Salvator Mundi leonardo da vinci




SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: Salvator mundi
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: circa 47 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: tavola
  • dimensioni: cm 66 x 46
  • tecnica: olio
  • datazione: 1499
  • stato di conservazione: buono 
  • interventi di restauro: 2010
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: Abu Dhabi, museo del Louvre


Il Salvator mundi è un dipinto a olio su tavola (66x46 cm) attribuito a Leonardo da Vinci, databile al 1499 circa e conservato presso il museo Louvre di Abu Dhabi.

Salvator Mundi, in latino " Salvatore del mondo", è il nome applicato a un tipo di immagine di Cristo che era particolarmente favorito in Europa tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. In tali immagini, Cristo viene solitamente mostrato in "primo piano", spesso nell'atto di benedire lo spettatore. Questi trattamenti iconici del soggetto erano intesi come oggetti di devozione personale. 


Gli anni del Salvator mundi

1440-1494

8 aprile 1492, Villa medicea di Careggi muore  Lorenzo il Magnifico , colui il quale  fece molto per la città di Firenze sia in ambito artistico che culturale ma anche uomo di grandi capacità e dalle grandi idee e la sua morte segnò definitivamente la fine di un periodo di  pace è prosperità che aveva caratterizzato la fine del secolo.
A Firenze si impose invece un governo repubblicano guidato da Girolamo Savonarola il quale però durò solo fino al 1498 quando il frate venne condannato al rogo e tornò a gestire il potere una piccola oligarchia repubblicana. .



1498

Filippo,  alla morte di suo zio divenuto Re di Francia col nome di Luigi XII con il quale sin da piccolo aveva stretto un forte legame  diventa duca d'Orléans, figlio di Luigi XIII di Francia e Anna d'Austria e fratello minore di Luigi XIV, Le Roi Soleil.  

Filippo di Francia ritenne di accampare i propri diritti sul ducato di Milano in quanto un suo avo, Luigi di Turenna, quasi cent'anni prima e più precisamente nel 1389, era convolato a nozze con la bella italiana  Valentina Visconti,  figlia di Gian Galeazzo Visconti e di Isabella di Valois. divenne la Duchessa d'Orléans come consorte di Luigi I di Valois-Orléans, fratello di Carlo VI, re di Francia. 

Vi fu un contratto matrimoniale che indicava che  una eventuale estinzione dei membri della casata dei Visconti , il prestigioso titolo di Duca di Milano fosse riconosciuto esclusivamente ai discendenti diretti di Valentina. Forte di questo accordo scritto, ritenne opportuno professarsi un erede legittimo dei Visconti e, forte di questo, con l'appoggio della famiglia e di molti intellettuali e regnanti dell'epoca, decise di organizzare l'invasione dello Stato di Milano organizzando un esercito di soldati, munito delle migliori artiglierie leggere e cannoni all'avanguardia in grado di creare un vero  e proprio fronte di assedio nella città lombarda


1499 

Carlo VIII entrò con le sue truppe in Milano scacciandone Ludovico il Moro, il quale con le truppe oramai ridotte a poche migliaia di unità, cercò inutilmente di contrastare le truppe transalpine, chiedendo anche aiuto all'Imperatore, ma riuscì soltanto a riprendere per breve tempo la capitale e poche altre terre. Sconfitto e fatto prigioniero a Novara nel 1500, fu deportato in Francia, nel Castello di Loches, ove morì il 27 maggio 1508. 

Carlo VIII il via a quelle che verranno conosciute come le guerre d'Italia: una lunga serie di otto conflitti, con cui le grandi potenze europee si disputarono il controllo della penisola, terminata solo nel 1559 con la Pace di Cateau-Cambrésis, che mutò profondamente la geografia politica dell'Italia. discese in Italia e conquistò Napoli, sconvolgendo l'equilibrio fra i vari stati italiani e dando inizio alle guerre d'Italia.

 

Nascita della Lega Santa
Gli Stati italiani iniziarono a questo punto a percepire la pericolosità della Francia e formarono una lega cui parteciparono Spagna, Impero, il papa, Venezia e Milano. I due eserciti, quello francese e quello della Lega Santa, si scontrarono a Fornovo (1495) in una battaglia dall’esito incerto che permise però a Carlo di rientrare in Francia e mantenere il controllo sul Ducato di Milano ma non sul Regno di Napoli.
Solo nel 1512 vennero nuovamente imposti i Medici a capo della città, grazie all’intervento armato di una coalizione guidata dal papa

In quersto periodo i Veneziani strinsero una con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e con l'Imperatore Federico III d'Asburgo per cercare di impossessarsi della Lombardia controllata da Francesco Sforza ed i suoi alleati, regione centrale e ricca.

Galeazzo Maria, figlio di Francesco Sforza, a causa del suo governo considerato da molti tirannico, fu assassinato in una congiura. Il figlio, Gian Galeazzo Sforza, governò sotto la reggenza della madre Bona di Savoia, finché lo zio, Ludovico il Moro usurpò il trono del ducato. Ludovico il Moro, figlio di Francesco Sforza, riuscì ad ottenere la tutela del nipote Gian Galeazzo ed a confinarlo nel Castello di Pavia, dove nel 1494 morì in circostanze così misteriose che non pochi sospetti si addensarono attorno allo stesso Moro.


La storia del Salvator mundi

1650

l’incisore Wenzel Hollar produce un’acquaforte che presenta il Salvator Mundi quasi identico a quello venduto a Londra con l’attestazione che l’ ha incisa secundum originale di Leonardo. Quando la copiò Hollar invece si trovava nelle collezioni di Carlo I d'Inghilterra, che molto aveva acquistato in Italia.

1782

Appare nella bottega di un William Blake è stato un poeta, pittore e incisore inglese. Nel 1778 Blake si iscrisse alla Royal Academy, ospitata nella Old Somerset House nei pressi dello Strand, per seguire un corso della durata di sei anni. In quel periodo George Cumberland, uno dei fondatori della National Gallery, diventò un ammiratore delle opere di Blake nonchè suo stretto amico. Blake stesso confidò di avere un opera interessante presso il suo laboratorio e voleva un suo parere. George Cumberland attribuì il salvator mundi come opera di Leonardo da Vinci e decise di prendere contatti con alcuni mecenati legati ai musei londinesi e parigini ( questa notizia non ha trovato conferme nelle nostre ricerche).

1912

Il Salvator Mundi – Salvatore del mondo – è un olio su tavola, (66×46 cm) attribuito a Leonardo da Vinci, databile al 1499. Con il passare dei secoli, restauri e rifacimenti avevano totalmente mutato il dipinto come possiamo vedere in questa fotografia del 1912, scattata poco prima del restauro. Ma nel corso del lavoro non vennero totalmente rimosse le ridipinture pesanti, comprensibili se non nell’ambito di un intervento di “modernizzazione” dell’opera, posta più in linea con il gusto, la moda e il pensiero teologico del tempo in cui il dipinto fu mutato

Forse l’intervento – evidentemente realizzato durante il Seicento – per l’aggiunta di baffi alla “gatto” e per la mascolinizzazione della capigliatura, puntava a rendere meno etereo il personaggio leonardesco, fornendogli una connotazione più intensamente maschile, in linea con il Cristo vigoroso della Controriforma ed evitando che la figura di Gesù apparisse in secondo piano”.

1920 

il militare Harry Kahn sposò la francese Andree, e la zia della sposa regalò loro un quadro identico alla Belle Ferronnière. La zia spiegò che era l’originale di Leonardo e quello del Louvre una copia. Gli Hahn cercarono di vendere l’opera per 250.000 dollari al Kansas City Art Institute. Il critico Joseph Duveen disse che il quadro era falso, l’affare sfumò e Hahn citò in giudizio Duveen. La causa si chiuse decenni dopo con un accordo.


1958
 fu acquistato, sempre ad un’asta di Christie’s per 60 dollari.

Fu dapprima registrato nelle collezioni di Carlo I e II d’Inghilterra e quando fu acquistato da John Charles Robinson per la Francis Cook Collection di Doughty House a Richmond era attribuito a «seguaci di...»: si pensava Bernardino Luini. Quell’epoca il volto e i capelli di Cristo erano stati completamente ridipinti.


Sotheby’s raggranellò per la sua vendita la miseria di 50 dollari. Proprio in questo periodo di grandi turbolenze Leonardo avrebbe dipinto una tavola del Salvator mundi destinata a un committente privato.

Dopo l'occupazione francese si pensa che l'opera sia stata "trafugata" proprio dai sodati francese trasferita un un convento benedettino di Nantes.

La ricostruzione più attendibile è che il quadro, dipinto da Leonardo per il re francese Luigi XII, fosse giunto in Inghilterra come dono del Re Sole per le nozze di Henriette-Marie di Borbone (Queen Mary) con Carlo I.


1964 

Ludwig Heydenreich Ludwig Heinrich Heydenreich (nato il 23 marzo 1903 a Lipsia , morto il 14 settembre 1978 a Monaco di Baviera ) è stato  uno storico dell'arte tedesco specializzato nell'arte rinascimentale italiana. Dal 1947 al 1970 è stato direttore del Zentralinstitut für Kunstgeschichte di Monaco, ed è proprio lui ha identificare le grandi affinità tra due disegni a sanguigna di Leonardo, che rappresentano dettagli del drappeggio d’una figura e li collega all’incisione. 

Dunque un Salvator Mundi di Leonardo è effettivamente esistito, ed era opera di straordinaria complessità, nella quale si riassumeva tutta la secolare problematica del «vero volto» di Cristo. 

Un Salvator mundi di scuola leonardesca riapparve nel XIX secolo nelle raccolte di sir Francis Cook, che lo vendette poi al barone di Lairenty e successivamente al marchese de Ganay, a Parigi, che ancora lo possiede: si tratta forse di un lavoro di Francesco Melzi (attribuito probabilmente anche a Boltraffio o Marco d'Oggiono), derivato dall'originale di Leonardo.

L'opera venne portata ai curatori del Metropolitan Museum per una valutazione e poi a quelli del Museum of Fine Arts di Boston, i quali però non si pronunciarono. 

2007
la dottoressa Dianne Dwyer Modestini (Senior Research Fellow and Conservator della New York University) ha iniziato il processo di restauro e ha concluso che si trattasse proprio di un lavoro di Leonardo da Vinci. Ulteriori conferme sono arrivate poco dopo dall’esperta Mina Gregori (Università di Firenze) e Sir Nicholas Penny (allora alla National Gallery of Art, Washington, DC, successivamente direttore della National Gallery di Londra).


2008
L’anno seguente era stato analizzato e studiato anche dagli esperti del Metropolitan Museum of Art: Carmen Brambach, Andrea Bayer, Keith Christiansen, Everett Fahy e Michael Gallagher. Secondo la Brambach il dipinto più che a Leonardo da Vinci sembra appartenere a qualche mano della sua bottega (in particolare Giovanni Boltraffio)

2010

 è stato infine portato alla National Gallery dove il direttore, Nicholas Penny, ha invitato quattro studiosi per valutarlo: Carmen C. Bambach, curatrice del dipartimento di grafica del Metropolitan Museum, Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio, studiosi milanesi autori di diversi saggi su Leonardo e sul Rinascimento, e Martin Kemp, professore emerito di storia dell'arte all'Università di Oxforde noto studioso di Leonardo.

2010, 28 gennaio

 il quadro è stato venduto da Sotheby’s a 1,5 milioni di dollari come «dipinto da un seguace di Leonardo prima del 1750».


2010

il quadro fu portato alla National Gallery per una mostra, Leonardo a Milano. L’allora direttore della National, Sir Nicholas Beaver Penny , storico dell'arte britannico nonchè ricoperto l'incarico di direttore della National Gallery di Londra. invitò quattro studiosi di fama per valutarlo:

Carmen C.Bambach, curatore del Metropolitan, affermò che l'opera non era da attribuire a Leonardo, piuttosto ai suoi allievi di bottega, molto probabilmente il Boltraffio. Di diverso pare re furono i milanesi Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio e  Martin Kemp, docente emerito a Oxford.

Pochi giorni dopo  sull’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, si legge un articolo a firma di Carlo Pedretti, ritenuto il massimo esperto a livello mondiale su Leonardo ad Vinci, che cosi scrive: scrisse: «Siamo di fronte a una sofisticata operazione di marketing che sta lanciando come un originale di Leonardo quello che non è... Basta guardarlo». Questo articolo getterà nel caos il mondo dell'arte, scatenando di fatto, una serie di prese di posizione di critici ed esperti che si schierarono verso quest'ultima affermazione mentre altri affermarono il contrario, valutando un grave errore la valutazione del Prof. Carlo Pedretti.

2011, 9 novembre

Si procede al restauro dell'opera in quanto i pareri degli esperti sembrano convergere sulla sua attribuzione: si tratta di Leonardo da Vinci.

Quando l'opera arrivò ai restauratori della National Gallery era ridotta in cattivo stato, offuscata da ridipinture antiche e vernici che dettero l'impressione di trovarsi di fronte un lavoro di bottega. Barba e baffi, assenti nella pittura sottostante, vennero forse aggiunti dopo la Controriforma, per adeguare l'immagine di Cristo alla fisionomia "ufficiale". Durante il restauro è emersa una qualità pittorica ben superiore alle aspettative, con una ricchezza cromatica del tutto paragonabile, a detta di Pietro Marani, a quella dell'Ultima Cena: ricchi sarebbero soprattutto gli azzurri e i rossi del panneggio. Un confronto con i pigmenti della Vergine delle Rocce della National Gallery ha dato esiti positivi circa la compatibilità. Infine riflettografie e analisi scientifiche confermerebbero l'analogia con i disegni preparatori.

L'opera viene esposta alla grande mostra monografica alla National Gallery di Londra in cui è stata presentata al pubblico (dopo un restauro che ha eliminato vecchie ridipinture) su Leonardo che si è tenuta nel museo londinese.  

In questo momento l'attribuzione è stata confermata da quattro studiosi internazionali, con pareri unanimi, ma è stato criticato d’altri studiosi come Carmen Bambach, Michael Daley, Jacques Franck, Charles Hope, Charles Robertson e Frank Zöllner.

2013

Ilo quadro viene pagato 127 milioni di dollari dall'imprenditore russo Dmitry Rybolovlev, proprietario della squadra dell'AS Monaco e della Uralkali, azienda produttrice ed esportatrice di potassio, offerto al mercato da Christie’s, troverà pretendenti.


2013
Il Salvator Mundi viene esposto a Londra e venduta all'asta per 80 milioni di dollari, acquistata da Yves Bouvier, presidente di Natural Le Coultre, società svizzera che si occupa di trasporto e conservazione di opere d’arte.
Bouvier lo ha rivenduto al miliardario russo Dmitry Rybolovlev, imprenditore e dirigente sportivo russo, proprietario per due terzi della squadra di calcio del Monaco, che nel 2018 occupa il 242º posto nella lista dei miliardari di Forbes ,  per 127 milioni di dollari, che però subito dopo lo ha accusato d’averlo raggirato per il prezzo eccessivo.

 

2017,15 novembre - Il grande giorno

Christie's, fondata nel 1766 da James Christie, fa parte del Groupe Artémis, di proprietà del magnate francese François Pinault, il quale acquistò la compagnia nel 1998 è ad oggi è da considerarsi la più grande casa d'aste al mondo con 54 uffici in 32 paesi e 12 sale in tutto il mondo e tra le più importanti possiamo certamente annoverare Ginevra, New York, Londra, Parigi, Milano, Dubai, Amsterdam, Hong Kong, Zurigo, Shanghai e Mumbai.
il luogo scelto per la vendita del Salvator mundi è New York.

Sono stati dunque fugati i sospetti relativi all'attribuzione sollevati da alcuni studiosi, così come la condizione men che ottimale del dipinto, restaurato di recente, ha influenzato negativamente i ricchissimi compratori. Il grande lavoro di marketing della casa d'aste Christie's, il meccanismo competitivo dell'asta e il riposizionamento del lavoro come ‘capolavoro senza tempo' hanno, senza dubbio, influito enormemente sul prezzo, portandoloa 400 da 127 milioni pagati privatamente dal venditore sono qualche anno fa.

In realtà, presa non certo per il nobile scopo di épater les bourgeois ma con l’obiettivo (centrato) di attirare l’attenzione di tutto il mondo. Facendo scorrere fiumi di denaro sull’arte. Non resta che porsi un quesito. Quanto durerà ancora questo scintillante palcoscenico dorato? Che cosa c’entra la passione per l’arte e la cultura con l’esibizione ostentata della ricchezza e la teatralità della «riccanza»? In fondo, a pensarci bene, sono domande legittime. Un tempo le arti e la cultura erano prima di tutto formative. A quasi mezzo millennio dalla sua morte (2 maggio 1519) Leonardo -forse- ha voluto indicarci, ancora, qualcosa. Thanks Leonard. Grazie Italia. Quella del Rinascimento.


Da circa una settimana si parla di questo evento e le immagini del Salvator mundi continuano a scorrere nei notiziari della CBS e FOX TV sin dalla mattina presto: in tv si sprecano le ospitate di critici d'arte e commentatori, storici e galleristi dove ognuno porta il proprio contribuito circa la conoscenza della storia di Leonardo e di quest'opera.
Girando per Nwe York si ha la sensazione di essere osservati dall'immagine di Leonardo e del Salvator mundi che campeggia sui grandi schermi digitali e time Square, la piazza centrale della City, sembra un grande teatro di immagini che, con maestria grafica, ci rimandano a questo straordinario appuntamento nella storia. Sugli schermi scorrono i nomi di tutti i vip invitati e presenti e tra questi non vi è nessuno sconosciuto:

  • Il miliardario cinese Budi Tek, (12,3 miliardi di dollari di patrimonio) 
  • Il miliardario Eli Broad (7,3 miliardi di dollari di patrimonio), 
  • Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani (sorella dell’Emiro del Qatar), 
  • Uli Sigg (collezionista svizzero con un patrimonio di 200 milioni di dollari),
  • Dasha Zhukova (moglie del miliardario russo Roman Abramovič), 
  • Hecilda e Sergio Fadel (tra i principali promotori dell’arte contemporanea in Brasile), 
  • Gerhard Richter (il grande maestro informale, tra gli artisti viventi più cari al mondo), 

iI palazzo dove ha sede Christie's, è letteralmente circondato nel suo perimetro da ingenti forze di polizia che transennano le vie adiacenti e vi sono addirittura agenti in borghese , si parla di circa 300 uomini, tra FBI  e polizia posizionati alle vie di intersezione dell'edificio e all'interno sia della sala che distribuiti nei vari piani del palazzo.
E' stato attivato il più massivo sistema di evaquazione in caso di evento terroristico e sono allertati i più vicini ospedali: L'area di sorvolo aereo è stata interdetta e sono il allarme 3 tutti i dipartimenti di polizia della città insieme ai vigili del fuoco.
Passare i rigidi controlli è davvero una operazione lunga e complessa: scanner, termorilevatori e sonar corporali, tracciano all'ingresso ogni singola anomalia, sufficiente per far scattare l'allarme.


2017,15 novembre -  ore 7.13 a.m.

A pochi minuti dall'inizio nella sala stampa decine di giornalisti accreditati ascoltano le dichiarazioni di Loic Gouzer, Presidente della sezione Post War e Contemporary Art di Christie’s a New York che, sedendosi solo per un minuto e attendendo il silenzio generale, rilascia solo questa dichiarazione:   

Salvator Mundi è un dipinto della figura più iconica del mondo dall’artista più importante di tutti i tempi e l’opportunità di portare questo capolavoro al mercato è un onore che accade una volta in una vita. Nonostante sia stata creata circa 500 anni fa, l’opera di Leonardo è altrettanto influente sull’arte di oggi come su quella del XV e XVI secolo. Abbiamo pensato che offrire di questo dipinto nel contesto della nostra vendita sull’arte del periodo post-bellico e contemporaneo sia una testimonianza della durevole rilevanza di quest’opera“.

La sala stampa viene liberata in pochi minuti perchè nella sala adiacente sembra tutto pronto per il grande evento: tutto il mondo è collegato.


Inizio dell'asta

L'asta prevede che il Salvator mundi sia l'opera n° 9 e, è facile capirlo, le altre 8 che lo precedono sono opere "meno importanti" e certamente quelle che "tireranno la volata" all'opera di Leonardo da Vinci.

Passa circa 18 minuti e l'ora fatidica sembra giunta: il banditore giovane ma esperto, comincia a sentirsi a disagio aprendo la cartella di battitura dove è presente al scheda dell'opera con il suo valore d'asta iniziale: si parte da  75 milioni di dollari.

Il parterr cade in un silenzio disarmante e tra gli ospiti e gli agenti d'asta presenti corre un brivido che descriverlo sembra quasi impossibile: vengono aperti per il n° 9 i telefoni con pronti a ricevere le offerte in anonimato..

Passano solo pochi secondi  elo schermo si illumina con l'immagine del Salvator mundi e la sala si lascia andare da un sordo "woow" che sottolinea la sorpresa di vedere innanzi ai propri occhi quella che è considerata una delle ultime opere del genio toscano. Il vocio tra le file passa come fosse un messaggio da non far sapere, mentre il banditore da ufficialmente il via alla vendita dell opera: 

Il dipinto è stato inseguito da almeno quattro pretendenti al telefono con personale della casa d'aste fino a 170 milioni di dollari, cifra raggiunta in solo nove rilanci di dieci milioni ciascuno, superando così già nei primi minuti il precedente record per un'opera d'arte in asta. 

 Attorno ai 250 milioni la competizione si è ridotta a due soli contendenti, rappresentati rispettivamente da Alex Rotter del dipartimento d'arte contemporanea, e Francois De Poortere, direttore del dipartimento di dipinti antichi, entrambi recenti ‘acquisti' provenienti dalla rivale Sotheby's; 89 milioni di dollari, poi 91, 97,112 il banditore Jussi Pylkkanen, presidente di Christie's, non ha dovuto faticare per ottenere incrementi insolitamente elevati, talora ben superiori ai 5 o 10 milioni di dollari richiesti, tanto che i colpi finali hanno visto il prezzo balzare in avanti da 355 a 370 e, infine, a 400 milioni: un rilancio di 30 milioni che ha messo a tacere il cliente dei dipinti dei grandi maestri, a favore del compratore cliente nell'ambito dell'arte contemporanea. 

Il prezzo straordinario rimarrà inattaccabile per molto tempo ed è già parte della storia del mercato dell'arte per la sua eccezionalità. sono  le offerte che iniziano ad arrivare via telefono e attraverso piccoli battiti di ciglia e discrete cenni con le dita e tutto avviene molto rapidamente cinquanta rilanci fino ad arrivare alla cifra record di aggiudicazione pari a 400 milioni di dollari ( 450,312,500  con le commissioni d'asta) : solo 18 minuti e 47 secondi di gara, pieni di tensione visibile e un silenzio assordante che viene interrotto  con l frastuono finale con l’applauso liberatorio.

2019

E ancora oggi, osservandolo, gli esperti sono divisi.

Il giovane Alaistair Sooke, nato nel 1981, critico e conduttore televisivo inglese, commentatore d'arte per i media britannici e per aver scritto e presentato documentari sull'arte e la storia dell'arte per la televisione e la radio della BBC afferma: «se ne percepisce la qualità: la sfocatura fumosa e evanescente nei contorni del viso, l’intreccio dei capelli e la luminosità...», attribuendolo con certezza a Leonardo.



Analisi del Salvator Mundi


Il globo nella mano sinistra:

Ma se si osserva il globo che Cristo tiene in mano, la luce si percepisce solo grazie a puntini bianchi, che conferiscono profondità alla sfera. «Il vetro o il cristallo solido producono immagini ingrandite o invertite se si tratta di una lente. E invece Leonardo ha dipinto quella palla come se fosse una bolla di vetro vuota in cui la luce non si riflette e non distorce l’immagine che si vede dietro la trasparenza», avverte Walter Isaacson, che ha dato alle stampe una biografia su Leonardo. Questa sarebbe «un’anomalia sconvolgente» per uno scienziato che «stava studiando i fenomeni ottici e di rifrazione della luce». Sul tema della sfera si sono così aperte bizzarre interpretazioni: secondo alcuni, il globo potrebbe essere un tipo di quarzo trasparente da secoli elemento di interesse esoterico.

Per Christie il maestro non avrebbe riprodotto l’effetto ottico semplicemente «per evitare distrazioni»;

per Frank Zöllner, è uno storico dell'arte e professore tedesco Docente dell’università di Lipsia, non si tratterebbe di un opera di Leonardo.

la dimensione spaziale:

Gesù Cristo è raffigurato frontalmente e a mezza figura, come tipico dell'iconografia (si veda ad esempio il Salvator mundi di Antonello da Messina).  

Sembra emergere dal buio ma anche dalle tenebre quasi silenziosamente affiorando quel poco che basta per essere notato. Dietro di lui infatti, non si scorge nulla, nessun riferimento che ci faccia capire dove si trovi, nessun riferimento d sfondi che possiamo in qualche modo identificare.idaE’ un Cristo sindonico, che appare come traccia straordinaria nel dipinto. Un Cristo che somiglia molto a quello della Sindone; un Cristo che emerge dall’oscurità, come durante la Cena in Emmaus. Che si rivela, senza voler essere protagonista; che non chiede di essere osservato o adorato, ma che dona esclusivamente Bene al mondo, senza chiedere nulla, in cambio. 

Tutto si concentra sull’ossimoro di un’azione immota: donare con amore, per l’eternità, estinguendosi dietro l’amore stesso. La filosofia sottesa al dipinto è tutta leonardesca. Il segno appare duplice. Boltraffio e Leonardo.

 

La mano destra
E' alzata verso l'alto , mentre innalza la sua mano destra per benedire e nella sinistra tiene il globo, simbolo del suo potere universale.   La sua mano destra dice: io ti benedico. Quella sinistra: e ti dono il Cielo, la vita eterna, rappresentata dalla sfera cristallina che è simbolo della divinità. Cristo concede l’immortalità. E concede all’uomo la condivisione dello stato divino, dopo la morte. Così, osservando quest’opera, pareva che la Salvezza fosse destinata a tutta l’umanità, senza sacrifici. Per questo il Salvator Mundi di Boltraffio-Leonardo fu considerato contrario al primo pensiero tridentino e venne modificato. L’azione registica del maestro permea l’opera

 

Gli occhi del Cristo:

come si può notare rispetto per esempio ad altre opere di Leonardo, in quest'opera gli occhi sembrano "spenti", non richiamano quella caratterizzazione e concentrazione del particolare che sono il suo stile. Infatti la bassa lucentezza e l'eccessiva ombreggiatura delle palpebre,  mette in risalto lo sguardo "stanco" del Cristo, quasi a sottolineare le fatiche che porta con sè.

Lo strabismo di Venere è una diffusa patologia che interessa i nostri occhi. Il risultato è abbastanza visibile: gli occhi si trovano in una condizione tale per cui le pupille non appaiono perfettamente allineate, essendo influenzate negativamente da un’anomalia che riguarda i muscoli oculari. 

Lo strabismo di Venere sono costituiti da uno sguardo non perfettamente simmetrico, in grado di colpire principalmente uno dei due occhi, che rivolgerà la pupilla verso l’esterno rispetto all’asse del viso. Dunque, gli occhi avranno una tendenza a deviare rispetto al proprio asse visivo naturale, in maniera divergente o convergente.

 

La pietra preziosa:
Se si presta attenzione, il Salvator Mundi indossa un piccolo rubino, posizionato  sotto la prima parte del collo inserito nella veste. Cosa significa? 

La storia della pietra rossa, conosciuta come rubino,  una delle gemme più preziose e rare al mondo. Secondo solo al diamante per la sua durezza è descritta da molte leggende e i significati che affondano le radici nell’antichità e negli eventi storici.

I greci chiamavano i rubini e le pietre rosse in generale ántrax, che significa carbone vivo, poiché credevano che tali gemme, esposte al calore, diventassero del colore dei carboni ardenti, eguagliando lo splendore e la potenza del sole.

nel Medioevo la gemma assunse ulteriore potenza: veniva infatti associata a poteri divinatori poiché si riteneva che il suo colore cambiasse per rivelare disgrazie e catastrofi incombenti. Un amuleto di buona sorte e altamente protettivo che, sempre nel Medioevo, assunse la sua denominazione attuale, da “rubeus” che significa, per l’appunto, rosso.

Il rubino è ancora simbolo di solarità, potenza e bellezza, e la sua rarità lo rende ancor più prezioso e desiderato, da principi, eroi, dei e imperatori, ma soprattutto da tutti noi,comuni mortali.

Una perla ferma invece le due bande che indicano la croce. La perla stessa, simbolo della purezza femminile, sembra indicare, nell’insieme, il matrimonio con un’umanità che è donna e uomo, come Cristo è donna e uomo, in una dimensione spirituale. Madre e padre.”