Leonardo da Vinci: in Francia


Gli ultimi anni che Leonardo trascorse in Francia furono certamente i più sereni della sua vita. Sebbene fosse fisicamente indebolito dall’età e da una paralisi alla mano destra, riuscì a portare avanti le sue ricerche e i suoi studi, con l’aiuto dei suoi fedeli allievi, dedicandosi a ciò che forse lo ha sempre interessato di più, ossia scienza e fisica.


1515, 12 luglio

il nuovo re di Francia Francesco I fa il suo ingresso nella città di Lione, accolto come il nuovo salvatore in grado di riportare la città ai fasti del passato

Proprio questo avvenimento  fa si che la stessa famiglia fiorentina dei Medici decise di parlare con Leonardo e chiedere a lui un consiglio circa la possibilità di creare qualcosa di grandioso proprio per il re, qualcosa che rimanesse come regalo da parte della famiglia che servisse come messaggio di "fratellanza" e amicizia profonda tra le due casate. 

Sembrerebbe che Leonardo abbia pensato dapprima ad una grande porta di ingresso della città con inserimento di due grandi Leoni, probabilmente in marmo, da posizionare ai piedi delle colonne o forse proprio in alto, sopra i capitelli, da fare da monito per tutti coloro che varcavano il grande arco per l'ingresso nella città. 

Probabilmente questa teoria fu abbandonata dallo stesso Leonardo Da Vinci e, secondo gli ultimi studi, decise di spostare la sua visione pensando di creare qualcosa di ancora più impressionante agli occhi del re, qualcosa in grado di lasciare tutti a bocca aperta!

Ecco allora che decide di progettare un grande leone meccanico, si parla di circa 6 metri di altezza e costruito in legno, attrezzato al suo interno con una serie ci carrucole interne e perni che servivano a muovere le zampe, la coda e la testa, seguendo in modo automatico una serie di movimenti meccanici che davano l'impressione di trovarsi innanzi ad un enorme felino, in grado di alzare parte delle zampe anteriori quasi a creare l'effetto di attaccare e nel contempo alzarsi poggiando sulle zampe posteriori e, mentre si innalzava mostrando al sua enorme grandezza, quando veniva "frustato" da alcuni addetti posti ai lati dalla pancia 

Questo lavoro è stato ricostruito dagli appunti di Renato Boaretto, creatore di automi francese ed esperto meccanico, il quale con grande attenzione è riuscito a riprogettare secondo i disegni originali. Il leone di Boaretto viene caricato manualmente, come un vecchio orologio a molla, è in grado di compiere una decina di passi, muove la testa e la coda, apre le fauci e, alla fine della sua esibizione, fa cadere a terra i fiori contenuti nello scompartimento segreto.

ricostruzione verosimile del progetto di Leonardo Da Vinci

 

1517, maggio

Leonardo è con Francesco Melzi e Battista de Vilanis. Portò con sé numerosi manoscritti e dipinti, tra cui la Gioconda, e si ritiene che proprio in questo periodo non sia ancora completata.

Francesco I era un amante dell’arte italiana e grandissimo estimatore di Leonardo. Onorò la presenza del genio italiano dandogli alloggio nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise, e fregiandolo del titolo di “premier peintre, architecte, et mecanicien du roi”, con un vitalizio di 5000 scudi.

 

1518

 completò la stesura di importanti manoscritti, come il Codice Arundel, conservato a Londra, il Codice Atlantico, custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, e i Fogli di Windsor, custoditi, appunto, nel castello di Windsor in Inghilterra. I manoscritti contengono studi di meccanica, ottica, geometria, architettura, astronomia, geografia, botanica, anatomia, zoologia e arti militari. Nei fogli di Windsor, inoltre, vi sono caricature, disegni e alcune carte geografiche.


Palazzo reale di Romorantin
In Francia, Leonardo progettò il palazzo reale di Romorantin, destinato a Luisa di Savoia, madre del Re. Fu anche ospite gradito nella festa per il battesimo del Delfino e in quella per le nozze di Lorenzo di Piero de’ Medici, Duca d’Urbino, con una nobile francese, assistendo alla messa in scena della Mandragola, famosa commedia di Niccolò Machiavelli.

Festa di  Argenton

Curò, inoltre, le scenografie di alcune feste della corte reale, soprattutto quelle dedicate al re Francesco I, tra le quali vengono ricordate quella di Lione e quella di Argenton. L’apparato scenografico ideato da Leonardo consisteva in un automa con le fattezze di un leone, che poteva muoversi e fermarsi, aprendosi il petto <<tutto ripieno di gigli e diversi fiori, […] che fu di tanta meraviglia a quel re>>.

Festa di Lione


1519, aprile

Leonardo lasciò le sue volontà testamentarie al notaio Guglielmo Boreau. Dispose di essere sepolto nella chiesa di San Fiorentino, richiedendo una cerimonia funebre in grande stile, con cappellani, frati e sessanta poveri, ciascuno reggente una torcia. Richiese, inoltre, la celebrazione di molte messe solenni in diverse chiese.

A Francesco Melzi, esecutore testamentario, Leonardo lasciò libri, strumenti di lavoro, la collezione di disegni e il guardaroba. Ai collaboratori De Vilanis e Salaì lasciò un terreno e una casa a Milano, mentre ai fratellastri, nonostante i pessimi rapporti, lasciò il suo patrimonio fiorentino, composto di una somma in denaro e da possedimenti a Fiesole.


1519, 2 maggio

L’evento intristì particolarmente il re Francesco I di Francia, che nutriva per l’artista una stima davvero enorme.

Cinquant’anni dopo la morte, in occasione degli scontri religiosi che si manifestarono in tutta la Francia, la tomba di Leonardo fu saccheggiata e i suoi resti dispersi.

La tomba di Leonardo da Vinci si trova oggi nella cappella di Sant’Uberto, nel Castello di Amboise.