Città di Brescia


1183, 25 giugno

Nella città tedesca di Costanza, venne firmata l'accordo di pace, chiamato appunto "pace di Costanza", tra Federico Barbarossa ed i rappresentanti  le città facenti parte della Lega Lombarda. L'accordo confermava la supremazia di Barbarossa, con il quale l'imperatore confermava l'autonomia dei Comuni precisando le regalie e i diritti imperiali.

La Lega Lombarda costituita 16 anni prima presso l'abbazia di Pontida, per far fronte allo strapotere proprio di Federico Barbarossa, comprendeva l'alleanza con le città Milano, Lodi, Ferrara, Piacenza e Parma e poi si aggiunsero la Lega Veronese, Crema, Novara, Tortona, Vercelli, Cremona, Mantova, Bobbio, Bergamo, Genova, Bologna, Padova, Modena, Reggio nell'Emilia, Treviso, Venezia, Vicenza e Verona e anche, non per ultima, la città di Brescia.


1259

viene destituito dal potere della città di Brescia, Ezzelino da Romano, chiamato anche Ecelino da Romano, discendente della famiglia germanica degli Ezzelini signore della Marca Trevigiana. 

1269

 Carlo d'Angiò, figlio del re di Francia, Luigi VIII il Leone e di Bianca di Castiglia, dopo aver sottomesso al suo potere Torino e Alessandria,  divenne signore di Brescia. 


1275, 21 settembre

Berardo Maggi, discendente della potente famiglia Maggi, era figlio di Emanuele Maggi, podestà nel 1242 a Genova, Piacenza e senatore a Roma, dove fu ucciso durante una rivolta popolare nel 1257, viene eletto  vescovo di Brescia.

Mette in campo le sue influenze e le sue relazioni ecclesiastiche e stringe solidi rapporti di interessi con la nobiltà bresciana a tal punto che riuscì ad accedere al  titolo Duca della Vallecamonica e Principe di Brescia.


1279 

Brescia si allea a Padova, Cremona, Parma e Modena combattendo contro i soldati  Veronesi e Mantovani. lo scopo ultimo era quello di ottenere il controllo di alcune fortezze e manieri utili per difendere gli interessi delle fazioni Guelfe. 

1287 

Un patto con la Repubblica di Venezia per il passaggio del sale, provoca lo scoppio della grande ribellione camuna e la spedizione militare, di esito incerto, contro i Federicie la maggior parte della nobiltà valligiana nel 1288. Seguirà la pacificazione di Matteo Visconti che nel 1291 risolse la controversia tra camuni e bresciani.


1295 

Federico Odorici è stato un bibliotecario e storico italiano che scrisse l'opera Storie Bresciane - dai primi tempi sino all'età nostra,  dove riporta che nella città di Brescia vi sono due schieramenti suddivisi in due fazioni: i Guelfi, con le famiglie Gambara, Lavellongo,  Maggi, Brusati, Martinengo, Poncarale, Sala, e i Palazzo. All'interno si distinguevano le fazioni dei Griffi, Bardelli e Feriola, dall'altra i Gibellini, con le famiglie  Prandoni, Alberticoli , Occanoni, Peschiera, Federici, Isei.

Il conte Tebaldo Schierato coi guelfi di parte nera, podestà di  Piacenza, Parma, Bologna, Faenza e Treviso tornò a Brescia per cercare di reprimere la rivolta tra guelfi e ghibellini. Venne nuovamente espulso dalla città ad opera del vescovo Berardo Maggi, che parteggiava per i ghibellini Visconti.


1311, 20 giugno

Conte Tebaldo Schierato  venne catturato nel 1311 e gli fu promessa la libertà qualora si fosse arreso assieme ai rivoltosi. Tebaldo incitò invece i suoi concittadini a proseguire la lotta. Venne torturato e morì il 20 giugno 1311.


1317

Le forze di Matteo Visconti e Cangrande della Scala assediano la città responsabile di aver scacciato la famiglia Maggi, sostenitrice del partito ghibellino.


1329

Cangrande della Scala conquista buona parte del territorio bresciano. 


1330, 31 dicembre 

Giovanni di Boemia è in Brescia, che con l'appoggio di Mastino della Scala fa rientrare i ghibellini, con i quali inizia la costruzione del Castello di Brescia sul monte Cidneo. Inoltre appoggia l'autonomia della Val Camonica.


1337, L'8 ottobre

Brescia, sotto il controllo scaligero, si dona ai Visconti milanesi, dopo la sconfitta delle truppe veronesi.


1404 ed il 1421

Brescia passa sotto Pandolfo III Malatesta. Ex generale dei Visconti, essendo i suoi signori in debito con lui e non avendo moneta con cui pagarlo, gli affittano Brescia in modo che si ricompensi con le decime cittadine. In realtà Pandolfo III, con la complicità di suo fratello Carlo Malatesta, instaura una vera e propria signoria, con una corte di tutto rispetto, ricca di istituzioni laiche e religiose, animata dai maggiori artisti dell'epoca[8]. Il periodo malatestiano termina con l'ingresso di Francesco Bussone detto il Carmagnola, nel 1421, e la fuoriuscita di Pandolfo, risarcito per la perdita della città.


1426, 17 marzo

Brescia si rivolta a Filippo Maria Visconti e si dà alla Repubblica di Venezia. L'anno seguente le truppe della serenissima combattono contro quelle milanesi, fino ad arrivare al trattato di cessione alla Serenissima il 30 dicembre.

Brescia passa dal dominio dei Visconti a quello Veneto . 

Territorio di frontiera tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, sempre in guerra tra loro, e passaggio obbligato per i grandi eserciti delle nazioni europee, Brescia trascorre il più violento dei suoi periodi storici. 

Ma è anche il tempo della rinascita della cultura classica, del mito della ragione, della fiducia nelle facoltà umane e la città vive la sua più grande stagione artistica, chiara testimonianza di evoluzione intellettuale e di modernità nelle aspirazioni estetiche.
Permeata come sempre accade di cultura locale, nell'arte bresciana del Cinquecento si possono leggere contemporaneamente gli elementi caratterizzanti del Rinascimento e le loro elaborazioni locali, compiute sulla base degli avvenimenti storici e del clima culturale propri del nostro territorio.