Michele Paternuosto




data di nascita: 1943, località Toro - Molise

Il Maestro Paternuosto è considerato uno dei maggiori esperti italiani della tecnica dell'encausto.

Fa parte dell’associazione Artisti di Piazza Navona Roma. Ha lavorato in Canada, Germania ed ha esposto all'estero anche presso il Museo Svedese. 
Ha studiato le tecniche dell'Encausto utilizzate da  Leonardo ad Vinci nelle sue opere. Esperto in affresco Romano e Pompeiano, la sua conoscenza è richiesta da  centri museali, dipartimenti di ricerca e Università. 


  • STUDIO: Via del Cardello (Metrò Colosseo ) 21/b — ROMA – ITALY
  • LABORATORY & OFFICE : Via Decollatura, 11 – ROMA – ITALY
  • email: Email: morenart@libero.it


Cosa significa utilizzare la tecnica dell'Encausto?          

Lo abbiamo chiesto direttamente al Maestro  Michele Paternuostro 

          

Premetto, che per me la pittura ad Encausto, e la più bella e completa, ma anche la più sfortunata, tecnica pittorica che l’uomo abbia  praticato. I suoi componenti principali sono le cere e il fuoco. 

Nell’arco della mia esperienza, lavorando ad Encausto ho incontrato pochi problemi nei supporti, dico questo, perché lavoro con pigmenti non compatibili con l’Affresco buono, come il Cinabro, Alizarina, Minio, nero Avorio, Titanio ecc. sopra l’intonaco fresco, ancora molle e bagnato, preparato con calce spenta e sabbia (come per il buon fresco) su intonaco secco, oltre che sul marmo, tela, legno, cotto, e tante altre superfici.

Non sappiamo chi per primo abbia ideato l’encausto, dipingere cioè a cera passandovi sopra il fuoco.
Taluni credono sia un’invenzione di Aristeides poi perfezionata da Praxiteles, ma ci furono encausti più antichi… Pamphilos maestro di Apelles e detto non solo per aver dipinto encausti ma anche aver insegnato questa tecnica…”.
Cosi Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ricorda Prassitele, Apelle e altri grandi greci dell’IV secolo a.C. ma ignora che 1’encausto non e nato in Grecia bensì mille anni prima nell’Egitto dei Faraoni.
    Manca poco al 79 d.C. anno in cui il Vesuvio cancellerà Pompei ed Ercolano uccidendo anche lui. L’ Ammiraglio della flotta di Roma ha, infatti, esagerato: ha voluto vedere troppo da vicino le due città, mentre morivano sepolte sotto la cenere.e del Nilo l’encausto è emigrato in Grecia quindi  a Roma. Augusto fa murare due encausti nelle pareti della Curia, e Tiberio per una tavola col ritratto d’un giovane avrebbe pagato sei milioni di sesterzi. Pitture ad encausto arricchiscono la Casa di Livia e la Domus Aurea di Nerone.

Con la fine dell’Impero e l’arrivo dei barbari l’encausto decade, finchè in epoca carolingia scompare. Tramonta anche in Egitto, ultime testimonianze i fascinosi volti di Al Fayum. Riaffiora nel Rinascimento a Firenze. 

Quando nel 1503 la Signoria decide di celebrare le vittorie di Anghiari e di Cascina con due dipinti da farsi a Palazzo Vecchio sulle pareti del Salone dei Cinquecento. E a tale scopo il Gonfaloniere Piero Soderini ingaggia due artisti del luogo: Michelangelo Buonarroti e Leonardo da Vinci.
Succede che Leonardo ha letto Plinio nella prima traduzione in italiano della Naturalis Historia fatta da Lorenzo Ghiberti, l’autore delle Porte del Battistero che per sbalordire il rivale Buonarroti e tutta Firenze decida di cimentarsi nell’antica tecnica.
Su spazio enorme, 10 metri per 20, l’opera prevede l’uso di colori stemperati nella cera e poi fissati a fuoco sul muro preparato a stucco. Accade pero che l’umidità della parete rende i colori instabili. Per asciugarla Leonardo fa accendere grandi fuochi ma il fuoco scioglie la cera e fa colare il dipinto per poi,visti i pessimi esiti, decide di abbandonarlo

Oggi nel Salone dei Cinquecento non figurano ne l’encausto di Leonardo ne l’affresco di Michelangelo. Della “Battaglia di Anghiari” conosciamo soltanto il disegno della parte centrale, la “Lotta per lo stendardo”, pero attraverso copie eseguite da altri pittori.
L’encausto tramonta ancora una volta. Torna alla luce due secoli più tardi con i primi scavi a Pompei quando numerosi artisti e studiosi tentano di riprodurre la magia di quei colori sepolti per tanti secoli e ancora cosi vivi.
L’Accademia di Francia bandisce un concorso. 

Nel 1755 un nobiluomo, un certo conte Caylus, propone colore mescolato a cera e potassa tenuto al caldo da stendere su tavola scaldata e ripassare poi col pennello. 

Nel 1784 si ha notizia del tentativo di un abate, tale Vincenzo Requeno. Poi di un Philipp Hackert che tenta di dipingere a encausto la stanza da bagno del Re di Napoli. E altri ancora. Le formule sono diverse ma nessuna e quella giusta.
    

“Preso da incantamento”, passione nata visitando e rivisitando Pompei, il grande archivio della pittura romana giunto per prodigio fino a noi, studiando, provando e riprovando Paternuosto e infatti riuscito dove altri non hanno avuto fortuna.
“Questione di fortuna” – dice . E racconta del suo cercare, di lontane alchimie, del nero vite che nasce da sarmenti bruciati, del nero avorio che Apelle chiamo elefantino, di fritta d’Alessandria, resina bruzia, cerussa, cinabro…
Colori da mescolare con lo zafferano o con la melagrana usata dagli arabi per tingere le pelli di giallo… Colori antichi come l’armenio, l’indaco e il purpurisso… che Plinio divideva in “austeri” e “floridi”.
E ricorda la prima volta a Pompei, quando suo padre lo condusse ancora bambino a visitare la Villa dei Misteri, una delle più straordinarie raffigurazioni pittoriche dell’antichità. ” Non c’era televisione allora. Al mio paese neanche cinema. Oggi i ragazzi hanno Harry Potter… ma quella di Pompei era magia vera…”. Ecco, magia e un codice per decifrare Michele Paternuosto.
Che da quel giorno a Pompei non ha mai smesso il suo dialogo con l’encausto. A guidarlo nessun titolo accademico ma passione, intuito e paziente tirocinio di bottega. Come i maestri antichi.
Come chi ha raggiunto padronanza di una tecnica al punto da far apparire facile il risultato . Maestria appunto. Perché l’encausto e non l’affresco ? “L’affresco e più spontaneo, più veloce – dice Paternuosto – mentre l’encausto e più riflessivo, più vivo. Ciò malgrado rischiamo di perderlo.
Ho letto – aggiunge – che ogni giorno nel mondo muoiono tante lingue. Che se va avanti cosi tra duecento anni parleremo soltanto in inglese e in cinese. Beh, sarebbe una grave perdita. E può accadere anche per l’encausto.
E non sarebbe giusto. Bisogna fare qualcosa. Basterebbe una scuola, insegnare l’encausto in una scuola d’arte, a Roma o magari a Pompei …”.

E se a Firenze quando dipingeva la “Battaglia di Anghiari” 

Leonardo avesse avuto accanto un maestro dell’encausto?


“Chissà. Di sicuro Leonardo ha sbagliato procedimento. Non doveva scaldare le pareti ma i ferri. Se il fondo e fatto come si deve, la cera resiste anche a cento gradi. A Pompei non s’e sciolta “.
“E dipende anche da dove viene la cera. Da dove hanno pascolato le api. Per esempio a Roma cere buone non ce ne sono.E’ buona attorno al Vesuvio o più a sud, nell’ex Magna Grecia e in Grecia.Paesi bagnati dal Mediterraneo. Plinio scrive che va immersa in acqua di mare mescolata a liscivia e poi esposta alla luna… Come che sia, se non sublima, se non diventa bianca bianca, la cera non e buona.Ma Leonardo tutto questo lo sapeva ?…..Forse non tutto
Cosa è l'encausto
  La bellezza trionfa con la cera colorata e costringe il pittore ad amare la sua opera dando una voce alla cera e una parola alla pittura (Severo Alessandro, imperatore romano 222 – 225 d.C.)


Parlando dell’Encausto (termine derivante dal latino “encaustica” che significa pittura a fuoco) si può dire che è una tecnica pittorica già diffusa presso la civiltà degli Egizi, Greci e Romani. Essa fa uso di colori miscelati alla cera fissati a fuoco con appositi strumenti metallici detti Cauteri. Molti ritratti risalenti ai primi secoli d.C. provenienti dall’antico Egitto e più precisamente dalla zona del Fayyùm, sono stati dipinti con la tecnica ad Encausto.


Di questa tecnica non si sa molto e poco si ricava dalle fonti classiche, ne parla PLINIO “cera punica fit hoc modo ventilatur sub die saepius cera fulva…” nel libro NATURALIS HISTORIA. 

Oggi ai più rimane ancora un mistero infatti si sono perse attraverso i secoli le regole e la pratica di procedura, nonostante che dietro questa tecnica fino ai giorni nostri si sono avvicendati molti ricercatori, studiosi e pittori come il sommo LEONARDO, il MANTEGNA, ecc.. senza che questi siano riusciti a farla rivivere o renderla nota.


la storia personale del Maestro


1958

La sua attività artistica inizia a 15 anni a Campobasso sotto la guida di due maestri pittori molisani Angelo Fratipietro e Nicola Rago, presso i quali è avvenuta la sua prima formazione. 


1962

Nei primi anni 60 prosegue in Germania, a Roma, in Canada e poi definitivamente a Roma dove lavora nel suo studio a pochi metri dal Colosseo.
Nella sua lunga carriera artistica, il maestro pratica con dimestichezza diverse tecniche pittoriche, tra cui la fascinosa pittura ad Encausto ed altre tecniche antiche oggi poco conosciute, quali la Scagliola, producendo esemplari d’alta qualità artistica e rara bellezza (Scagliola, arte nata nel Rinascimento e oggi poco diffusa), l’Affresco lucido e il restauro d’arte. I lavori del maestro sono presenti all’estero e in Italia, anzitutto a Roma, in musei, chiese, palazzi patrizi ed abitazioni di noti personaggi della vita politica e artistica italiana. 


1972 

Sara poi nei primi anni “70 che la sua ricerca si orienta verso la tecnica pittorica dell’Encausto, legata ad un ricordo di bambino, quando, in occasione di una visita, agli scavi archeologici di Pompei in compagnia del padre, che gli indica alcune immagini parietali come prodotto di un’antica pittura non più praticata, affascinato, promette al genitore che sarà lui da adulto a cercare di riprodurla. 

 

Mostra presso il Museo Gallery Quirinus

2012 Museo Gallery Quirinus, Torggatan11 Kopiing, Svezia. 22 september-19 ottobre Mostra Museale: Inspiration of Classics, dal reperto archeologico all´arte contemporanea. In mostra si potranno ammirare oggetti archeologici dall´area di Pompei e opere eseguite con la tecnica dell´encausto del Maestro Michele Paternuosto. Encausto: la pittura a fuoco, così come si eseguivano a Pompei, arte contemporanea che s’ispira a vari livelli dalla mitologia alle figure greche e latine.

 

mostra  5/9/2012-6/1/1013  - Raccontare l’antico: Terra, Acqua e Fuoco.

Roma, Museo della Civiltà Romana


L’arte dell’Encausto di cui Michele Paternuosto è maestro e fine conoscitore.
È la tecnica pittorica per eccellenza carica di valori morali, materiali e immateriali.
L’Encausto si rivolge a tutti i popoli, soprattutto ai posteri per la consegna dell’immortalità dell’ingegno artistico dell’uomo, vedi le pitture parietali e decorazioni pompeiane, quelle romane, i famosi ritratti Egiziani del Fayumm e per finire il grande fascino che ha esercitato sul grande Leonardo.
La tecnica dell’Encausto fa uso nella sua componente principale cere e fuoco e racchiude in se tutte le discipline pittoriche quali: affresco buono, tempera, gouache, acquarello e olio. Si possono adoperare i seguenti supporti: intonaco fresco ancora molle composto di grassello di calce, pozzolana, sabbia e polvere di marmo, segue intonaco secco, legno, marmo, tela, carta, cotto e altro. Per i valori immateriali basti pensare che per acquistare un dipinto a encausto su tavola (si supponga di modeste dimensioni) gli antichi imperatori e ricchi romani pagavano centinaia di migliaia di Sesterzi e secondo Plinio anche milioni di Sesterzi, da questo si può dedurre quanto piacere donava all’animo umano la pittura e in special modo l’Encausto.




FAYUMM e l’IMPERO.
Con il famoso nome del FAYUM, si indica la depressione o quella che è la più estesa oasi del deserto Egiziano. Si designa anche una serie di ritratti, circa 500 del I secolo a.C. alla fine del III secolo. 

Queste opere fortemente realistiche sono state realizzate per lo più con l’impareggiabile tecnica di pittura a cera, che è quella dell’ENCAUSTO; eseguiti quasi tutti su tavole con misure 22 x 39 cm. Elenco alcuni nomi di essenze locali e stranieri: Sicomoro, Cedro, Abete, Cedro del Libano, Quercia, Acacia Nilotica, Pioppo, Tiglio e Cipresso. L’Egitto, di epoca ellenistica prima e romana poi, ospitava numerose comunità greche, soprattutto ad Alessandria e nei ritratti si avverte la forte arte Ellenica.

Questi ritratti oggi si possono ammirare nei maggiori musei del mondo tra cui: il Museo de Il Cairo, il British Museum, il Royal Museum of Scotland, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Louvre di Parigi e la Pinacoteca di Brera di Milano etc.


Declino dei ritratti e dell’Encausto


I ritratti sono suddivisi in due gruppi: 

Encausto e Tempera.

Le opere più pregevoli sono quelle eseguite con la tecnica dell’Encausto, infatti, questa riesce a rendere i colori molto più vividi e duraturi della tempera stessa, creando così un forte effetto “impressionistico”. In alcuni casi questi ritratti erano impreziositi applicando in alcune zone la foglia d’oro. 

Di solito vi è ritratto il volto di una sola persona posta frontalmente su un pro plasma di un unico colore, di solito grigio, con aggiunta a volte di elementi decorativi. Bisogna dire anche che, oltre alla robustezza dell’encausto, in confronto della tempera ci è stato di aiuto alla conservazione dei dipinti e i loro supporti, di solito tavole, il clima secco dell’Egitto con scarsa umidità, infatti, quest’ultimo ha permesso la conservazione di questi capolavori; mentre è quasi impossibile trovare opere di arte greco-romana, in Grecia o in Italia che in quel periodo era dominante in tutto il Mediterraneo. 

Se si escludono i fattori climatici possiamo considerare altre cause, che possono spiegarci il declino dell’arte e con loro anche la preziosa tecnica dell’Encausto in tutto l’IMPERO ROMANO. 


La mia opinione: la principale causa è da ricercarsi nella crisi economica dell’Impero, iniziata nel III secolo d.C. creando cosi l’impoverimento dei scambi commerciali nel mar Mediterraneo, innalzando prezzi e difficoltà a reperire materie pregiate provenienti dai paesi vicini o quelli più lontani con la conseguenza che, le classi più agiate ,furono incapaci poi di finanziare opere di alto costo come le pitture a Encausto: ritratti, decorazioni parietali (pittura pompeiana), statuaria etc. Seguendo la scia della crisi nell’IMPERO, ci rendiamo conto che in tempi normali gli scambi commerciali erano lenti, ma con la crisi si sono trovati con più difficoltà, rallentando la ricchezza e la cultura Romana. Senza contare il flagello delle invasioni barbariche, sopravvenute alla crisi di ROMA. 

Concludendo, la crisi a fatto si che nell’Impero Romano ci fossero sempre meno committenti per l’arte e con essa la cultura raffinata muore. Cosi, scivolando nei secoli successivi quei maestri adepti per la pittura a Encausto man mano scompaiono e insieme a loro le preziose procedure di esecuzione. 

Rimangono preziosi scritti di VITRUVIO I secolo a.C. in De ARCHITECTURA e di PLINIO il VECCHIO in NATURALIS HISTORIA I secolo d.C. senza alcun cenno alle procedure di esecuzione deboli tracce in monasteri Bizantini ma anche loro non lasciano scritti di procedure.

 

Quali sono gli strumenti utilizzati nell'Encausto?


Gli strumenti per l’Encausto sono di due tipi:

  •  i primi per l’intonaco per fare la politiones
  •  i secondi per la lavorazione vera e proprio della pittura dell’encausto. 

Non occorrono tanti strumenti, questi si possono creare con facilità artigianalmente, occorrono delle semplici tazzine da caffè o di terracotta smaltata, una per ogni colore che si adopera.


Gli attrezzi in ferro, detti Cauteri, sono di varie misure e dimensioni (sono a forma di cazzuole o spatoline partendo da circa 10 centimetri fino a ridursi a un centimetro e anche meno) con manici in legno per evitare scottature, dal momento che si devono scaldare sul fuoco. Poi ci sono gli attrezzi per gli intonaci e stucco romano, ma questi sono arnesi che adoperano comunemente i muratori stuccatori e sono: filo a piombo, cazzuola, staggia, sparviero o Baculus, frattazzo di legno per sgrossare e stringere l’intonaco grossolano poi per lo stucco, una spatola metallica rettangolare di circa10 x 20 centimetri con manico centrale e una spatola triangolare con manico di legno di circa 8/10 centimetri per lucidare.”


Encausto: antica tecnica di pittura Greca


Questa bellissima pittura e la più completa e mai superata dalle altre tecniche, è eseguita su intonaco fresco (affresco), legno, tela, cotto e marmo. Era famosa nelle antiche civiltà: Egiziana, Greca e Romana, apprezzatissima da Imperatori Romani. Ci rimangono dipinti su pareti e tavole, vedi alcune famose pitture parietali romane di: Pompei, Ercolano, a Roma e altre Domus in Italia e nell’Impero Romano. Parlando dei ritratti del Fayum (Egitto) questa è applicata su tavole di: Sicomoro, Acacia, Quercia, Cedro del Libano, Abete ecc. Attualmente, i ritratti del Fayyum si possono ammirare nei maggiori musei del mondo, tra cui il Museo di antichità egiziane de Il Cairo, il British Museum, il Royal Museum of Scotland, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Louvre di Parigi e la Pinacoteca di Brera di Milano. Musei Vaticani, del Vaticano.


mostre e personali del Maestro Michele Paternuosto



1986

Successivamente, negli anni “80 realizza i suoi primi lavori ad Encausto organizza la sua prima mostra personale a Roma in viale Trastevere ottenendo grande successo di critica e di pubblico.

 

Mostra personale di pittura ad encausto nel museo civico di Albano Laziale (Roma). 

  • in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 
  • Soprintendenza per i beni Artistici e storici di ROMA,  
  • Provincia di Roma Assessorato alla cultura e alle Politiche Giovanili. Ideazione, 

realizzazione della Mostra e cura del catalogo: Museo Civico Albano, Assessorato alla cultura, Comune di Albano. Ideazione, realizzazione della Mostra e cura del catalogo: Museo Civico Albano, Assessorato alla cultura, Comune di Albano. Direttore Licinia Mirabelli, M. Paternuosto, Direttore del museo P. Chiarucci, Dottoressa T. Gizi, Senatore C. Ventucci, Prof. Umberto Pappalardo, Prof. A. Pellegrino (Dir. scavi Ostia Antica) , Prof. U. Pappalardo (Università di Napoli), Dott. A. Martin (Accademia americana Roma)

 

Rassegna internazionale di Arte Sacra contemporanea Ferentino(Fr).

 

2003, 23 Aprile, Mostra Auditorium Roma 
Le periferie Romane al Centro della città Auditorium
(parco della musica).

2005 – Mistero, armonia e forme. 

 

2007, 31 maggio -luglio 

Esposizione delle opere presso la Galleria La Pigna


2007, 28 Aprile 10  Maggio, Roma
Magìa Dell’Encausto,  Accademia romana delle arti

 

2007, Libreria L’incontro, Fregene (Roma)

incontro col pubblico

2009 Arten, Ciampino -Roma 

Personale collettiva di artisti in mostra.Ciampino (Roma)

 

2009 Green Coliseum. Roma -

Cama Sutra Futurism -  sala l’étoile, Palazzo Ruspoli Roma.



2009 (
L’arte dell’Encausto)
Museo Civico di Alatri Palazzo Gottifredo  FROSINONE



2009, Natale di Roma, 

Teatro Colosseo Roma

 

2010-2011 “AD MAIORA”,  Roma

La Fabbrica degli Artisti. Palazzo. “Ferdinando di Savoia” 
 

2010, 28 Aprile , Magìa Dell’Encausto”, Roma

  • Accademia romana delle arti  
  • Galleria La Agostiniana Piazza del Popolo 12      
 

2010,15-20 Luglio - “Magìa Dell’Encausto“  Fregene (Roma)

In collaborazione con il Prof. Vittorio SERMONTI e  Costanzo COSTANTINI 

 

RECENSIONI

Sin dai tempi immemorabili questa tecnica pittorica ha affascinato pittori, ricercatori e studiosi del calibro di LEONARDO, MANTEGNA ed altri ancora, senza che questi siano riusciti a farne rivivere la tecnica o quantomeno a renderla nota.
Spinto da un profondo desiderio di conoscenza per quest’arte, nel 1989 ho conosciuto presso il mio studio di Roma, un artigiano decoratore, Michele Paternuosto, il quale ha raggiunto secondo la mia opinione un buon livello di tecnica, l’ho quindi incoraggiato ad attivarsi nuovamente affinché si adoperi per la divulgazione di questa raffinata tecnica.


Nell’aprile del 1999 ho avuto modo di vedere all’opera il maestro Michele Paternuosto che ha eseguito due lavori, uno su intonaco fresco di calce e sabbia appena preparato, e l’altro su un supporto di legno.
In entrambi i casi ho potuto constatare che non soltanto la risultante cromatica è identica, ma anche la durezza, tant’è che una normale pressione esercitata con le unghie non riesce a scalfire i colori,contrariamente a quanto accade su una comune candela di cera.


Mi trovo perciò perfettamente d’accordo con il giudizio espresso dall’illustre prof. Claudio Strinati: “..non si è lontani da un ritorno all’antica conoscenza dell’encausto.”. Sarebbe pregiudizievole per l’arte e la cultura in generale, se le ricerche condotte da Michele Paternuosto cadessero nell’oblio.
E’ pertanto auspicabile, che le autorità competenti appoggino iniziative volte ad organizzare manifestazioni per la promozione e divulgazione delle conoscenze acquisite………..

Prof. PICO CELLINI
Restauratore emerito


ROMA 1999 
“La bellezza trionfa con la cera colorata e costringe il pittore ad amare la sua opera dando una voce alla cera e una parola alla pittura” (Alessandro Severo, imperatore romano, 222-235 d.C.)

L’ Encausto è una pittura parietale e da cavalletto. Il termine deriva dal latino “encaustica” che significa pittura a fuoco. Si tratta di un’antica tecnica, già diffusa al tempo degli Egizi, dei Greci e dei Romani. Meglio nota come pittura pompeiana, fa uso di colori miscelati nella cera d’api e fissati e fuoco con appositi ferri detti “cauteri o cestri”.
Di questa tecnica non si sa molto, e poco si ricava dalle fonti classiche.
Ne parlano Plinio: “Cera punicafit hoc modo ventilatur sub die saepius cerafulva…” (lib. XXI cap. 49 “Naturalis Historia”), e Vitruvio nel “De Architectura”.


Di recente ho avuto modo di vedere alcune opere eseguite da Michele e Luciano Paternuosto, che con la loro tecnica, praticata sin dal 1980, dipingono su intonaco fresco o secco di calce e sabbia, su legno, marmo, terracotta, ecc…, raggiungendo con ognuno di questi supporti un identico risultato cromatico, adoperando colori non compatibili con l’affresco. A mio giudizio, e visti i risultati da loro raggiunti, direi che non si è lontani da un ritorno all’antica conoscenza dell’encausto.


ROMA 2000 
II lavoro di Michele Paternuosto sotto la denominazione di Morena Art, è un lavoro in cui la competenza artigianale e lo spirito della ricerca hanno trovato un interessante punto di equilibrio.

 Alla maniera di certi antichi che ci hanno lasciato insegnamenti preziosissimi inerenti alle tecniche artistiche, Paternuosto ha basato le sue indagini sulla esercitazione pratica e sulla verifica sperimentale delle deduzioni accumulate in molti anni di studi interessanti. 

II problema fondamentale che si è posto e quello relativo all’encausto e alle sue applicazioni.
Si tratta di una domanda che i ricercatori si sono posti da tantissimo tempo con risultati sovente contraddittori. 

Come era fatto veramente l’encausto?


Non e altro che una variante dell’affresco tradizionale, lucidato a cera dopo la stesura, come molti studiosi si sono indotti a credere, o una tecnica specifica applicabile sia alla pittura murale sia ad altri eventuali supporti in cui la cera e di fatto incorporata nella materia pittorica con procedimenti oggi non più recuperabili. 


Dietro a una questione del genere si sono affaticate menti assai sottili, senza mai giungere ad una soluzione definitiva.
Oggi si può dire che la dimostrazione elaborata da Paternuosto ha tutta la dignità e la forza di convincimento per dover esser presa in attenta considerazione da tutti coloro che hanno veramente a cuore il progresso degli studi e la corretta conoscenza delle tecniche antiche. 

Paternuosto ha potuto dimostrare come la tecnica dell’encausto sia in realtà ricostruibile, su qualunque supporto, partendo dall’idea di base dell’incorporazione della cera nel colore, col conseguente riscaldamento delle superfici dipinte attraverso strumenti metallici che, appunto riscaldati e applicati alla pittura provocano lo sciogliersi della cera all’interno della stesura e la sua stabilizzazione definitiva all’interno della pittura stessa con quell’effetto di brillantezza ed omogeneità assoluta dell’insieme della pellicola pittorica che al tatto si manifesta liscia e compatta e nella sostanza costituisce un’unita di materia di straordinario fascino e pregnanza luminosa.


Partendo da questo presupposto semplice ma di immediata comprensione, il nostro ricercatore ha sviluppato innumerevoli aspetti collaterali dello studio e li presenta adesso per sollecitare l’attenzione, la critica ed il dibattito dei conoscitori d’arte, animato da onesta dedizione al lavoro e da un’encomiabile moralita, cosi tipica per chi viene da una corretta tradizione artigiana e vuole esporsi al giudizio altrui con limpida coscienza ed apprezzabile discrezione.


LUGLIO 2006
Non ho altro merito, nei riguardi del maestro Paternuosto, se non quello dell’amicizia. 

Ci conosciamo da molti ani. Lui ebbe fiducia in me e io in lui e, e da allora, questo legame è rimasto forte e vivo. Io riconobbi subito in lui, e penso che oggi tutti lo riconosceranno, l’impegno e lo scrupolo del vero scopritore, colui , cioè, che crede nella propria ricerca e nelle capacità di investigazione senza alcuna presunzione ma anche senza falsa modestia. 

Mi colpì il procedimento seguito da Paternuosto nella sua attitudine a studiare il mondo antico, immune da qualunque pregiudizio. Il tema era ed è bellissimo perché riguarda uno dei grandi misteri (che mistero non lo è affatto) della tecnica artistica degli antichi: encausto. 

“Quanto è stato detto e scritto sull’argomento!” pensai quando ebbi l’occasione di avvicinarmi al lavoro di Paternuosto nella sua bottega. Mi accorsi, poi, che lui stesso lavorava come gli antichi e che non aveva alcun timore reverenziale verso chi ci ha preceduto. 

Aveva soltanto il giusto atteggiamento, misto di reverenza e fiducia, di riuscire a capire cosa accadde veramente al tempo dei romani, visto e considerato che quegli uomini erano come noi, non erano dotati di superpoteri ma avevano una competenza e una dedizione assolutamente straordinarie. Non voglio sovrappormi al caro maestro e mettermi a spiegare, quale sia stata la sua scoperta come egli l’abbia approfondita. FINE

Prof. CLAUDIO STRINATI
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma


ROMA2000
L’amico Michele Paternuosto si è impegnato da anni nello studio e nella realizzazione di una delle tecniche pittoriche più famose dell’antichità, l’encausto, diffuso nelle civiltà pittoriche egizia, greca e romana.
Purtroppo di questa tecnica è andata persa nei secoli la conoscenza dei reali procedimenti tecnici per cui la sua attività, oltre ad avere una chiara valenza estetica, costituisce anche per l’archeologia un importante contributo sperimentale.
Infatti Paternuosto ha potuto dimostrare come la tecnica dell’encausto sia in realtà ricostruibile non solo su supporti rigidi – come il legno ed il marmo – ma persino sull’intonaco fresco, ovvero intriso di acqua ed ancor molle, lasciando stupefatti quegli specialisti della pittura antica che, come me, ritenevano che la cera fosse respinta dall’acqua e pertanto non potesse funzionare da legante sui supporti ” a fresco”. 


L’amicizia ed il contatto con Paternuosto ha costituito quindi per me un ennesimo insegnamento, ovvero che la storia delle tecniche artistiche non vada ricostruita soltanto dai libri e dall’osservazione dei monumenti, ma anche dalla continua frequenza delle botteghe artistiche.

Prof. UMBERTO PAPPALARDO
Docente di Antichità Pompeiane ed Ercolanesi
FACOLTA’ DI CONSERVAZIONE DI NAPOLI


ROMA 2000
La mostra di Michele Paternuosto che il MUSEO CIVICO ALBANO (ROMA) ha voluto realizzare si prefigge di stimolare il dibattito scientifico sull’argomento, tramite questa proposta di archeologia sperimentale certamente valida sul piano tecnico, e di promuovere la conoscenza della pittura antica ed in particolare della tecnica ad “ENCAUSTO”.
Mostre di pittura antica, come quella famosa sui ritratti del Fayyum, trovano qui ad Albano un’interessante ed affascinante appendice: la sperimentazione di un Maestro che si rivolge sia agli specialisti che ad un più vasto pubblico di curiosi e sopratutto di appassionati di Arte e Archeologia esponendosi coraggiosamente al giudizio della critica……….

Dr. PINO CHIARUCCI.
Town Museum of Albano Laziale


ROMA 2005
Non ho mai visto nero più splendente, più solare del nero negli encausti di Michele Paternuosto: un nero che sbuca dal nero dei millenni per illuminare il nostro mondo ora, qui, e con la bellezza consolarlo un pò.

Prof.ssa LUDOVICA RIPA DI MEANA


ROMA 2005
L’encausto di Michele Paternuosto
 

Giacomo Leopardi sapeva degli antichi molto più del tantissimo che aveva letto nella biblioteca di suo padre: perché sapeva <<non per ragione ma per sentimento ingenito>> che anche lui era antico. Da bambino Michele Paternuosto ha visto con suo padre gli encausti di Pompei; e non per ragione ma per abnegazione ingenita, si è accanito attraverso decenni a scoprire il mistero di quella tecnica perduta tentando di sperimentarla, e finendo per praticarla. Con la cocciutaggine, la diligenza, il genio artigianale del bambino che era, e dell’antico che continua ad essere.

Prof. VITTORIO SERMONTI


ROMA 2006
Un piccolo evento a Fregene RM.
La mostra fregenate di Michele Paternuosto artista eccezionale, il pittore d’origine molisana ma d’adozione romana con studio in via del Cardello21/b Roma, che espone dipinti ad encausto di rara preziosità, per la bellezza delle figure, lo splendore cromatico e la raffinatezza stilistica. Paternuosto è 1’artista più interessante e singolare che io abbia conosciuto negli ultimi dieci anni.

COSTANZO COSTANTINI
Critico d’arte de il Messaggero e biografo, ha pubblicato libri su Manzù, Guttuso, De Chirico, Visconti, Fellini, Balthus, Minorai, Mastroianni ecc.


SABAUDIA (LT) 2006
L’artista:
Michele Paternuosto, giunge a Sabaudia e mostra tra i sobri portici del razionalismo, le tinte purpuree dell’encausto. Paternuosto frequenta da giovanissimo le botteghe d’arte dei maestri Nicola Rago e Angelo Fratipietro, decoratori e restauratori; è un’esperienza tra arte e artigianato che gli conferisce una spiccata manualità ed un gusto ricercato per 1’antico, qualità che lo portano negli anni “70 a cimentarsi con l’encausto, si, a dipingere con il fuoco. Oggi e considerato un maestro validissimo, uno degli artisti italiani più interessanti sotto il punto di vista della sperimentazione pittorica e dei materiali.

MARIA SOLE GALEAZZI
Latina Oggi.


SABAUDIA (LT) 2006
L’incontro con il maestro:
Via del Cardello, è una stradina nel cuore del Rione Monti.
E’ qui che ha il suo studio e lavora Michele Paternuosto, l’artista protagonista della “Magia dell’Encausto” La mostra che ArteOltre, con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del comune, di Sabaudia, Assessorato alla Cultura, ha curato ed allestito presso il Teatro del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, a Sabaudia.
Nella città del Razionalismo un evento che sa di antico e che propone, grazie alle opere che vi sono esposte, quella misteriosa tecnica pittorica che Paternuosto scopri da ragazzo visitando per la prima volta gli scavi di Pompei e che, con anni di ricerca e di studio, ha saputo riproporre un fascino che nei millenni resta immutato e che non mancherà di trasmettere emozioni a quanti avranno modo di soffermarsi davanti ai volti di uomini e donne, alle nature morte, agli scorci di pareti che scandiscono il percorso storico ed artistico della mostra.

FRANCESCA D’ORIANO 
Presidente ArteOltre Sabaudia


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