Città di Venezia


1148 

Venne istituita per la prima volta, la Promissio Ducale, ovvero la promissione ducale (in latino promissio domini ducis)  il giuramento costituzionale pronunciato da ciascun Doge della Repubblica di Venezia nel preciso  momento dell'investitura della carica ufficiale. 

Questo documento, ritenuto di fondamentale importanza per la sua "liturgia", indicava, attraverso la sua lettura, la sua effettivamente investitura sovrano eletto (formalmente la carica corrispondeva all'antico Dux della Venetia),  e l'assunzione di responsabilità e fedeltà assoluta da parte del Doge verso i cittadini veneziani e verso la promessa di fedeltà alla Repubblica. 


1200

Venezia raggiunge una forte espansione territoriale arrivando a dominare buona parte dominava gran parte delle coste dell'Adriatico, come ad esempio la Dalmazia, l'Istria, molte delle isole dell'Egeo, compreso Creta e Cipro, ma anche Corfù. 


1255 - 1270 

La Repubblica della Serenissima è protagonista della  guerra di San Saba, una guerra violenta dichiarata contro la Repubblica di genova, finalizzata al controllo del commercio verso Oriente, guerra che ebbe la sua concentrazione nella  città di Acri. 


1310, 10 luglio - i servizi segreti

Viene istituito per la prima volta Il Consiglio dei X , per la durata di un solo anno, per volontà di Pietro Gradenigo, 49º doge della Repubblica di Venezia. Lo scopo del Consiglio era quello di perseguire i coloro che alimentarono la congiura del Tiepolo, ove alcuni membri di famiglie patrizie attentarono al governo cittadino e, a fronte di questo episodio al Consiglio dei X  , vennero affidati poteri straordinari di giustizia al fine di reprimere eventuali congiure future.


1335, 20 luglio
Il Consiglio dei Dieci, che avrebbe dovuto durare solo poco tempo, diventò una organizzazione specializzata nel perseguire i reati politici e garantire gli affari segreti per la sicurezza dello Stato.

Da questo momento quindi viene organizzata una articolata rete di relazioni "ombra" tra giudici, magistrati, soldati di alto grado, informatori e nobili, tutti in grado di raccogliere e valutare le informazioni che potessero metter a rischio  la stabilità della Repubblica e consegnarle direttamente al membro garante del consiglio, chiamato Missier grande. 

Questa organizzazione quindi, operava come una vera struttura di "intelligence", in grado di lavorare su diversi piani: affari interni e affari esterni, indagini economiche, e tutto questo veniva organizzato attraverso una struttura di uomini e donne che coordinavano le proprie azioni direttamente con gli apparati diplomatici" visibili" della stessa repubblica. 

riproduzione della sala del Consiglio

 

Ma anche il comune cittadino era chiamato a contribuire e vigilare sulla legalità. A questo scopo furono distribuite in città, soprattutto nelle vicinanze delle sedi istituzionali (Palazzo Ducale in primis) delle cassette in cui introdurre denunce segrete, ma rigorosamente non anonime (pena la distruzione delle stesse). 

la sentenza di giudizio: non vi era un dibattimento e gli imputati spesso non erano nemmeno presenti e una volta emesso il  da parte dei Dieci, non veniva ammessa nessuna forma di appello.  Spesso le condanne prevedevano:


  • pena capitale segreta  tramite decapitazione.
  • impiccagione in luogo segreto. 
  • annegamento notturno nelle acque della laguna ( evitando di essere quindi visti dalla popolazione). 
  • il bando dalle attività cittadine ( incarichi amministrativi, politici, legislativi, religiosi, etc..).
  • la relegazione in regime di isolamento forzato.

Una volta emesso il sommo giudizio, spettava il "lavoro sporco" a quelli che oggi, al nostro secolo, chiameremmo i sicari con "licenza di uccidere".

1539, il 20 settembre
Il Consiglio dei Dieci fu reso"ufficialmente invisibile" a tal punto che vennero messe in circolo le voci che la sua esistenza fu semplicemente una leggenda creata dai detrattori.


1358

Dopo la pace  di Zara , la "Serenissima" dichiarò guerra ai territori triestini, colpendo proprio la città di Trieste che attraverso il suo porto, era anch'esso un punto di collegamento delle verso l'oriente. L'attacco ebbe lo scopo, oltre che di controllare il porto e affermare il proprio controllo nel nord del mare Adriatico, anche quello di rispondere agli attacchi triestini alle navi veneziane che, da diverso tempo , venivano minacciate e, in alcun i casi, costrette a cambiare rotta e tornare al porto di Venezia.

Pace di zara:  fu un trattato stipulato nella città dalmata fra il Regno d'Ungheria-Croazia e la Repubblica di Venezia, in cui quest'ultima dovette rinunciare a gran parte dei suoi possedimenti in Dalmazia.


1379

Le flotte navali di Chioggia impongono alla "Serenissima" limiti territoriali di espansione nel porto e minacciano le imbarcazioni nel caso in cui le flotte del Doge si avvicinino alle coste chioggiane. le imbarcazioni di Chioggia giunsero a cingere Venezia e tutte le sue isole con un vero e proprio"cordone navale" che impediva il movimento navale a tal punto da bloccare la forza militare di venezia nei porti. Dopo aver posto la serenissima in stato d'assedio nelle sue stesse lagune, terminò con un nulla di fatto e l'indebolimento della rivale.

Guerra di Chioggia:  fu un conflitto combattuto dalla repubblica di Genova contro la repubblica di Venezia tra il 1378 ed il 1381, in conclusione di un confronto aperto che durava da anni e che aveva già contato qualche occasionale e limitato scontro militare. Inizialmente i Genovesi riuscirono a conquistare Chioggia e vaste zone della laguna di Venezia, ma alla fine la vittoria arrise ai Veneziani, che riuscirono a riprendersi Chioggia e le città lagunari ed istriane cadute in mani genovesi.


1400- 1410
I territori della Repubblica Serenissima comprendono i paesi confinanti adiacenti al fiume  Adda, sino all'alta zona dell'stria per poi scendere sino a giungere nel basso polesine veneto e città come Verona e Padova, e dieci anni più tardi assoggettava il Friuli. La repubblica arrivò a comprendere il territorio di quella che era stata la X regione augustea della penisola italica (Venetia et Histria). .   


1463

Ha inizio quello che è considerato uno degli scontri militari più cruenti e lunghi del periodo rinascimentale: la guerra tra Venezia e il nuovo Impero ottomano. Furono 16 anni di guerre  che iniziarono con la conquista di  Argo da parte dei Turchi, città che in precedenza fu parte dell'impero Bizantino e dai Crociati, venne costruito il castello chiamato  Kastro Larissa.  si concluse, dopo alterne vicende, con la perdita per la Serenissima anche della colonia di Negroponte, di parte delle Cicladi, di Lemno e dell'Albania veneta


1489
Venezia fu annessa l'isola di Cipro, precedentemente uno stato crociato, ceduto dalla sua ultima sovrana, la veneziana Caterina Cornaro,  regina consorte di Cipro grazie al matrimonio avvenuto con il re Giacomo II, reggente del Regno di Cipro, nonchè regina regnante di Cipro.


1495

Venezia riuscì ad espellere dall'Italia Carlo VIII, Carlo VIII di Valois, Re di Francia che con le sua  discesa in Italia nel 1494 inaugurò le cosiddette guerre d'Italia, che compresero otto conflitti, con cui le grandi potenze europee si disputarono il controllo della penisola italiana. 

 

1499
Arrivano a Venezia nuovi segnali di una probabile invasione da parte dell'esercito ottomano che, secondo le informazioni dell'epoca, sembrerebbero avanzare con oltre 40.000 soldati.

La marcia Ottomana si diresse nei villaggi dell'alto Friuli, pronti a conquistare i territori sul tagliamento, fiume strategico per il trasporto di eventuali materiali bellici e rifornimenti necessari  per un eventuale assedio. 

La marina Ottomana fu una delle prime ad usare i cannoni a lunga gittata a bordo delle imbarcazioni, e la battaglia di Zonchio,  nota anche come la battaglia della sapienza o la prima battaglia di Lepanto. 

La notizia arrivò al senato della Repubblica veneta che dovette in breve tempo cercare conferme alla notizia, ma anche fare in modo di organizzarsi per non essere colti di sorpresa. 


Leonardo da Vinci a Venezia

 

1500, marzo

Leonardo da Vinci si trova in città e questo è affermato dallo stesso Luca Pacioli, in quanto entrambi stanno lavorando su un progetto comune che da li a poco vedrà la stampa definitiva: il De divina proportione.

Testo scritto da Luca Pacioli, editato nel 1509

 

Nella città lagunare Leonardo da Vinci lasciò anche alcuni dei suoi innovativi studi sulle caricature e sui volti grotteschi, l’influenza dei quali si intuisce chiaramente in alcune opere prodotte in seguito a Venezia, come la Vecchia, dipinto realizzato dal Giorgione nel 1506, o il Cristo tra i dottori, opera realizzata da Albrecht Dürer sempre nel 1506.

Durante il soggiorno Veneziano, Leonardo portò con sé il disegno per lo studio del Ritratto di Isabella d’Este, che fu probabilmente un importante e deciso stimolo per gli artisti locali all’utilizzo più sensibile degli effetti luminosi e a una maggiore attenzione verso l’aspetto psicologico nel ritratto.

ritratto di Isabella D'Este

 

Leonardo in persona riceve incarico dal Doge di Venezia, che temeva nuove invasioni dagli Ottomani, di pensare e progettare nuovi modelli difensivi per la città, impedendo ogni forma di attacco, sia proveniente dal mare che dalla terra ferma.   

Leonardo non conosce bene il territorio e attraverso la raccolta e lo studio cartografico e geologico del terreno, inizia ad ispezionare quelli che lui considera i"punti deboli".

Nel foglio 638° V del Codice Atlantico, conservato alla biblioteca Ambrosiana di Milano e noto come Memorandum Ligny, e si tratta di una pagina più volte ripiegata, con frammento del foglio mancante, che presenta due abbozzi di lettere di suo pugno e sono relativi agli  studi condotti da Leonardo stesso per la difesa del friuli dagli assalti dei turchi, probabilmente indirizzata,come informativa, al Senato veneto ( questo però non ha trovato conferme ufficiali). 

Nel foglio stesso viene indicata, attraverso un bozzetto e una descrizione che non lascia alcun dubbio, una forma di apparato difensivo da realizzare chiaramente  sull’Isonzo per contrastare il nemico ottomano. 


“Illustrissimi signori, avendo io esaminato la qualità del fiume l’Isonzio,

 e da’ paesani inteso come per qualunque parte di terraferma...”.


Questo scritto, come abbiamo detto, trattasi  del foglio 638° V del Codice Atlantico , indica in modo chiaro che Leonardo, parlando in prima persona, dichiara di avere personalmente essere stato in quel luogo e che quindi non si tratta di una informazione generica, piuttosto la conferma definitiva della sua presenza in loco. 

foglio 638° V del Codice Atlantico, conservato alla biblioteca Ambrosiana di Milano 

 

1503
Esiste un documento importante che affermerebbe la presenza di Leonardo da Vinci a Venezia e che la sua permanenza fu di poco tempo, al massimo un paio di mesi. 

Proprio nel 1503, emerge una lettera del liutaio Lorenzo Gusnasco. ma chi era costui? 

Lorenzo Gusnasco, costruttore e progettista di clavicordi, liutaio personale di Isabella d'Este, inviò proprio alla dichessa a Isabella d’Este una Lettera datata 13 marzo 1500, ( pubblicata da Baschet -Aldo Manuzio, Venezia 1857, citata in Gaz. Des Beaux Arts, 1888, I, pag 122) che cosi descrive:


“Ricordo come a dì 8 d’aprile 1503 io Leonardo da Vinci prestai a Vante miniatore ducati 4 d’oro in oro […] 

Ricordo come nel sopradetto giorno io rendei a Salai ducati 3 d’oro, 

i quali disse volersene fare un paio di calze rosate co’ sua fornimenti,

 e li restai a dare ducati 9, 

posto che lui ne de’ dare a me ducati 20, cioè 17 prestaili a Milano e 3 a Vinegia […]”.

(Londra, British Museum, Ms. Arundel, f. 229 verso, cfr. Richter, 1883, vol. Il, p. 457, paragrafo 1525)

 

Il Salai citato nella lettera, era conosciuto con il nome di Gian Giacomo Caprotti. Fu un allievo prediletto di Leonardo, con il quale lo stesso maestro ebbe un rapporto di amore e odio, dovuto proprio al suo talento ma anche alle sue note interperanze e manie di grandezza, cose che lo facevano irritare spesso, ma che doveva accettare anche per il fatto che il Caprotti era ancora molto giovane e poco riflessivo.   


Una ulteriore testimonianza è conservata presso l’Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, busta 1439 – nella quale la marchesa Isabella D'Este viene informata che: 

E lè a Venecia Lionardo Vinci, el quale m’à mostrato uno retrato de la S.V. 

che è molto naturale a quella. Sta tanto ben fato, non è possibile melio” 

(Baschet, 1867, pp. 70-75)

 

ulteriori testimonianze della presenza di Leonardo a Venezia


1). Marin Sanudo il Giovane   

I Sanudo erano una famiglia di origine longobarda, risalente al nono secolo come i Candiani, che secondo molti storici e come afferma lo stesso Marin nelle Vite dei Dogi, erano la medesima famiglia, forse  rifugiatasi nella pianura veneta a seguito della conquista dei Franchi. La sua famiglia possedeva il Palazzo Sanudo sul Canal grande a Venezia ( oggi ospita il Museo di storia naturale della città ).

Il padre, senatore della Serenissima, era Leonardo Sanudo, e morì nel 1476 mentre era a Roma quale oratore della Repubblica, lasciando suo figlio di 11 anni con la madre malata e i due zii da parte di padre. 

Marin Sanudo il Giovane  scrisse nei suoi Diarii resoconti estremamente dettagliati di avvenimenti della città di Venezia dal 1496 al 1533, e stando a ciò che scrive, non viene mai citata la presenza di Leonardo in città. 

diario originale di Marin Sanudo

 

2) Giorgio Vasari

nella pubblicazione della seconda edizione delle Vite risalente al 1568 , edizione che lo stesso autore ampliò notevolmente iscrisse in 3 volumi in IV più grande per un totale di (1012 pagine, ripercorre le storie di molti artisti del rinascimento italiano, citandone le storie e le arti, cosa che fece anche di Leonardo da Vinci.

V detto che come molti degli storici del suo tempo, Vasari peccò talvolta di un eccesso di zelo, incorporando nelle biografie racconti relativi a scandali e pettegolezzi, e di creduloneria, dando per buone fonti orali a distanza di secoli dai fatti, non verificate né verificabili. 

edizione Giunti del 1568 delle Vite di Giorgio Vasari

 

1509

Viene stampato  degli Elementa di Euclide di fra Luca Pacioli nella sua prima edizione dove lo stesso Pacioli lo indica con il passaggio proprio a Venezia. Il Pacioli accompagnò lo stesso Leonardo nei seguenti spostamenti:

da Milano alla fine del 1499, a Mantova e a Venezia (Pedretti, 19782, pp. 84-85; Pedretti, 1982, pp. 12-15 e 24)

testo originale del 1509, Elementa di Euclide - Luca Pacioli   

 

2). Solmi (1976) 

L'autore ha sostenuto che secondo le sue ricerche lo stesso Leonardo avesse trattato direttamente con il Doge di Venezia il suo incarico di "esplorazione segreta" atta a annientare la flotta navale turca e trovare una soluzione tattica per liberare i prigionieri veneziani nelle mani degli ottomani, dopo la sconfitta dell’ottobre 1499 nella battaglia navale del Zonchio. 

2). Calvi (1982) 

Secondo l'autore lo stesso  Solmi cade in errore, in quanto dimostra che la presenza di Leonardo a Venezia era il frutto di una errata interpretazione e che le pagine relative ai disegni riguardanti il palombaro che il sottomarino, sarebbero stati fatti certamente dallo stesso Leonardo, ma in un periodo antecedente al 1550, bensì intorno al 1487.


1550, aprile

Il viaggio in Veneto di Leonardo è durato circa un mese e torna a Firenze.

Leonardo è a Firenze e la sua ‘missione segreta’ in Friuli è terminata, ma alcuni suoi accorgimenti bellici vengono poi adottati da Cesare Borgia. Di lì a breve, scoppia la guerra tra Venezia e Massimiliano.


1520

La Repubblica della Serenissima vive un grande momento di grande espansione dove negli anni precedenti i suoi eserciti si sono misurati con conquiste per terra, annettendo a se le città, e per mare, dominando con la propria flotta navale il mediterraneo.  

La città quindi forte di un florido sviluppo  tra occidente e oriente, pone le basi per i grandi commerci che porteranno immense ricchezze, ma anche nuove idee architettoniche e culturali. Nell'arte  cominciano a farsi strada artisti e pittori che, in qualche modo, subirono l'influenza dello stesso Leonardo da Vinci, scomparso da solo un anno, come ad esempio il Giorgione  e il Tiziano.

1570

Selim II invade il Regno di Cipro, colonia veneziana, e si spinse in Occidente alla creazione di una Lega Santa contro i Turchi tra Venezia, il Papato, il Sacro Romano Impero e il Regno di Spagna, con le sue dipendenze.


1570, 22 agosto

La città di Famagosta venne assediata dall'imponente flotta turca ottomana capitanata da Lala Kara Mustafa Pascià. I veneziani erano guidati da Marcantonio Bragadin e da Astorre Baglioni. 

Appena cominciato l'assedio, verso metà ottobre, il comandante ottomano Lala Mustafà invitò il governatore della città Bragadin ad arrendersi, donandogli anche un carniere di pernici, ma questi rifiutò sia l'"invito" sia il carniere


1571, 1° agosto

L' assedio di Famagosta ad opera dell'esercito Ottomano giunse alla fine e i Veneziani  dovettero cedere ai Turchi l' isola di Cipro e, in questa occasione, le truppe della serenissima, vennero brutalmente massacrate con decapitazioni e il loro comandante Marcantonio Bragadin,che guidò la difesa Veneziana, venne barbaramente ucciso.

L'assedio della città di Famagosta da parte degli Ottomani ai danni della Repubblica di Venezia fu la battaglia decisiva che permise ai Turchi di impossessarsi in modo definitivo dell'intera isola di Cipro.

.


1571, 7 ottobre

A seguito della conquista di Famagosta, gli Ottomani si cimentano nella battaglia di Lepanto, detta anche battaglia delle Echinadi o Curzolari. 

Fu uno scontro epico tra le flotte musulmane e quelle Veneziane  facenti parte della "lega santa" comandata da Don Giovanni d'Austria, che insieme ai Veneziani vedeva loro alleati la flotta navale dell'Impero spagnolo (che comprendeva a sua volta le truppe inviate dal  Regno di Napoli e quello di Regno di Sicilia), del Ducato di Mantova,  del Ducato di Savoia, della Repubblica di Genova, dello Stato Pontificio, del Ducato di Urbino, dei Cavalieri di Malta,  del Granducato di Toscana , della Repubblica di Lucca, del Ducato di Ferrara, tutti uniti insieme per sconfiggere il potente esercito turco guidate da Müezzinzade Alì Pascià, il temibile condottiero Ottomano che, non solo perse la guerra, ma morì in battaglia. .

La battaglia, quarta in ordine di tempo e la maggiore, si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate della"Lega Santa" su quelle Ottomane di Müezzinzade Alì Pascià, che morì nello scontro.


artisti che hanno influenzato il rinascimento veneziano


  • Tiziano (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576)

Tiziano ebbe uno  stile tutto personale, che prevede un nuovo uso dei colori, che vengono infatti stesi in maniera rapida ed imprecisa, e da ciò deriva una grande immediatezza e forte espressività. Il modo di dipingere di Tiziano, caratterizzato da una pennellata sporca e poco definita, destò scalpore tra i contemporanei.

  • Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557)

influenzato da diversi sili e tecniche pittoriche grazie ai suoi continui viaggi,   seppe coniugare il Colorismo veneziano alla pittura fiamminga.


  • Paolo Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 1588)

Le sue tele raffiguravano abiti e vestiti ai quali dava più importanza che ai soggetti che li indossavano. raccontò Venezia e il lusso del periodo. 


  •  Giorgione (Castelfranco Veneto, 1478 circa – Venezia, 17 settembre1510)
Con Venezia ebbe un rapporto di soli dieci anni, ma lasciò il segno per il suo fine tratto, attenzione al particolare. certamente subì, come lo stesso Tiziano, le influenze pittoriche dallo stesso Leonardo.
 

il tour che consigliamo di non perdere:


  • venicecafe.it- leonardo-a-venezia-nel-1500, diretore  Roberto Camatti,
  • A. Baschet, Aldo Manuzio, lettres et documents 1495-1515, Venezia 1867, pp. 70-75
  • L. Beltrami, Documenti e memorie riguardanti la vita e le opere di Leonardo da Vinci in ordine cronologico, Milano, 1919
  • K. Clark, Leonardo da Vinci, Cambridge, 1939
  • P. Pieri, Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Torino 1952, p. 376 e sgg.
  • A. Marinoni, La teoria dei numeri frazionari nei manoscritti vinciani. Leonardo e Luca Pacioli, in “Raccolta Vinciana”, fasc. XX, 1964, pp. 111-196
  • Leonardo da Vinci. I codici di Madrid, a cura di L. Reti, 4 voll., Firenze, 1974
  • L. Reti, Elementi di macchine, in AA.VV., Leonardo, a cura di L. Reti, Milano, 1974, pp. 264-287
  • E. Solmi, Leonardo da Vinci e la Repubblica di Venezia (Novembre 1499 – Aprile 1500), in: Scritti vinciani. Le fonti dei Manoscritti di Leonardo da Vinci e altri studi, Firenze, 1976
  • C. Pedretti, Leonardo architetto, Milano, 19781,
  • C. Pedretti, Leonardo a Venezia, in Giorgione. Guida alla mostra: I tempi di Giorgione, cat. mostra (Castelfranco Veneto), a cura di P. Carpeggiani, Firenze, 19782, pp. 84-85
  • A. Ballarin, Una nuova prospettiva su Giorgione: la ritrattistica degli anni 1500-1503, in: Giorgione, Castelfranco Veneto, 1979, p. 239
  • C.H. Smyth, Venice and the Emergence of the High Renaissance in Florence: Observations and Questions, in AA.VV., Florence and Venice: Comparisons and Relations a cura di S. Bertelli, N. Rubinstein e C.H. Smyth, vol. I, Firenze, 1979, pp. 209-249
  • G. Calvi, I manoscritti di Leonardo da Vinci dal punto di vista cronologico storico e biografico, a cura di A. Marinoni, Busto Arsizio, 1982 (I ediz. 1925)
  • C. Pedretti, Introduzione, in Leonardo dopo Milano. La Madonna dei Fusi (1501), cat. mostra, a cura di A. Vezzosi, Firenze, 1982, pp. 11-23
  • P.C. Marani, L’Architettura fortificata negli studi di Leonardo da Vinci, Firenze, 1984
  • AA.VV., Leonardo & Venezia, a cura di Pietro Marani, Milano, 1992
  • E. Concina, Tempo novo. Venezia e il Quattrocento, Venezia 2006, pp. 47-53
  • P. Bordonali, Leonardo a Venezia e nel Veneto, Silea, 2007