Tecnica della imprimitura

L'Imprimitura (o mestica) è lo strato di materiale che si stende sopra il supporto e sul quale si dipinge al fine di renderlo più resistente e creare una "base"che accolga il colore in modo omogeneo senza che questo venga male assorbito dalla base della tavola grezza.


Imprimitura su tavola di legno (detta anche mescita)

Il rinascimento vede molti artisti utilizzare la tavola di legno per diverse ragioni:

Vantaggi:

  • è facile da utilizzare
  • basta una levigatura per renderlo omogeneo
  • riflette bene il colore
  • rapida essicazione
  • facile reperibilità
  • le venature del legno suggeriscono e stimolano l'artista nella creatività

Il legno essendo naturale può comportare alcuni problemi, come ad esempio:

Svantaggi:

  • dilatazione per troppo caldo
  • restringimento per il troppo freddo
  • il colore ad olio non resiste alle tensioni di restringimento del legno
  • se assorbe troppa acqua si deforma
  • la durata dei colori nel tempo è limitata

La stesura dell’impasto di imprimitura, che nel '500 Lombardo in buona parte era composto da terre e gessi, era concepito come elemento fondamentale per la riuscita dell'opera. Spesso gli artisti dell'epoca ricercavano con attenzione i pigmenti naturali e li estraevano dalle foglie e dalle radici delle piante per farli essiccare al sole per asciugarli dall'umidità, per poi lavorarli, speso con piccoli mortai simili alla macinazione del grano, fino a ridurli in polvere sottilissima.

Esempio di impasto per imprimitura


Leonardo da Vinci e il pioppo di lombardia


Forse non tutti sanno che Leonardo non ha mai dipinto le sue opere su tela e alcune delle sue opere presenti su tela, in realtà sono state strappate dal legno e riportate su tela.

Non amava particolarmente la tela in quanto la riteneva impropria e distaccata, preferendo di gran lunga il legno di pioppo bianco della Lombardia oppure il legno di noce chiaro come abbiamo descritto nelle opere pittoriche. 

Tra le molte opere dipinte su legno come ad esempio ritratti, che possiamo osservare per la loro straordinaria lucentezza, vi sono la Belle ferronière, il ritratto di Ginevra dè Benci e l'iconica Gioconda.

Il pioppo va dai 15 ai 30 metri e oltre, con fusti che possono superare i 2,5 metri di circonferenza.

La corteccia degli individui giovani è liscia, con colorazioni che vanno dal bianco al verdastro al grigio scuro, spesso ricco di lenticelle; sugli esemplari più vecchi, diviene generalmente rugosa e profondamente fessurata. 

Leonardo si preoccupava personalmente di visitare le "taglierie", le falegnamerie dell'epoca, e ricercare personalmente quel tipo di pioppo che per età, consistenza, porosità e colore, poteva far al caso suo: secondo le dicerie dell'epoca, ma non confermate da nessun documento ufficiale, si narra che Leonardo arrivasse con il suo carro, quello che spesso utilizzava per trasportare i suoi lavori, compresi un piccolo baule di noce che conteneva le terre e delle boccette d'acqua per mischiarle, e , arrivato innanzi alla taglieria, creava subito preoccupazione da parte di tutti gli artigiani di bottega del mastro legnaio perché sapevano perfettamente la meticolosità di Leonardo nello scegliere il materiale ed erano preoccupati proprio perché gli avrebbero fatto movimentare un sacco di legna prima che Leonardo stesso si fosse ritenuto soddisfatto. 

Si dice anche che voleva provare su alcuni legni di pioppo il colore che aveva portato con se e che, ad uno ad uno, portati all'interno della taglieria, usava piccoli impasti e li stendeva sui tipi di legno che trovava, li faceva "raffermare", cioè essiccare, e dopo esponeva il legno alla luce e alla penombra per controllarne figli effetti cromatici e solo dopo molto tempo e dopo aver messo a soqquadro la bottega del povero falegname, decideva quale tipo di legno acquistare per le sue opere e, ben sapendo dello scompiglio causato e rispettando molto il lavoro altrui, pagava spesso di più del dovuto come forma di ringraziamento.