Leonardo e l'acqua


Il suo cercare risposte continue nella natura lo porta allo studio delle acque. Al fatto che il loro colare, sgocciolare, scorrere, ghiacciare, lo sciogliersi dei ghiacci, la pioggia il radunarsi dell’acqua in ruscelli e poi in fiumi che raggiungevano il mare, modifica la Terra nel tempo. 

Che nel farlo scavavano alvei, trasformavano terreni, sgretolavano montagne riducendole a valli e poi a pianure.  I suoi studi di anatomia che lo avevano portato a stabilire che vene e arterie grandi si diramavano in vene ed arterie sempre più piccole e che ad ogni loro suddivisione le sezioni dei vasi erano proporzionali e costanti e che questo valeva anche per i rami degli alberi e per il comportamento dei fiumi. 


Il trasformarsi nei millenni della Terra e questo modificarsi della natura contrastava con l’immutabilità biblica. Il mettere in dubbio, con osservazioni e dati tecnici alla mano, che nel famoso diluvio universale c’era qualcosa che non tornava, lo aveva messo in cattiva luce da parte delle Autorità ecclesiastiche. 

Anche se non spingeva più di tanto in queste sue sottolineature darwiniane, sia per non incappare nella Santa Inquisizione sia, forse, perché Papi, vescovi e cardinali erano i maggiori mecenati del Rinascimento. 

Ma sembra che lui non fosse come Michelangelo, Raffaello ed i grandi artisti dell’epoca, con i quali aveva spesso controversie artistiche, che puntavano soprattutto agli appalti di carattere religioso. A ben vedere sembra che i suoi committenti privati fossero i suoi maggiori committenti.

Marco Biffani