Mattonella di maiolica

1^ teoria sull'attribuzione della maiolica 

Secondo il Prof. Ernesto Solari, noto studioso di Leonardo e autore di studi e scoperte leonardesche, e la Dott.ssa Ivana Rosa Bonfantino, consulente Grafologa (già Professore di Grafologia Comparata e Storia della Grafologia dell’Università LUMSA di Roma) presso la sede della stampa estera, si tratterebbe di Leonardo da Vinci.

E' davvero di Leonardo?

E' di forma quadrata e misura 20x20 cm e si tratta di una piastrella o mattonella in maiolica che raffigura l’Arcangelo Gabriele, prodotta con soli due passaggi di cottura a formo, anziché i canonici tre passaggi che normalmente venivano utilizzati in quel periodo. 

Molti studiosi affermano che si tratti di una produzione proprio di Leonardo che l'avrebbe eseguita all'età di 18 o 19 anni, cioè tra il 1470 e il 1472. Il giovanissimo Leonardo -aveva circa 18/19 anni- l’ha verosimilmente realizzata nella fornace del nonno a Bacchereto, a quel tempo piccolo borgo di case e di botteghe specializzate nella produzione e nella lavorazione delle maioliche situato attualmente in località nel comune di Carmignano in provincia di Prato in Toscana, dove, guarda caso, si trovano le pendici del Montalbano, posto assai caro al giovane Leonardo. 

Leonardo sembra che abbia passato molto tempo della sua infanzia proprio a Bacchereto, dove il nonno possedeva una piccola fornace e fino ai sedici anni questo luogo sia stato il vero "centro illuminante" di Leonardo, dove per la prima volta, ha visto forgiare il ferro, lavorare le terre cotte per il vasellame e, tra queste, conoscere i processi della pittura e della lavorazione proprio delle maioliche.


Quali sono gli elementi che confermerebbero questo?

1. Leonardo ha trascorso molti anni nella fornace e quindi ha conosciuto il processo di lavorazione talmente a fondo, da poterlo riprodurre, anche con soli due passaggi di cottura (probabilmente perché costava meno  farne due anziché tre).


2. Nel trattato di pittura attribuito a Leonardo, che secondo Luca Pacioli era già stato scritto dallo stesso Leonardo nel 1498, quando Leonardo aveva 46 anni, poi completato dopo la sua morte dagli scritti riuniti da Francesco Melzi nel 1540 (Leonardo era morto da 21 anni), vi sarebbe riferimenti scritti proprio da Leonardo su aspetti teorici e pratici della pittura ed in particolare sotto il titolo “Del far pittura d’eterna vernice“. Alla fine della formula parla anche di un’ultima passata di olio di noce. Esami recenti hanno dimostrato al presenza di Olio di noce proprio sulla magnolia. 


3. Sin da giovane Leonardo era affascinato dalla geometria e conosciamo i suoi interessi e  i successivi studi sulla quadratura del cerchio insieme a Luca Pacioli. Il disegno dell'arcangelo Gabriele interno alla maiolica in realtà potrebbe essere la rappresentazione della quadratura del cerchio racchiusa tra i bordi della mattonella e l'aureola dell'arcangelo stesso. La quadratura del cerchio per Leonardo era la ricerca della perfezione e la quadrella era la ricerca di totale perfezione, della vernice eterna, quindi molto probabilmente simboleggerebbe il divino e l'eternità. Un ateo come Leonardo non avrebbe dipinto l’Arcangelo Gabriele.


4. Nella quadrella l’Arcangelo Gabriele non è stilizzato ma molto realistico e con molta probabilità, secondo il Professor Solari, è un autoritratto di Leonardo, il primo in assoluto. 

La Consulenza Grafica e l’enigma del Rebus

In base alla comparazione con un vasto numero di scritti autografi attribuibili con certezza a Leonardo, la Dottoressa Bonfantino ha firmato la perizia dove si attesta che la firma tracciata sulla mandibola dell’Arcangelo Gabriele è autografa, quindi appartiene a Leonardo, così come la sigla apposta su bordo del dipinto vetriato e i numeri tracciati sulla mascella dell’Arcangelo.

Oltre la firma “da Vinci lionardo” infatti, sul bordo destro del dipinto si trova un sigla “LDV ib” (Lionardo Da Vinci di Vinci) e alcuni numeri (72-52) che rappresentano un rebus che solo la mente geniale di Leonardo poteva escogitare. Secondo il Professor Solari il 52 rappresenta la data di nascita di Leonardo e il 72 le lettere dell’Arcangelo Gabriele (G e B).

Quindi il rebus  potrebbe essere letto così (anche se non si possono escludere altre interpretazioni):

Io Lionardo da vinci di Vinci, nato nel 1452, all'età di 19 anni, nel mese di aprile dell’anno 1471 ho creato me stesso ad immagine dell’arcangelo.”


Ribadiamo che in questo caso è una possibile interpretazione ma che non può essere data per certa.

Una simile scoperta è stata possibile grazie a un ampio e complesso apparato di studi e analisi diagnostiche. Tra i vari esami il più importante, spiega il Professor Solari, è la termoluminescenza:

"Ci ha rivelato la provenienza, ci ha detto che quell’argilla proveniva da quella zona povera di quarzo e ci ha detto cose molto importanti riguardo il periodo esecutivo. Ha stabilito un range che va dal 1415 circa al 1515 , quindi la quadrella è stata realizzata più o meno in mezzo a quel periodo. Ci ha detto inoltre che la firma è autentica. La termoluminescenza infatti, ha stabilito che il passaggio di cottura ultima è avvenuto dopo la pittura e la firma della quadrella. E ‘ la dimostrazione che la firma e la pittura sono coevi con la cottura ultima.”

2^ teoria sull'attribuzione della maiolica

Non si tratterebbe di un opera di Leonardo

Secondo due  esperti di ceramica, Federico Malaventura, perito del tribunale di Pesaro e collaboratore di musei e privati, e il professor Ettore Sannipoli, considerati tra i maggiori esperti di maiolica eugubina rinascimentale e moderna, non si tratterebbe affatto di un opera di Leonardo da Vinci, piuttosto di un manufatto databile intorno agli inizi Novecento. 

Secondo Federico Malaventura infatti, la maiolica è collocabile molto più recentemente in un periodo di tempo che si colloca tra il 1920 e il 1930. 


Chi è l'autore del manufatto?

Si tratterebbe del ceramista Aldo Ajò, che è stato anche direttore della fabbrica SCU (Società Ceramica Umbra) dei Fratelli Rubboli a Gualdo Tadino. Della stessa opinione di Malaventura sarebbe anche Sannipoli. 

La maiolica in discussione è stata creata con criteri industriali e non artigianali e lo stile del dipinto è proprio riconducibile ad Ajò.  


Chi è Aldo Ajò?

Il ceramista Aldo Ajò, nasce a Gubbio nel 1901 e si diploma all'Istituto d'Arte di Perugia.
Fabbricante e decoratore di maioliche e terrecotte, a partire dalla metà degli anni Venti, realizza opere che, pur ispirandosi alla tradizione cinquecentesca eugubina, sono dotate di stile e personalità moderna.
Nel 1920 è fondatore, insieme ad Ilario Ciaurro, della manifattura ceramica "Vasellari Eugubini".
Negli anni successivi  collabora con le manifatture ceramiche dei "Rubboli", tra il 1921 e il 1926 con l'incarico di direttore artistico, e del professor "Santarelli".
Dal 1927 al 1934 è titolare di una fornace, la "Ajò Ceramiche" con sede a Gubbio, adibita alla produzioni di materiali refrattari per l'edilizia e alla produzione di ceramica artistica, dove realizza lavori dalla forte impronta decò e dalle suggestioni pontiane.
Nel 1937 è presente con alcune opere alla VII Mostra dell'Artigianato Fiorentino ed espone regolarmente alle Fiere Campionarie di Milano e Bari.
Nel 1938 apre una collaborazione con la gualdese "Luca Della Robbia Ceramiche". Negli stessi anni è professore di disegno all'Istituto Professionale di Gubbio. Alcuni suoi lavori sono conservati nel Museo Civico di Gualdo Tadino.
Aldo Ajò, che oltre ad occuparsi di ceramica si dedica alla pittura, alla xilografia e alla realizzazione di vetrate artistiche, muore nella sua città natale nel 1982.
Nel 2005 la famiglia apre nella casa dell'artista, in via della Cattedrale 20 a Gubbio, una mostra permanente dei suoi lavori


Quali sono le posizioni di altri studiosi?

Alcuni esperti di Leonardo, tra i quali Martin Kemp, sono molto diffidenti sulla possibile attribuzione a Leonardo e lo stesso Kemp ha dichiarato al "Guardian" che le possibilità che la maiolica possa essere del genio toscano "sono meno di zero".