Leonardo da Vinci: da 40 a 45 anni

 


1492, (giorno incerto) 

Viene emanato da Ludovico il Moro duca di Milano, il decreto con il quale dovrà essere aperta innanzi al portone centrale del Castello Sforzesco, una ampia piazza che dovrà ospitare la statua equestre eseguita da Leonardo. 

Il laboratorio dove Leonardo si occupa ancora della progettazione e costruzione della statua equestre si trova in zona Corte Vecchia, l'ex palazzo ducale presso il Duomo. 

In questo periodo Leonardo viaggia nel nord Lombardia e più precisamente a Como, in Valtellina e in Valsassina, a Bellagio e a Ivrea. 


Tavole anatomiche riproduttive

Disegna diverse tavole relative all'apparato genitale maschile e femminile simulando un possibile rapporto sessuale tra uomo e donna, in posizione perpendicolare al suolo. In questi disegni si sofferma sui dettagli che, come in altre tavole da lui prodotte, poteva conoscere solamente avendoli osservati dall'interno, molto probabilmente avendo effettuato la dissezione su cadaveri.



1493,13 luglio

Leonardo arriva a Milano per incontrare la madre Chaterina dove abita in un piccolo alloggio nella zona di Porta Vercellina, nel territorio della parrocchia dei Santi Nàbore e Felice (Nàbore e Felice furono due martiri cristiani, venerati dalla Chiesa cattolica).


(giorno incerto)

Inizia la terza parte del Manoscritto H di Parigi, comprendente studi d'intrecci:

  • Idraulica;
  • Meccanica;
  • Tecnologia;
  • Architettura;
  • Grammatica latina.


(giorno incerto) 

Lavora al Codice Forster III del Victoria and Albert Museum dove si trovano citazioni fino al 1496: 

  • Architettura;
  • Urbanistica;
  • Tecnologia;
  • Geometria;
  • Tecniche per la fusione dei metalli;
  • Brani letterarie poesie.

1493, 16 luglio

Leonardo annota su un foglio un avvenimento per lui importante in quanto, molto probabilmente, si tratta della visita della madre che è arrivata a Milano per stare con lui. Annotazione presente nel Codice Forster III: 


«a dì 16 di luglio Catelina venne a dì 16 di luglio 1493» 


1493,17 luglio 1493

Vengono affissi sulle principali porte di ingresso a Milano, porta Vercelli, porta Genova, porta ticinese, porta Garibaldi e porta nova e porta della Susa, i manifesti con Decreto di Gian Galeazzo Sforza, su approvazione di Ludovico il Moro, che autorizzano gli espropri terrieri per coloro che desiderino allargare la propria proprietà al fine di renderla più funzionale ma soprattutto in linea con i nuovi criteri dell’estetica e della bellezza.


1493

(giorno incerto)

Fu per un tratto al seguito del corteo che accompagnava in Germania Bianca Maria Sforza, sposa dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo.


(giorno incerto)

Si recò sul Lago di Como dove si trovava (e si trova ancora) una fonte intermittente d'acqua sorgiva che alimenta la famosa “Fonte Pliniana Intermittente” posta all’interno della villa, già descritta da Plinio il vecchio e Plinio il giovane nelle loro opere: “Una fonte copiosa che sempre cresce e cala ogni ora”.

La fonte intermittente è un fenomeno naturale dovuta alla presenza di un sifone naturale che ha origine in una cavità carsica. Quando l’acqua spinta dal basso raggiunge una certa altezza all’interno della grotta, si scarica automaticamente verso l’esterno, riducendo in questo modo la sua spinta nell'attesa del successivo riempimento e della nuova fuoriuscita. Leonardo da Vinci fece tappa diverse volte a visitare Fonte pliniana, proprio per capirne il "meccanismo strano e misterioso" che scatenava il fenomeno. 

La villa Pliniana - Via Cesare Poggi, 29, località Torno - Como



Visitò la Valsassina

Presso il castello di Windsor vi è la collezione Reale della corona britannica, dove sono conservate diversi scritti di Leonardo e in modo particolare, riferendoci alla sua visita nel nord della Lombardia, possiamo trovare alcuni fogli, tre in particolare, dove lo stesso Leonardo disegna i luoghi dove in quel momento si trova. 

Il disegno in questione è contenuto all'interno del Codice Resta, di 54x40x12 cm, contenente 284 fogli (purtroppo quello che resta in quanto oltre 3000 sono andati smarriti). 

Il codice Resta prende il nome del Padre Sebastiano Resta il collezionista e storico delle arti grafiche che raccolse e compose, durante la sua vita, un numero elevato di volumi di disegni, raggruppati secondo categorie tipologiche o storiche diverse.


Il grande lavoro di restauro, dal 2000 al 2009, è stato curato presso l'Opificio delle Pietre Dure a cura di Simona Calza Gabriele Coccolini, Letizia Montalbano, Michela Piccolo.

Oggi è conservato nella prestigiosa biblioteca Ambrosiana di Milano.


In particolare le "bozze" non definite nei dettagli ma chiaramente interpretabili e riconoscibili, si riferiscono alle montagne del lecchese, le cosiddette Prealpi, e un altro in particolare (ve ne sono due) luoghi facilmente riconoscibili come la sponda lombarda del fiume Adda.


Particolare del disegno n°12410 attualmente conservato alla Biblioteca Reale di Windsor, (con l'aggiunta dei nomi dei colli per una più chiara identificazione dei luoghi).


Valchiavenna

In questo periodo Leonardo è presente anche in Valchiavenna, chiamata allora Valle di Ciavenna.
Nel codice Atlantico menziona questo luogo:

" trovandosi a passare per Valle di Ciavenna Su per detto fiume (chiamato la Mera) si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere...".

Quando scrive " si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere" con molta probabilità si riferisce alla bellissima cascata in provincia di Sondrio, detta l'Acqua Fraggia, che originariamente intorno al 1100, era indicata come "acqua fracta", ovvero un corso d'acqua veloce (torrente con rapide) interrotto e frenato in continuo da cascatelle.     


Cascate dell'Acquafraggia



1493, 6 ottobre

Annotazione nel Codice Forster III:

Uno degli assistenti che all'epoca frequentavano la casa di Leonardo era un certo Giulio Tedesco, o Jules il Tedesco, abile fabbro e tecnico dei metalli e di lui Leonardo annota:  

«venne Iulio tedesco a stare meco addì 6 ottobre»


1493, dicembre (giorno incerto)

Presenza in Valtellina. Annotazione di Leonardo sul Codice Atlantico – Foglio 214

“In testa alla Valtolina è la montagna di Bormi. Terribili piene sempre di neve; qui nasce ermellini.

A Bormi sono i bagni. Valtolina come detto valle circumdata d’alti terribili monti. Fa vini potentissimi e assai e fa tanto bestiame che da paesani è concluso nascervi più latte che vino.

Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna."


1493, 20 dicembre

Oramai il cavallo degli Sforza che si trova nella Corte Vecchia, sede da tempo dell'officina di Leonardo (sul luogo dell'attuale Palazzo Reale) è finito, mancano solo gli ultimi dettagli prima di procedere con la fusione della colata di bronzo definitiva. 


(giorno incerto)

Ludovico il Moro comunica a Leonardo che la statua deve aspettare e che ci sono altre priorità:  Carlo VIII di Francia stà arrivando a Novara e poi arriverà a Milano con il suo esercito, pronto a conquistare la città di Milano e l'Italia intera contro il Regno di Napoli degli Aragonesi. Tutto il bronzo e il ferro disponibile deve essere usato per produrre armi e  invierà il bronzo già preparato a Ercole d'Este, per costruire cannoni.


(giorno incerto)

Leonardo decide di «gettar il cavallo senza coda a diacere» (sarebbe stato gettato con successo in un'unica colata di fusione, in soli 165 secondi, Manoscritto II di Madrid).


1493, 20 dicembre 

Bernardo Bellincioni, grande amico di Leonardo e poeta di corte di Ludovico il Moro, compone un sonetto relativo al "Ritratto di Cecilia Gallerani", riconosciuta universalmente come La dama con l'ermellino  di Leonardo, definendola "l'invidia della natura".


"Sopra il ritratto di Madonna Cecilia, qual fece Leonardo".

Di che ti adiri? A chi invidia hai Natura 

Al Vinci che ha ritratto una tua stella: 

Cecilia! sì bellissima oggi è quella 

Che a suoi begli occhi el sol par ombra oscura.

L'onore è tuo, sebben con sua pittura 

La fa che par che ascolti e non favella: 

Pensa quanto sarà più viva e bella, 

Più a te fia gloria in ogni età futura.

Ringraziar dunque Ludovico or puoi 

E l'ingegno e la man di Leonardo, 

Che a' posteri di te voglia far parte.

Chi lei vedrà così, benché sia tardo, - 

Vederla viva, dirà: Basti a noi 

Comprender or quel eh' è natura et arte.


Sulla cima della torre originale risalente al 1368, vi era l'orologio astronomico, detto "oriolo" di Chiaravalle e Leonardo dopo averlo visto inizia a studiarne i meccanismi, cosi come descritto nel Codice Atlantico f. 399, e ff 1 - 144. f. 42:

  “Oriolo della torre di Chiaravalle il quale mostra luna, sole, ore e minuti”.

Orologio dell'Abbazia di Chiaravalle - Via Sant'Arialdo, 102, Milano 

1494, 26 giugno
Chaterina, la mamma di Leonardo, oramai malata da tempo, si spegne nella casa di Porta Vercellina a Milano. In un taccuino riporta una serie di spese affrontate durante le cure della mamma e poi vi sono quelle relative al funerale che venne fatto il giorno dopo:  

“Quattro chierici, cinque sotterratori, un medico, le candele…per 123 soldi” 

Non risulta presente nessuno della corte del duca, probabilmente perchè Leonardo mantenne segreta la morte della madre senza celebrare un funerale pubblico. 

In questo periodo Leonardo lavorò contemporaneamente alla decorazione dei camerini in Castello Sforzesco, in particolare nelle sale IX e X, chiamate "la ponticella", composta da un portico e da tre piccole sale. Queste sale, chiamate" salette nere" furono fatte dal Bramante su esplicita richiesta di Ludovico il Moro, nelle quali trovò rifugio e conforto, dopo la morte improvvisa della moglie Beatrice d’Este nel 1497.

Leonardo fu chiamato proprio dal Moro ad affrescare le sale, ma purtroppo, il tempo e l'incuria, hanno cancellato ogni traccia. 



1494, 2 febbraio

Leonardo è spesso presente in località Vigevigne (oggi chiamata Vigevano) alla Sforzesca di Vigevano.



1494

Dipinge, in questo periodo, la Belle Ferronière, probabile ritratto di Lucrezia Crivelli, altra favorita del Moro c'era una dama di compagnia della moglie di Ludovico il Moro e divenne amante del duca già prima del 1497 he da lei avrà un figlio nel 1497, Giovan Paolo divenuto poi marchese di Caravaggio.



La Belle Ferronière 

l Ritratto di Dama è un dipinto con colori a olio su tavola di Leonardo da Vinci, 62 cm x 44 cm databile al 1490-1495 circa e conservato nel Musée du Louvre di Parigi.

La Belle Ferroniere significa "moglie del venditore di ferramenta", ed è frutto di una errata catalogazione del'700. Studi recenti indicano che probabilmente il termine derivi dalla "Giara", il gioiello che gli cinge la fronte portato spesso dalle nobildonne lombarde del periodo. Certamente quest'opera rappresenta, forse ancor più della Gioconda, per l'attenzione alla tecnica dello sfumato utilizzata e per l'attenzione estrema al dettagli, a tal punto da essere definita tra le migliori opere pittoriche mai prodotte nella sua vita. 

vai alla scheda dell'opera


1494 (giorno incerto)

Dal manoscritto I del codice di Madrid 8937:

Il convento di Santa Maria delle Grazie è il luogo scelto da Ludovico il Moro per celebrare con un grande dipinto, la famiglia Sforza. Venne scelto il refettorio, un grande stanzone rettangolare utilizzato dai frati domenicani come mensa. Ludovico il Moro chiese che venissero affrescate due parti del refettorio: la prima, una parete non molto grande, fu affidata a Donato Montorfano che si occupò di una Crocifissione di cristo che Montorfano concluse l'anno seguente (1495), dove su volere esplicito del duca, Leonardo avrebbe dovuto occuparsi di inserire i ritratti del duca stesso, della moglie Beatrice e del loro primogenito Massimiliano. La seconda parete più grande invece, venne affidata completamente a Leonardo: si trattava del Cenacolo.

Per il Cenacolo Leonardo volle sperimentare un suo metodo di pittura fatto da tempera mista su gesso che doveva migliorare quelli che lui considerava i limiti strutturali dell'affresco, tecnica utilizzata quasi sempre in quel periodo da molti artisti,ma i risultati non furono per niente positivi.

Nel 1566, dopo soli settant'anni dalla realizzazione dell'Ultima cenaGiorgio Vasari si troverà a Milano in visita al Cenacolo e d'innanzi all'opera di Leonardo, scriverà: 


"non si scorge più [nulla] se non una
macchia abbagliata". 


Matteo Brandello che soggiornava durante la creazione del Cenacolo, proprio presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie presso i domenicani, ha modo di scrivere nella sua novella LVIII , quale fosse l'impegno di Leonardo su Cenacolo:


«Soleva [...] andar la mattina a buon'ora a montar sul ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l'imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere.

Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v'avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava.

L'ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove.»



Il cenacolo

Misura 460×880 cm ed è eseguito da Leonardocon tempera grassa, lacche e olî vegetali su intonaco. Il dipinto rappresenta il Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia a tutti i commensali presenti, che verrà tradito da uno di loro.  Leonardo disegna i "moti dell'animo" degli apostoli, sorpresi e sconcertati all'annuncio di quanto accadrà da li ha poco.

1495

Risulta dal Codice Forster II, che:

  • Leonardo è iscritto nell'elenco come ingegnere ducale;
  • Raccoglie studi di geometria e teoria delle proporzioni.

Dal manoscritto M di Parigi, risulta che:

  • Iniziala decorazione dei "camerini" del Castello Sforzesco;
  • Disegna macchine "battiloro" e punzoni per monete;
  • Studia macchine tessili.

1496, 31 gennaio

Secondo Carlo Pedretti, Leonardo trasferisce lo stampo per la fusione dal laboratorio di Corte Vecchia nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie, vicino alla sua vigna dove molto probabilmente pensa di sistemare la fonderia definitiva per concludere il lavoro di fusione.


1496, febbraio

Su un folio Leonardesco conservato al Metropolitan Museum of Art, si trova lo studio preparatorio di una architettura scenica: si tratta della Danae. 

Risulta infatti che in casa del conte di Caiazzo Francesco Sanseverino, capitano di ventura e Conte di Caiazzo, marchese di Valenza e Signore di Cittadella, Castelnuovo Scrivia, Colorno, viene messa in scena l'opera chiamata "Danae" del poeta Baldassarre Taccone, commedia cantata in cinque atti e diretta personalmente da Leonardo da Vinci.  

Il folio indicato, continua descrivendo l'apparato scenico e viene indicato con al centro una grande nicchia dove molto probabilmente trovava posto Giove, racchiuso in una grande mandorla avvolto dalle fiamme, davanti ad un palcoscenico fatto da ali ricurve che, secondo gli studiosi, era riservato ai musici. Molto gli "effetti speciali " voluti da Leonardo, come ad esempio, un ingegnoso sistema di impalcature e di carrucole dove gli attori presenti, anche lo scultore Gian Cristoforo Romano sul palco, poterono muoversi verticale e in orizzontale, creando l'effetto della "sospensione" dal terreno. Anche gli dei dell'Olimpo venivano calati dall'alto con effetti scenici colorati, fumi e luci. 

In questo periodo si occupa del disegno delle figure poliedriche per il De divina proportione di Luca Pacioli

Leonardo si propone in una lettera Fabbrica del Duomo di Piacenza come architetto e decoratore. Le porte di bronzo della cattedrale.  Riteneva questa città  “Piacenza è terra di passo” (citazione presente nel Codice Atlantico), intendendola di confine e dalla spianata senza fine (pianura estesa).


1497

Compila la prima parte, di cui fanno parte i fogli 1-48, databili fino al 1499, e la seconda, fogli 49-139, del Ms. I di Parigi, con note di architettura, decorazione, geometria, meccanica, idraulica.

Lavora al Cenacolo con allievi che si esercitano sui suoi disegni e collaborano alla pittura murale. In fogli del Codice Atlantico Leonardo annota i nomi di alcuni allievi che in questo periodo lavorano con lui, da Francesco Napoletano al Giampietrino.


1497, giugno

In giugno il Cenacolo è quasi compiuto e ancora «componeva lo stupendo Cavallo di terra».

A Milano si ipotizza abbia disegnato un progetto di ristrutturazione progetta Casa Guiscardi. In qualità di ingegnere ducale avrebbe realizzato lo studio per un palazzo con un fronte di 120 metri molto vicino a quella che oggi è la casa dei Guiscardi. 

Dipinge un Ritratto di Lucrezia Crivelli, nuova favorita del Moro. Inizia il Ms. L di Parigi, con note aggiunte fino al 1502 e, forse, al 1504: arte militare e architettura, aritmetica, idraulica, tecnologia, planimetrie e progetti di fortificazioni. Studia nel Codice Atlantico i meccanismi dell'automa di un guerriero.


Bibliografia:

  • Nelle sanguigne di Windsor 12410 e 12413 
  • A. Marinoni, Ancora sul foglio “Resta”, “Raccolta Vinciana”, fascicolo XVIII, 1960, p. 113.
  • Da Leonardo chiamata Val di Trozzo in Codice Atlantico, f. 214r-e
  • Guido Carlo BOLLA, descrizione della Valtellina
  • Danae di Baldassare Taccone fu pubblicato per la prima volta da AG Spinelli, Per le Nozze Mazzacorati-Gaetani dell'Aquila d'Aragona , Bologna, 1888
  • Alessandro d'Ancona, Il origini del teatro italiano , 2 e edizione, Torino 1891
  • Cynthia M. Pyle, Per la biografia di Baldassare Taccone in Archivio Storico Lombardo, CXVII, Giornale della società storica lombarda , 1991, Serie 11
  • Nino Pirrotta, Li due Orfei. Da Polizionao a Monteverdi , Torino, Einaudi, 1969 ( OCLC 979626237 )