stendardi del comune vennero posti in piazza San Marco dal Doge Michele Steno. A Verona, nel frattempo, il carroccio fu fatto sfilare trionfalmente per le vie della città, con issato il vessillo della Repubblica di Venezia.


1405, 16 luglio 

i privilegi della città furono sanciti dalla bolla d'oro. Da quel momento la città veniva retta da due veneti: il podestà, con funzioni civili, e il capitano, con funzioni militari.

Nonostante l'entusiasmo che aveva contagiato la città, quando la popolazione venne a sapere che Brunoro della Scala stava preparando un esercito, per riconquistare la città, la popolazione tentò una ribellione a favore dello Scaligero: questa venne però facilmente repressa e non fu possibile per Brunoro entrare in città (durante la sua vita tentò varie volte di riappropriarsi del potere a Verona, ma sempre senza successo). Ciò indicava l'attaccamento e la dedizione che la città aveva per la dinastia scaligera.[51]

La guerra tornò a insanguinare le campagne veronesi nel 1438, per via della guerra tra Venezia e Milano: un evento eccezionale che interessò Verona fu il passaggio di una flotta composta da sei galere e venticinque navi. Questa flotta risalì l'Adige e giunse fin quasi a Rovereto, per venire poi trasportata sino al lago di Garda via terra scavalcando la dorsale del monte Baldo attraverso il valico di Loppio, trainata da 2.000 buoi (il viaggio durò 15 giorni). La flotta venne utilizzata nel lago per contrastare quella milanese, ed ebbe il suo maggior successo in una battaglia presso Riva del Garda, che costrinse la città a capitolare.


1405, 16 novembre 

venne presa d'assalto Verona: furono scalate le mura della cittadella e sfondate le porte d'accesso alla città, quindi i soldati milanesi si diedero al saccheggio, mentre il podestà e il capitano trovavano rifugio in castel San Pietro e castel San Felice. Da lì essi chiesero soccorso a Venezia, e le truppe arrivarono in quattro giorni: queste entrarono a nord da castel San Felice e riuscirono a mettere in fuga la milizia nemica, che si accalcò presso il ponte Nuovo, in cerca di una via di fuga. Il ponte a quel tempo era però di legno e non riuscì a sostenere il peso dei soldati: crollò e molti affogarono nelle acque dell'Adige, mentre ben 2.000 soldati vennero catturati.


1439 

 La città tornò quindi completamente libera , e con la pace Peschiera e Legnago tornavano a far parte della provincia veronese.

Il primo secolo veneziano a Verona fu ricco di costruzioni di chiese e monumenti, la presenza del monaco Giovanni da Verona e degli olivetani di Santa Maria in Organo portò la stampa a Verona, che da quel momento entra di forza nella storia locale. Con la fine della guerra, inoltre, la città godette di un lungo periodo di pace, che si perpetuò sino al 1501, quando la Repubblica di Venezia venne attaccata dalle potenze della lega di Cambrai.


1508

 i veneziani si diedero alla fortificazione delle città (creando anche il primo sistema difensivo di Verona, che sarebbe stato poi ripreso e potenziato dagli austriaci nell'Ottocento), ma nel frattempo cominciarono a subire le prime sconfitte, e cominciò una ritirata generale verso Verona. La città però non aprì le porte; infatti, se avesse dato ospizio all'esercito veneto, sarebbe stata assediata dall'esercito nemico. L'esercito veneto dovette quindi passare l'Adige su un ponte di barche: i rappresentanti della Repubblica di Venezia capirono la situazione, e il 31 marzo 1509 sciolsero il giuramento di fedeltà che legava Verona, in modo da salvare la città,[52] e richiamò l'esercito a difesa di Venezia.

I veronesi decisero di mandare degli ambasciatori al re di Francia, che entrò trionfalmente nella città. Seppero allora i veronesi che la città sarebbe stata destinata all'imperatore Massimiliano I, che voleva farne la capitale di un futuro regno d'Italia.[53] Fluirono a presidio della città truppe francesi e spagnole (da cui prese il nome il bastione di Spagna), che commisero violenze e ruberie ai danni della popolazione. Intanto la flotta del lago di Garda, ormai vecchia, venne disarmata, mentre le uniche tre galere ancora utilizzabili ed armate furono fatte uscire dal porto di Lazise e fatte affondare (ancora oggi sono meta dei sommozzatori).


1510, aprile

 venne scoperto a Verona un complotto ai danni delle truppe imperiali, e come ripicca vennero arrestate e giustiziate numerose persone. 


1511-1512

La città ebbe inoltre 13.000 morti nella peste del (la popolazione in un anno scese da 38.000 a 25.000 abitanti circa). Vi fu però la riconciliazione tra il papato e Venezia, per cui i francesi si rischierarono con la Serenissima: riuscirono così ad assediare Verona, che era però ben difesa. Alla fine del 1516, dopo un duro assedio veneziano, l'imperatore, dopo il trattato di Bruxelles del 3 dicembre 1516, iniziò un "giro di valzer": regalò Verona al nipote Carlo V di Spagna, Carlo V la cedette ai francesi i quali dopo un anno, con lo scioglimento della lega di Cambrai, la restituirono ai veneziani. I veneziani, consapevoli della sopravvenuta inadeguatezza delle difese di Verona di fronte allo sviluppo delle nuove armi da fuoco, ricominciarono un'opera di fortificazione in linea coi tempi e fecero di nuovo diventare Verona una città militare, la più importante fra quelle di terra, che assorbiva circa la metà delle sue truppe non di mare.