Introduzione Scultura


La scultura rinascimentale viene inquadrata nel periodo tra i primi decenni del XV e la metà del XV secolo circa. La scultura fu, anche nel periodo rinascimentale, un'arte all'avanguardia, che spesso fece da apripista alla pittura e ad altre forme artistiche. 

Tra i "pionieri" fiorentini del Rinascimento, due erano scultori Filippo Brunelleschi e Donatello e le loro conquiste furono una duratura fonte di ispirazione per le generazioni successive. Con il viaggio di Donatello a Padova (1443-1453) le conquiste rinascimentali iniziarono a diffondersi anche nell'Italia settentrionale.

Verso la metà del XV secolo Roma, i papi promossero il polo di attrazione per le vestigia classiche e per il vasto programma di restauro e ricostruzione monumentale della città, divennero il principale punto di incontro e scambio delle esperienze artistiche, che culminò nei primi decenni del XVI secolo nel Rinascimento romano.

Progetto cavallo di Leonardo



Il progetto originario

Nel 1482 Ludovico il Moro Duca di Milano, propose a Leonardo di costruire la più grande statua equestre del mondo: un monumento a suo padre Francesco, duca dal 1452 al 1466 (anno della sua morte), che era anche il fondatore della casata Sforza.

La commissione è testimoniata da un pagamento a titolo di anticipo per le spese per un modello, pagate per conto del Duca dal sovrintendente all’erario di corte, Marchesino Stanga. 

Si sa inoltre che la bottega di Leonardo, in Corte Vecchia (sul sito dell’attuale Palazzo Reale), era stata rifornita degli strumenti e dei materiali necessari per la fusione di bozzetti.

L’impresa era colossale, non solo per le dimensioni previste della statua, ma anche per l’intento di scolpire un cavallo nell’atto di impennarsi ed abbattersi sul nemico.

Leonardo sapeva perfettamente che la qualità del cavallo era molto importante per sottolineare l’importanza del personaggio e quindi studiò a fondo, nelle scuderie ducali, tutti i dettagli anatomici dell’animale, realizzando disegni preparatori usando come modelli alcuni cavalli già famosi per la loro bellezza. I disegni ritraevano proprio le parti anatomiche più belle di ciascun cavallo, con l’intenzione di farne una specie di “montaggio” per ottenere il cavallo ideale e attribuire quindi il meglio ai personaggi che, in vario modo, voleva onorare.

Tra le sue note si trovano appunti del tipo: 

«Morel Fiorentino è grosso e ha un bel collo e assai bella testa», oppure «Ronzone, bianco, ha belle cosce, e si trova a Porta Comasina». 

S’interessò molto anche riguardo al rilassamento ed alla tensione dei muscoli durante l’azione, per dare espressività alla statua.

La lentezza dei lavori, interrotti anche per la preparazione delle nozze di Anna Maria Sforza e Alfonso I d’Este (programmate nel 1490 e rimandate al 1491) e per quelle di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este (1494), dovettero preoccupare il Moro, il quale già nel 1489 fece pervenire, tramite Pietro Alamanni, una lettera a Lorenzo il Magnifico datata 22 luglio per chiedere la collaborazione di fonditori in bronzo fiorentini: «un maestro o due apti a tale opera et benché gli abbi commesso questa cosa in Leonardo da Vinci, non mi pare molto la sappia condurre». Nessuno si presentò: erano infatti gli anni in cui il Magnifico lamentava la mancanza di validi scultori sulla scena, decidendo così di aprire la famosa scuola del giardino di San Marco.



Il secondo progetto

Nel frattempo il progetto era cambiato. Il cavallo rampante probabilmente creava eccessivi problemi di equilibratura. Inoltre il monumento venne ripensato di forme colossali, fino a quattro volte più grande del naturale. Un simile progetto, quindi, rese necessario ridisegnare il cavallo al passo, ed entro il maggio 1491 l’artista aveva approntato un nuovo modello in creta, in occasione del matrimonio della nipote del duca con l’imperatore d’Austria.

Leonardo, con questo monumento, voleva realizzare un’opera che oscurasse tutte le precedenti statue equestri, in particolare quelle del suo maestro Verrocchio e di Donatello, dedicate rispettivamente al Colleoni e al Gattamelata. 

A Leonardo interessava, in realtà, più il cavallo che il cavaliere; il suo cavallo doveva essere il più grande di tutti, superare i 7 metri di altezza, una sfida mai tentata prima. Proprio per questo Leonardo riempì fogli e fogli di schizzi di anatomia, studiando muscolatura e proporzioni del cavallo e passando moltissimo tempo a progettare e calcolare quest’opera gigantesca che, per la sua fusione, avrebbe richiesto ben 100 tonnellate di bronzo.


Dalla fusione all'interruzione del progetto

Il colossale modello in creta venne esposto pubblicamente, nel 1493, suscitando l’ammirazione generale. Era infatti “12 braccia alto la cervice” (più di sette metri). A quel punto l’opera doveva solo essere ricoperta di uno spesso strato di cera e quindi della “tonaca” in terracotta, in cui versare il metallo fuso. Tutto era pronto per realizzare davvero l’opera, ma le 100 tonnellate di bronzo necessarie alla realizzazione del monumento non erano più disponibili, essendo state utilizzate per realizzare dei cannoni utili alla difesa del ducato d’Este dall’invasione dei francesi di Luigi XII. Leonardo abbandonò il progetto e partì da Milano.

All’arrivo delle truppe francesi nella città lombarda nel 1499, al comando di Gian Giacomo Trivulzio, acerrimo nemico degli Sforza, l’artista era già riparato per Mantova. Il modello lasciato a se stesso nel Castello Sforzesco venne preso di mira dalla soldataglia, che lo usò come un tiro a segno per esercitare le balestre, frantumandolo e distruggendolo completamente.


Un secondo cavallo

Nel 1506 Leonardo tornato a Milano accettò l’incarico dal Trivulzio di realizzare la sua tomba monumentale sormontata da una statua equestre bronzea. Leonardo riprese i suoi studi e nuovamente pensò a due versioni con il cavallo impennato e con il cavallo al passo, ma anche questa scultura non venne mai realizzata.


Dopo secoli di vicissitudini, la preziosa – e unica – scultura ideata da Leonardo da Vinci è al sicuro, in attesa di essere mostrata al mondo. Si tratta dell’opera denominata Il cavallo e il cavaliere, autenticata come leonardesca nel 1985 da Carlo Pedretti, il massimo esperto internazionale dell’artista toscano.

Recentemente acquisita da una società americana amministrata da J.W. Petty, la straordinaria statua in bronzo – realizzata nel 2012 – è tratta dall’originale modellino in cera scolpito da Leonardo nel 1508, mediante il calco in lattice che del bozzetto fu realizzato già nel 1985.

Prima maquette per un lavoro incompiuto, Il cavallo e il cavaliere rappresenta un nobile in sella, adorno di decorazioni militari, presumibilmente identificabile in Carlo II d’Amboise, signore di Milano nel primo decennio del Cinquecento.

Leonardo da Vinci morì prima di completare il progetto, affidando il modello al suo protetto, Francesco Melzi. L’opera restò in Italia, nelle mani della famiglia Melzi, fino allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, quando fu inviata in Svizzera per proteggerla da eventuali saccheggi. Sopravvissuta alle razzie naziste, l’opera è documentata anche dai disegni presenti nel Catalogo ragionato conservato presso la Biblioteca reale del Castello di Windsor.

Seppur priva della rifinitura finale e ormai mancante di alcune parti – una zampa del cavallo, le mani e i piedi del cavaliere – il bozzetto (e quindi la scultura fusa basandosi fedelmente su di esso) resta un’ulteriore testimonianza dello stile tipicamente leonardesco. Il grande dinamismo delle figure e la cura del dettaglio rivelano la mano del grande maestro.