Città di Tortona


1489, 23 gennaio

Questo è senz'altro un giorno particolare per la città di Tortona.
Secondo la documentazione storica gli sposi giunsero a Tortona nella tarda mattinata, con un enorme seguito facente parte del corteo nuziale e ad attenderli sul sagrato del chiesa vicino al castello vi era il Vescovo Giacomo Botta che invitò i giovani sposi presso la chiesa per celebrare le nozze.

Sembrerebbe che le nozze vennero celebrate proprio presso la cappella del castello il tutto per consentire alla giovane sposa Isabella D'Aragona di recarsi il giorno dopo a Milano in qualità di Duchessa. 

Subito dopo la sontuosa cerimonia gli sposi con i funzionari di corte furono ospitati nella sala del ricevimento  allestita al Castello del Conte Bergonzio Botta, potente tesoriere presso la corte di Milano, dove ad attenderli vi erano le maggiori autorità della cittadina. Fu allestito un immenso banchetto, molto probabilmente messo a ferro di cavallo, ove frontalmente sedevano gli sposi e ai lati i cerimonieri e  le autorità. 


Come si presenta il castello oggi

Passato di proprietà dei conti Parrocchetti Piantanida, oggi purtroppo è in completa decadenza. Il susseguirsi di atti vandalici che hanno causato il completo distacco di alcuni tondi in terracotta e parti di affreschi quattrocenteschi,  e la completa assenza di sicurezza, hanno comportato  il suo lento ma inesorabile decadimento. 

il Castello che ospitò le nozze di Isabella D'Aragona e Gian Galeazzo Maria Sforza

 

1489

Ingresso nella sala delle cerimonie Avanti alla porta ad arco, il conte   Bergonzio Botta

Il conte in persona e la sua famiglia ricevettero gli sposi, facendo accompagnare il loro ingresso dall’arrivo di Giasone con gli Argonauti.

Giasone e Pelia

Nella mitologia  Greca, il piccolo Giasone sfugge per un soffio al massacro che costa la vita al padre Esone, re di Iolco, per mano del crudele zio Pelia. Divenuto adulto, torna in patria deciso a far valere i suoi diritti di erede al trono, ma Pelia lo condanna immediatamente a morte, e, per salvarsi, Giasone promette di portargli il leggendario Vello d'oro. Inizia così l'avventura di Giasone.


La rappresentazione con gli attori fa si che , vestiti con costumi greci, facciano ingresso nel salone con una forte musica e canti che rappresentano la forza dei guerrieri attraverso una danza molto simile ad una marcia militare eseguita facendo strisciare le suole dei sandali sul pavimento, hanno tra le mani, in qualità di eroi del tempo, il famoso "vello d'oro" che, inchinandosi innanzi agli sposi, viene ceduto e poggiato sopra il tavolo ( che disteso simbolicamente sulla lunga tavolata fungeva da tovaglia).



il banchetto

chiamato anche  imbandiglione, prevedeva  ”l'Ordine de le Imbandisone“, cioè l'elenco delle tipologie di pietanze previste, quello che oggi chiameremo menù.  In realtà non si trattava di un mero elenco di portate, piuttosto fu scritto  in versi  da Baldassarre Taccone, poeta della corte sforzesca.

Per erto sappiamo che alla festa vi fu anche Leonardo da Vinci e questo è testimoniato dallo stesso Baldassarre Tacconi. Leonardo aveva il compito di "sovraintendere" alla gestione del banchetto ( cosa che fece spesso nelle feste di corte di Ludovico il Moro presso il castello di Milano). 

Sembrerebbe dalle cronache che al banchetto vi parteciparono i signori di tortona, ma anche politici e uomini e donne di potere della vicina Vigevìgne ( oggi chiamata Vigevano), Pavia e alcune famiglie provenienti da Novara.  

Ogni portata era accompagnata da musica eseguita da musici ( strumenti a fiato e chitarrine) che sottolineavano la pietanza secondo la forza che trasmetteva ( se acida o di forte sapore come il cinghiale o il maiale nero la musica era più forte). 

Inoltre all'ingresso di ogni portata retta dai "servienti" ( camerieri) vi erano al seguito mimi, cantori, e ballerini che sottolineavano l'importanza del momento ( la cerimonia nuziale)  con temi allegorici di ispirazione mitologico-encomiastico.



di seguito è elencato parte del menù 

( l'introduzione dei piatti e delle procedure cosi come scritto su carta)

Ordine de le imbandisone se hanno a dare a cena

Prima imbandisone

Primo gambari

triumpho uno vitello inargentato qual

serà pieno de ucelli vivi con duy vitelli cocti

pieni de pernice e fasani cocti donato da

Mercurio

Io ho veduto el mio fratello Apollo

Mutatosi in pastor guardar sarmento

d’Admeto amor li ha posto in ioco al collo

e con la cetra tocca un tal concento

che fermato a dal corso el fiumo Amfriso

e solo alarmonia sua dolce e intento

Canta quanto e vegiolo el chiaro viso

della figlia del suo patrono Hemonio

e quanto in lei lampegia el grato riso

Parsomi di veder cosa in insonio

aime che amore e maiestate insieme

non stano più non e quel Phebo idonio

Mentre del suo dolor si lagna e geme

e sparge suspirando in aere el sono

e dice ai boschi la sua fiama extreme

questo vitel gli ho tolto e a te lo dono.

 

Item per tavole de sotto pernice neli pia-

telli o ver fasani con li gambari

Lo alessio son suo sapore biancho e pernice

Una a brodo lardero per menestra

triumpho uno agnello dorato donato da

Iasone

Domai i tauri che spiravan focho

gionti alaratri seminai i denti

da quali nascer vide a pocho a pocho

destinate amia morte armate genti

e tutti a un tempo e su quel proprio loco

volti fra lor se fien de vita spenti

sopì el dracon e tolse laureo vello

a te lo do che cossì vol el cielo

Uno intermezzo

Teste de vitelli cocti col corio

triumpho testa una de porcho salvatico

donato da Atalanta

un fier cinghial mandato da Diana

guasto de Calidonia el bel paese

onde foe la speranza al coglier vana

El fior de Graeci con le voglie acese

concorse tutto il caso de la fiera

et io ve andai chalcuor gli mi prese

A colarlo de sangue fui primera

lhonor fu mio de la piaga prima

onde hebbio el capo della bestia austera

Poi che fra tanti visi io fui la prima

et hor vedendo la tua celsa gloria

iusto e chonoro tua supprema extima

onde habi il segno de la mia victoria

 

Uno altro intermezo de lepore galatina

triumpho uno cervo cotto donato da Diana

el troppo ardire d’Acteon mi spiacque

perché me vide dentro al fonte ignuda

in cervo lo mutai con le sparse aque

Alcun dicon per questo chio fu cruda

ma non fu vero e le dovuta cosa

chel temerario in bestia el corpo chiuda

pur al suo fin esser gli vo pietosa

Questo val più chesser de vita fuore

e la transfigurata sua figura

qual magior gloria mai o che più honor

chaver si gloria sepultura

 

Rosto sutto de caponi lonzi de vitelli colum-

bi salsa verde limoncini confecte et olive

Triumphi pavoni dui che conducano uno

carro presentato da Iris

Nuntia de Giunon sono io avisa

celsa madona intorno alla mia veste

portami el tuo signor per sua divisa…”


1490, Leonardo da Vinci e i progetti idraulici

Proprio Bergonzio Botta, tesoriere generale ed Amministratore Generale delle Entrate del Ducato di Milano. Conosceva Leonardo in quanto era parte della corte del duca di Milano Ludovico il Moro, chiese proprio a Leonardo suo amico, consigli circa alcuni lavori strutturali relative ad una serie di progetti che aveva in mente e che avrebbero consentito la deviazione del Po.

 con l’aiuto di Leonardo Da Vinci, suo grande amico.

La deviazione del fiume Po non solo diedero a Bergonzio una grande fama, ma gli permisero anche di avere numerosi riconoscimenti economici e terreni.
Sembrerebbe che proprio Leonardo da Vinci abbia aiutato nella progettazione e nel calcolo il Bergonzio, consentendogli di creare le dighe e le roggie come ad esempio quella delle  Bergonza e Bergonzina e che abbia sviluppato personalmente le derivazioni idrauliche che partono a monte delle colline dell'Oltrepò per giungere sino in località  diBranduzzo e Calcababbio (Lungavilla).


1535

La città viene conquistata dagli spagnoli che sviluppano e urbanizzano la città fino a farla divenire un centro strategico di collegamento tra Genova e le città di Pavia e Milano.