città di Padova


1318 

muta l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. 

1328

 la città veniva conquistata da Cangrande della Scala ed entrava a far parte per un breve periodo dell'immenso territorio della signoria veronese. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto de' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca sotto la protezione di Francesco I da Carrara.

1387 

è la battaglia di Castagnaro, considerata una delle grandi battaglie dell'epoca dei capitani di ventura: Giovanni Ordelaffi e Ostasio II da Polenta, che combattevano per Verona, furono sconfitti da Giovanni Acuto e Francesco II da Carrara, che combattevano per Padova.


1388

Francesco II da Carrara divenne signore di Padova  per abdicazione del padre e dovette subito combattere contro Gian Galeazzo Visconti che alleato con Venezia attaccò i territori padovani. La campagna militare viscontea fu capitanata da Jacopo Dal Verme e Francesco Delfino. 

Francesco II nel novembre 1388 dovette consegnare ai milanesi Padova, Treviso, Ceneda, Feltre, Belluno e tutti i territori ad esse subordinati; Treviso e Ceneda per gli accordi presi furono cedute definitivamente a Venezia. Successivamente, grazie all'appoggio di Firenze e col consenso di Venezia, i Carraresi riacquistarono il dominio di Padova nel giugno 1390 costringendo le milizie viscontee alla resa.

1405

La città di Padova secondo gli archivi storici, sembra essere una delle ultime città del territorio Veneto a fare resistenza alla Repubblica di Venezia volendo mantenere una propria autonomia governativa e amministrativa e, proprio in quest'anno, risulta annessa definitivamente a Venezia. rano gli ultimi bagliori militari di Padova, che, nel 1405 dovette piegarsi definitivamente a Venezia dopo una lunga e cruenta lotta. È la cosiddetta "devozione" di Padova a Venezia: gli ultimi Carraresi detronizzati sono costretti a cambiare nome in Papafava, a dispetto della leggenda secondo la quale, prigionieri, vengono uccisi mentre si trovano nei Piombi, le famigerate carceri veneziane.


1443

In città si è a conoscenza della presenza dello scultore fiorentino Donatello, da poco arrivato. da questo momento in poi, proprio in Città, avrà inizio quello che non è sbagliato definire "il rinascimento padovano", grazie al quale si sviluppano le botteghe d'arte e dei mestieri congiuntamente alle prime scuole d'arte che influenzerà anche la visione pittorica in  modo determinante.
Mentre nello Studio (l'Università) fioriva una cultura averroista e aristotelica, volta soprattutto all'indagine scientifica e laica del mondo fisico e naturale (anziché alla teologia e alla metafisica), la signoria dei Carraresi si improntava a modelli soprattutto romano/imperiali, in contrapposizione con la cultura bizantina di Venezia.
In città vi fu un vero e proprio interscambio culturale con Firenze e la presenza in esilio forzato di alcuni personaggi di notevole peso ed importanza culturale, come ad esempio 
I contatti con Firenze furono precoci, grazie al soggiorno durante i rispettivi esili di personaggi di spicco come Cosimo il Vecchio e Palla di Onofrio Strozzi  banchiere, politico, letterato, filosofo e filologo italiano.