Leonardo da Vinci: omosessualità


La rivolta dei Gay

Già nel ‘400 Firenze era conosciuta in tutta Europa per i costumi liberali e per l’ampia diffusione dell’omosessualità, a tal punto che in Germania per indicare un sodomita lo si chiamava “fiorentino” (florenzer). 

La reputazione dei cittadini toscani era così influenzata da questo che perfino Genova aveva una norma che impediva l’assunzione di insegnanti provenienti da quella regione per il timore di mettere a rischio la sessualità degli studenti.

Questa situazione non aveva l’approvazione della chiesa cattolica che nonostante la forte presenza di peccatori tra le sue stesse file, premeva sulle autorità civili per una serie di provvedimenti restrittivi. 


1432 

Fu creato a Firenze il Tribunale dei Sodomiti e un corpo speciale di guardie, gli “Ufficiali di Notte” incaricate di occuparsi dei reati connessi a rapporti omosessuali.

1448

La città di Lucca istituì un organismo simile. Le denunce venivano spesso presentate anonimamente, infilate in apposite cassette sparse per la città. Una delle vittime più illustri fu Leonardo da Vinci accusato di avere una relazione con un ragazzo, Jacopo Saltarelli, ma poi assolto.

San Bernardino da Siena, durante le sue omelie, invitava i fedeli a sputare sul pavimento di Santa Croce in Firenze e a gridare «Bruciate tutti i sodomiti!» e aggiungeva l’invito «almeno cacciateli dalla città, privateli del loro lavoro». 

Anche il Savonarola cominciò a predicare contro i sodomiti e riuscì a convincere il governo cittadino a emanare leggi ancora più restrittive di quelle già in vigore. Gli archivi dell’epoca conservano documenti legali che riguardano almeno 17.000 casi denunciati di sodomia in un arco di tempo di circa 70 anni.


1512, 13 agosto

Un gruppo di 30 giovani aristocratici che si denominavano “i Compagnacci” fece irruzione nel palazzo del governo e chiesero che il consiglio comunale abrogasse le condanne di quegli omosessuali che erano costretti all'esilio e a perdere il proprio lavoro, colpevoli soprattutto di non nascondere il proprio orientamento sessuale.
Il 16 settembre gli spagnoli costringevano alla fuga Piero Sedermi, capo del Consiglio Maggiore, e permettevano il ritorno dei Medici alla guida di Firenze che subito accolsero tutte le richieste dei rivoltosi.

L’insurrezione dei ”Compagnacci” può essere quindi considerata, secoli prima, un evento precursore della rivolta di Stonewall del 1969. Massimo Consoli, propone di ricordare quell'episodio celebrando un World Pride nel 2012 a Firenze a cinquecento anni di distanza dalla protesta degli omosessuali fiorentini.

 Saverio Aversa 


I racconti di Giorgio Vasari

Furono gli esiti non soddisfacenti delle biografie di artisti negli Uomini illustri di Paolo Giovio a spingere il Vasari a scrivere una raccolta di vite d'artisti, scritte secondo i canoni della materia che egli stesso ben padroneggiava.

Il lavoro del Vasari fu pubblicato per la prima volta nel 1550, stampato dal tipografo ducale Lorenzo Torrentino a Firenze in 2 volumi in IV (per un totale di 992 pagine), e dedicato al granduca Cosimo I de' Medici: esso consta di 3 parti e comprende una valida trattazione dei metodi tecnici utilizzati nelle varie Arti.

Vasari riscrisse, aggiornò e ampliò largamente la seconda edizione, un'opera monumentale in 3 volumi in IV più grande (1012 pagine) licenziata nel 1568 per i tipi di Giunti, corredandola anche dei ritratti incisi degli artisti esaminati: talora ricreati a partire da molteplici fonti, non sono però mai "inventati" di sana pianta (come provano i ritratti lasciati in bianco); se non tutti attendibili, sono spesso l'unica testimonianza delle fattezze di molti artisti del passato, soprattutto quelli più antichi.

Vasari fu il primo storico dell'arte italiano e l'autore delle prime biografie artistiche, genere enciclopedico che si protrae ancor oggi. L'impostazione degli studi d'arte strutturata come successione di biografie fu sostanzialmente immutata fino all'approccio "per scuole" della fine dell'Ottocento e della prima metà del Novecento. Ne furono ad esempio quotati continuatori Giovanni Paolo Lomazzo, Karel van Mander, Filippo Baldinucci, Joachim von Sandrart e Antonio Palomino.

Fu Vasari a coniare termini ancora oggi consolidati come Rinascimento, Gotico o "Maniera moderna". 

Alla popolarità dei suoi scritti risalgono inoltre soprannomi di artisti come Paolo Uccello (Paolo Doni) o Piero della Francesca (Piero de' Franceschi).

"Le Vite" di  Giorgio Vasari pubblicato per la prima volta nel 1558 - la versione in foto è del 1568


Le Vite sono la raccolta delle biografie di molti importanti artisti italiani del Medioevo e del Rinascimento, spesso adottata come riferimento classico per le varie grafie dei nomi. La lista seguente rispetta l'ordine e la suddivisione del libro desunta dalla seconda edizione del 1568 (edizione "giuntina"). In pochi casi, alcune brevissime biografie distinte sono riunite in un unico capitolo.

Le biografie scritte dal Vasari sono generalmente attendibili per i pittori della sua generazione e di quelle immediatamente precedenti, meno per artisti a lui più distanti nel tempo. I critici moderni, grazie a nuove informazioni e ricerche, hanno corretto molte delle sue attribuzioni e date. L'opera rimane comunque un classico anche oggi, sebbene debba essere integrato da ricerche critiche contemporanee.

Con poche eccezioni, il giudizio estetico del Vasari è molto accurato e acuto, tenuto ancora oggi in considerazione. Riuscì a dare giudizi basati su un metro adeguato all'epoca in cui le opere erano state prodotte: ad esempio non rimproverò mai agli autori gotici la rigidezza o la mancanza di profondità spaziale che i suoi occhi potevano percepire, in quanto già reso partecipe dei successivi sviluppi.

Come molti degli storici del suo tempo, Vasari peccò talvolta di un eccesso di zelo, incorporando nelle biografie racconti relativi a scandali e pettegolezzi, e di creduloneria, dando per buone fonti orali a distanza di secoli dai fatti, non verificate né verificabili, che diedero origine ad alcuni macro-errori (come l'inverosimile assassinio di Domenico Veneziano da parte di Andrea del Castagno), che screditarono in parte l'opera vasariana agli occhi della critica moderna. 

La maggior parte degli aneddoti, pur essendo descritta come realmente accaduta, è più probabilmente frutto di fantasia, se non pura invenzione letteraria. Alcuni infatti sono generiche storie, come quella secondo la quale il giovane Giotto dipinse una mosca su un quadro di Cimabue e il vecchio maestro cercò più volte, invano, di scacciarla: riecheggia infatti gli aneddoti raccontati sul pittore greco Apelle da Plinio il Vecchio

Altre volte il Vasari si documentò scrupolosamente, spulciando gli archivi e le rare fonti su fatti artistici a lui anteriori (i Commentari di Ghiberti, il Libro di Antonio Billi, l'Anonimo Magliabechiano): ad esempio per provare il discepolato di Michelangelo presso Domenico Ghirlandaio (fatto escluso volontariamente dalla biografia di Ascanio Condivi revisionata dal Buonarroti), si recò alla bottega di Ridolfo del Ghirlandaio dove trovò le tracce dei pagamenti al giovanissimo artista in erba.

Il Vasari incluse un'autobiografia di 42 pagine alla fine delle Vite e aggiunse ulteriori dettagli su di sé e sulla sua famiglia nelle vite di Lazzaro Vasari e di Francesco Salviati. Durante la redazione delle Vite si servì di una personale, straordinaria raccolta di oltre cinquecento disegni di artisti italiani, che fu dispersa dopo la sua morte ed è nota come il Libro de' disegni di Giorgio Vasari.


"Grandissimi doni si veggono piovere da gli influssi celesti nell'apos; corpi umani molte volte naturalmente; e sopra naturali talvolta strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtú, in una maniera che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gli altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio, e non acquistata per arte umana. Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci" -

 Giorgio Vasari nel suo libro "Le Vite".


Persone famose

Alcune tra le maggiori personalità del periodo la cui possibile sessualità alternativa è divenuta oggetto di discussione sia tra i contemporanei sia tra gli immediati discendenti, comprendono:


  • La coppia veneziana composta dal barcaiolo Nicoleto Marmagna e dal suo giovane servitore Giovanni Braganza (1357).
  • Il filosofo dell'accademia neoplatonica Marsilio Ficino e il poeta Giovanni Cavalcanti erano legati da "strettissima amicizia": Ficino nei suoi scritti ha dipinto a colori molto vivaci l'amore tra gli uomini, dandone però un'interpretazione scritturale nel senso di amore platonico, liberato quindi da qualsiasi connessione fisica. 
  • Le lettere che i due si sono scambiati, pubblicate nel 1492, sono state intese da alcuni commentatori all'interno di un contesto chiaramente omosessuale. 
  • Lo stesso Ficino, commentando il Simposio di Platone ebbe a sottolineare che se qualcuno si fosse abbandonato all'amore che andava al di là dell'ordine naturale, avrebbe seriamente abusato delle virtù concesse all'amore.

 

Leonardo da Vinci era omosessuale?

 

Molti ritengono di si. 

Nel caso lo fosse stato, questo rientrerebbe certamente in un contesto assai personale, ma trattandosi di un uomo di cotanta fama, l'argomento della sua presunta omosessualità ha scatenato e scatena ancora quella curiosità morbosa che è parte della vita di un uomo universalmente riconosciuto. 

Mentre per molti uomini e donne che hanno segnato la storia vi sono tracce sulla loro omosessualità, spesso incontrovertibili, per quanto riguarda Leonardo possiamo semplicemente indicare alcune risposte circa le informazioni che i lettori ci hanno chiesto di approfondire. 

Spesso le deduzioni sono più semplici delle argomentazioni e le argomentazioni devono essere frutto di dati certi e, purtroppo, qualche volta non lo sono.


Di seguito abbiamo dato le risposte:

1. Nella sua bottega vi era sempre un viavai continuo di giovani apprendisti.
Vero, nella bottega di Leonardo sia a Firenze che a Milano giravano molti giovani apprendisti desiderosi di imparare l'arte e il mestiere, d'altronde questo accadeva in tutte le botteghe dei maggiori artisti dell'epoca.   


2. La Gioconda in realtà è il ritratto del suo giovane amante Gian Giacomo Caprotti.
La Gioconda non è affatto il ritratto di Gian Giacomo Caprotti.


3. Venne condannato per sodomia e stupro.
Non venne condannato ma accusato di sodomìa nei confronti di Jacopo Sartarelli, ma le accuse nei suoi confronti e nei confronti degli altri accusati caddero in quanto mancanti di prove.
 

4. Nei suoi disegni ci sono spesso disegni fallici.
Nei suoi disegni, chiamati "tavole anatomiche", esistono realmente descrizioni dell'organo genitale maschile cosi come di quello femminile.

5. Dipingeva spesso fanciulli...
Ha disegnato più donne e madonne che fanciulli.

6. Non si è mai sposato e non ci sono frequentazioni amorose con donne.
Leonardo sembra non si sia mai sposato o quantomeno non esiste documentazione in grado di provarlo. Non siamo nemmeno a conoscenza se avesse intrattenuto rapporti amorosi con donne in qiualità di futuro sposo o amante.

7. Esiste la sua testimonianza scritta nel Codice Atlantico.
Non vi sono scritti o fogli nei quali viene indicata o semplicemente accennata la sua preferenza sessuale, ne verso uomini ne verso donne.

8. Ne parla il Vasari nel testo "Le Vite".
Giorgio Vasari non accenna o descrive nessun comportamento omosessuale di Leonardo, ne in forma diretta che indiretta.