Radiografia


I raggi X o Rontgen (dal nome del fisico tedesco che ne scoprì l'esistenza nel 1895) sono delle radiazioni elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda si situa fra quelle degli U.V. e quelle dei raggi gamma. L'impiego dei raggi X nel campo della conservazione e prezioso in quanto essi possono attraversare anche corpi opachi di notevole spessore. 

L'immagine che appare sulla lastra radiografica è determinata dal minore o maggiore assorbimento di raggi X da parte dell'oggetto in esame e soprattutto dalla maggiore opacità ai raggi X di certi pigmenti. Infatti i pigmenti con elevato peso atomico, come quelli che contengono piombo o mercurio (biacca, minio, litargirio e cinabro), assorbono maggiormente i raggi X per cui, sulla lastra, risultano più chiari mentre i pigmenti organici e certi pigmenti minerali (di basso peso atomico) appaiono scuri. 


Per l'esame radiografico della pellicola pittorica è inoltre di fondamentale importanza che il supporto sia relativamente trasparente ai raggi X ma, fortunatamente, i supporti dei dipinti da cavalletto, su cui di solito viene attuato questo tipo d'indagine, assorbono poco i raggi X come pure le preparazioni a base di gesso e colla (a differenza di quelle a base di biacca, bianco di zinco o di titanio, tipiche del XIX secolo).
La radiografia di un quadro può fornire informazioni:

 

  • sulla tecnica usata dal pittore;
  • su eventuali stesure sottostanti;
  • può anche aiutare a stabilire l'autenticità di un'opera.

 

Se l'abbozzo di un quadro viene tracciato con pennellate di biacca (come spesso avviene nei quadri del XVI e XVII secolo) risulta perfettamente visibile nella radiografia, mentre nel caso di quadri condotti con leggere velature successive (come quelli di Leonardo), l'indagine radiografica è poco contrastata e leggibile. Se il pittore ha usato una tela od una tavola già dipinta o ha coperto stesure precedenti (specialmente se queste erano ottenute con spesse pennellate di biacca) le immagini sottostanti risultano chiaramente visibili (si vedano le radiografìe dell'«Olympia» di Manet, del «Ritratto di un giovane uomo» di Rembrandt e del «Martirio di S. Matteo» di Caravaggio).

Infine, disponendo delle radiografie di un certo numero di quadri dello stesso autore, è possibile identificare alcune caratteristiche «interne» della sua tecnica difficilmente imitabili da un falsario.
I raggi X purtroppo sono di scarso aiuto nell'analisi delle sculture poiché i vari piani, che risultano sovrapposti sulla lastra, provocano notevoli difficoltà di lettura. I raggi X vengono impiegati anche per altri tipi di indagini «invasive» e precisamente: la fluorescenza e la difrattometria ai raggi X (si veda il paragrafo sulle analisi «invasive»). 

 


La radiografia ai raggi X permette di indagare la struttura più profonda dei dipinti su tela e tavola, carta e cartone: i valori di chiaroscuro restituiti sulla lastra posta a diretto contatto della superficie pittorica e investita dal fascio di raggi X (opportunamente dosati variando il voltaggio del tubo) risulteranno in funzione del maggiore o minore assorbimento delle radiazioni da parte dell'oggetto in esame. 

Nella lettura della lastra radiografica è importante tenere presente, oltre allo spessore degli strati, la decisa opacità dei pigmenti a forte peso atomico (in particolare bianco di piombo).
Sulla lastra si formeranno perciò delle zone più chiare e più scure in funzione della resistenza che le varie parti dell'oggetto opporranno al passaggio dei raggi X: a parità di spessore appariranno più chiare le zone di maggiore densità.