Leonardo da Vinci: carattere


Leonardo goliardico

Le cronache dell'epoca ci informano che Leonardo amava fare scherzi ai suoi amici. In particolare a Sandro Botticelli  che era spesso una delle sue" vittime". Tra molti scherzi fatti da Leonardo, vi sono alcuni davvero bizzarri: uno di questi è quello del ramarro.

Si racconta che catturasse delle lucertole piuttosto grandi, come i ramarri, e che applicasse sul loro dorso le ali delle libellule e li colorasse per poi nasconderli dentro una scatola di legno che, alla prima occasione, mostrasse improvvisamente agli amici.


Leonardo paziente

Era dotato di una gran pazienza e prima di perderla bisognava davvero farlo arrabbiare. In molte circostanze, le testimonianze ci riportano reazioni del suo comportamento, come ad esempio quando camminando per piazza della signoria a Firenze, ebbe modo di incontrare il giovane Michelangelo che, anche nella pubblica piazza, creava le condizioni per fare irritare Leonardo, apostrofandolo come incapace e artista superato.

Per quello che conosciamo di Michelangelo, possiamo affermare che il suo carattere ruvido e spigoloso lo ha sempre contraddistinto come uomo che era "una testa calda", capace di creare i presupposti per una rissa con chiunque.

Con Leonardo non sembra ci siano episodi che abbiano portato a tanto, ma si rivolgeva a lui con atteggiamento anche di sufficienza e con un probabile linguaggio del corpo che avrebbe fatto innervosire chiunque. Dal canto suo Leonardo, riteneva Michelangelo un artista capace dal temperamento caldo e riteneva il suo comportamento un poco fastidioso ma mai da destare in lui una vera preoccupazione.

Molto probabilmente Pier Soderini quando affidò l'incarico ad entrambi di affrescare il salone dei cinquecento di palazzo vecchio, a Michelangelo "la battaglia di Cascina" mentre Leonardo scelse "la battaglia di Anghiari", che purtroppo fu un fallimento per la tecnica dell'encausto utilizzata, ha avuto modo di trovarsi tra di loro durante i preparativi e le misurazioni, e ben sapendo le differenze caratteriali dei due, probabilmente sarà intervenuto più di una volta a fare da pacere.


Leonardo riflessivo

Difficilmente si esprimeva anche dando un semplice parere o giudizio personale se non aveva il quadro completo della questione. Questa è una delle caratteristiche principali di Leonardo, in quanto riteneva la capacità di costruirsi un senso del pensiero, un obbligo morale che ogni uomo e ogni donna doveva assumersi nei confronti di se stesso e degli altri. 

Dai suoi scritti si può capire che anche il semplice fatto di prendere appunti non era una cosa di getto, ma piuttosto un metodo che gli consentiva di riflettere con attenzione sul particolar da descrivere. Ogni sua frase sembra infatti racchiudere un percorso logico, composta da un contenuto e da un peso specifico del significato non comune.


Leonardo e la mediocrità

Non amava le persone che non apprezzavano ciò che possedevano, i lamentosi e i perditempo. Suggeriva spesso agli amici di leggere molto e di informarsi perché ogni parola portava con se un peso e un giudizio che poteva essere deleterio una volta reso esplicito.

Una delle cose che molto probabilmente Leonardo non riusciva a comprendere, è come mai le persone si abbandonassero costantemente ai vizi e poco alle virtù.


Leonardo e la sessualità

Per Freud Leonardo da Vinci fu un esempio di totale rifiuto della sfera sessuale. Freud, nel saggio, sottolinea come Leonardo ritenesse brutale l'atto riproduttivo. 

Divenuto maestro, si circondò di bei ragazzi, suoi discepoli, e questo non fece altro che far aumentare le voci sul suo conto.

Il disinteresse verso la vita sessuale porta Freud a definire quello del maestro come un atto di sublimazione in cui il desiderio sessuale ed il suo appagamento furono sublimati in una pulsione di ricerca, una brama di sapere appagata solo dalla scoperta. 

Secondo la teoria psicoanalitica l'impulso sessuale e l'impulso alla ricerca sono presenti già nei bambini, i quali dall'età di tre anni iniziano a farsi domande ad esplorare la sessualità, ma la loro incapacità di darsi una risposta concreta al tentativo immaturo di un'affermazione intellettuale porta un durevole senso di depressione che caratterizza il bambino durante lo sviluppo psicofisico.

Freud tuttavia non è a conoscenza di molti dettagli riguardanti la giovinezza di Leonardo da Vinci e deve concentrarsi su un appunto preso di getto dall'artista riguardante un ricordo di infanzia di Leonardo, che è poi il nucleo del saggio.


Leonardo e il padre

Pure in occasione della morte del padre, Leonardo scrisse un appunto che non lasciava trasparire alcun sentimento.

I primi anni in cui il padre fu assente determinarono la concezione di paternità nel figlio facendogli perdere il naturale timore del figlio verso il padre con ripercussioni per Leonardo in ambito lavorativo e nel rapporto con Dio.

I quadri di Leonardo erano per lui come le sue creature, come se egli fosse il padre, e spesso furono abbandonati o lasciati incompiuti come fu abbandonato lui da bambino. Per quanto riguarda il rapporto con Dio, Leonardo non si espresse mai chiaramente; credeva in un Creatore, ma non ne aveva timore, così come non ebbe timore dell'autorità paterna, non essendo stata essa fondamentale per suo primo approccio alla vita.