Città di Trieste


1295

Il vescovo Brissa de Toppo  decise di rinunciare in modo ufficiale alle sue ultime prerogative e con documento vescovile, restituisce il governo della città al popolo che, da questo momento in avanti, si costituirà in liberto comune il governo di Trieste alla comunità cittadina, costituitasi, anche ufficialmente, in libero comune. 

Lo stesso vescovo in precedenza aveva ceduto al vescovo di Capodistria le decime di Muggia, in quanto non era in grado di incassare  le tasse, in cambio della pieve di San Canzian d'Isonzo - col consenso del patriarca di Aquileia e del capitolo di Trieste diede in locazione al Comune, per 200 marche nuove frisacesi, l'ufficio del gastaldo, la giurisdizione criminale e le regalie, riservandosi soltanto i diritti di "muda", di zecca, le decime e i feudi: per la tutela dei suoi beni, comunque, il vescovei aveva la facoltà di chiedere la protezione del Comune.


1304-1320

Si deve al vescovo Rodolfo Morandino de Castello Rebecco, la costruzione della chiesa capitolina di san Giusto.

Per tutto il Medioevo il diritto di elezione del vescovo spetta al capitolo della cattedrale; 

Divenuta libero comune, Trieste dovette affrontare nuove e più poderose pressioni, sia di natura militare che economica, da Venezia, che ambiva ad assumere una posizione egemonica nell'Adriatico. La sproporzione in termini demografici, finanziari e militari fra le due città lasciavano presagire per Trieste un futuro inserimento nell'orbita veneta con la conseguente perdita della propria indipendenza come era già accaduto precedentemente per molti centri istriani e dalmati. 

novembre 1369 al giugno 1380

Per 11 mesi la città di Trieste viene assediata dalle truppe della repubblica Serenissima di Venezia.


1382

Viene chiesto di intervenire  al Duca d'Austria garantendo la sua protezione alla città, e lo stesso Duca decise di proteggerla garantendole le civiche libertà. 

 

1459

 il diritto di elezione dei vescovi viene conferito all'imperatore.