Stefano D'Arrigo



Stefano D'Arrigo

  • data di nascita: Alì Terme, 15 ottobre 1919, Messina
  • data di morte:  Roma, 2 maggio 1992
stato uno scrittore, poeta e critico d'arte italiano.
Attento osservatore del suo tempo era solito riferirsi a Leonardo da Vinci quale personaggio idealista e avanguardista al quale far riferimento nel mondo della sperimentazione artistica e sociologica. 


Conclude gli studi a Milazzo e presso l'Università di Messina si laureò con una tesi su Friedrich Hölderlin. Successivamente decide di lasciare la Sicilia e trasferirsi  a Roma per collaborare a giornali e riviste come critico d'arte. Nella capitale frequentò pittori e scultori e scrisse i primi versi.

La sua raccolta di poesie Codice siciliano, pubblicata da Scheiwiller nel 1957, fu riproposta con poche aggiunte da Mondadori nel 1978.

Il grosso della sua attività di scrittore infatti è nel suo romanzo più importante, Horcynus Orca, la cui incubazione durò dal 1957 fino al 1975: un vero e proprio caso letterario di cui si parlò a proposito e a sproposito, anche per via di qualche capitolo uscito su riviste e per il lancio pubblicitario della Mondadori quando finalmente si stampò la prima edizione.

Il libro, di ben 1257 pagine, narra le vicende di 'Ndrja Cambrìa, marinaio della fu Regia Marina che ritorna, dopo il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 a Cariddi suo paese natale sulle rive dello Stretto di Messina, scenario magnifico e allo stesso tempo tremendo di tutto il racconto.

All'uscita vendette subito 80.000 copie (più altre 25.000 dell'edizione economica successiva, e 20.000 di una nuova edizione economica) ottenendo attenzione dai maggiori critici e da diversi colleghi scrittori dell'epoca, come Mario Grasso, Giacomo Debenedetti, Maria Corti, Ignazio Baldelli, Gianfranco Contini, Claudio Magris, Vittorio Sereni, Geno Pampaloni, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Caproni, Giovanni Raboni, Luigi Malerba, Vincenzo Consolo, Primo Levi, Giuseppe Pontiggia o Alfredo Giuliani.

Horcynus Orca è un'opera complessa e raffinata costruita con un linguaggio nuovo che ha le radici nell'antica lingua siciliana e affronta il mito del nostos, il ritorno a casa dell'eroe errante presente nella letteratura dalle origini fino al mondo contemporaneo, dalla primigenia Odissea di Omero alla sua "continuazione" in Ulisse di James Joyce, ma con in più un'attenzione alla cultura e alla letteratura del mare (vale a dire a Melville, Conrad, Stevenson o Hemingway – ovviamente soprattutto Il vecchio e il mare – ma anche al nostro Raffaello Brignetti, per esempio) che portarono alcuni scienziati alla proposta per l'autore di una laurea honoris causa in oceanografia.

Il titolo, durante la lunga gestazione, che ha compreso due impaginazioni e lunghissime correzioni di bozze, è passato da La testa del delfino a I fatti della fera a quello definitivo. Di fatto anche la prima versione è disponibile ai lettori con il titolo precedente appunto de I fatti della fera, versione più breve e però più ricca di sicilianismi poi eliminati (alcune pagine della quale uscirono anche come I giorni della fera, presso Einaudi, nel 1960).

Il secondo romanzo di D'Arrigo è Cima delle nobildonne, pubblicato a notevole distanza dal primo, nel 1985. Qui lo scrittore cambia completamente scena e atmosfera, rinuncia allo sperimentalismo linguistico e affronta, con lingua più tagliente e diretta, il tema della medicina, in ospedali e laboratori di ricerca dove un ermafrodito bellissimo, amato dall'emiro di Kuneor, viene trasformato definitivamente in donna, e ci si confronta davanti ai temi eterni della vita e della morte.

La statura dello scrittore e il valore che il romanzo Horcynus Orca ha nel panorama della letteratura non solo italiana (sebbene di difficilissima traduzione in altre lingue) non consentono una trattazione sintetica e banale e non si può che consigliare la sua scoperta o riscoperta attraverso la lettura diretta, dato che il romanzo è nuovamente reperibile da Rizzoli, nelle opere in 4 volumi curate da Walter Pedullà.

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