Città di Perugia


1348

Una terribile epidemia di peste nera invade la città, creando migliaia di morti.


1352

Perugia combatte la battaglia di Bettona, vincendola.


1358

I perugini combattono a Siena e a Cortona, in quella che viene indicata come la battaglia di Torrita.


1370

La città ritorna sotto il controllo della Chiesa, avendo perso la recente battaglia contro le truppe di Urbano V.


1393, 5 agosto

Entra trionfalmente a Perugia, il capitano di ventura Biordo Michelotti e riceve la nomina di "cavaliere del popolo" e ottiene l'ambitissimo grado di "capitano generale" delle milizie armate della città.

Viene riunita la cosiddetta commissione speciale, formata da 25 membri del popolo, che ha il compito di individuare e bandire dalla città i rappresentanti di famiglie nobili che durante gli scontri si sono schierati contro il popolo stesso. Nella lista di proscrizione redatta dalla commissione, vi sono tracce anche del nome di un grande capitano di ventura, nonchè considerato tra i gentiluomini della città, Braccio da Montone. 

Poco dopo, Biordo, riceve ufficialmente l'investitura di primo "signore di Perugia", che non ha intenzione, però, di occuparsi realmente della città a scapito di sviluppare interessi economici personali. 

Dopo il fastoso matrimonio con Giovanna Orsini Biordo, presero dimora nel palazzo di Porta Sole, ma il 10 marzo 1398 Biordo cadde vittima di una congiura ordita da Francesco Guidalotti, abate di San Pietro. Nella nuova residenza il Michelotti rimase pugnalato da Giovanni e Annibaldo fratelli, dell'abate di San Pietro. 

Ferito mortalmente alla testa con un colpo di mazza chiodata. Tre giorni dopo morì e fu sepolto, per ordine di Martino V, in terra sconsacrata fuori la porta di San Lorenzo. Solamente otto anni più tardi il figlio Niccolò ottenne il permesso di poter disseppellire le spoglie del padre, facendo rientro con il feretro nella città di Perugia con il massimo degli onori.


1437

Malatesta I Baglioni morì a Spello e venne tumulato a San Francesco al Prato, fra le spoglie di Biordo Michelotti, colui che gli aveva tolto la patria, e Fortebraccio da Montone, colui che glie l'aveva restituita. La signoria dei Baglioni ha per capostipite Braccio I Baglioni. Prestò la sua opera al soldo di Firenze prima e del pontefice poi, presso il quale accumulò onori e gloria. Acquisì grande autorità nei confronti della magistratura perugina, ma operò sempre con cautela senza privare mai il popolo delle sue istituzioni. A Perugia come a Firenze si ebbe la "Signoria occulta". 

Governò fino al 1479. La signoria passò ai fratelli Guido e Rodolfo. In quel tempo, il vero ispiratore e "tutore" della politica della città di Perugia, era Lorenzo De' Medici, ago della bilancia della politica italiana. Tenne in grande considerazione l'importanza di avere quella repubblica inserita fra la Signoria di Firenze e la Chiesa. 

La signoria di Guido e Rodolfo venne perciò ispirata sia dai Medici, sia dal pontefice, affidando ai due Baglioni il compito di reggere la città con eguali responsabilità. Fin dai primi anni della loro signoria, la situazione interna apparve insostenibile, caratterizzata da liti e risse sempre più violente che spesso sfociavano in veri e propri delitti, di cui rimanevano vittime ora esponenti dei Baglioni, ora degli Oddi, ora dei Ranieri, le famiglie in eterna competizione per la supremazia. 

Neanche l'intervento del papa Sisto IV riuscì a porre un freno ai numerosi episodi di vendetta privata cui era possibile assistere con cadenza quasi quotidiana. Meno che mai la signoria dei due Baglioni, Guido e Rodolfo, si dimostrò in grado di limitare tali episodi, che anzi spesso vedevano protagonisti membri della famiglia stessa. Le divisioni fra i nobili perugini giunsero al culmine intorno alla metà del XV secolo, quando si crearono due vere e proprie fazioni, l'una facente capo a Firenze, l'altra al papa. Il casato Degli Oddi era il principale rivale dei Baglioni.

Le case dei Baglioni sono incorporate nella Rocca Paolina. Le due famiglie più in odio fra loro erano quelle degli Oddi e dei Baglioni. La situazione peggiorò il 30 ottobre del 1488. I Baglioni si barricarono nel pieno centro di Perugia, controllando dalle feritoie l'intero tratto che va dalla Fontana Maggiore all'attuale piazza della Repubblica (l'odierno corso Vannucci). Agli Oddi non riuscì l'impresa di sorprenderli nelle loro abitazioni tramite l'apertura concordata di un ingresso in via della gabbia, e furono costretti a darsi alla fuga e ripiegare fuori città, dopo essere stati bersagliati dai colpi inferti dalla famiglia rivale. Mentre a Perugia le due famiglia combattevano per la supremazia, i rapporti diplomatici con la chiesa entrarono in crisi ma grazie all'intervento di Lorenzo il Magnifico, furono sanati. Fu quindi opera del Magnifico se la situazione tornò distesa fra Perugia ed il Pontefice Innocenzo VIII, mentre l'odio fra i Baglioni e gli Oddi rimase a covare sotto la cenere, fra sortite tentate e accenni di scaramucce nei pressi delle mura.


1438

A Perugia inizia farsi avanti un nuovo governo nobiliare, i Baglioni. Malatesta che rientrò in Perugia al seguito di Fortebraccio, sanando la sua posizione di fuoriuscito. Secondo le cronache fu il primo ad entrare in città dopo la battaglia di Sant'Egidio e l'ultimo ad abbandonare il campo dopo lo sfortunato assedio dell'Aquila.


1491

A Perugia farà ritorno Pietro Perugino incaricato dal Collegio del Cambio di lavorare agli affreschi della Sala delle Udienze, una delle stanze facenti parte della sede cittadina della potente corporazione dei cambiavalute ed oggetto, tra il 1491 e il 1500, di un vasto intervento decorativo.

Il Perugino riuscì in questi affreschi a tradurre in immagini l’armonia tra la cultura classica, rappresentata dal Trionfo delle quattro Virtù Cardinali e la cultura cristiana espressa nelle Allegorie delle tre Virtù Teologali, lasciandoci anche un suo autoritratto che egli “appese”, a mo’ di quadro, sulla parete sinistra.


1492

Perugia perse in un colpo solo i due potenti protettori, allorché fra aprile e giugno scomparvero sia Lorenzo De' Medici, sia Innocenzo VIII. Il successore, Alessandro VI, ebbe però meno tempo da dedicare alle beghe perugine, dovendo far i conti con la discesa in Italia di Carlo VIII, per difendersi dalla quale, scelse di rifugiarsi proprio a Perugia, entrando in città.


1495

Accompagnato da sedici cardinali e una quantità imprecisata di vescovi. Quando Carlo VIII concluse la sua avventura lungo l'intera penisola, Alessandro VI tornò serenamente a Roma, lasciando nuovamente Perugia nell'intricata trama delle fazioni locali. Gli Oddi non si rassegnarono al loro destino, cercarono sempre di ricostituire un'armata in grado di forzare la resistenza dei Baglioni. Radunati circa seimila uomini.


1495, 3 settembre

Entrarono in città, corrompendo uno dei Dieci dell'Arbitrio, Lodovico degli Armanni, il quale favorì la rivolta facendo spalancare gli ingressi alla città. Il tentativo fallì e fu sedato nel sangue, con il risultato di rafforzare ulteriormente il potere dei Baglioni.

consigliati da noi