San Giovanni Battista



SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: San Giovanni Battista
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: 61 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: tavola di legno - pioppo
  • dimensioni: cm 69 x 57
  • tecnica: colore ad olio trattato
  • datazione: 1513
  • stato di conservazione: buono - ottimo
  • interventi di restauro: non pervenuti
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: Parigi, Museo del Louvre


 

Storia dell'opera

Il giovane san Giovanni Battista è al centro del quadro, immerso di luce e sembra emergere, come spesso accade nelle opere Leonardesche, dal profondo buio che si lascia alle spalle ponendosi innanzi con tutta la sua figura.

Nel quadro non è chiaro infatti cosa vi sia alle spalle del Giovanni Battista, quasi a voler dar poco importanza ai contorni e ai luoghi, facendo cosi concentrare l'osservatore esclusivamente sul Battista.

Si nota, anche qui lo schema classico di Leonardo, che il busto è sottoposto ad una leggera torsione laterale, torsione detta anche "spiralica" o "spirale di movimento", dove il Giovanni Battista sembra  pronunciare la parte sinistra a favore di luce, quasi a richiamare la nostra attenzione.

Con l'indice della mano destra indica subito dove osservare: la Croce che tiene con la mano sinistra.

Con questo messaggio il Giovanni Battista chiede allo spettatore di osservare quello che il suo indice ritiene il messaggio principale e icona simbolo della cristianità, quella croce dove Cristo è stato crocifisso per gli uomini, quella croce dove il suo sangue versato a favore dell'Umanità, ha tracciato il percorso verso un illuminato cristianesimo. Il Giovanni Battista quindi, sottolinea il momento più tragico e liberatorio del messaggio, invitando l'osservatore ad una profonda meditazione sulle sofferenze del figlio di Dio.

Lo sguardo del Giovanni battista non è sofferenze, anzi. Affronta il messaggio che porta a tutti noi e al nostro sguardo in modo sorridente, con la dolcezza di chi ne ha colto il significato più profondo, contrapponendosi di fatto alla sofferenza di ciò che indica col dito. 


Cosa possiamo capire?

In questo dipinto emerge forte la contrapposizione tra il dolore e la gioia, tra i bene e il male, un connubio di due stati d'animo che, da una parte la sofferenza di Cristo e dall'altra il sorriso di Giovanni Battista, ci fanno cogliere il dualismo umano che da sempre determina il bene e il male. 


La veste di Giovanni Battista

La veste è molto semplice e si tratta delle pelli di un animale selvatico. Non a caso la scelta di non vestire il Giovanni Battista con veli o tessuti, ci indica che il Santo rappresenta l'isolamento dell'eremita, la scelta quindi di essere distante dal mondo e dagli uomini per intraprendere una ricerca divina e profonda verso la spiritualità (il suo sorriso e la tranquillità viene sottolineata).

I capelli sono volutamente lunghi e ricci, dove la luce si sofferma quasi a farci notare i piccolissimi particolari dei dettagli, una luce che sembra "scavare" all'interno della capigliatura che molto ricorda quella di Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì, allievo e che più di una volta posò come modello grazie ai suoi tratti femminei.  

Leonardo da Vinci ha più di una volta paragonato i boccoli fluenti e armonici di Gian Giacomo, al movimento fluttuante delle acque che scendono a valle e che attraverso il proprio percorso tra insenature e rocce, danno vita al movimento fluido e lento creando una rappresentazione che sembra sempre diversa e misteriosa. Non a caso lo stesso Leonardo da sempre interessato allo studio del moto delle acque e in particolare del moto verticoso, descrive,  i capelli di Gian Giacomo molti simili all'andamento delle acque, cosi come descrive: 


 "Il moto del vello dell'acqua [...] 

fa a uso de' capelli, che hanno due moti: [...]

 l'uno attende al peso del vello, l'atro al lineamento delle volte"




Descrizione generale

1505, Firenze

E' probabile che questa sia la data, tra febbraio e ottobre, nella quale viene commissionata da Giovanni Benci a Leonardo da Vinci.


1521

Nell’Itinerario, il diario di Viaggio di monsignor Antonio dè Beatis da Molfetta, segretario del cardinale Luigi d'Aragona, vi è la descrizione particolareggiata del viaggio  tra il 1517 e il 1518 che portò sia il dè Beatis che il cardinale verso l'Italia del Nord, citando passaggi la Svizzera e la Germania, passando per la Francia e i Paesi bassi, (prima in Olanda e poi in Belgio).

In particolare viene annotato alla data del 10 ottobre 1517 presso il maniero di Cloux, in territorio francese, l'incontro con Leonardo da Vinci che si trovava alla corte del re di Francia.  Si descrive che presso un ala del maniero vi sia stato l'incontro con il cardinale Luigi d'Aragona al quale era presente proprio il dè Beatis che vide personalmente Leonardo mostrare e descrivere alcune opere di sua fattura: per la precisione tre.

  • La Gioconda; 
  • La "Madonna col Bambino seduto sui ginocchi di Sant'Anna";
  •  Un "San Giovanni Battista giovane".

Afferma dè Beatis (ma non vi è conferma sulla citazione) che le opere fossero quattro e non tre. Per quanto riguarda "San Giovanni Battista giovane" sembrerebbe che si trattasse proprio di quest'opera identificata nel tempo solo come il San Giovanni Battista".

Subito dopo la morte di Leonardo da Vinci questo quadro passò nella disponibilità di Gian Giacomo Caprotti, cosi come richiesto espressamente da Leonardo.

1524

Secondo le fonti Gian Giacomo Caprotti morì prematuramente e le teorie che spiegano le dinamiche sono le seguenti:


1^ teoria:

Il Caprotti durante una piccola battuta di caccia venne colpito per errore da un colpo al polmone sinistro sparato da un suo parente che fece il possibile per soccorrerlo, ma inutilmente.

2^ teoria:

Maneggiando un archibugio nella cantina della sua abitazione, inavvertitamente fece partire un colpo che lo uccise all'istante.  

 

1540, manoscritto Gaddiano

Tra le prime biografie di Leonardo da Vinci, solo l'anonimo Gaddiano o Magliabechiano, il manoscritto oggi presente presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Cod. Magliab. XVII, 17), appartenne alla nobile famiglia Gaddi, acquisito successivamente dal collezionista Antonio Magliabechi. 

Il manoscritto, nella parte dedicata agli artisti fiorentini e alle loro opere ripercorre i momenti più importanti del Rinascimento, dove viene indicato un San Giovanni Battista tra le opere di Leonardo da Vinci.

Gli agenti di Luigi XIV di Francia acquistarono la tavola dal mercante tedesco probabilmente nella prima delle due grandi aste attraverso le quali Jabach vendette la sua immensa collezione d'arte, tra il 1660 ed il 1662; in ogni caso entro il 1666 la tavola era già nelle collezioni reali (inventariato da Charles Le Brun nel 1683), confluite poi al Louvre dopo la Rivoluzione.


L'inventario di Gian Giacomo Caprotti

Nell'inventario dei suoi beni viene espressamente indicato un quadro, ritratto di San Giovanni giovane.

Bisogna ricordare che questa indicazione non chiarisce completamente l'attribuzione dell'opera, in quanto lo stesso Caprotti, abile pittore e allievo prediletto di Leonardo, in passato si cimentò personalmente nel dipinto di un San Giovanni Battista, ispirato dal precedente San Giovanni dipinto da Leonardo conservato oggi alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. 

E' probabile quindi che nell'inventario da lui stilato, il San Giovanni al quale si fa riferimento, possa essere quello da lui dipinto e non quello di Leonardo da Vinci.

Questa è l'indicazione originale riportata nell'inventario: 


"n.° 1 quadro cum uno Santo Ioanne piz. zoveno".

 

I parenti del Salaì avrebbero poi venduto il dipinto di Leonardo, magari a Francesco I di Francia. 


1630

In un inventario dei beni di proprietà di Roger Duplessis de Liancourt,  figlio di Charles du Plessis, signore di Liancourt, conte di Beaumont-sur-Oise, e ciambellano di Luigi XIII presso il re Carlo I d'Inghilterra. Al re inglese venne poi ceduto il dipinto in cambio di due opere: il Ritratto d'Erasmo di Hans Holbein e la Sacra Famiglia di Tiziano, come riferito da Abraham van der Doort, noto e stimato artista olandese grande collezionista di opere e in particolare della collezione completa  di Charles I.


1649, 30 gennaio

Dopo l'esecuzione capitale di re Carlo I, il parlamento inglese decise di vendere all'asta i suoi beni.


1651, 8 ottobre

Il San Giovanni Battista  fu acquistato in una di queste vendite, più precisamente il giorno 8 ottobre 1651, dai francesi Cruso e Térence per 140 lire. Successivamente i due collezionisti lo vendettero al banchiere e mercante d'arte Everhard Jabach.