Tecnica della pittura ad olio


La pittura ad olio ha origini molto antiche e si ha traccia già con Marco Vitruvio Pollione, Plinio il Vecchio e Galeno. Teofilo (monaco) la riporta nel De diversis artibus, una forma di ricettario del buon consumo.


1430

Inizia la sua diffusione nel territorio francese delle fiandre dove si trovano alcune opere considerate tra le prime eseguite in territorio francese.


1470
La tecnica ad olio arriva in Italia e viene subito utilizzata con le tecniche già esistenti come ad esempio la pittura a tempera già utilizzata dal Masaccio.

La pittura ad olio appare in Italia per la prima volta nelle città di Ferrara, Roma, a Napoli con Antonello da Messina, dove ha modo di conoscere e di acquisire la tecnica dagli artisti catalani e fiamminghi, come ad esempio Petrus Christus. 

Il suo esempio sarebbe poi stato seguito da Piero della Francesca, Giovanni Bellini e altri. Successivamente saranno Giovanni Bellini e Piero della Francesca a portare avanti questa nuova e stimolante tecnica nelle loro opere a tal punto da diffonderle rapidamente su tutto il territorio italiano.


Utilizzo dei colori ad olio

Tutti i colori utilizzati nel Rinascimento erano ricavati esclusivamente dai vegetali, dalle pietre e dai minerali.
Ogni pietra o minerale veniva sminuzzato, polverizzato e lavorato con grande attenzione, cercando di dividere il colore prodotto dalla polverizzazione a seconda delle tonalità. 

I colori dovevano essere intensi e creare brillantezza e non a caso venivano miscelati con polveri di quarzo e pirite, estratti dalla lavorazione dei metalli e delle pietre, che attribuivano alla polvere una sua particolare lucentezza anche se non colpiti direttamente da fonti luminose.


I COLORI

Quando pensiamo ai colori utilizzati nel Rinascimento, dobbiamo pensare che allora non vi erano botteghe o colorifici con assortimenti come oggi possiamo trovare nelle nostre città, e che spesso i colori venivano "inventati" attraverso continue sperimentazioni. 

Spesso si raggiungeva la giusta tonalità del colore desiderato, ma mancavano le giuste miscele per agglomerato (essendo estratti da minerali e vegetali, ognuno aveva la propria consistenza) e quindi si procedeva alla sperimentazione e all'applicazione sulla tela o su parete e molto spesso non si conosceva l'effetto a lungo termine. 

Il mondo artistico di allora quindi, si evolveva in continue ricerche di nuove miscele, di nuovi pigmenti in grado di poter essere utilizzati al meglio, raggiungendo quel livello di esaltazione tale da poter dare all'opera artistica, un segno preciso e costante della potenza cromatica e del suo messaggio comunicativo. 


Ma quanti colori si utilizzavano?

Come detto prima, le gamme dei colori di oggi sono quasi infinite, ma allora occorreva lavorare con pochi colori e sviluppare le tonalità. Tra questi colori, indichiamo quelli che più hanno caratterizzato quel periodo e soprattutto quelli che hanno dato luce alle più grandi opere del rinascimento pittorico e artistico italiano.


Nero
Un colore che non compare mai nelle vesti perché rappresentante il diavolo, era il nero.
Il nero era associato all'umiltà, alla pazienza e alla disperazione, Leonardo contrariamente allo stile artistico, lo usa spesso, come ad esempio con la Belle Ferronière, oppure La dama con L'ermellino.



Bianco

Il bianco esprime chiarezza e neutralità, eppure viene associato alla morte e alla perdita di una persona cara come il colore nero. Uno dei motivi predominanti dell'epoca, fa riferimento al fatto che i malati di peste vengano coperti sulla fronte da bende bianche per assorbire il loro sudore durante gli ultimi giorni di vita e che al loro decesso, vengono coperti da teli bianchi. 

Il bianco assume il significato opposto alla morte, in quanto viene identificato come colore divino e, in molte pitture del'400, gli angeli vestono un abito bianco candido, segnale di lucentezza e giosiosità dello spirito, quasi a scollegarsi dai colori terreni. In questo caso il bianco assume il significato simbolico del passaggio tra il regno dei vivi a quello dei morti, dalla fine di un esperienza di peccato e di dolore, ad una nuova esperienza ed elevazione dello spirito verso il divino. 


Giallo

Da sempre nella storia dell'umanità il colore giallo ha rappresentato la lucentezza del sole e della sua potenza. 


lo suo calore che da vita all'omo, pote inalzare piante (può far crescere piante) e che con la di sua stese con la sua presenza), di fiorir il campo (fioriscono i fiori nel campo) e del suo visitar il cielo, aiuto porta nel mellio (meglio) è veder le cose che escano (escono) nd'alle striche (dalle nubi) chello (che lo) sepolguno (sepelliscono, nascondono).

anonimo di Volterra,1370

Uno dei materiali molto simile all'oro, sia per colore che per lucentezza, era certamente  l'orpimento.

Sin dall'antichità questa pietra composta da cristalli, veniva spesso lavorata e ridotta in polvere e utilizzata come pigmento per creare il colore giallo-arancio.

Per molti secoli le credenze popolari, soprattutto nel Medioevo, hanno acconsentito affinchè la leggenda dell'orpimento fosse la pietra divina, in quanto convinti che contenesse l'oro. In realtà nulla di più falso.

Fino al 1200 questa pietra è stata utilizzata anche come cura medicamentale fornita dagli "speziali", coloro che si occupavano di creare infusi e medicazioni, attraverso dei preparati alchemici. In molti casi la pietra veniva portata ad una temperatura di fusione superiore ai 900°, raggiunta la quale, veniva aggiunto il rame che entrando anch'esso nel processo di fusione, produceva i gas molto pericolosi, come l'anidride arseniosa. Questa fusione dava il via a quello che gli alchimisti consideravano il metallo più prezioso dopo l'oro: l'argento. Anche in questo caso però, la lega prodotta non si avvicinava per nulla all'argento e veniva fatto credere, una volta scoperto l'inganno, che si trattasse comunque di un metallo nobile.


Oro
L'oro era il simbolo della potenza terrestre e divina.

Considerato da sempre un metallo nobile per la sua lucentezza e consistenza, era nel tempo indeformabile e non attaccabile dagli agenti atmosferici, quindi non ossidabile, rimanendo costantemente lucente. 

Nel tardo Medioevo fino al primo Rinascimento Italiano, l'oro viene utilizzato per la decorazione di soggetti iconografici riguardanti il mistero della fede cristiana (nell'est Europa la stessa cosa vale per la fede ortodossa), e le richieste di commesse che arrivano ai pittori dell'epoca, chiedono espressamente che l'oro, in particolare la foglia d'oro, venga inserita nelle figure mariane e in tutti quei contesti che rispecchino il messaggio spirituale di Cristo. 

E' un periodo nel quale nelle chiese ma anche nei palazzi delle gradi signorie, è facile trovare dipinti con la presenza di sottili strati d'oro a cintare la testa della madonna e degli angeli, del Cristo e dell'arcangelo Gabriele che porta il messaggio divino. Questa cultura dell'utilizzo dell'oro, dava importanza sia all'artista che la utilizzava che al soggetto riprodotto, sottolineando quell'aspetto mistico e spirituale che con altri colori non era assolutamente possibile riprodurre, sia sulle tele che sulle ceramiche o sulle porcellane.  


Il colore verde 

Si otteneva mescolando insieme: 

Azzurrite: nel Medioevo viene molto utilizzato come pigmento ma mai negli affreschi, in quanto non attecchiva e tendeva quasi subito a disgregarsi e a cadere (da vedere la Crocefissione di Beato Angelico all'interno del Museo San Marco a Firenze).  

Lo zafferano: si estraeva dalla pianta il fiore e le foglie per macinarle e creare due tonalità diverse di pigmento.

L'albume: veniva utilizzato come collante naturale e come fissante.

La consistenza diventava subito pastosa e densa e occorreva 1/3 di acqua in più per le stesse quantità rispetto ad un altro colore. Nel tempo, se non trattato con perizia, poteva rapidamente ossidare visto la presenza interna di minerali. 


Il verderame 

Molto ricercato e utilizzato era considerato un pigmento"rischioso", in quanto i suoi acidi organici a contatto con l'ossigeno e la superficie trattata (spesso carta o legno), portava alla corrosione in tempi rapidi.

Anche in questo caso saper equilibrare le giuste dosi nella miscela e nei collanti, poteva certamente garantire un ottimo risultato.
Questo pigmento, in combinata con altri, come ad esempio il verde o il giallo, poteva portare la creazione di gas acidi sulfurei, ossidando in modo piuttosto visibile i confini del colore, tanto da renderli giallognoli o marrone scuro.


Rosso
Si utilizzava il minerale chiamato cinabro, al nostro secolo conosciuto come rosso vermiglio.  Si tratta di una pietra che produce tossicità durante la sua polverizzazione, in quanto rilascia il mercurio.  

Questo pigmento non veniva quasi mai mescolato con i pigmenti gialli o di derivazione, neppure con le ocre, e nemmeno con il verde, in quanto questi pigmenti contenevano ossido di cromo idrato, che ne disperdeva la tonalità e la lucentezza.


Blu
In questo periodo il colore di riferimento tra i più utilizzati e graditi dai committenti: è il colore con il quale viene dipinto il manto della Madonna e spesso delle figure celestiali del paradiso, rappresentando il messaggio divino della luce e della purezza di spirito e simboleggia di più la nobiltà è il blu, metafora di spiritualità e trascendenza.
Le pietre utilizzate per estrarre il pigmento erano i lapislazzuli e l'azzurrite.

Azzurrite: nel Medioevo viene molto utilizzato come pigmento ma mai negli affreschi, in quanto non attecchiva e tendeva quasi subito a disgregarsi e a cadere (da vedere la Crocefissione di Beato Angelico all'interno del Museo San Marco a Firenze).  

Lapislazzuli: considerata da sempre la pietra preziosa d'Oriente, molto utilizzata dalle più antiche civiltà dell'Egitto e della Mesopotamia.