Leonardo da Vinci: accuse sodomia


Sodomia nel pensiero cristiano

Sodomia è il termine che identifica un comportamento sessuale violento con l'atto specifico del coito anale nei confronti di una persona non consenziente. La prima traccia del suo significato la troviamo nella storia di Sodoma e Gomorra ai capitoli 8-19 del libro della Genesi nella Bibbia.


Ma cosa accadeva nel Rinascimento?
Di seguito troviamo gli atti pubblicati dai tribunali dell'epoca.

1464, Venezia.

Giovanni Basadona e Giovanni Filippo Priuli, entrambi definiti "puer", vengono condannati come sodomiti attivi a otto anni di esilio. I loro compagni più vecchi, Ermolao Foscari e Mafeo Barbaro furono condannati alla decapitazione e al rogo delle loro spoglie.

1466, Firenze
Pomponio Leto: umanista, arrestato ma poi rilasciato. Autore di epigrammi latini omoerotici.

1467, 19 dicembre - Firenze.
"Giovanni di Camerino servo dell'Ufficiale della Mercanzia fù arso, adì 19 Xbre per aver guasto [ferito] due Fanciulli per sodomia".

1468
L'umanista Giulio Pomponio Leto, detenuto a Venezia con un'accusa per sodomia piuttosto seria, è chiamato in causa anche in una presunta "congiura" contro il papa. L'autorità romana ne chiede l'estradizione per interrogarlo, e Venezia acconsente di malavoglia solo con l'accordo che Pomponio sarebbe stato rimandato a Venezia se non fosse stato condannato a Roma. Rimasto in carcere per diversi mesi, Pomponio fu infine assolto dalle accuse ma, liberato, si guardò bene dal rimettere mai più piede a Venezia.

1469,17 aprile 1469 - Firenze.
"Antonio di Giovanni Pucca beccamorto fù decollato per sodomia, a 17 Aprile 1469[.


1474, Venezia.
Un gruppo di sei omosessuali viene denunciato al Consiglio dei Dieci. Padano d'Otranto e Marino Alegeti, i due attivi del gruppo, vengono decapitati tra le colonne di Piazza San Marco e i loro resti sono bruciati. Ai quattro passivi sono destinate varie pene che vanno dalle frustate, al taglio del naso, al bando.


1476, Firenze.

A seguito di una denuncia anonima Leonardo da Vinci è accusato di sodomìa in associazione con altre persone nei confronti del diciassettenne Jacopo Saltarelli. Viene rilasciato dopo un'indagine del tribunale competente.

Il processo per sodomia non fu solo contro Leonardo ma anche contro Leonardo Tornabuoni (Lorenzo dè Medici era figlio di Lucrezia Tornabuoni), figlio di Lorenzo Tornabuoni, della famiglia Tornabuoni, dell'aristocrazia cittadina legata ai Medici, e di Giovanna degli Albizi.  

Dopo la sentenza del tribunale cardinalizio al quale facevano parte prelati, laici e i giudici del collegio, vennero dichiarati “Absoluti”, cioé “perdonati” dalla tremenda accusa. 

La pratica del "perdono" concesso a Leonardo e agli altri, risulta essere piuttosto ambigua in quanto questa procedura equivale alla propria confessione e alla remissione dei propri peccati in cambio del perdono, anzichè ad una e vera propria "assoluzione", come diremmo al nostro secolo, per non aver commesso il fatto.

Per certo non esistono documenti ufficiali della "pronunzia" ne tantomeno di un vero e proprio processo nei confronti dei "sodomiti", quindi ogni tipo di soluzione potrebbe essere percorsa. 

Per certo possiamo pensare che la famiglia dè Medici era assai potente, governava la città di Firenze, Lorenzo dè Medici era molto conosciuto per le sue grandi capacità nel tessere relazioni e probabilmente capace di far spegnere sul nascere un fuoco che avrebbe potuto bruciare il suo pupillo Leonardo, semplicemente per il fatto che i Medici avevano investito molto su Leonardo ed era ormai diventato un amico di famiglia. 

Va detto anche che in questo periodo il padre di Leonardo, Ser Piero da Vinci in qualità di notaio, segue la gestione e l'amministrazione di alcuni patrimoni della famiglia, dentro e fuori Firenze. La domanda che possiamo farci è la seguente: Leonardo ha partecipato davvero alla sodomia nei confronti di Jacopo Sartarelli ed è stato "insabbiato" il tutto  per evitare uno scandalo di proporzioni notevoli, oppure era realmente innocente e il Sartarelli (in passato aveva dichiarato altre due volte di essere stato sodomizzato da altre persone, ma anche li le cose furono archiviate in quanto non vi furono prove evidenti) per le sue manie o per il suo disturbo psicologico si è davvero inventato tutto?


1479, 31 agosto - Firenze
In un raro caso di punizione capitale decretata in un caso di sodomia eterosessuale, complicato però dai reati di incesto e stupro, "Benino della Stefana cavallaro fu arso sulla piazza S. Antonio per havere usato con la figlia e sodomita".

1479, Genova
Nella villa di Albaro nel fossato di S. Nazaro fu violato da un maestro che lavorava coralli un fanciullo del parentato dei Bogiardi, e poi la violazione fu morto, e dell'omicidiale, e violatore fu fatta severa giustizia, e fu attenagliato con tenaglie di fuoco, e fatto morire.

1480, Venezia
Francesco Cercato viene impiccato per sodomia fra le colonne della piazzetta.

1482, 25 agosto - Firenze 
Andrea di Domenico cuoiaio sodomitò un Fanciullo, che sene morì. Fu decapitato al solito luogo.

 

1482, 10 ottobre -  Venezia 
Il nobile Bernardino Correr è bruciato per aver tentato di "forzar ser Hieronimo" (in realtà: Vittore) "Foscari per sodomitio". Anche la vittima era di famiglia nobile; Correr aveva tentato di stuprarlo per strada tagliandogli con un coltello le stringhe che tenevano su i calzoni. Vittore riuscì però a scappare e denunciò il suo assalitore. La sfacciataggine dell'atto e la condizione della vittima spiegano la severità della pena per un reato solo tentato.

1485 Venezia
Marco Baffo fu impiccato per sodomia.

1497,10 aprile - Ferrara
Cristoforo di Valeri è messo al rogo per sodomia. E' probabilmente da identificare con quel "figlio di un notaio ferrarese" bruciato per aver stuprato un ragazzo in una chiesa la notte del Venerdì Santo ("e morì valorosamente") menzionato anonimamente.

1440 -1500, registro dei giustiziati di Ferrara
Vengono indicate 118 condanne per sodomia, di cui vengono emesse 8 condanne a morte.

1497,17 aprile -  Ferrara
"La mattina fu brusato suso la Piaza de Ferrara uno garzone da XX in XXII anni (...) che staseva [abitava] in Ferrara da [vicino] la giesa de Sancto Antonio, compagno del sopradicto Cristophalo di Valeri ut supra, per haver con dicto Cristofalo sodomitato il Vegneri Sancto, Sabato Sancto et martedì de Pasqua proxime[appena] passata un gargione in loco sacro et avere robato".

1502, Firenze

Sandro Botticelli: gli viene rivolta un'accusa per sodomia. 

Benvenuto Cellini: più volte accusato di sodomia e costretto a pagare ingenti multe.


1595

Prospero Farinacci, giudice romano, intrattiene rapporti intimi col sedicenne Bernardino Rocchi.  

Informazioni ricavate da fonti parzialmente verificate in quanto mancanti di completa documentazione.

Venezia: città molto più grande, dal 1426 al 1500 (...) le autorità processarono 411 individui, e dal 1406 al 1500 ne condannarono <a morte> 268. 

Mancano cifre attendibili per quasi tutte le altre città italiane, ma è noto che 8 uomini furono giustiziati a Ferrara per sodomia dal 1440 al 1520; e sebbene manchino dati aggregati, le condanne nella Lucca del XVI secolo furono piuttosto elevate (43 nel 1556 e 20 nel 1579). 

Ginevra: solo 5 persone furono condannate dal 1444 al 1500, 33 dal 1501 al 1500, e 32 dal 1601 al 1700. 

Palermo: sotto la dominazione spagnola, si stima che un centinaio di uomini sia stato messo a morte per sodomia tra il 1567.


1640 

Spagna: i tribunali secolari giustiziarono fra 100 e 150 uomini a Madrid dagli anni 1580 al 1630. L'Inquisizione a Barcellona: processò 102 casi di sodomia omosessuale e mise a morte 14 persone.

Valencia: ne processò 146 e ne giustiziò 34, ed a Saragozza: ne processò 187 e ne giustiziò 27. 

Per contrasto, durante la gestione settantennale degli Ufficiali di Notte <a Firenze> dal 1432 al 1502, arrivarono allo loro attenzione fra 15.000 e 16.000 individui implicati in attività omosessuale, e probabilmente furono irrogate oltre 2.400 condanne. Tenendo conto delle sentenze emesse da altre magistrature, il numero totale di condanne per sodomia omosessuale in questi anni si avvicina alle 3.000. »


Firenze nel periodo di Leonardo 

Firenze era famosa, nel periodo rinascimentale, per il costume libertino dei suoi abitanti, che, traviati dall’opulenza raggiunta dalla loro città, si erano dati ad ogni forma di vizio e di comportamento licenzioso.

I vizi stigmatizzati in maggior grado dalla Chiesa erano naturalmente quelli di natura sessuale che, per loro natura, sono i più difficili da domare. Firenze, però, raggiungeva l’apice della notorietà per la pratica della sodomia, che in tale città veniva praticata in maniera estremamente diffusa. 

Firenze divenne in breve la città per antonomasia in cui si praticava la sodomia, tanto che i tedeschi finirono per appellare “Florenzer”, ossia “fiorentini” tutti i pederasti, mentre i francesi indicavano la sodomia come “vizio fiorentino“.

Merita ricordare che tutti quanti, in un modo o nell’altro riuscirono, grazie alla protezione di personaggi di potere, a sfuggire alle grinfie della giustizia. Come succede in ogni paese ed in ogni tempo, la giustizia non è uguale per i poveri come per i ricchi e potenti: a conferma di questa affermazione, basti ricordare che, dei 76 patrizi fiorentini accusati di essere “attivi” nei rapporti omosessuali, ne furono condannati cinque, di cui tre della stessa famiglia Rucellai.

La più grande curiosità circa la pratica della sodomia in Firenze è però questa: dato che le troppe condanne minavano il buon nome della città, cosa fecero i fiorentini? Ebbene, non potendo estirpare la causa, cancellarono l’effetto: così, il 29 dicembre 1502 fu deciso di abolire la magistratura speciale degli Ufficiali di Notte. Geniale, no? Senza più gli Ufficiali di Notte non ci sarebbero più stati clamorosi casi di condanne per sodomia!

Si deve osservare, in conclusione, che Firenze si dimostrò all’avanguardia anche per quanto riguarda la tolleranza delle pratiche omossessuali. Terreno fertile avrebbe trovato, alla cacciata dei Medici nel 1494, un frate domenicano di Ferrara, ardente predicatore e fustigatore del malcostume e del vizio: Girolamo Savonarola.



Capitolo 8
dal libro della genesi nella Bibbia
1 Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.
2 Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;
3 Le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.
4 Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dell'Ararat.
5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
6 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.
7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;
9 Ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca
11 E la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.
12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
13 L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.
15 Dio ordinò a Noè: «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.
16 Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa».
17 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
18 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall'arca.
19 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare.
20 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
21 Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno».


Capitolo 19 

dal libro della genesi nella Bibbia

1 I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
2 E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza».
3 Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono.
4 Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo.
5 Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!».
6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé,
7 disse: «No, fratelli miei, non fate del male!
8 Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del mio tetto».
9 Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest'individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.
10 Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente;
11 quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.
12 Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo.
13 Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli».

14 Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.
15 Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città».
16 Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
17 Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!».
18 Ma Lot gli disse: «No, mio Signore!
19 Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia.
20 Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita sarà salva».
21 Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato.
22 Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.

23 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
24 quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.

25 Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.26 Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
27 Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore;
28 contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
30 Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie.

31 Ora la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra.

32 Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre».
33 Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.
34 All'indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre».
35 Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.
36 Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.
37 La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.
38 Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò «Figlio del mio popolo». Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.

La distruzione della città di Sodoma


Bibliografia

ASV, Signori di Notte al Criminal, Processi, Reg. 7, c. 79v (1357); Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Marsilio 1988, p. 208.

Giovanni Sercambi, Croniche, Istituto storico italiano (Tipografia Giusti, Lucca), 1892, pp. 158-159.

L'elenco dei nomi in: ASV (Archivio di Stato di Venezia), Consiglio dei Dieci, Miste, reg. VIII, f. 135v: Nobili: Secondo Zanchini, Bianco Marcello, Donato Marcello, Andrea Marcello, Sander Loredan, Marino Alberto, Zanino Zane, Geronimo da Molin, Antonio Mauro, Giovani Bolani, Andrea de Rippa, Dario Michael, Stefano Cappello, Clario Contarini (che dichiara falsamente di essere un religioso e quindi non processabile dai tribunali laici); non nobili: Marco Polo, Nicolò de Vanni, Franceschin Trevixan, Paolo recamator, Filipo Bechi di Firenze, Piero Nicoli di Firenze, Victor Boldu, Lorenzo di Sant'Angelo, Bernardo della Bella dall'Armenia, Pietro de Bartolomeo, Pasqualino Vercellin, Piero barbiere, Cristoforo drappiere, Nicoleto dale Bocholo, Antonio de Andrea, Giacomo Barberio, Stefano Rosso e Bertuccio dela Seda.