Il salvagente



440 a.C. circa – 360 a.C. 

Le prime tracce di un "salvagente" si hanno negli scritti di Plutarco, sacerdote di Delfi e filosofo che ha vissuto sotto l'Impero Romano, fu anche amministratore e grande uomo di  pensiero e di giudizio, scrisse una delle sue opere più celebri chiamata Vite parallele, che raccoglie le biografie dei più famosi personaggi della classicità greco-romana e, secondo quanto indicato, si parla di Ponzio Cominio militare romano degno di grande stima che secondo le cronache dell'epoca, si distinse per un'impresa militare di grande rilevanza durante l'assedio dei galli su Roma.

Si narra infatti che Ponzio Cominio venne incaricato di recapitare  un messaggio al comandante delle Legioni romane e, per evitare di essere coinvolto negli scontri per le strade della città e superare i blocchi francesi, nella notte decise di percorrere il Tevere "galleggiando" con indosso un giubbotto dal peso di circa 11 kg, assemblato e cucito con piccole camere  verticali contenenti strisce di sughero che consentivano il galleggiamento. 


Giubbotto galleggiante - Di Eduardo - Opera propria, CC BY-SA 4.0
commons.wikimedia.org

Vitae illustrium virorum. Rome, printed by Ulrich Han (Udalricus Gallus), 1470 Collection: University of Leeds Library


1682-1782

In Germania iniziano le pubblicazioni di Acta Eruditorum (latino per "relazioni/atti degli studiosi"), considerata una delle prime pubblicazioni scientifiche del secolo, fondata da Otto Mencke e Gottfried Leibniz, che aveva lo scopo di tenere aggiornati tutti gli studiosi sulle ultime scoperte scientifiche e sulle novità librarie di tutta Europa.

La pubblicazione  scritta interamente in latino e conteneva estratti da nuovi scritti, note e recensioni, trattati approfonditi sulle scienze e sulla matematica semplice e complessa, ma anche approfondimenti di teologia e diritto. 

Ebbe particolare peso scientifico grazie a coloro che vi contribuirono con i propri studi e tra questi umanisti e filosofi, scrittori e scienziati come Leibniz, Bernoulli, Boyle, Eulero, Laplace e Lalande, Christian Thomasius e Christian Wolff. 

Tra i vari studi scientifici vi è traccia di quello che si può considerare il progetto del "salvagente umano" formato da due semicerchi volumetrici uniti al centro da un perno verticale a cerniera per la chiusura. 

Si trattava di una semplice costruzione in legno composta da due camere dette" aperte" attraverso due piccoli sportelli posti in alto per far accedere l'aria e consentire il galleggiamento. Tecnicamente funzionante solo in acque calme, il salvagente era piuttosto ingombrante e, malgrado fosse composto di aria, il suo peso era consistente e tendeva difficile ogni tipo di manovra.

Unità di galleggiamento a cerniera con camera di areazione regolabile dall'alto.

 

1813, 29 luglio

Nel libro di viaggio intitolato «Viaggio da Milano a Nizza e ritorno dai 9 di giugno agli 8 di agosto 1813», conservata all'Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere di Milano, viene descritto uno scafandro imbottito di sughero per facilitare il galleggiamento: rudimentale prototipo di salvagente. La descrizione viene fatta direttamente dall'intellettuale onegliese Carlo Amoretti che cosi descrive:


 «Pranzai oggi di là dell’acqua alla campagna di Delbecchi. Ebbi a commensali l’amico della mia gioventù il P.M. (padre dell’ordine dei Minori, ndr.) Mussi, il medico Lavagna, autore d’alcune operette fisiologiche. Andammo dopo il pranzo ad una vigna di Delbecchi in alto [....] poi a bagnarsi dietro lo scoglio della Galeazza con tutta la famiglia dell’Avvocato [....] Io, collo scafandro, m’allontanai dallo scoglio, intorno al quale gli altri cercarono e trovarono patelle ed echini saporiti. Le donne, seminude, teneasi lontane da noi».   


 

Gli studi di Leonardo 


Il pensiero di Leonardo, questo lo si desume dai suoi scritti, prevede l'ideazione di una forma di galleggiamento in grado di salvare la vita in caso di naufragio e più precisamente afferma: 


"modo di salvarsi da una tempesta".


Possiamo presumere quindi che il salvagente ideato da Leonardo fosse in dotazione alle imbarcazioni, forse non solo da guerra, ma anche come supporto di salvataggio per imbarcazioni da trasporto che dovessero affrontare le insidie della navigazione. 


Il foglio scritto di pugno da Leonardo non riporta indicazioni circa i materiali di costruzione e quindi non è possibile stabilirne con esattezza le caratteristiche; alcuni azzardano l'ipotesi che Leonardo abbia pensato ad un intreccio di legno, probabilmente di vimini, ma questa è una semplice supposizione. A nostro avviso occorrerebbe osservare il disegno e capire meglio.

Ingrandendo il disegno si può vedere che Leonardo "ombreggia" il perimetro della ciambella senza definirla o facendo capire che si tratti davvero di legno intrecciato, piuttosto dalla segnatura bassa delle ombre, farebbe credere che si tratti di una superficie piana e non irregolare come un intreccio potrebbe far credere.

Siamo propensi nel credere che conoscendo perfettamente l'utilizzo delle gomme e di materiali elastici, non avrebbe avuto difficoltà ad immaginare la ciambella come una circonferenza composta da mantice. 


Ricostruzione del salvagente di Leonardo da Vinci