Città di Catanzaro


1461 

la città è governata dal sovrano Carlo V. ma il suo potere è fortemente a rischio. Il Marchese Centelles, figlio di Gilberto de Centelles, che seguì re Martino I dalla Catalogna alla Sicilia, e di Costanza di Ventimiglia, contessa di Collesano, fu inizialmente forte sostenitore del Re Alfonso V d'Aragona, con cui condivise anche la prigionia a Milano. 

Il Marchese Centelles, conosciuto come un uomo senza scrupoli e sanguinario, si mise a capo di alcune famiglie nobili  un anno di sommosse segrete e   distruzioni di intere famiglie che ai suoi occhi erano cospiratori che volevano rovesciare il governo della città, e inizio a mettere sottosopra la città, tramando contro lo stesso  Carlo V.


1461,  l'8 maggio
La popolazione di Catanzaro decide che oramai è tempo di interrompere questa spirale di cospirazione e nella notte poco meno di una cinquantina di persone, decisero di dirigersi verso il castello, luogo di dimora del Marchese Centelles , decisi a chiudere i conti con lui. Vi furono violenti scontri con la guardia del marchesato, guardie a difesa del marchese, e molti soldati furono impiccati. Poco prima dell'alba, gli scontri  continuavano nelle adiacenze del castello, e oramai la notizia si era sparsa rapidamente in tutta la città, convogliando la popolazione sotto le mura del castello, dando manforte agli uomini che nella notte stessa avevano acceso la miccia della rivolta. Il castello si trovava in località chiamata Paradiso ( oggi il rione prende il nome di Case Arse) e il rischio che potesse essere avvolto dalle fiamme fu davvero enorme: in questo caso avrebbe ucciso centinaia di persone e, la leggenda narra, che dovette intervenire il Santo Vitaliano che, per sua intercessione diretta, le fiamme stesse vennero "miracolosamente" deviate in modo tale che evitassero la propagazione nelle case adiacenti e provocare un incendio di vaste dimensioni che avrebbe bruciato buona parte della città. 

 

1528

Il francese Odet de Foix de Lautrec fu incaricato dal re Francesco I di conquistarla al Regno di Francia. Perciò inviò in Calabria due contingenti, al comando rispettivamente di Simone Tebaldi, conte di Capaccio, e di Francesco di Loria da Tortorella. Ad essi si associarono diversi nobili calabresi come il Marchese di Crotone e pugliesi come il Marchese di Taranto parteggianti per la Francia che formarono un esercito di circa 35.000 uomini. Il Viceré della Provincia di Calabria Ulteriore, Don Pedro d'Alarcon de Mendoza, con 11 mila uomini forniti dai nobili rimasti fedeli alla Corona, organizzò la difesa della Calabria Ulteriore eleggendo la città di Catanzaro, considerata inespugnabile, Piazza d'Armi e comando generale delle operazioni.

La città venne invano assediata per settimane, nonostante la netta inferiorità numerica, i catanzaresi resistettero eroicamente fino al 28 agosto 1528 dopo la vittoria, l'Imperatore le concesse il diritto di utilizzare come suo simbolo l'Aquila imperiale, recante sul petto uno scudo rappresentante i tre colli della città sormontati da una corona, e reggente col becco un nastro azzurro col motto Sanguinis Effusione . Nello stesso periodo a Catanzaro fu concessa l'esenzione dai tributi regi e la facoltà di battere moneta, del valore di un carlino. Le monete provenienti da Catanzaro recavano su una faccia la scritta "OBSISSO CATHANZARIO" e sull'altra "CAROL. V S IMP"

 

1584

La città di Reggio Calabria riuscì a farsi trasferire da Catanzaro gli Uffici della Regia Udienza di Calabria Ultra. Ma nel

 

1594

per la disastrosa incursione di  Sinan Bascià Cicala, Scipione Cicala (nome d’origine)  stato un corsaro, condottiero e navigatore ottomano di origine genovese , la città di Reggio fu terribilmente saccheggiata, compresi gli archivi e i Tribunali, gli uni e gli altri ebbero definitiva sistemazione in Catanzaro, e la loro permanenza divenne fondamentale per l'affermarsi della città quale sede centrale della vita civile della regione.