Tecnica dell'affresco



La tecnica che è arrivata sino ai giorni nostri ha origini mediorientali. Fu utilizzata ampiamente prima dai Greci, passando per gli Etruschi, successivamente nell'Impero Romano dove se ne faceva ampio utilizzo.

Dopo un periodo buio per quanto riguarda la sua applicazione, emerge nuovamente alle soglie del primo Medioevo, in quanto apprezzata tecnica di fissaggio di grandi dimensioni. Sostituisce il mosaico nelle decorazioni interne ed esterne di chiese e palazzi, utilizzata per narrare i fasti di un popolo, le sue leggende, le storie sacre, gli episodi mitici, al suo massimo splendore intorno al '500.


Pittura murale a fresco

La pittura a fresco è la tecnica di pittura murale per eccellenza, detta più comunemente affresco, e si esegue su un intonaco appena steso, quindi fresco, dove il colore composto da terre minerali mescolate con acqua, viene completamente assorbito dall'intonaco. Con l’evaporazione dell’acqua il colore si mescola con la calce fino a consolidare in una superficie solida, liscia e colorata creando a contatto con l'aria il fenomeno di "carbonatazione", che durante la sua asciugatura, produce l’anidride carbonica.

Questa tecnica è piuttosto veloce in quanto l'asciugatura dell'intonaco prevede poche ore, quindi tutto il processo di lavorazione della stesa dei pigmenti deve necessariamente avvenire in tempi rapidi in quanto non è possibile apportare ulteriori modifiche o ritocchi, salvo che non vengano fatte quando l'intonaco ha raggiunto la completa asciugatura, cioè a secco.


Fasi dell'affresco


Preparazione del supporto.

Sul muro venivano stesi successivamente i seguenti strati:

  1. Rinzaffo (malta grezza composta di sabbia grossa, acqua e calce, stesa con la cazzuola)
  2. Arriccio (malta con sabbia fine acqua e calce steso sul rinzaffo asciutto)
  3. Tonachino o intonachino (malta con sabbia fine, polvere di marmo, calce e acqua)
  4. Pittura (pigmenti in polvere diluiti con acqua)


1. Rinzaffo 
La prima fase era la stesura sul muro del rinzaffo. Questo veniva preparato con uno strato di calcina grassa e sabbia, creando una consistenza ruvida e grezza che lasciava al passaggio del palmo della mano, piccole imperfezioni. Questa fase era considerata di base in quanto la stesura doveva consentire di assorbire molto bene il successivo strato che veniva steso. Una volta steso, si osservava con attenzione che la parete fosse a piombo verso il basso e lineare con il muro e che tutto fosse il più possibile omogeneo.

2. Arriccio

Una volta asciugato il rinzaffo, si procedeva a distendere il secondo strato di intonaco dai granuli molto più fini (arriccio), ancora imperfetto nella superficie che era piuttosto ruvida e irregolare, ma decisamente meglio del rinzaffo precedente. Una volta fatto asciugare la superficie era pronta per ricevere il disegno dell'artista. 

3. Tonachino o intonachino
Una volta pronto l'arriccio, si procedeva con l’intonaco o tonachino, un ulteriore strato composto da sabbia fine, polvere di marmo e calce che doveva ricevere i pigmenti dei colori per l'affresco. Da questo momento l'artista doveva inumidire spesso lo strato sul quale dipinge e doveva evitare che si asciugasse. Con una serie di pennelli, spesso costruiti dall'artista stesso come faceva Leonardo, ripassava il disegno della sinopia (che poteva vedere attraverso l'intonaco).

4. Pittura
Intorno ad un affresco vi era sempre una serie di strumenti necessari per il pittore e alcuni aspetti relativi alla buona riuscita dell'affresco stesso:

  • avere diversi cavalletti;
  • più di un ponteggio se l'affresco era in alto;
  • contenitori per l'acqua per inumidire spesso la parete; 
  • le "tazzelle o i bocchi", piccoli contenitori di legno o terracotta per i colori; 
  • l'acqua per i pennelli; 
  • gli stracci di canapa e cotone per pulirli;
  • sabbie e pigmenti;
  • disporre di una buona illuminazione;
  • creare correnti d'aria per una veloce asciugatura o rallentarla per una lenta essiccazione. 

L'asciugatura era il nemico dell'artista in quanto il suo processo di asciugatura faceva variare ogni mezz'ora il colore dei pigmenti depositati sulla parete e rendeva i colori sempre più chiari in relazione al maggior livello di asciugatura, così come il fondo dove era stata utilizzata la calce, cambiava il suo colore: grigio chiaro quando era ancora bagnato e bianco quando si asciugava.  

Tecnica ad olio su muro, il disastro di Leonardo da Vinci

Leonardo sperimentò in questa circostanza una tecnica nuova di affrescare una parete e utilizzò per la prima volta la tecnica dell'Encausto per dipingere "La battaglia di Anghiari" presso il salone dei cinquecento in Firenze, opera che mai giunse a termine per l'abbandono proprio di Leonardo.


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