Leonardo da Vinci: novelle


Il ragno e il calabrone

Il ragno, volendo pigliare la mosca con sue false rete, fu sopra quelle dal calabrone crudelmente morto. 


Il pesco invidioso

Il persico, avendo invidia alla gran quantità de’ frutti visti fare al noce suo vicino, diliberato fare il simile, si caricò de’ sua in modo tale, che ‘l peso di detti frutti lo tirò diradicato e rotto alla piana terra.


I tordi e la civetta

I tordi si rallegrarono forte vedendo che l’omo prese la civetta e le tolse la libertà, quella legando con forti legami ai sua piedi. La qual civetta fu poi, mediante il vischio, causa non di far perde[re] la libertà ai tordi, ma lo loro propia vita. Detta per quelle terre, che si rallegran di vedere perdere la libertà ai loro maggiori, mediante i quali poi perdano soccorso e rimangono legati in potenzia del loro nemico, lasciando la libertà e spesse volte la vita. 


Il ragno

Il ragno credendo trovar requie nella buca della chiave, trova la morte. 


Il giglio e la corrente del fiume

Il lilio si pose sopra la ripa di Tesino, e la corrente tirò la ripa insieme col lilio.


Il torrente

Il torrente portò tanto di terra e pietre nel suo letto, che fu po’ constretto a mutar sito. 


La palla di neve

La palla della neve quanto più rotolando discese delle montagne della neve, tanto più moltiplicò la sua magnitudine. 


La penna e il temperino

Necessaria compagnia ha la penna col temperatoio e similmente utile compagnia, perché l’una sanza l’altro non vale troppo.


Il seguace di Pitagora

Uno volendo provare colla alturità di Pitagora come altre volte lui era stato al mondo, e uno non li lasciava finire il suo ragionamento, allo costui disse a questo tale: “E per tale segnale che io altre volte ci fussi stato, io mi ricordo che tu eri mulinaro”. Allora costui, sentendosi mordere colle parole, gli confermò essere vero, che per questo contrassegno lui si ricordava che questo tale era stato l’asino, che li portava la farina. 


Il dipintore

Il dipintore disputa e gareggia colla natura. 


Alcuni indovinelli

Vederà i maggiori alberi delle selve essere portati dal furor de’ venti dall’oriente all’occidente. Cioè per mare. 


Molti fien quegli che scorticando la madre, li arrovescieranno la sua pelle addosso. I lavoratori della terra.

Le cose disunite s’uniranno e riceveranno in sé tal virtù che renderanno la persa memoria alli omini. Cioè i palpiri che sono fatti di peli disuniti e tengano memoria delle cosse e fatti delli omini. Vedrassi l’ossa de’ morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore. I dadi… 


Molte volte la cosa disunita fia causa di grande unizione. Cioè il pettine, fatto della disunita canna, unisce le file nella tela. 


Il vento passato per le pelli delli animali farà saltare li omini. Cioè la piva che fa ballare. 


E molti terrestri e acquatici animali monteranno fra le stelle. E i pianeti. 


A molti fia tolto il cibo di bocca. A’ forni. 


De’ crivelli fatti di pelle di animali Vedrassi il cibo degli animali passar dentro alle lor pelli per ogni parte salvo che per la bocca e penetrare dall’opposita parte insino alla piana terra. 


Delle lanterna Le feroce corna de’ possenti tori difenderanno la luce notturna dall’impetuoso furor de’ venti. 


Delle piume ne’ letti Li animali volatili sosterran l’omini colle loro propie penne. 


Del sognare Andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla. 


Dell’ombra che si move coll’omo Vedrassi forme e figure d’omini o d’animali, che se guiranno essi animali e omini, du[v]unche fuggiranno; e tal fia il moto dell’un quant’è dell’altro, ma parrà cosa mirabile delle varie grandezze in che essi si trasmutano. 


Delle ombre del sole e dello specchiarsi nell’acqua ‘n un medesimo tempo Vedrassi molte volte l’uno omo diventare tre, e tutti lo seguano; e spesso l’uno, più certo, l’abbandona. 


Delle casse che riservano molti tesori Troverassi dentro a de’ noci e de li alberi e altre piante tesori grandissimi, i quali lì stanno occulti. 


Degli emisperi che sono infiniti e da infinite linie son divisi in modo che sempre ciascuno omo n’ha una d’esse linie infra l’un piede e l’altro Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, e ‘n]tenderansi i loro linguaggi. 


Delle noci e ulive e ghiande e castagni e simili Molti figlioli da dispietate bastonate fien tolti delle proprie braccia delle lor madri e gittati in terra e poi lacerati.


Bibliografia
Leonardo da Vinci, Aforismi, novelle e profezie di Leonardo da Vinci, Massimo Baldini, Roma, 1993
Leonardo da Vinci, Scritti letterari, ed. A. Marinoni, Milano, 1974