Madonna Litta



SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: Madonna Litta
  • attribuzione: LDV, ( G.A. Boltraffio, M.d'Oggiono)
  • età di Leonardo: 38 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: tavola
  • dimensioni: cm 42 x 33
  • tecnica: colori a olio e tempera
  • datazione: 1490
  • stato di conservazione: buono
  • interventi di restauro: non pervenuto
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: San Pietroburgo, Ermitage

1481-1490

La datazione dell'opera, malgrado vi siano indicazioni che la indicano intorno al 1481, potrebbe essere collocata fino al 1490. Secondo i manoscritti di Leonardo, lui è presso la corte milanese del duca Ludovico il Moro per occuparsi della miglioria dei canali navigabili della città che potessero essere in grado di garantire una maggior navigabilità delle acque tra Milano e Pavia e di conseguenza aumentare il trasporto delle merci.

In questo periodo una delle più potenti famiglie del ducato milanese, i Visconti, rafforza il proprio potere con gli Sforza, che in realtà sono la nuova famiglia emergente, grazie al matrimonio tra Francesco Sforza con Bianca Maria Visconti, figlia legittimata dell'ultimo duca.

Gli Sforza quindi, imparentati coi Visconti, gli succedono al potere della città, decretando di fatto una vera e propria onnipresenza diplomatica con altre signorie e, in questa fase, sembrerebbe che i Visconti abbiano commissionato "la Madonna" (poi diventata Madonna di Litta) a Leonardo, non si sa se direttamente o per interposta persona facente parte degli Sforza

1660 c.a.

Gli eredi degli Sforza, acquisiscono alcuni beni della famiglia Visconti, tra i quali diversi quadri e terreni, ma non si ha la certezza assoluta della presenza della Madonna.


1780

La famiglia Litta, noti patrizi milanesi, ove tra i suoi membri risulteranno in futuro l'arcivescovo Alfonso arcivescovo di Milano e cardinale, risulta abbia acquistato "la Madonna" direttamente dagli eredi dalle famiglia Sforza.


1865

Antonio Litta Visconti vende Il dipinto su tavola  allo zar Alessandro II di Russia che ne rimase affascinato dalla lucentezza che lo volle assolutamente per essere esposto nel suo palazzo.

Dai documenti esistenti, sembrerebbe che la vendita abbia fruttato alla famiglia Litta la ragguardevole cifra di (calcolata in Euro nel 2018) di circa 2,7 milioni di euro.

L'opera venne trasferita a Mosca per poi essere trasferita definitivamente presso l'Ermitage, che non la rese di dominio pubblico e non la espose, lasciandola celata nelle segrete del palazzo. Solo alla fine del secondo conflitto mondiale la "Madonna Litta" viene definitivamente esposta. 

 

Descrizione generale

Una madre che amorevolmente allatta il figliolo sorreggendolo e dedicandogli interamente il suo sguardo.


Il volto

Il volto candido e i capelli morbidamente intrecciati definiscono i tratti della Madonna leonardesca, nella rilucente luce dell’atmosfera purificata di un paesaggio montano dove, nella riparata ombra di un’architettura sconosciuta, si consuma la sacralità dell’intimità materna. La “Madonna Litta” (1481) deve la sua sfolgorante e per certi versi oscura fama a quella buona dose di ambiguità che spesso accompagna le opere di Leonardo da Vinci, e che fino a qualche decennio fa impediva di stabilire con certezza l’identità dell’autore.


I capelli

Leonardo si sofferma molto sui particolari del copricapo che lo riprende con un ricamo a discesa, probabilmente in foglia d'oro, dando lucentezza al colore scuro dei capelli assorbiti dall'interno buio della stanza. La lucentezza è voluta proprio per staccare ed evidenziare dal buio il profilo della Madonna, quasi a voler affermare l'importanza e la preziosità della finitura. I capelli sono ordinati e lucenti, non mossi o ondulati, ma armonici e distesi con riflessi di luce.

Madonna Litta, particolare del volto della vergine

 

Il paesaggio

Lo sfondo è la firma di Leonardo e del suo modo di vedere l'orizzonte. Appaiono le montagne, con accenno ai calanchi leggermente più scuri nella prima finestra in basso a destra e piccole catene montuose che rendono anonimo ma consueto il paesaggio.

Il vestito

La Madonna veste una sottile mantella a panneggio dello stesso colore utilizzato per il panorama creando una continuità e particolare lucentezza. Probabilmente il panneggio è in velluto raso molto fine, foderato internamente da un risvolto tendente al colore oro.

La veste della Madonna è rossa opaca e il seno è coperto da allacciature verticali, imperfette nelle cuciture e nei passaggi orizzontali del filo che chiude il seno sinistro, senza pretuberanza, quasi a nascondere la femminilità a differenza di quello destro, visibile e rigonfio del latte materno. I seni della madonna quindi distinguono due diversi tipi di messaggi, dove da una parte si esalta la femminilità e dall'altra, la capacità di anonimato e pudicizia.

Madonna Litta, particolare del bambino

 

Il bambino

Il bambino sembra finemente definito nei tratti e dai capelli si denota che non si tratta di un neonato (probabilmente Leonardo lo ha pensato di un anno circa), che appoggia, non stringe, il seno della madre mentre con lo sguardo "distratto" , osserva verso un punto distante, fuori dal quadro stesso, come fosse attirato ed incuriosito. La gamba sinistra non poggia sul ventre della madre, quasi a cercare una stabilità che non riesce ad avere, stabilità che è la stessa madre, con entrambe le mani, a garantire.
La raffigurazione del Bambino viene rappresentata con la classica "torsione del corpo", tipica dello stile Leonardesco. 


Il cardellino
Osservando con attenzione l'opera della "Madonna Litta", si scorge un piccolo uccellino all'altezza del ventre della Vergine: è un cardellino. Questo piccolo volatile nell’iconografia classica, cristiana e pagana, assume un grande significato spirituale a partire dai racconti di Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi, un poema epico-mitologico ove racconta numerosissime storie e racconti mitologici della classicità greca e romana. Secondo quanto scrive il Cardellino sarebbe una delle Pieridi, Acalante, trasformata in uccello da Atena perché aveva osato sfidare le Muse nel canto.  


Il Cardellino, rappresentava il momento esatto del distacco tra la vita e la morte, quando l'anima abbandona definitivamente il proprio corpo e si innalza in volo con i suoi colori splendenti, i colori di una nuova vita verso il paradiso. 

Nel concetto cristiano assume anche un significato legato al Cristo: una legenda cristiana narra che un cardellino si fosse poggiato sulla corona di spine del cristo crocefisso oramai morente e si fosse messo ad estrarre le tutte spine e, facendo questo, il cardellino venne trafitto da una delle spine  macchiandosi con il sangue di Gesù. La macchia rossa che porta sul capo il cardellino, sarebbe quindi il sangue di Cristo rimasto intriso nelle sue piume che, una volta ferito, avrebbe volato verso il cielo portando il messaggio al Signore della morte oramai vicina di suo figlio. 

La scelta di Leonardo quindi di inserire il cardellino quale simbolo che lega in modo indissolubile l'amore di una madre per il proprio figlio, diventa a tutti gli effetti un messaggio cristiano.

Madonna Litta, particolare del cardellino 

 




Madonna Litta 1490


E' davvero di Leonardo?

Da sempre si discute su quest'opera, in realtà su molte altre ancora in primis il Salvator Mundi, ma soffermiamoci su questa e cerchiamo di capire quali sono i dubbi. Molti studiosi affermano che l'opera non sarebbe stata eseguita da Leonardo.

Giovanni Antonio Boltraffio, sappiamo con certezza della sua presenza presso la bottega di Leonardo già dal 1482, cioè molti anni prima della Madonna Litta e questo lo sappiamo grazie allo scritto proprio di Leonardo che lo indica nel “manoscritto C”, presente presso l’Institut de France. 

Conoscendo il carattere di Leonardo oramai sappiamo bene che gli allievi difficilmente riuscivano a lavorare con il maestro per cosi tanti anni se non fossero stati veramente capaci e di buon carattere (apparte il Salai sopportato da Leonardo e spesso redarguito per il suo pessimo carattere), e si è a conoscenza che Leonardo avesse fiducia e stima di Giovanni Boltraffio che lo considerava uno dei suoi allievi migliori tanto da coinvolgerlo nella definizione finale di alcune opere di bottega. 

Per quanto riguarda "la Madonna Litta", dove l'ombreggiatura della figure sia della Madonna che del bambino è pressochè assente, cosa piuttosto atipica nello stile Leonardesco che delle sfumature e delle profondità ne faceva un tratto distintivo, cosi come l'utilizzo del colore sfumato, soprattutto nella aprte più luminosa, che non denoterebbe la tecnica dello sfumato leonardesco.

Facendo un analisi dell'opera, si nota  che l'ombreggiatura risulta lontano dallo studio dei colori e dalla fenomenologia dei loro riflessi, con un gradazione delle tinte scure in quelle chiare eccezionalmente netta, priva del classico sfumato leonardesco.

 

Opera non finita

Leonardo in tutta la sua vita ci ha insegnato quanto fossero importanti i preparativi e le bozze che determinavano la nascita di un opera e, come ben sappiamo, difficilmente portava a termine un opera. Per quale motivo questo accadeva? Per almeno tre motivi:


1) Leonardo molto spesso non finiva completamente un'opera e si circondava di "opere incompiute" che attendeva tempi migliori dove la sua creatività lo avrebbe guidato alla conclusione. Questo accadeva spesso e lo stesso Gian Giacomo Caprotti, suo allievo prediletto, più volte glielo faceva notare. 


2) Per ricevere delle commissioni Leonardo presentava spesso al committente i suoi progetti incompleti, spesso i disegni preparatori Leonardo soleva abbandonare la stesura di un dipinto a metà della realizzazione, lasciando l’opera nello stato di incompletezza fino a quando non avesse avuto il tempo di ultimarla.


3) E' noto che la sua bottega fosse sempre piena di commissioni da svolgere e che molto spesso non riusciva a concludere nei tempi richiesti dal committente e, cosi facendo, perdeva sovente i soldi. In molti casi tale scelta risultava vincolata alla necessità, come nel caso della “Monna Lisa” (“Gioconda”, 1503-1517), di portare con se il proprio capolavoro, vantando ed esibendo il proprio genio attraverso lo sfoggio di tavole preparatorie o tele semiconcluse, stratagemma moderno e industrioso da autorizzare la committenza al pieno apprezzamento delle sue creazioni.

 

Il parere di M. A. Gukovskij

Già nel 1964 Gukovskij considerato tra i maggiori esperti russi sul Rinascimento italiano, confrontò la “Madonna Litta” con alcuni manoscritti autografi presenti all' Louvre di Parigi, traendo le conclusioni che nella la Madonna Litta era presente la tecnica della tempera, piuttosto atipica dello stile Leonardesco, rispetto alla più consueta tecnica ad olio.

 

Il parere di Carlo Pedretti

Secondo il prof. Pedretti è probabile che Leonardo abbia lasciato le parti dei ritocchi finali ai suoi allievi, Antonio Boltraffio e/o Marco d'Oggiono, dei quali ne conosceva il fine tratto e le tecniche ideali che avrebbero consentito di non cambiare il pensiero del maestro apportando modifiche o cambiandone anche parzialmente il significato finale: 

Vi sono almeno due cartoni preparatori che anticipano il dipinto della Madonna Litta, cartoni che Leonardo ha utilizzato per l'opera stessa:

  • Museo parigino del Louvre è presente lo “Studio per una testa di Vergine”, realizzato nel 1481;
  • Museo Saedel di Francoforte.

Per quanto riguarda la paternità dell'opera, il Prof. Pedretti non ha mai avuto dubbi:
La Madonna Litta è un opera di Leonardo da Vinci.