Città di Chieti

1404

Vengono costruiti e ultimati numerose fortificazioni e manieri, come ad esempio il castello di Lettomanoppello, Manoppello, Casalincontrada, Roccamorice e Turri. 


1420 

fu fondato il monastero di Sant'Andrea, un enorme edificio costruito in una zona che allora era quasi aperta campagna. Sarebbe diventato poi sede dei Frati minori osservanti detti anche Zoccolanti. 


1458, il 28 luglio 

Il passaggio delle alleanze della città dagli Angioini agli Aragona non fu molto felice, poiché Ferrante d'Aragona il 28 luglio 1458 sottoscrisse un documento in cui confermava i poteri della città sul comitatus, ma imponeva pagamenti in cambio di alleanza. Tra i più valenti ambasciatori teatini a contatto con la famiglia ci fu Pier Marco Gizzi. 


1459 

I sovrani Aragonesi concedono alla città di Chieti, la possibilità di battere moneta. Le zone di Montesilvano, Spoltore e Pianella, ossia territori che superavano a nord il fiume Pescara, linea di confine tra i due Abruzzi, vengono riconfermate sotto il protettorato del governo di Chieti. 

La città sembra vivere per un breve periodo un momento di quietitudine ma alcune tra le più potenti famiglie cittadine, come ad esempio i Gizzi, gli Henrici, i De Masculis, sono la fonte di diatribe interne e lotte intestine finalizzate al controllo dei feudale di alcuni territori


1495

le numerose faide interne portarono all'indebolimento delle famiglie stesse a discapito di chi, sino a quel momento, era rimastro nell'ombra ad osservare: la casata dei Valignani. Furono proprio loro che, cogliendo l'occasione, imposero il loro predominio sulla città. 

Con le leggi di Ferdinando il Cattolico fu elevato a ducato dei Marsi il feudo di Tagliacozzo, vennero ricoperti di benefici i castelli di Caramanico Terme, Salle Vecchio, Torino di Sangro e Agnone. Il nucleo feudale di Chieti venne scompaginato, in favore di un arrotondamento agro-pastorale dove ci sarebbe stata più varietà di vie commerciali, oltre alla via Tiburtina Valeria passante per la Val Pescara. 


1526

Diventa la sede arcivescovile e metropolitana, molto probabilmente grazie all'intervento di Giampietro Caraffa, figlio dell'aquilana Vittoria Camponeschi.


1533

La famiglia Patrizia dei  Valignani impone alla città il proprio modello di governo, ritenuto rigido e autoritario.


1557 

i lavori delle mura per fortificare la città contro eventuali attacchi dal fiume Tronto spinsero le monache Clarisse a fondare un nuovo convento dentro la città.


1558

Il governo spagnolo indica Chieti come sede d'una curia che ebbe giurisdizione per tutto l'Abruzzo


1561 

Nasce il celebre palio di San Giustino, chiamato lu Ricchiapp, perché partendo dalla chiesa di Sant'Anna al cimitero, terminava in Piazzetta Succarini, con l'esedra della pescheria, proprio dietro la Cattedrale. I


1566

Le truppe Ottomani comandate da Piyale Paşa sbarcano in molti porti dell'Abruzzo, dove mettono a fuoco e fiamme la le città, saccheggiando e distruggendo parti dei castelli e delle fortificazioni. Per quanto riguarda Chieti, risulterebbe che gli Ottomani decisero di risparmiare la conquista della città di Chieti, a fronte di  un pagamento in natura riguardante circa 700 donne molto giovani scelte in città. Tra le prigioniere degli Ottomani vi fu anche  Odolina Troilo, figlia dell'amministratore.

Suo fratello Valerio, finse di convertirsi all'Islam, per arruolarsi con dei volontari nell'esercito nemico, mentre un certo "Giuvann senza paura", teatino, era riuscito a fuggire dalla prigionia di Pescara, fornendo a Valerio alcune importanti informazioni. L'esercito scelto benedisse le armi nella cripta di San Giustino e partì in guerra, sorprendentemente condotto dalla monaca badessa Teodorica del convento delle Clarisse.


1570

 venne eretta, per la vittoria dei francesi cadetti dei teatini nella battaglia di Lepanto (1570), una chiesa dedicata alla Madonna della Vittoria, fuori le mura. La chiesa nel corso dei secoli diventerà un simbolo per i cittadini per vari presunti miracoli a favore della popolazione.