Isabella d'Aragona



Isabella d'Aragona 

  • Data di nascita: Napoli2 ottobre 1470
  • Data di morte: Napoli11 febbraio 1524

Figlia di Alfonso II e di Ippolita Maria Sforza, è stata una donna di grande intelligenza e dal carattere deciso, a tratti autoritario. Dotata di grande senso per la politica cultura parve ereditare dal padre il carattere fiero, l'orgoglio per la propria dinastia, l'attitudine al comando; dalla madre apprese l'amore per l'arte e la cultura.  E' stata una apprezzata duchessa consorte di Milano, e duchessa sovrana di Bari,  principessa di Rossano, signora di Ostuni e di Grottaglie.



1472

Isabella ha solo 2 anni e, secondo le tradizioni dei casati e delle famiglie regnanti dell'epoca, viene promessa come futura sposa a Gian Galeazzo Sforza, di soli 4 anni, figlio legittimo del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza. 

Gli accordi tra le due famiglie prevedono che i due ragazzi crescano nell'istruzione e nelle regole dei due casati, indirizzati col tempo , verso la conoscenza della politica e degli usi sociali, come è già stato fatto in precedenza con  Alfonso II, padre di Isabella, e Ippolita Maria Sforza, e tra Sforza Maria Sforza ed Eleonora d'Aragona, quest'ultima, per vicissitudini diverse, non convoglierà a nozze con Maria Sforza, ma con Ercole d'Este, duca di Ferrara.

Ferdinando I di Napoli, vero e proprio organizzatore e fautore del futuro matrimonio tra la figlia e Galeazzo Maria, concede alla famiglia Sforza, alcuni suoi territori molto importanti in termini strategici, come Bari, Modugno e Palo del Colle. La cessione consente agli Sforza e in particolare a Gian Galeazzo Sforza, di diventare da subito, il duca delle terre cedute.  


1476, 26 dicembre

Viene ucciso Galeazzo Maria Sforza. 

Alla morte di Galeazzo Sforza, divenne duca di Milano Gian Galeazzo, ma la madre Bona di Savoia, prende in mano personalmente la reggenza, proprio per la giovane età del figlio, affidando all'amico di corte e fedele cancelliere gli affari di stato e  le decisioni riguardanti al sua sicurezza e quella del figlio.

La morte di Galeazzo Maria Sforza porta alla corte di Milano molti sconvolgimenti, tra i quali, lì'intervento dello zio Ludovico il moro, che allontana da Milano sia la cognata, Bona di Savoia, che il nipote, offrendogli un "soggiorno forzato" presso uno dei castelli della bassa lombardia, a Pavia, dove vivono e godono dei lussi derivati dalla loro casata, ma con l'obbligo di non lasciare il castello senza un ordine accettato preventivamente dallo stesso Ludovico il moro.

In realtà, come riportato da alcuni documenti, Ludovico il moro ha fatto questa azione di distrazione che ha come scopo quello di consentirli di manovrare secondo le sue necessità, gli equilibri politici di palazzo a favore delle proprie visioni. In effetti,attraverso una azione costante di convincimento, riesce a allontanare il cancelliere, Cicco Simonetta, per ottenere libertà nella gestione del governo di Milano. Al raggiungimento dell'età più adulta da parte del nipote Gian Galezzo Sforza, Ludovico il moro, cede la reggenza al nipote.


1488

Viene celebrato finalmente a Napoli, il matrimonio tra Isabella d'Aragona, che ha appena compiuto il suo diciottesimo compleanno, e Gian Galeazzo Maria Sforza. Dalla loro unione in futuro nasceranno Francesco, Bona, Ippolita e Bianca, quest'ultima morirà all'età di 3 anni. 

Per l'occasione viene organizzata al castello sforzesco, dimora della famiglia Sforza, una delle più grandi cerimonie che verrà ricordata per i decenni successivi, chiamata la festa del Paradiso, proprio per la sua magnificenza e sfarzosità.

L'organizzazione della festa viene affidata, da Ludovico il Moro,  sia nella sceneggiatura che nella scenografia direttamente a Leonardo da Vinci, già ingegnere e artista di corte degli Sforza, dove, in collaborazione col Bernardo Bellincioni, si occuperà delle musiche e dei sonetti trascritti nel libretto e consegnati a tutti gli invitati. Malesseri, dolori intestinali, febbre e atonia muscolare si verificavano quando il Duca era a Pavia (la prima crisi risalì al 25 luglio del 1494).


1477, 21 ottobre, ore 3 del mattino

Dopo diversi giorni di malesseri intestinali e vomito, muore Gian Galeazzo nel castello di Pavia all'età di 25 anni. I sospetti della sua morte si indirizzano su Ludovico il Moro, lo zio, che da sempre lo ha ostacolato e ritenuto incapace nella gestione degli affari riguardanti la città di Milano, dileggiandolo più volte in pubblico facendolo passare per un giovane uomo incapace di gestire la propria famiglia, addirittura incapace di poter essere uomo in grado di soddisfare sessualmente la propria moglie, diffondendo a palazzo notizie sulla sua presunta impotenza. E' assolutamente  si ritiene sia stato avvelenato dal Moro che il giorno dopo la morte di Gian Galeazzo venne eletto duca di Milano. Ciò non pose termine agli atti ostili di Ludovico nei confronti di Isabella che, nel 1497, venne trasferita con le sue figlie a Milano, mentre il piccolo figlio Francesco, erede legittimo del ducato, veniva lasciato in custodia a Pavia, con molto dolore di Isabella, la quale poté riabbracciare il figlio solo quando i rapporti tra il Ducato di Milano e il Regno di Napoli videro un miglioramento. Ma, nel 1498, Francesco venne di nuovo allontanato dalla madre da Ludovico il Moro, quando questi seppe che, durante una passeggiata a cavallo per Milano Francesco venne acclamato come duca.

Nel frattempo, Ludovico il Moro continuava a comportarsi come il legittimo duca di Milano (ormai era stato riconosciuto come tale) e pensava persino all'eredità: al primogenito Massimiliano Sforza avrebbe lasciato il Ducato di Milano, al secondogenito Francesco intestò i territori nell'Italia Meridionale (Ducato di Bari, Moduno e Palo del Colle, e le città calabre di Rossano, Borello e Longobucco) conservando per sé l'usufrutto.

Alla notizia dell'imminente calata in Italia dell'esercito di Luigi XII di Francia, Ludovico il Moro, prima di fuggire dall'imperatore Massimiliano d'Austria, volle impedire che in sua assenza venisse eletto duca il figlio di Isabella d'Aragona, Francesco; pertanto cercò di portarlo con sé in Germania ma, data l'opposizione di Isabella e della popolazione milanese, adottò un altro stratagemma: concesse ad Isabella i feudi in Puglia e in Calabria, a patto che vi si recasse di persona (successivamente, avrebbe potuto far dichiarare invalida tale concessione perché il Moro era usufruttuario di quei territori, mentre il duca risultava essere suo figlio).

Isabella, mentre mostrava di voler accettare le condizioni, temporeggiava in attesa di Luigi XII, nella speranza che questi facesse eleggere duca suo figlio. Quando Luigi XII arrivò a Pavia, Isabella gli andò incontro proponendo suo figlio Francesco come duca di Milano. Luigi XII, dicendo di volerlo dare in sposa alla propria figlia, lo mandò in Francia dove lo fece rinchiudere in un'abbazia.

Madonna col Bambino. Opera di Giovanni Antonio Boltraffio, c. 1467 - 1516, Museo di Belle Arti di Budapest. La perdita del figlio e la notizia dell'imminente ritorno del Moro col proprio esercito, convinsero Isabella a tornare, dopo 11 anni di assenza, a Napoli. Da Napoli cercò di contattare l'imperatore Massimiliano d'Austria per cercare di far tornare il proprio figlio, ma senza successo. Dalla sua fuga da Milano, iniziò a firmare le sue lettere definendosi “unica nella disgrazia” con riferimento alla perdita del Ducato, alla morte dei suoi figli, di suo marito, e di molte persone a lei care. Smise di firmarsi in quel modo solo dopo il matrimonio di Bona Sforza, unica figlia superstite.

Ad Isabella non rimase altro che occuparsi del suo Ducato di Bari, che l'allora re di Napoli Federico le concesse ufficialmente con un documento datato 10 aprile 1500, che in realtà era stato compilato il 25 luglio 1501, quando il monarca era già stato spodestato da Luigi XII, il quale aveva proseguito nella sua conquista fin nel sud, favorito anche dall'alleanza con Ferdinando il Cattolico intervenuto contro gli Aragonesi italiani, suoi parenti.

Il governo del Ducato di Bari (1501 – 1524)

Ritratto di signora, Bernardino Luini, National Gallery of Art, Washington.

Il consorte Gian Galeazzo Maria

Il castello di Bari, residenza di Isabella

La posizione di Isabella d'Aragona quale duchessa di Bari, Modugno e Palo del Colle era del tutto precaria: la donazione del Moro era illegale in quanto il duca di Bari risultava essere il figlio di Ludovico, Francesco Sforza; la conferma della donazione era stata fatta dal re Federico quando era già stato spodestato apponendo una data precedente; inoltre, i nuovi padroni del Sud Italia erano nemici della sua famiglia. Questa situazione causerà problemi alla figlia Bona in quanto le venne contestata la legittimità del possesso del Ducato (ma, per concessione di Carlo V, riuscì a mantenerne il possesso sino alla morte).

Isabella d'Aragona, Biblioteca Nazionale Austriaca

Ad Isabella non rimase altro che vincere il suo carattere fiero e orgoglioso e fare atto di sottomissione agli spagnoli che le concessero il permesso di prendere possesso del Ducato e degli altri territori in Calabria: Isabella arrivò a Bari nel settembre 1501, con sua figlia Bona e si stabilì nel Castello Normanno-Svevo di Bari che fece modificare per adeguarlo a contrastare le armi da fuoco, con le più moderne tecniche di difesa. Il Ducato e i territori di Calabria gli vennero confermati da Ferdinando il Cattolico quando si schierò dalla parte degli spagnoli, durante il conflitto che li vide opporsi ai francesi per il possesso dell'Italia Meridionale.

« Ereditò il Ducato Barese e di esso con armoniosa cura e solerte intelligenza guidò le sorti, lasciandovi uno dei più grati ricordi. Vi fece infatti prosperare i commerci, le industrie, le arti: insomma il suo Ducato è legato a quel breve periodo di rinascita, che vide Bari nell'età moderna. »

(Vito Masellis nella “Storia di Bari”, Edizione Italiana, Bari 1965)

Isabella d'Aragona introdusse, nell'amministrazione del suo piccolo ducato, lo spirito di rinnovamento e la capacità di investire in opere pubbliche, caratteristiche del Ducato di Milano. Col suo governo, autoritario ma illuminato, incrementò la prosperità del suo Ducato. Cercò di incrementare il commercio allargando i privilegi concessi ai Milanesi, ma anche ai commercianti provenienti da altre città.

Chiesa di San Domenico Maggiore (Napoli): sepoltura di Isabella

Attuò diverse iniziative a favore del suo popolo: sorvegliò i pubblici ufficiali in modo che non commettessero soprusi sulla popolazione; difese il privilegio di accedere alle saline del Regno di Napoli; difese i cittadini del Ducato nei contenziosi con le città vicine; esentò i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Favorì la pubblica istruzione ottenendo che ogni convento affidasse a due frati il compito di insegnare alla popolazione; concesse agevolazioni agli insegnanti come l'aumento di stipendio, l'esenzione dalle franchigie e l'alloggio gratuito.

Amò circondarsi di artisti e letterati; chiamò a corte lo scrittore modugnese Amedeo Cornale. In questo periodo venne stampato il primo libro a Bari. Tra le opere pubbliche create a Bari da Isabella d'Aragona si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello (le successive modifiche hanno sostituito gli elementi introdotti dalla duchessa) e il progetto di circondare la città con un canale per migliorarne la difesa.

Viene rimproverata ad Isabella la sua politica fiscale oppressiva, promossa dal suo ministro Giosuè De Ruggiero (il quale, dopo la morte della duchessa, venne cacciato) che, con i suoi guadagni, riuscì a comprarsi nel 1511 il feudo di Binetto. L'asprezza fiscale venne incrementata in occasione del matrimonio della figlia Bona Sforza con il re Sigismondo I di Polonia.

Matrimonio di Bona Sforza e ultimi anni di Isabella.

Bona Sforza, figlia di Isabella.

Con la perdita dei figli (le era rimasta solo Bona), Isabella d'Aragona vedeva affievolirsi le speranze di riacquisire il Ducato di Milano. Isabella tentò di concedere la figlia in sposa a Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro che nel 1513 era diventato duca di Milano approfittando della situazione di caos durante il conflitto tra francesi e spagnoli che si combatté soprattutto in Nord Italia. Nel 1515, però, il nuovo re di Francia Francesco I ritornò in possesso del Ducato.

A quel punto, dopo diversi contatti, ci si orientò verso l'attempato re di Polonia, Sigismondo Iagellone. Bona portò in dote il Ducato di Bari (che avrebbe ricevuto alla morte di Isabella) e 500.000 ducati. Per la dote e per le spese del matrimonio vennero imposte nuove tasse nel ducato.

Il matrimonio venne celebrato a Napoli, il 6 dicembre 1517, con grande sfarzo e lusso e le celebrazioni durarono dieci giorni, anche per evidenziare la grandezza della discendenza reale di Bona. Il 3 febbraio 1518 la giovane donna partì verso la Polonia

In diverse occasioni Isabella si propose di raggiungere la figlia in Polonia, ma dovette sempre rinunciare. Nell'ottobre del 1519, in occasione della nascita del primogenito di Bona, si mise in viaggio ma, in Polonia scoppiò una guerra e dovette cambiare destinazione e si diresse a Roma dove fu accolta da Papa Giulio II.

Ammalatasi di idropisia, nel 1523 si trasferì nel Ducato di Bari per assicurare una successione alla figlia; in seguito ritornò definitivamente nella corte di Castel Capuano, a Napoli, dove morì l'11 febbraio 1524. Dopo funerali fastosi, venne sepolta nella sagrestia nuova della basilica di san Domenico Maggiore in Napoli, accanto ai suoi avi aragonesi.