Leonardo da Vinci: aspetto fisico



Malgrado le numerose testimonianze dell'epoca che raccontano di Leonardo, non si ha la certezza assoluta di come fosse fisicamente.

Incrociando comunque una serie di dati, quelli che risultano tra i più attendibili, si arriva a definire Leonardo all'età di 17 anni, come un ragazzo alto circa 173 cm, dal fisico asciutto dai grandi occhi azzurri (probabilmente presi dalla mamma in quanto il padre ser Piero aveva gli occhi castano-marroni).


E’ davvero il volto di Leonardo quello dipinto?

Ma cosa sappiamo effettivamente di questo disegno, al di là di qualche divertente aneddoto? Come capita spesso nel mondo dell’arte, non sempre c’è unanimità di pareri tra i massimi esperti quando si tratta di attribuire un’opera ad un autore. Anche per questo disegno c’è stato chi ne ha prima messo in dubbio la stessa attribuzione a Leonardo come esecutore, una teoria oggi definitivamente abbandonata. Altri studiosi invece concordano che sia un’opera di Leonardo ma non un autoritratto. 



L'autoritratto di Leonardo?

Si tratterebbe piuttosto di uno studio di una testa d’uomo, forse uno studio preparatorio per qualche personaggio per un quadro. 

Chi sostiene che non si tratti del volto di Leonardo afferma che Leonardo, in età avanzata, quale quella dell’uomo ritratto, non sarebbe stato in grado di disegnare con una tale sicurezza di stile. 

Il ritratto risale infatti al 1515 – 1517 circa, cioè quando Leonardo aveva più di 60 anni. 

Viene poi aggiunto il fatto che l’aspetto fisico di Leonardo non corrisponderebbe ad altre testimonianze dell’epoca in quanto barba e capelli lunghi non erano di moda.

Esistono infatti altri disegni di Leonardo sicuramente contemporanei all'autoritratto e coincidenti con quello stile. 


Quindi, Leonardo avrà anche avuto i suoi anni ma sapeva ancora disegnare bene. Per quanto riguarda la capigliatura, ci sono varie testimonianze che confermano questo peculiare aspetto di Leonardo, quasi un vezzo di eccentricità rispetto a quella che era la norma per gli uomini del tempo. Oppure è legittimo sostenere che Leonardo si sarebbe potuto far crescere la barba, secondo le convenzioni dell’epoca, dopo la morte del padre avvenuta nel 1504.


E Leonardo da giovane com'era?
Alla Biblioteca Reale di Torino è conservato anche il “Codice sul volo degli uccelli e altre materie”, un manoscritto di Leonardo che analizza il volo degli uccelli in vista della costruzione di una macchina volante per l’uomo. Il manoscritto era esposto alla mostra di Torino ed aperto alle “pagine” 10 e 11.

Facendo bene attenzione, al di sotto degli appunti di Leonardo si scorge un piccolo disegno a sanguigna, cioè eseguito con una matita di ematite, un minerale di colore rosso. Solo negli ultimi anni, grazie ad innovative tecniche di grafica al computer, è stato possibile “far emergere” il disegno e studiarlo, distinguendolo dagli appunti sovrastanti.


Nel disegno di Leonardo il viso è posto di tre quarti verso destra (per chi osserva) e lo sguardo sembra puntare nella stessa direzione. Concentrando però l’attenzione sugli occhi si può notare che le pupille sono ruotate verso destra (per chi osserva) e si collocano quindi nella posizione naturale degli occhi di una persona, che in quella posizione, si guardi allo specchio, cosa appunto necessaria per un artista che voglia farsi un autoritratto. 

La professoressa Salvi, spiega infatti che il centro della pupilla del disegno è in asse con l’occhio di chi si trova a guardare il foglio tenendolo di fronte a sé e perpendicolare a terra, la posizione quindi naturale per un autoritratto.


Leonardo si era occupato anche di ottica proprio perché secondo la sua visione artistica l’occhio era lo strumento primo dell’esperienza per poter poi capire i meccanismi della natura. Lo stile del disegno combacia quindi con gli studi di Leonardo sull'occhio umano, ne sembra quasi la naturale applicazione. Ecco quindi un altro punto a favore della tesi “pro autoritratto”.

 

Disegno “nascosto” nel Codice del Volo 

A gettare luce sul mistero ci ha pensato un video di Piero Angela, proiettato nella sale della mostra. 

Con l’aiuto dei RIS, il reparto investigativo dei Carabinieri,  l’autoritratto di Leonardo è stato sottoposto ad un “lifting a computer”, una particolare procedura che consente la rimozione parziale o totale di tutte quelle scorie depositate sulla superficie dell'opera che misurano i livelli di invecchiamento della pittura, eliminando di fatto l'invecchiamento del manufatto. 

Comparando poi parametri quali la distanza degli occhi, l’altezza della fronte, ecc. le due immagini ottenute risultano essere molto somiglianti. Con buona probabilità questo doveva quindi essere il volto di Leonardo da giovane!

 

Il primo androide di Leonardo 

ll robot che è del tutto simile a Leonardo Da vinci diventa un progetto definitivo.
Dopo molti anni di studio infatti è stato costruito in dimensioni reali un androide del tutto simile nelle sembianze a Leonardo e questo è stato possibile attraverso il meticoloso lavoro di studio e di tecnologia robotica ideata e progettata dal gruppo di Minoru Asada, attuale direttore del dipartimento di robotica di neuroscienze cognitive dell'università di Osaka, specializzato in ingegneria robotica presso l'Università di Tokyo e responsabile di dipartimento dei sistemi adattivi alle macchine complesse con specializzazione in ingegneria artificiale.
Questo studio nato nel 1995 dal gruppo di lavoro di Minoru Asada,
ha elaborato l'androide secondo le informazioni e la documentazione fornita dai grandi centri museali dove sono racchiuse le opere di Leonardo, ed in particolare proprio in Italia, grazie alla collaborazione determinante del Museo della scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci.

Minoru Asada, dell'università di Osaka http://www.er.ams.eng.osaka-u.ac.jp/


Secondo Minoru Asada la difficoltà nel procedere giorno dopo giorno alla costruzione dell'androide che dovesse avere le sembianze del tutto simili a Leonardo Da Vinci non è stato affatto semplice, in quanto non esistono esempi di riproduzioni di personaggi storici non viventi nel mondo.
La cosa straordinaria è che il gruppo di lavoro di Minoru Asada, composto da ingengeri esperti in sistemi di logica analitica e sistemica, matematici (ai quali è stato affidato il compito di redigere una programmazione specifica per la creazione di software digitali in grado di sviluppare i modelli matematici del movimento), fisici (che hanno calibrato con precisione assoluta lo studio del movimento e delle masse), tecnici della lavorazione dei materiali (fondamentali per lo studio e le applicazioni di termosintesi per la ricostruzione della pelle di sintesi).

 
Sono stati effettuati milioni di calcoli per definire dalle informazioni raccolte della sua vita ed in base a questo sono stati allineati tutti i parametri in un grande sistema chiamato Yoki: formule quantistiche, centinaia di sensori sotto cute per svilupparne le microespressioni facciali e determinarne i movimenti coordinati in base alle aree di peso, microchip in grado di rispondere alle reazioni e formulare delle reazioni logiche-anatomiche, hanno fatto si che tutto questo diventasse una grande realtà. 
Ad oggi, 2018, non vi sono robot, androidi e ricostruzioni che si avvicinino minimamente al lavoro eseguito da  Minoru Asada, ritenuto il padre tecnologico di Leonardo.
La particolarità dell'androide è tale che è in grado di compiere tutti i movimenti umani con una precisione di scarto pari a 0,035 millimetri.

Un lungo percorso di conduttori interni sono in grado di comandare oltre 300 movimenti dell'occhio e 1400 dettagli del viso.
L'impressionante androide è stato considerato dagli addetti ai lavori assolutamente compatibile nella sua ricostruzione a quello che sarebbe dovuto essere un uomo del Rinascimento Italiano, Leonardo Da Vinci.

Per Asada ''se Leonardo fosse vivo oggi, costruirebbe robot. Era un pioniere della ricerca interdisciplinare e oggi abbiamo ancora bisogno del suo spirito per avere una visione globale e più umana della scienza''.



Altre ricostruzioni fatte attraverso contemporanei di Leonardo


Secondo gli studi effettuati il suo autoritratto è custodito presso il Museo delle Antiche Genti di Lucania, a Vaglio di Basilicata. 

La Tavola Lucana, anche detto Ritratto di Acerenza, dal luogo in cui avvenne la sua scoperta, è una tavola raffigurante un ritratto di Leonardo da Vinci, ritrovato nel 2009 ed attribuito al maestro. L'opera è stata appena restaurata, grazie al lavoro del professor Giancarlo Napoli e dal suo staff. Il dipinto è un elemento molto significativo per ricostruire le sembianze del volto di Leonardo. La tavola, infatti, mostra il volto e il busto di Leonardo di tre quarti, con un cappello in testa e risolve, dopo circa cinque secoli, la querelle sulle fattezze di Leonardo. La datazione dell'opera è collocabile a cavallo tra XV e XVI secolo, il che consente al pubblico una preziosa testimonianza relativa alle vicende artistiche ed umane di Leonardo.





Negli stessi anni, tra il 1515 e il 1518, Francesco Melzi – pupillo di Leonardo – ritrae il maestro nel disegno ora di proprietà della Royal Collection Trust e della regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Il Melzi era entrato nella bottega di Leonardo nel 1506 ed aveva sempre lavorato a stretto contatto con lui. Il 24 aprile 1519 Leonardo gli dettò le sue ultime volontà e lo nominò erede ed esecutore testamentario, lasciandogli i manoscritti e i materiali grafici da lui prodotti sino ad allora. Sempre al Melzi forse, si può attribuire la compilazione, con materiale tratto da scritti di Leonardo in suo possesso, del cosiddetto “Trattato della pittura”.



Nel disegno a sanguigna del Melzi, Leonardo è rappresentato con la barba e i capelli lunghi e con la calvizie sulla fronte.
L’uomo è ritratto di profilo ed appare più giovane degli anni che dovrebbe avere, circa 65. Il suo sguardo è attento e le labbra accennano a un sorriso. Forse il Melzi ha voluto fornire ai posteri un’immagine idealizzata del maestro? Oppure non riuscì a fare ciò che avrebbe reso immortale Leonardo, rappresentandone i sentimenti?