L' Uomo Vitruviano


SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: uomo vitruviano
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: 28 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: carta
  • dimensioni: cm 34 x 24
  • tecnica: penna e inchiostro
  • datazione: 1480
  • stato di conservazione: buono
  • interventi di restauro: non pervenuto
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: Venezia, galleria dell'accademia

L'opera viene attribuita al periodo in cui Leonardo, in viaggio per Pavia (dal 21 giugno 1490), ebbe modo di conoscere Francesco di Giorgio, che lo rese partecipe del suo Trattato di architettura e della lezione di Vitruvio del cui trattato De architectura Martini aveva iniziato a tradurre alcune parti. Leonardo infatti si definiva "omo senza lettere" (uomo senza cultura), poiché non aveva avuto un'educazione che gli permettesse di comprendere il testo latino; per questo la rielaborazione in volgare dei concetti vitruviani dovette risultargli particolarmente stimolante, infatti anche il cosiddetto Manoscritto B (Parigi, Institut de France), dedicato all'urbanistica e all'architettura religiosa e militare.

Il disegno è conservato alle Gallerie dell'Accademia dal 1822, quando il governo austriaco lo acquistò (insieme ad altri venticinque disegni di Leonardo) dagli eredi del collezionista milanese Giuseppe Bossi. Come per la maggior parte delle opere in carta, per motivi conservativi è raramente esposto al pubblico e quindi non è inserito nel percorso abituale di visita del museo.

Il disegno illustra le proporzioni del corpo umano in forma geometrica ed è accompagnato da due testi esplicativi, nella parte superiore e nella parte inferiore della pagina, ispirati ad un passo di Vitruvio.

Nella parte superiore è presente il seguente testo con abbreviazioni scribali:


« Vetruvio, architetto, mette nella sua opera d'architectura, chelle misure dell'omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo cioè che 4 diti fa 1 palmo, 

et 4 palmi fa 1 pie, 6 palmi fa un chubito, 

4 cubiti fa 1 homo, he 4 chubiti fa 1 passo, he 24 palmi fa 1 homo ecqueste misure son ne' sua edifiti.
Settu apri tanto le gambe chettu chali da chapo 1/14 di tua altez(z)a e apri e alza tanto le bracia che cholle lunge dita tu tochi la linia della somita del chapo, 

sappi che 'l cientro delle stremita delle aperte membra fia il bellicho. Ello spatio chessi truova infralle gambe fia triangolo equilatero »

segue, quindi...:

« Tanto apre l'omo nele braccia, quanto ella sua altezza.
Dal nasscimento de chapegli al fine di sotto del mento è il decimo dell'altez(z)a del(l)'uomo. Dal di sotto del mento alla som(m)i-
tà del chapo he l'octavo dell'altez(z)a dell'omo. Dal di sopra del petto alla som(m)ità del chapo fia il sexto dell'omo. Dal di sopra del petto al nasscimento de chapegli fia la settima parte di tutto l'omo. 

Dalle tette al di sopra del chapo fia la quarta parte dell'omo. 

La mag(g)iore larg(h)ez(z)a delle spalli chontiene insè [la oct] la quarta parte dell'omo. 

Dal gomito alla punta della mano fia la quarta parte dell'omo, da esso gomito al termine della isspalla fia la octava
parte d'esso omo; tutta la mano fia la decima parte dell'omo. 

Il membro virile nasscie nel mez(z)o dell'omo. 

Il piè fia la sectima parte dell'omo. 

Dal di sotto del piè al di sotto del ginochio fia la quarta parte dell'omo.
Dal di sotto del ginochio al nasscime(n)to del membro fia la quarta parte dell'omo. 

Le parti chessi truovano infra
il mento e 'l naso e 'l nasscimento de chapegli e quel de cigli ciasscuno spatio perse essimile alloreche è 'l terzo del volto »

Lo studio è un chiaro omaggio dell'artista al pensiero classico e una sorta di affermazione della scientificità della pittura, intesa come comprensione della realtà "fenomenica". Leonardo voleva infatti fornire una base matematicamente misurabile della rappresentazione artistica, per questo la parte scritta si dilunga sulle proporzioni delle singole parti, partendo dalla dimensione base dell'altezza centrata all'ombelico. Immaginando di sdraiare un uomo sul dorso e di puntare un compasso nel suo ombelico, Leonardo descrive un cerchio che tange la punta delle mani e i piedi allargati.

Attraverso il suo bagaglio di conoscenze d'anatomia, ottica e geometria Leonardo arricchì l'intuizione vitruviana, arrivando a un modello proporzionale che rappresentava il più alto segno dell'armonia divina, "colta e condivisa dall'arte suprema del saper vedere".


STORIA

L'opera viene attribuita al periodo in cui Leonardo, in viaggio per Pavia (dal 21 giugno 1490), ebbe modo di conoscere Francesco di Giorgio, che lo rese partecipe del suo Trattato di architettura e della lezione di Vitruvio del cui trattato De architectura Martini aveva iniziato a tradurre alcune parti. Leonardo infatti si definiva "omo senza lettere" (uomo senza cultura), poiché non aveva avuto un'educazione che gli permettesse di comprendere il testo latino; per questo la rielaborazione in volgare dei concetti vitruviani dovette risultargli particolarmente stimolante, infatti anche il cosiddetto Manoscritto B (Parigi, Institut de France), dedicato all'urbanistica e all'architettura religiosa e militare. 

Il disegno è conservato alle Gallerie dell'Accademia dal 1822, quando il governo austriaco lo acquistò (insieme ad altri venticinque disegni di Leonardo) dagli eredi del collezionista milanese Giuseppe Bossi. Come per la maggior parte delle opere in carta, per motivi conservativi è raramente esposto al pubblico e quindi non è inserito nel percorso abituale di visita del museo. 


LEONARDO, L'UOMO VITRUVIANO E LA POSIZIONE ANATOMICA


Molti pittori e scultori vissuti nei secoli XIV-XVI erano soliti integrare i loro studi artistici con esercitazioni anatomiche su cadaveri, al fine di familiarizzare maggiormente con le forme e le proporzioni del Corpo Umano. L’autopsia su cadavere, bandita nei secoli bui in quanto ritenuta sacrilega dalla Chiesa nei confronti del Corpo Umano, che andava preservato nelle migliori condizioni per la “vita eterna”, era stata infatti da poco reintrodotta negli studi medici; anzi, la Chiesa stessa aveva riabilitato questa pratica in quanto lo studio del Corpo Umano, “macchina meravigliosa e altamente sofisticata”, poteva avvicinare maggiormente il fedele al suo Creatore.

Anche Leonardo da Vinci (1452-1519) compì dissezioni e studiò l’Anatomia Umana, verso cui, come riportano le cronache dell’epoca, egli nutrì fin da giovanissimo curiosità e interesse. Uno dei primi ad accorgersi delle sue abilità nelle raffigurazioni anatomiche fu il suo Maestro di bottega, Andrea del Verrocchio (1434?-1488), ma un impulso fondamentale lo diede soprattutto la sua amicizia con Marcantonio della Torre (1481-1511), anatomista e professore alle Università di Padova e Pavia, che ambì ad avere Leonardo come disegnatore di un trattato di Anatomia che lo stesso aveva in preparazione, ma che non riuscì a realizzare in quanto venne raggiunto e ucciso dalla peste. Leonardo e Della Torre condividevano lo spirito critico verso i classici scritti anatomici in voga all’epoca, di impronta ippocratica e galenica; caratteristica dei due era di porre in dubbio quanto riportato in quei testi e adoperare piuttosto il cadavere per acquisire informazioni, trarne deduzioni, fondare conoscenze.

A parte che per il detto approccio mentale, per il quale precedette di oltre 50 anni il “picconatore” Vesalio, gli studi anatomici di Leonardo si differenziarono da quelli degli altri artisti coevi per alcune fondamentali peculiarità.

Leonardo innanzi tutto studiò l’Anatomia per circa 30 anni (1485-1515), un periodo di per se ragguardevole se consideriamo la durata media della vita accademica in quell’epoca. Un periodo, inoltre, troppo lungo se lo si vuole giustificare soltanto come risultato di un superficiale interesse di Leonardo per questo campo della scienza, sebbene spinto dalla sua ben nota curiosità. 

Molti furono infatti i campi di attività del Genio da Vinci, ma questi si esaurivano in genere in minor tempo. Leonardo li abbandonava per dedicarsi al altro. Lo stesso non avvenne per gli studi anatomici. Già questo potrebbe bastare per definirlo un anatomista.

Inoltre, dal suo studio risultarono circa 200 tavole contenenti circa 600 disegni (o quanto meno questo è quanto giunto fino a noi). 

Queste tavole, nel suo progetto originario, dovevano essere parte di un “Trattato sulla Pittura”, concepito in due parti, una teorica e una pratica, quest’ultima incentrata sullo studio della figura umana. In un secondo momento però egli concepì addirittura il progetto di realizzare un trattato di Anatomia (o forse un atlante illustrato, idea innovativa per l’epoca), da intitolarsi “De Figura Humana”.

Interessante è notare che Leonardo, nelle sue descrizioni, non si ferma allo studio della superficie e dei muscoli del Corpo Umano, come altri suoi illustri colleghi d’arte, ma si addentra nelle cavità corporee, esplorandole dapprima con l’occhio e con le mani, quindi con la sua matita.

Altro elemento di innovatività nei suoi disegni era il mostrare la stessa parte del corpo da punti di osservazione differenti, dando virtualmente all’osservatore la possibilità di ruotare attorno alla parte anatomica descritta (elemento in parte ripreso da altri artisti, tra cui il Raffaello), precedendo pertanto di 500 anni i moderni software di ricostruzione e rotazione tridimensionale delle immagini anatomiche. Ma in Leonardo non si trattava soltanto della rappresentazione di un particolare anatomico da più prospettive, quanto spesso il mostrare visioni multiple e interconnesse tra loro in un percorso logico di continuità.

Ancora, Leonardo è stato il primo a realizzare disegni che riproducessero dissezioni topografiche fatte sul cadavere, mostrandone quindi i dettagli dei diversi piani, dai più superficiali ai più profondi. E, citando il Lambertini, :

 << Quale anatomico non si commuove osservando il muscolo cucullare come egli lo ha disegnato, o il deltoide, o il grande pettorale scomposto nei suoi fasci secondari? >>.

Infine, Leonardo, secondo il quale la Scienza si basava su due fondamenti, l’esperienza e la ragione, non si limitava ad uno studio dell’Anatomia solo volto ad aumentare le sue conoscenze su quei dettagli del Corpo Umano che poi avrebbe riprodotto nelle sue opere; lo studio dell’Anatomia non era finalizzato all’elaborazione artistica, semmai ne era complementare. 

Egli, come si evince dalle ricche note presenti a margine dei suoi disegni, traeva spunto dalle osservazioni anatomiche per compiere riflessioni e sintesi teoriche, spesso sulle correlazioni tra forma e funzione delle varie parti del corpo umano, precedendo in questo di oltre 100 anni gli iatromeccanici Harvey e Malpighi.

Purtroppo alla fine il suo interesse scientifico deviò verso la strada dell’astrazione filosofica e pertanto anche l’idea dell’atlante anatomico sfumò.

Rimangono a noi bellissimi disegni, dove l’uomo (o la donna) viene rappresentato nella sua interezza o nelle sue parti costituenti, in posizione statica o più spesso in pose dinamiche. Ed è proprio il dinamismo degli arti o della testa e del collo, rispetto al tronco uno dei tratti più salienti del disegno anatomico leonardiano.

Tra i disegni anatomici più famosi e più studiati vi è il cosiddetto “Canone delle proporzioni” (fig. 1), datato quasi concordemente dai critici verso il 1499, custodito a Venezia presso le Gallerie dell’Accademia e più noto col termine di “Uomo Vitruviano”, dal nome dell’architetto, ingegnere e scrittore latino vissuto nel I secolo A.C., autore di un famoso trattato “De Architectura”.

In tale trattato, riscoperto e tradotto in epoca rinascimentale da Poggio Bracciolini, Vitruvio dà all'Architettura il titolo di scienza, elevandola addirittura a scienza umanistica, in quanto contiene praticamente tutte le altre. Nella fattispecie, egli sostiene che l’architetto debba avere non solo nozioni di geometria, matematica, meteorologia e giurisprudenza, ma anche di teologia, astronomia, medicina e anatomia. Infatti, poiché l’architetto costruisce luoghi per la vita dell'uomo, deve conoscere le proporzioni umane, oltre a fare attenzione a illuminazione, arieggiamento e salubrità degli edifici.

Lo studio delle proporzioni del corpo fu molto in auge nel XVI secolo, annoverando tra gli studiosi più illustri dell’epoca artisti del calibro di Bartolomeo Passerotti, Carlo Urbino e Gaspare dall’Olio.

Leonardo, precursore anche in questo, adopera quanto da Vitruvio riportato nel libro terzo, paragrafi 1.1 – 1.9, per costruire il suo schema sulle proporzioni umane. 

Ma finita la sua realizzazione, Leonardo non si trattiene dall’apporre alcune note nel foglio del disegno, nel quale trasmette ai posteri il suo criticismo nei confronti del pensiero di Vitruvio. Infatti, secondo l’architetto romano l’ombelico è il centro del corpo ed un uomo che debba considerarsi un “tipo medio” è quello che può essere iscritto, quando le sue braccia sono abdotte a formare un angolo di 90° col tronco, in un quadrato, risultandone pertanto che la misura dell’apertura delle braccia sia uguale alla sua statura. 

Per Leonardo invece il centro della figura umana è la sinfisi pubica (“il membro virile nasscie nel mezzo dell’omo”). Solo descrivendo l’uomo dentro un cerchio (“Homo ad circulum”), ossia “se ttu apri tanto le gambe che ttu cali da capo un quattordicesimo di tua alteza e apri e alza le bracia che colle lunghe dita tu tochi la linia della sommità del capo”, il centro può essere rappresentato dall’ombellico (“sappi che’l cientro delle stremità delle aperte membra fia il bellico”). Con Leonardo quindi abbiamo anche le prime nozioni di biotipologia umana e di costituzionalità: se è vero che negli individui normali l’altezza della testa costituisce l’ottava parte della lunghezza totale mentre la lunghezza piede la sesta, egli precisa che negli individui altissimi la testa è la nona e il piede la settima. Ossia Leonardo ci racconta, per primo, che l’uomo può essere normotipo, brachitipo o longitipo.

Ma l’Uomo Vitruviano, come diverse Opere di Leonardo, ha probabilmente altro ancora da raccontare all’attento osservatore. A noi ha colpito un particolare, per spiegare il quale è necessario fare prima una premessa.

Il rifiorire degli studi anatomici tra il ‘400 e il ‘600 determinò anche un esponenziale aumento del numero di Trattati che vennero prodotti, dati alle stampe e diffusi. Questi volumi avevano un (più o meno) ricco corredo iconografico, ossia al testo seguiva spesso una immagine o a volte il testo serviva da descrizione all’immagine che lo precedeva.

Le immagini si riferivano per lo più a parti del corpo (testa, arti, ossa, gruppi muscolari, visceri chiusi o aperti, etc.), altre volte il corpo veniva ritratto nella sua interezza. In quest’ultimo caso, il Corpo Umano veniva riprodotto contestualizzandolo in un paesaggio in genere bucolico, con pose statuarie di ispirazione classica. Da parte di alcuni, però, c’era il tentativo di individuare una posizione statica che servisse da punto di partenza per le descrizioni anatomiche. Diremmo quasi, c’era il tentativo di descrivere l’Uomo in una “Posizione Anatomica”, qualcosa che oggi troviamo nelle prime pagine di (quasi) tutti i trattati di Anatomia Umana, ma la cui definizione non trova una datazione precisa. Per Posizione Anatomica si intende quella in cui la figura umana è eretta, gli arti superiori sono paralleli al tronco, le palme delle mani sono rivolte in avanti, gli arti inferiori sono uniti, i piedi sono lievemente divaricati, lo sguardo punta verso l’infinito. Questa figura, iscritta poi in un parallelepipedo rettangolo, consente all’anatomista di ricavarsi i tre piani dello spazio (trasversale, frontale e sagittale) entro cui il Corpo Umano insiste (terminologia di posizione) e si muove (terminologia di movimento).

La raffigurazione più simile alla posizione anatomica appena descritta, per quella che è la nostra conoscenza, la ritroviamo per la prima volta in Vesalio (fig. 2a), nel suo celebre “De Humani Corporis Fabbrica – Libri Septem” (1543). Ma altri tentativi erano stati compiuti da vari autori a lui contemporanei, fra cui Iacopo Berengario da Carpi (fig. 2b), Charles Estienne (fig. 2c) e Bartolomeo Eustachio (fig. 2d). In quest’ultimo troviamo la descrizione di un albero vascolare in una immagine che ritrae un uomo con braccia e gambe divaricate, iscritto dentro un rettangolo, che ricorda la rappresentazione antropometrica dell’Uomo vitruviano.

Tutto ciò ci ha portato a non escludere che nel suo disegno il Leonardo stesse ricercando la Posizione Anatomica dell’individuo umano che avrebbe poi descritto tridimensionalmente nelle sue tavole successive. Purtroppo Leonardo non ha lasciato traccia di quanto da noi immaginato, e pertanto la nostra rimarrà soltanto una delle tante congetture interpretative dell’Opera del Genio vinciano.

In conclusione, ci sentiamo di affermare che Leonardo, stimolato dal fermento culturale intorno allo studio dell’Anatomia Umana, ha contribuito, con i suoi studi e i suoi disegni, alla spinta culturale che ha determinato, nel periodo immediatamente successivo alla sua scomparsa, il Rinascimento di questa disciplina, che rapidamente ha ottenuto una posizione centrale nei curricula medici e biologici in Italia e in Europa. L’interesse di Leonardo verso l’Anatomia Umana, infine, accresce l’eredità e la responsabilità che gli anatomisti hanno nel perpetuarne l’insegnamento, modernizzandolo e adattandolo ai progressi delle conoscenze e delle tecniche in ambito morfologico.



disegno 1

disegno 1

Riproduzione fotografica dell’Uomo vitruviano, tecnica mista su carta; il formato originale è 34,4 x 24,5; il disegno è custodito a Venezia nelle Gallerie dell’Accademia. Nella parte superiore del foglio si legge: "Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che Ile misure dell'omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo. Cioè, che 4 diti fa un palmo e 4 palmi fa un pie: 6 palmi fa un cubito, 4 cubiti fa un homo, e 4 chupidi fa un passo e 24 palmi fa un homo; e cqueste misure son né sua ediflizi. Se ttu apri tanto le gambe che ttu cali da capo 1/14 di tua alteza, e apri e alza tanto le braccia che colle lunghe dita tu tochi la linia della sommità del capo, sappi che 'l cientro a sinistra e a destra della scala metrica delle stremità delle aperte membra fia il bellico, e Ilo spazio che si truova infra Ile gambe fia triangolo equilatero diti palimi palmi diti".

Al di sotto si legge: “tanto apre l'omo ne' le braccia, quanto è lla sua alteza. Dal nasscimiento de'capegli alfine disotto del mento è il decimo dell'alteza de l'uomo. Dal disotto del mento alla somità del capo è l'ottavo dell'alteza de l'omo. Dal disopra del petto alla somità del capo fia il sexto dell'omo. Dal disopra del petto al nasscimiento de capegli fia la settima parte di tutto l'omo. Dalle tette al di sopra del capo fia la quarta parte dell'omo. La magíore largheza delle spaffi contiene in sé (la oct) la quarta parte dell'omo. Dal gomito alla punta della mano fra la quarta parte dell'omo. Da esso gomito al termine della ispalla fa la ottava parte d'esso omo. Tutta la mano fa la decíma parte dell'omo. Il membro virile nasscie nel mezo dell'omo. Dal disotto del pie al disotto del ginochio fia la quarta parte dell'omo. Dal disotto del ginochio al nasscimento del membro fia la quarta parte dell'omo. Le parti che ssi truovano infra il mento e 'l naso e 'l nasscimento de' capegli e quel de' cigli, ciascuno spazioper sè è ssimìle all'orecchio, è 'l terzo del volto".

disegno 2

disegno 2

Riproduzioni fotografiche di tavole anatomiche da celebri trattati rinascimentali di anatomia: a) da: Andrea Vesalio “De Humani Corporis Fabbrica – Libri Septem” (1543); b) da: Iacopo Berengario da Carpi “Commentaria cum amplissimis additionibus super anotomia Mundini” (1521); c) da: Charles Estienne “De Dissectione Partium Corporis Humani” (1545); d) da: Bartolomeo Eustachio “Tabulae Anatomicae” (1552).


fonte: testo curato personalmente da Francesco Cappello, MD

- Full Professor of Human Anatomy, University of Palermo (UniPA), Palermo, Italy
- Head of the Institute of Human Anatomy and Histology (UniPA)
- Chief of the Center for the Enhancement of the Corpse Donated to Science (UniPA)
- Director of the Medical Residency Program in Sport and Exercise Medicine (UniPA)
- - Scientific Director (Honorific), Euro-Mediterranean Institute of Science and Technology, Palermo, Italy
- - Associate Member (Honorific), Graduate School of Biomedical Sciences, UTMB, Galveston (TX), USA
- - Adjunct Professor (Honorific), Department of Biology, Temple University, Philadelphia (PA), USA

Letture scelte

  • Atti del Convegno “Rappresentare il Corpo: Arte e Anatomia da Leonardo all’Illuminismo”, Bonomia University Press, Bologna, 2004.
  • Simona Cremante: Leonardo da Vinci: Artista scienziato inventore. Giunti Editore, 2005.
  • Gastone Lambertini: Leonardo Anatomico. Bollettino dell’Accademia Medica Pistoiese Filippo Pacini, Anno XXIII, Dicembre 1952,
  • Carlo Pedretti: Leonardo Architetto. Mondatori Electa, 2007.
  • Luciano Sterpellone: Dagli dei al DNA (VOL. III): Dalla medicina araba a quella del XVII secolo. Antonio Delfino Editore, 1990.