Città di Faenza


1502 

Cesare Borgia è presente con gli uomini che compongono parte delle sue truppe, nei territori adiacenti a Faenza, avendo già occupato ad agosto tutto il Montefeltro e la parte sud-est della regione Romagna. 

Oramai lo stesso Borgia comprende l'importanza di creare un perimetro di collegamento tra tutti i suoi territori, creando anche avamposti sicuri in grado di potersi difendere nel caso di assedio da parte di ipotetici nemici. 

Il Valentino su ordine del Borgia chiede a Leonardo di occuparsi di visionare le rocche e le costruzioni presenti a Faenza per capire dove poter intervenire nella fortificazione. 


Ecco come Cesare Borgia definiva Leonardo:


“Prestante et Dilectissinio Familiare Architecto

et Ingegnero Generale”


Nella lettera patente rilasciata da Cesare Borgia spedita da Pavia è datata 18 agosto 1502, parlando delle fortificazioni richieste nei suoi territori, cita espressamente:


 “li Lochi et Fortezze de li Stati Nostri, Ad ciò che secundo la loro exigentia ed suo indicio possiamo provederli, Debiamo dare per tutto passo libero da qualunque publico pagamento per se et li soi Amichevole recepito, et lassarli vedere misurare et bene estimare quanto vorrà”.


Leonardo porta con se nei suoi viaggi in Romagna un piccolo libro, chiamato taccuino, dove riporta molti suoi schizzi e piccoli tratti relativi a "fotografie" delle rocche e delle fortificazioni che visita, non sono quindi da ritenersi dei veri e progetti o preparativi definiti nelle forme e nelle prospettive, piuttosto si tratta di momenti nei quali raccoglie in modo veloce, le figure cosi come le vede, con l'aggiunta di probabili dettagli che secondo lui possono essere modificati. Questo taccuino si chiama codice L, ed è composto da 94 fogli 10,9 x 7,2 cm, scritto completamente in modo speculare partendo da destra a sinistra e dall'alto verso il basso. 


Breve storia del manoscritto


1630 

La biblioteca Ambrosiana di Milano riceve in donazione dal conte Galeazzo Arconati sia il manoscritto Atlantico e il codice L.   

1796 

Napoleone Bonaparte al comando delle truppe francesi, guida la campagna militare in Italia.

I capitani militari ricevono l'ordine di confiscare in ogni città tutte le opere pittoriche presenti nei vari territori con l'ordine di imballarli con cura e organizzare le diverse spedizioni dalle provincie interessate verso la Francia. 

Napoleone ama il Rinascimento Italiano e conosce l'avanguardia pittorica e artistica italiana e non vuole farsi sfuggire l'occasione di poter regalare alla Francia, quanto di meglio l'Italia ha espresso nei secoli precedenti. 

Tra le molte opere trafugate vi sono:

  • Raffaello: quasi tutte le sue opere e molti dei preparativi;
  • Il Cavalier d'Arpino e la sua copia del Trasporto di Cristo al sepolcro;
  • Opere del Perugino e di molti allievi;
  • Opere del Correggio e in particolare "Compianto su Cristo morto";
  • Opere del Sarto e il Cigoli con l'Ecce Homo;
  • Opere incomplete del Carracci;
  • Opere del Guercino;
  • Opere del Domenichino.

Le truppe francesi arrivano a Milano dove entrano in possesso anche qui di molte opere, tra cui il codice L e il manoscritto Atlantico. Il codice L si trova presso la Bibliothèque de l’Institut de France, mentre il codice atlantico restituito nel 1815, si trova presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.


Leonardo al seguito dell’esercito di Cesare Borgia inizia la sua ispezione alle fortezze il 21 giugno 1502 da Urbino ove disegna le fortificazioni della città marchigiana. 

Il primo agosto è a Pesaro per giungere a Rimini l’8 di agosto, due giorni dopo Leonardo annota al foglio 46v, del codice L:


“…alla fiera di San Lorenzo a Cesena 1502”, ove schizza il rilievo della cinta muraria della città, che nei progetti del Valentino doveva diventare la capitale del Ducato di Romagna. 



Schizzo di Leonardo da Vinci, raffigurante il Duomo di Faenza, vista dal fianco sud.

Sotto il Duomo la Rocca di Cesena con tracciato il percorso per raggiungerla. Nella scritta speculare si legge Rocca di Cesena. (Manoscritto L, Parigi Istitut de France).


Lorella Grossi descrive con queste parole il codice:

Gian Battista Venturi, inviato nel 1797 dal duca di Modena a studiare i manoscritti vinciani che si trovano a Parigi, li contrassegnò con le lettere dell’alfabeto. Il manoscritto così chiamato L, comprende sei fascicoli di sedici carte ciascuno. 

La numerazione delle carte va da 1 a 94, perché la prima carta è incollata all’interno della copertina e un’altra carta risulta mancante. La numerazione delle carte sembra dovuta a Francesco Melzi, allievo prediletto e erede testamentario di Leonardo. 

La copertina di cartone turchino era originariamente rivestita da una carta oggi logorata. Il taccuino era già utilizzato da Leonardo a Milano prima di partire per la Romagna, ma la maggior parte delle note e degli appunti ha attinenza al viaggio compiuto al servizio di Cesare Borgia. 

Si tratta di note e appunti brevi, con studi di balistica, schizzi di mura, fortificazioni, particolari architettonici relativi alle Marche, alla Romagna e a Piombino. Sono invece scarsi gli scritti di geometria, matematica, fisica, ottica e pittura. Le ragioni militari della missione di Leonardo in Romagna e i continui spostamenti, non lasciarono probabilmente spazio alla trattazione degli argomenti che contraddistinguono gran parte dei manoscritti leonardiani. 

Costituiscono un’eccezione le pagine del taccuino dedicate al volo degli uccelli. La scrittura è quella propria di Leonardo, detta speculare perché può essere letta con l’ausilio di uno specchio. 

Oltre a scrivere da destra a sinistra Leonardo, prendendo con rapidità appunti e disegnando in modo affrettato schizzi di riferimento, capovolge talvolta il taccuino, riempie le pagine di note diverse, scrive all’interno della copertina. Tuttavia l’ansia di annotare non toglie nulla al fascino del segno grafico di Leonardo”.



La Piazza di Faenza nel 1400, con la veduta del Palazzo del Podesta e della Torre Pubblica


Note


1) “Il manoscritto L”, di Lorella Grossi, tratto dal libro: “Il lasciapassare di Cesare Borgia a Vario d’Adda e il viaggio di Leonardo in Romagna”, pag.56, Giunti Editore Firenze, 1993.