Leda col cigno



SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: Leda col cigno
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: 57 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: cartoncino
  • dimensioni: cm 69 x 57
  • tecnica: colore ad olio trattato con matite
  • datazione: 1505 - 1510
  • stato di conservazione: non pervenuti
  • interventi di restauro: non pervenuti
  • opera portata a termine: stato di bozza
  • attualmente si trova: lo studio della testa di leda  presso il castello sforzesco di Milano

DESCRIZIONE E ANALISI

È certo che il dipinto venne visto da molti e aveva suscitato l'ammirazione generale, come testimoniano le copie: oggi se ne conoscono almeno nove.

Leonardo dovette arrivare alla posizione in piedi della figura dopo numerosi studi, tra cui alcuni che vedono Leda accovacciata o inginocchiata. A giudicare dai disegni, grande cura venne riposta nella scelta dell'acconciatura dei capelli e anche nella definizione dei fiori destinati al prato.

La figura di Leda si legava al principio neoplatonico del binomio discordia-concordia e sul concetto pitagorico dell'armonia degli opposti: il cigno, principio fecondante, sotto le quali spoglie si cela Zeus, dà origine a una miracolosa covata, da cui nacquero quattro gemelli, due maschi e due femmine, rispettivamente i Dioscuri Castore e Polluce (simboli di concordia) ed Elena e Clitennestra (simboli di discordia).




MITOLOGIA DI LEDA

La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di lei, si trasformò in un cigno per accoppiarsi con lei sulle rive del fiume Eurota e che nella stessa notte lei poi giacque anche con il marito Tindaro. 
Dopo queste unioni, tramite delle uova nacquero i Dioscuri (Castore e Polluce), Elena e Clitennestra.
 

La tradizione mitica però, è discordante su quale fosse la progenie divina e nonostante alcuni affermino che tutte le creature uscite dall'uovo fossero figlie di Zeus (talvolta però citano solo i nomi di Castore e Polluce), secondo alcune versioni i figli immortali di Zeus non sarebbero stati i Dioscuri, ma solo Polluce ed Elena, mentre gli altri due (Castore e Clitennestra) sarebbero figli del mortale Tindaro.

Specchio da toletta del tesoro di Boscoreale. Parigi, Museo del Louvre. Secondo un'altra versione del mito, Zeus, in veste di cigno inseguito da un'aquila, si rifugiò nel grembo di Nemesi e in seguito all'amplesso Nemesi depose un uovo che Ermes mise tra le cosce di Leda, mentre era seduta su uno sgabello a gambe divaricate. 

A tempo debito la donna diede alla luce Elena e Zeus immortalò l'immagine del Cigno e dell'Aquila nel cielo a memoria della sua avventura, mentre Leda fu divinizzata in seguito col nome di dea Nemesi.

Si sospetta che Leda fosse la dea Latona o Leto o Lat, che generò Apollo e Artemide a Delo. Il mito dell'uovo color giacinto ricorda quello dell'uovo rosso pasquale chiamato glain che i Druidi cercavano ogni anno sulla riva del mare; per questo mito celtico quest'uovo era emesso dalla dea nella sua metamorfosi in serpente marino. 

La leggenda di Leda con l'uovo posto tra le cosce è forse scaturita da una raffigurazione della dea accovacciata su uno sgabello da partoriente in procinto di partorire Apollo con la testa del dio che le usciva dal grembo.