La Gioconda - Monnalisa di Leonardo


SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: La Gioconda 
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: 51 - 54 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: pioppo di Lombardia
  • dimensioni: cm 77 x 53, spessore 1,3
  • tecnica: colori ad olio
  • datazione: 1503 - 1506
  • stato di conservazione: buono
  • interventi di restauro: diversi
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: Parigi, Museo del Louvre


 

E' considerata senza dubbio l'Opera iconica ed enigmatica che rappresenta in modo assoluto la pittura mondiale, riconosciuta universalmente per il suo sorriso impercettibile cosi carico di mistero.

Su di lei si è detto di tutto, a tal punto da aver ispirato studiosi di tutto il mondo a scrivere migliaia di pagine, studi sui significati psicologici e psicosociali, teorie che affondano nel mondo dell'esoterismo e della magia, ma anche la ricerca del significato onirico e religioso sino al culto del messaggio pagano, sviluppando una vera e propria letteratura in grado di "elevare" il ritratto di donna per Leonardo da Vinci, quale simbolo universale della bellezza delle arti e del pensiero: il Rinascimento Italiano.  

Leonardo aveva studiato con attenzione la muscolatura e la postura delle donne e vi è traccia in molti dei suoi disegni, cosa che non accade per l'uomo, dove Leonardo tende a disegnarlo quasi sotto forma di abbozzo, senza mai definirlo se non nelle tavole anatomiche piuttosto che nei pochi soggetti finali della pittura.

Nel 2018, dopo cinquecento anni dalla sua creazione, la Gioconda rappresenta molto di più di se stessa e con il suo messaggio criptico e quasi indecifrabile, va oltre il disegno stesso, racchiudendo la straordinaria semplicità dell'ignoto immersa dentro ciò che da sempre affascina l'uomo: il mistero. 

Oggi la si può ammirare al museo del Louvre nella sua lucente staticità che con lo sguardo e quel lento movimento che pare un sorriso, offre a coloro che la osservano e sembra che dedichi a noi, come farà con gli altri messi in fila per aspettare il proprio turno,  la sua anima, che mai si è sottratta nel dare. 

E' solo divisa da quel cordone e dal vetro, necessari per garantire la sua sicurezza, ma la sua forza trapassa e infrange ogni barriera tra lei e noi, noi cosi attenti nell'osservarla nella sua aggraziata inquietudine e serenità. 

 
 

Le teorie sull'identità della Monna Lisa


Ma i misteri che ruotano intorno alla Gioconda sono molti, come molte sono state, nel tempo, le teorie che hanno cercato di fare chiarezza sulle ombre che da sempre accompagnano il ritratto. Chi è davvero quella donna dipinta da Leonardo da Vinci?

Oggi, alle soglie del 2019, non si hanno certezze assolute e non mancano tuttavia possibili teorie a riguardo che ci conducono verso possibili identificazioni più o meno verosimili, certo è però che più passano gli anni e più i misteri circa la sua vera identità iniziano a svanire come la nebbia del tardo mattino, facendoci vedere un orizzonte ogni giorno più definito e chiaro.

Parlare della Gioconda significa davvero affrontare qualcosa di grande, di assolutamente simbolico, qualcosa che dentro di se racchiude un peso specifico emozionale, storico e spiritale.

E' davvero importante sapere chi sia la Gioconda?  Forse no, ma l'importante è capire il perché del suo mistero.

Ecco allora che abbiamo analizzato le teorie che percorrono la sua probabile identificazione e che ci aiutano a pensare quali legami Leonardo ha creato con le possibili donne che potrebbero essere davvero state le sue muse ispiratrici.


 

1^ teoria:
Pacifica Brandani (o Brandano) 


Fu una donna molto bella, di origini borghesi nata ad Urbino e morta nel 1511. Di lei sappiamo essere stata cortigiana alla corte di Urbino e  l'amante del duca Giuliano de' Medici,  settimo ed ultimo figlio di Lorenzo de' Medici e di Clarice Orsini, fu duca di Nemours dal 1515, signore di Firenze dal 1513.
Da questa relazione clandestina nacque  Ippolito de' Medici  che fu il suo unico discendente e che divenne cardinale. Il giorno del parto che fu particolarmente difficile, la madre Pacifica morì dandolo alla luce.

Ippolito di Giuliano de' Medici nacque ad Urbino, nel marzo 1511 anno della morte della madre Pacifica, e purtroppo Ippolito ebbe una vita breve; mori infatti a 24 anni nel 1535. In questo breve periodo della sua vita, divenne cardinale, governò la città di Firenze partecipò alla spedizione dell'imperatore Carlo V d'Asburgo contro i Turchi del 1532. 

Si afferma fosse un giovane molto brillante, alto dal fisico longilineo, curato nell'aspetto e amante dell'arte nonché un autore di sonetti e amava frequentare artisti e intellettuali. 


1^ teoria

1957, Carlo Pedretti,  il maggiore esperto mondiale sugli studi vinciani, ritenne che il duca Giuliano de' Medici abbia chiesto personalmente a Leonardo da Vinci nell'aprile 1515 un dipinto in ricordo dell'amante morta di parto, si può pensare che "la Brandana da Urbino" sia raffigurata nel celebre quadro della Gioconda. Carlo Pedretti arriva alla conclusione che la donna ritratta potesse non essere Lisa Gherardini ma Pacifica Brandano, la donna romana alla quale Giuliano de' Medici fu particolarmente legato da una grande forma di amicizia.


2^ teoria

Secondo studi non confermati, la donna ritratta non sarebbe Pacifica Brandani, ma la sorella "monna Isabella", della quale lo stesso Giuliano ne era segretamente innamorato ( non vi è documentazione a riguardo). 


 

2^ teoria:

Monna Lisa Gherardini


La donna ritratta da Leonardo da Vinci (1452-1519) è stata da molti identificata con Monna Lisa Gherardini. A questa conclusione si è arrivati semplicemente perché Giorgio Vasari, autore de"La vite", raccolta delle biografie dei maggiori artisti del rinascimento, indica nei suoi scritti quanto segue: 


"Prese Leonardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie; et quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanbleo . . .
Et in questo di Leonardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, Et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti."


Origini storiche della famiglia

I  "Del Giocondo" o "Giocondi" sono da considerarsi  una famiglia storica di Firenze dove affondano le proprie radici sin dal 1100, l'origine  del loro cognome ci riporta a Iacopo di Bartolomeo detto "Giocondo", che fu un  abile artigiano che intorno al 1500 era a capo di una bottega piuttosto grande e  molto conosciuta in città, per la assai nota fabbricazione e il confezionamento degli "spari", più conosciuti come i botti o fuochi artificiali, con i quali allietava su richiesta le cerimonie come sposalizi o feste di palazzo al servizio dei Patrizi e dei nobili del ducato. Il Giocondo, oramai riconosciuto con questo soprannome  e diventato una forma di "brand", fu l'appellativo che gli stessi suoi discendenti cominciarono ad utilizzare. Le generazioni successive della famiglia abbandonarono la fabbricazione dei botti, per dedicarsi esclusivamente al commercio di tessuti pregiati provenienti dall'Oriente.


1465, nasce Francesco di Bartolomeo del Giocondo 

Quando la famiglia del Giocondo aveva raggiunto un'agiata condizione economica ed una discreta posizione sociale, fu considerato in quel periodo il più importante per la città di Firenze, il degno rappresentante della dinastia del Giocondo. 


1491, Francesco si sposa

Trascorse la sua adolescenza prima col nonno, poi iniziò a dedicarsi agli affari di famiglia e allo sviluppo commerciale delle attività, raggiungendo ben presto la stima e la considerazione dei grandi Signori fiorentini. Conobbe la giovane  sedicenne Camilla Rucellai, appartenente alla famiglia Rucellai, una delle più illustri famiglie fiorentine dell'epoca. 

In quell'epoca si raccontava che il nome Rucellai  nacque da  una storpiatura di “Oricellari“, cioè gli artigiani  che costruivano le comuni  “oricelle“. Questa, secondo la tradizione, sarebbe il lichene scoperto: si narra che Alamanno nel corso dei suoi viaggi in Oriente, si fermò ad orinare  sul ciglio della strada vicino ad un cumulo di pietre interamente ricoperte da licheni che a contatto con l'urina calda riversata sopra, mutava il colore della pianta in un rosso intenso che virava ad un più tenue  rosa misto viola. Capì che l'urina conteneva una sostanza in grado di mutare i colori  (ammoniaca) e iniziò a tingere i tessuti creando diverse tonalità, mai presenti sino ad allora, di conseguenza ebbe l'opportunità di diffondere il proprio mercato anche nelle terre più lontane. Proprio da questa esperienza, Alamanno decise che da quel momento tutti i suoi discendenti dovessero fregiarsene del titolo di “Oricellari“, quale emblema e riconoscenza di questa tecnica unica utilizzata  e inventata dalla sua famiglia.

La sua giovane moglie  Camilla muore a soli diciott'anni, tre anni dopo il loro matrimonio (le cause sono state attribuite ad una infezioni gastrointestinale violenta, ma le teorie tendono per un parto difficile), avendo dato alla luce un anno prima il loro primogenito chiamato  Bartolomeo. Francesco si risposa nel 1493 con Tommasa di Mariotto Villani.


1495, 5 marzo

Lisa Gherardini, all'età di quindici anni, fu costretta dal nonno Mariotto, rigido patriarca della famiglia, a unirsi in matrimonio con Francesco Del Giocondo. Il matrimonio consentì ad entrambe le famiglie, i Gherardini e i Del Giocondo, di consolidare il legame tra le famiglie Del Giocondo e Gherardini.  In questo momento i Gherardini soffrono la debolezza economica sopraggiunta da cattivi investimenti e diatribe interne che la portarono sulla soglia del tracollo finanziario e per far fronte alla situazione, fu proprio la famiglia Del Giocondo ad intervenire con aiuti economici, grazie anche al fatto che i Del Giocondo erano in ottimi rapporti con la famiglia Dè Medici che a loro volta, portavano "sul palmo di mano" proprio Leonardo da Vinci, grazie anche all'amicizia che gli stessi Dè Medici, Giuliano in primis, poi Lorenzo, le sorelle Nannina e Bianca, nutrivano per il maestro toscano.

Secondo le testimonianze dell'epoca, sembrerebbe che il padre di Leonardo, notaio in città e tenutario della contabilità e uno dei consiglieri dell'amministrazione dei conti del Banco Medìceo, la banca Fiorentina,  ebbe tra i suoi clienti proprio i Del Giocondo, famiglia che abitava in Santissima Annunziata, proprio adiacente alla bottega di Leonardo. Sarebbe stato il padre di Leonardo, notaio più importante di Firenze, e che annoverava tra i suoi clienti proprio i Del Giocondo a procurare il committente al figlio. Inoltre risulta che Leonardo visse in Santissima Annunziata, proprio dove i Del Giocondo avevano la cappella di famiglia e dove la donna presumibilmente si recava spesso a pregare.


I registri dei battesimi
Recentemente ritrovamenti a Firenze rivelano che nel dicembre 1502 Lisa, terza moglie del ricco mercante Francesco del Gioconda, mise al mondo il secondo figlio, una bambina». Secondo le teorie più accreditate sembrerebbe esser proprio lei la  giovane donna disegnata da Leonardo da Vinci. 

3^ teoria:

Autoritratto di Leonardo


Queste teorie suggestive hanno fatto discutere circa il vero significato del disegno di Leonardo che oggi si trova esposto alla Biblioteca Reale di Torino, ritratto per il quale il noto divulgatore scientifico Piero Angela scoprì alcune significanti tracce. 


1^ teoria

Leonardo avrebbe dipinto la Gioconda secondo le sue fattezze di gioventù, dandogli un aspetto femminile.


2^ teoria

Il ritratto di Leonardo in vecchiaia nasconderebbe sotto la superficie, le tracce del disegno preparatorio della Gioconda che oggi conosciamo.


3^ teoria

Secondo Freud, considerato il padre della Psicoanalisi, la Gioconda non sarebbe altro che il ritratto postumo della madre di Leonardo, Caterina. 

 

4^ teoria:

Isabella Gualanda o Gualandi


Alcuni storici, invece, vedono nella Gioconda un ritratto di Isabella Gualandi, gentildonna napoletana molto colta e interessata agli aspetti umanistici dell'uomo e della sua esistenza terrena, molto amica  di Giuliano Dè Medici duca di Nemours , figlio di Lorenzo il Magnifico, cosi come emerge sulla base di documenti inediti rinvenuti in archivi statali di Napoli e Roma, dal  professor Carlo Vecce, docente storia della letteratura italiana all'universita' di Macerata  e per anni collaboratore di Carlo Pedretti  presso l'Università della California. 

Lo storico Vecce afferma che il vero ritratto di Monna Lisa, di cui probabilmente parla Vasari nella sua ''Vite de' pittori'', sarebbe andato irrimediabilmente perduto più di 400 anni fa. Anche la cronologia dettata da Vasari riguardo alla ''Gioconda'' sarebbe da riscrivere, perché Leonardo da Vinci conobbe Isabella detta ''la Gualanda'' negli anni del soggiorno a Roma, cioè tra il 1513 e il 1515.

Le ricerche del professor Vecce mettono in collegamento Isabella Gualanda con Cecilia Gallerani, con cui probabilmente era imparentata, essendo figlia di Ranieri Gualandi, maggiordomo della corte di Alfonso d'Aragona duca di Calabria. E proprio la Gallerani commissiono' a Leonardo un suo ritratto, occasione attraverso la quale l'artista avrebbe poi conosciuto Isabella Gualandi.

Il poeta Enea Irpino (che, a dispetto del nome, era di Parma) scrisse in un suo “Canzoniere” di aver conosciuto ed amato ad Ischia una dama che era stata ritratta da Leonardo. Egli la chiama “Isabella".  
 

5^ teoria:

Isabella d'Este


Isabella d'Este, la nobildonna ferrarese, nata nel 1474 e deceduta  il 13 febbraio 1539 a Mantova. Isabella era figlia del duca di Ferrara Ercole I d’Este (1431-1505) e di Eleonora d’Aragona, a sua volta figlia del re di Napoli Ferdinando I (1424-1494). Beatrice d’Este (1475-1497) era sua sorella e andò sposa a Ludovico Sforza (1452-1508), duca di Milano. Conosceva le lingue antiche, s’intendeva di storia e letteratura, era dotata per la musica (suonava il flauto e il liuto) ed era anche famosa per la sua passione per l’arte abile mecenate delle arti, profonda conoscitrice della pittura del periodo e  attenta a valorizzare gli artisti dell'epoca creando dei veri e propri incontri di pittura tra intellettuali e artisti, al fine di offrire, loro un "trampolino di lancio" nel mondo dell'arte.

Tra i mille impegni di corte, fu anche una donna "avanguardista" in grado di prevedere le tendenze della moda e dettarne la direzione, a tal punto da diventare un vero e proprio punto di riferimento di stile, sia nell'abbigliamento sia nei gioielli fatti fare su misura dai disegni unici e ricercati (oggi potremmo definirla influencer), tanto da essere copiata da molte nobildonne italiane e francesi. A sedici anni si unì in matrimonio a Francesco II Gonzaga (1466-1519), marchese di Mantova, anche lui fornito di una vasta cultura, giacché si era formato nella scuola fondata dal famoso umanista Vittorino da Feltre (1378-1446).


Cosa centra Leonardo con Isabella d'Este?

Nel 1499 Leonardo lascia Milano, per non dire fugge dalla città, in quanto Milano è appena stata invasa dalle truppe francesi,  costringendo alla fuga di notte il duca Ludovico il Moro.  Leonardo raggiunge Mantova e viene accolto a braccia aperte da Isabella d'Este, la carismatica e acculturata moglie di Francesco II Gonzaga.  Leonardo fu ospitato diverse volte presso la corte dei Gonzaga a Mantova, ospite di Francesco II e di Isabella. Le cronache narrano che Leonardo nei pomeriggi assolati, si fermava nei giardini del palazzo, vicino al laghetto dove Francesco I teneva i cigni neri, per ritrarre le architetture e gli animali presenti all'interno delle voliere.

Leonardo durante le cene con Francesco I e Isabella era solito essere interrogato circa le sue visioni sulla scienza, sulla pittura e sulle arti in genere, in quanto Isabella aveva per Leonardo una stima talmente alta che trascorrevano, anche nel dopo cena, presso le sale adiacenti, intere serate a parlare. La coppia è conosciuta proprio per l’attività di mecenatismo a favore di Ariosto, sostenuto negli anni di redazione dell’Orlando furioso, e a loro si deve anche l’attività di Giulio Romano a Mantova. Palazzo Tè ne è l’esempio più importante. All'interno di questa cerchia agirono anche Tiziano e Leonardo, autori di due ritratti di Isabella. 

L'anno precedente, cioè nel 1498, Isabella d'Este trovandosi a Milano presso il Castello Sforzesco alla corte di Ludovico il Moro, a modo di incontrare Leonardo, entrambi si conoscevano da qualche anno, e si reca presso la sua bottega per rendergli omaggio: lo trova intento a finire alcuni lavori quando gli dice che ha visto un ritratto di una bellissima donna, ritratto che gli è stato mostrato proprio da lei che è anche una sua amica nonché l'attuale amante del duca Ludovico il Moro. Leonardo capisce subito di chi si tratta perché quel ritratto lo ha fatto lui: il ritratto di Cecilia Gallerani.

Isabella dice di rimanere affascinata da quel ritratto che l'ha colpita per la sua delicatezza, per il suoi colori e quella luce straordinaria e chiede a Leonardo di avere anche lei un autoritratto.

In realtà Isabella amava mettere in competizione gli artisti e la proposta che fece a Leonardo circa un suo autoritratto, sembra l'abbia fatta ad un altro pittore, Giovanni Bellini, artista veneziano che Isabella ebbe modo di conoscere tempo addietro durante una sua visita a Venezia: in questo modo avrebbe messo in competizione i due artisti per vedere chi fosse in grado di ritrarla al meglio. Per quello che oggi sappiamo, grazie anche alla documentazione storica attendibile, si sa che Leonardo eseguì due ritratti, ritratti lasciati come lavori preparatori e mai definiti:

- Primo disegno

Risulta che sia rimasto presso la corte dei Gonzaga a Mantova e nel 1501 venne donato dai Gonzaga, facendone perdere le tracce e ad oggi non si conosce la sua reale destinazione e nemmeno il disegno originale (vi sono addirittura dubbi sulla sua esistenza). 


- Secondo disegno

Sembrerebbe che Leonardo lo abbia portato con se nella sua successiva tappa a Venezia, disegno che oggi è  conservato presso il museo del Louvre di Parigi attribuito a Leonardo da Vinci,  il cui valore di mercato si aggirerebbe intorno ai 97 milioni di Euro. 

Osservando con attenzione il disegno preparatorio, si possono notare i piccoli fori praticati con un ago lungo le linee di contorno della veste e della mano destra, testimoniando come l'opera predisposta per l'applicazione della tecnica dello spolvero, la tecnica con cui si riportavano, tramite un tampone di polvere di carboncino, i puntini che avrebbero guidato la mano del pittore sul supporto finale. Gli ultimi studi sul disegno del ritratto e la Gioconda, fanno emergere una notevole somiglianza  tra la Monna Lisa del Louvre e l'Isabella d'Este tratteggiata dallo stesso Leonardo è notevole, ma questo non è sufficiente per affermare che si tratti insindacabilmente dello stesso soggetto, cioè della Gioconda.


 

6^ teoria:
Costanza d'Avalos

 

1925

Dopo oltre dieci anni di studi approfonditi lo storico dell' arte Alfredo Venturi arriva alla conclusione che la tavola esposta al museo del Louvre di Parigi che migliaia di persone ogni giorno hanno il piacere di ammirare da vicino, non si tratterebbe ne di Isabella d'Este e nemmeno di Pacifica Brandani, moglie del Giocondo, piuttosto di un ritratto di Costanza d'Avalos (1460 – 1541) fu una nobile di origine spagnola appartenente alla famiglia dei D'Avalos, figlia del potente Innico I d'Avalos, conte di Monteodorisio e grande possidente terriero e dell'ereditiera Antonella d'Aquino. Si congiunse a nozze nel 1477 a Federico del Balzo, figlio di Pietro del Balzo (Pirro) principe di Altamura e duca di Venosa, fratello della regina di Napoli. Isabella dopo essere rimasta vedova senza figli, Federico I di Napoli le concesse il ducato di Francavilla e si spostò nella residenza del fratello sull'isola di Ischia.

 

7^ teoria:

La Gioconda è la donna immaginaria dello stesso Leonardo


1914

Il primo a mettere in discussione quest identità è stato, nel 1914, un incisore francese, Andrè-Charles Coppier André-Charles. Entrò nella National School of Bridges and Roads nel 1881 , lavorò nel museo municipale in qualità di addetto all'archivio e alla consultazione bibliografica delle opere, poi scelse di continuare i suoi studi sulla catalogazione presso lo studio parigino di  Augustin Feyen - Perrin. Ricevette per il suo lavoro, una borsa di viaggio del Consiglio Superiore delle Belle Arti che gli consentì di viaggiare in Inghilterra, Italia, Olanda  e Germania, per approfondire le tecniche di copiatura delle opere dei maestri del Rinascimento europeo e venne premiato anche per la sua capacità di incisore di monete che poi espose presso il Salon des artistes françaisdal nel 1890 vincendo diversi premi.  Andrè-Charles Coppier André-Charles interrogato sulla Gioconda, avendola attentamente studiata nel dettaglio, indicò come quel ritratto appena trafugato dal museo di Parigi  non si sarebbe trattato di una vera e propria modella che Leonardo utilizzò, piuttosto di una donna immaginata dallo stesso Leonardo da lui idealizzata come la rappresentazione  precisa della femminilità che una donna di quel tempo avrebbe dovuto dimostrare.


1959

Il Dr. Keele , un esperto di lavoro scientifico di Leonardo, ipotizza osservando con la sua equipe attentamente l'opera che la Gioconda si trovasse in stato di gravidanza diagnosticato identificando il modello di viso, collo e mani alcuni cambiamenti esterni causati da cambiamenti ormonali tipiche della gravidanza, oltre braccia incrociate sul grembo; opinione recentemente condivisa dal Dr.  Sherwin Nuland, docente di chirurgia all'università di Yale, spiega nel documentario: 

''La Gioconda è una donna relativamente giovane, tra i 20 e i 25 anni''.

''Le dita sono gonfie, le mani adagiate sul ventre, in una posizione tipica delle donne in avanzato stato di gravidanza''. 

Ecco spiegata l'assenza di preziosi e, soprattutto, della fede nuziale: non le entrava più".


1965

Nella lunga storia della Gioconda non sono mancati episodi di incurie e danneggiamenti che hanno caratterizzato il suo stato di conservazione, episodi come quello di un visitatore boliviano che durante la visita presso il museo del Louvre di Parigi del Louvre, scagliò un grosso sasso che portò con se e, eludendo di fatto i controlli allora piuttosto blandi, trovandosi innanzi al dipinto, lo scagliò violentemente all'altezza del gomito destro, danneggiandola fortunatamente non in modo permanente: venne immediatamente arrestato e si giustificò dicendo di esserne perseguitato ogni notte dal suo sorriso beffardo che gli sembrava irriderlo. 


1981

L'industriale Lèon Mekusa si dichiarò follemente innamorato della Gioconda e si fece assumere come custode del museo, considerando un privilegio d'amore il fatto di poter lavorare "gomito a gomito" con la sua "amata". León Mékusa, risulta essere nell'ottobre del 1981, del museo del Louvre assunto al museo in qualità di addetto al servizio di controllo agli accessi delle sale in quanto durante il suo colloquio di lavoro dimostrò una grande conoscenza del Rinascimento francese e italiano, con particolare predilezione proprio per le opere di Leonardo da Vinci e della Gioconda.

Questa figura  è piuttosto" misteriosa" in quanto analizzando la sua vita ci si può imbattere in "documenti falsificati". Prima di entrare al Louvre, si occupava di fabbricare bottoni in avorio e metallo per divise militari e abbigliamento civile fino a quando le cose precipitarono per problemi finanziai con altri soci.  Di lui si racconta sia stato un abile collezionista di libri antichi e chi lo ha conosciuto bene come la vicina di casa signora Marnier, ha affermato che possedesse un’edizione quasi perfetta della Bibbia di Gutenberg, testi antichi scritti in aramaico e addirittura la prima edizione di stampa  delle opere di Shakespeare datata 1623. 

Le poche persone che poterono frequentare Lèon Mekusa , dicono anche che possedeva oltre 14.000 fumetti (dato non confermato), tra i quali i primi numeri di:  Action Comics e di Superman. Si racconta che Lèon Mekusa durante gli orari di servizio alle sale del Louvre, abbia fotografato più volte la Gioconda senza farsi accorgere dai colleghi, fotografie tutte diverse tra loro a diverse distanze e prospettive, sino a ricreare tutte le le angolazioni possibili per poter effettuare un foto (dato non confermato).   

La  signora Marnier, la vicina di casa, ricorda che nell'ultimo periodo  Lèon Mekusa  si comportava come se avesse al suo fianco una persona invisibile con la quale parlava in francese e pronunciava le parole Monnalisa. Risulta che  León Mékusa sia stato sottoposto, solo dopo che la polizia fece ingresso nella sua casa trovando messaggi scritti alla Gioconda, fotomontaggi e frasi d'amore deliranti a lei destinati, a controllo psichiatrico senza nessuna diagnosi che potesse identificare situazioni problematiche, se non un esagerato innamoramento verso la donna dipinta da Leonardo: la sua donna, la Monnalisa.

 

Marcel Duchamp

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968) è stato un pittore, scultore e scacchista francese, è a tutt'oggi considerato uno dei massimi esponenti del  XX secolo. Fece parte di movimenti avanguardisti come il movimento fluxus, le correnti del fauvismo e del cubismo, del dadaismo e del surrealismo. 

«Il futurismo era l'impressionismo del mondo meccanico. [...] A me questo non interessava. [...] Volevo far sì che la pittura servisse ai miei scopi e volevo allontanarmi dal suo lato fisico. A me interessavano le idee, non soltanto i prodotti visivi. Volevo riportare la pittura al servizio della mente [...] Di fatto fino a cento anni fa tutta la pittura era stata letteraria o religiosa: era stata tutta al servizio della mente. Durante il secolo scorso questa caratteristica si era persa poco a poco. 

Quanto più fascino sensuale offriva un quadro - quanto più era animale - tanto più era apprezzato.

La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva [...] Per approccio retinico intendo il piacere estetico che dipende quasi esclusivamente dalla sensibilità della retina senza alcuna interpretazione ausiliaria.

Gli ultimi cento anni sono stati retinici. Sono stati retinici perfino i cubisti. I surrealisti hanno tentato di liberarsi da questo e anche i dadaisti, da principio. [...] Io ero talmente conscio dell'aspetto retinico della pittura che, personalmente, volevo trovare un altro filone da esplorare.»


Il suo profondo interesse per l'icona artistica, ovvero  il valore rappresentativo di un opera d'arte, diventa per lui un motivo di interesse nel ricercare quelle  spinte che muovono le suggestioni, le ideologie e i comportamenti dell'uomo. La sua ammirazione per Leonardo fu nota  a tal punto che  amava durante le cene disegnare su tovaglioli di carta lo schizzo della Gioconda di Leonardo, firmandola come MDCH e bruciandola come simbolo di degenerazione artistica. Disse della Gioconda:


«La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.» 


Marcel Duchamp sapeva bene che la Gioconda era tra le opere mondiali, l'unica ad essere riconosciuta universalmente quale icona della grandezza di un periodo artistico irripetibile come il Rinascimento e che Leonardo da Vinci ne era certamente il capostipite e allora la sua decisione non tardò: prese una fotografia della Gioconda e vi disegnò i baffi e il pizzetto, indicando sotto l'immagine stessa le lettere L.H.O.O.Q. che se pronunciate in lingua francese producono il significato di  Elle a chaud au cul , che tradotto in italiano sarebbe "Lei ha caldo al culo", che significa "Lei è molto eccitata".  

Diventò uno scandalo mondiale in quanto tutti i giornali di ogni Paese scrissero che un artista di nome Duchamp oltraggiò l'opera di Leonardo e il nome di Duchamp sali ben presto agli onori della cronaca come il "dissacratore" per eccellenza, diventando la sua "performance"un manifesto contro il conformismo. 

 Duchamp riteneva Leonardo un uomo capace con un solo sbadiglio di cambiare la storia dell'uomo 


In realtà non ci fu nessuna dissacrazione da parte di Duchamp, anzi, quel suo modo di ridicolizzare la Gioconda, conoscendo il suo stile comunicativo e la sua cultura, non fece altro che "elevare" la Gioconda stessa e Leonardo ad Vinci, ad una più alta attenzione verso il suo messaggio artistico, attenzione che mancava secondo Duchamp, da parte di coloro che affermavano che la Gioconda fosse un opera meravigliosa, senza conoscere la sua storia o di quelli che affermavano che fosse bella solo perché tutto affermavano che lo fosse, come rapiti da un percorso di ignoranza ipnotica di massa o guidati da un cane pastore che controlla il proprio gregge di pecoroni! Insomma Duchamp con la sua Gioconda, mise in ridicolo coloro che parlavano di ciò che non conoscevano e l'unico modo di "esistere" e "parlarne", in quanto il silenzio da solo, è in grado di uccidere. 


Fernando Botero

Fernando Botero è di nazionalità colombiana, nato a Medellín nel 1932 ed è uno scultore e pittore.  Afferma che  trasportare il colore sulla tela non è un fattore estetico, piuttosto spirituale dove l'anima incontra se stessa che  produce il disegno dei sentimenti attraverso il colore.  In effetti il colore nelle sue opere è armonico, mai esaltato, mai rafforzato e pregno di spessore, cosi come sono tenui le ombreggiature quasi a sparire nel disegno stesso, ombreggiature che:

 

 "... sporcherebbero l'idea del colore che desidero trasmettere".


Caratteristica della sua pittura è l'insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, che acquistano forme insolite, quasi irreali. Ma è un passaggio necessario per ben far comprendere la necessità di colore delle sue opere. 


"Un artista è attratto da certi tipi di forme senza sapere perché. Adotti una posizione intuitivamente; solo dopo tenterai di razionalizzarlo o addirittura di giustificarlo. "


Nel dipingere la Gioconda, Botero ha creato un'immagine della sua Gioconda che sembra essere una caricatura di se stessa che non rappresenta la  delicata ed enigmatica Monna Lisa. Come ogni artista ha voluto rappresentare attraverso il proprio stile comunicativo, come potrebbe essere vista attraverso il proprio stile pittorico, evitando quindi una interpretazione ridicola.

Botero ha più spesso indicato Leonardo da Vinci quale il più grande genio della tecnica pittorica che riusciva ad unire un messaggio cromatico al potere suggestivo. La sua reinterpretazione della Gioconda quindi, viene contestualizzata alla propria esperienza di vita e di pittore,senza caricarla di significati ideologici o politici, facendo in modo di misurarsi con rispetto, alle volontà del grande maestro toscano.


Andy Warhol

Andrew Warhol Jr.  (Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987) è stato uno sceneggiatore e autore, regista, direttore della fotografia, era omosessuale. Era inoltre cattolico praticante, aderendo al cattolicesimo di tradizione rutena. Faceva regolarmente volontariato presso i rifugi per senzatetto e si descriveva come una persona religiosa ma senza dubbio il punto di riferimento del movimento della Pop art .

La Pop art, abbreviativo dall'inglese  "popular art", ovvero arte del popolo, ebbe notevoli esponenti tra i quali  George Segal, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, James Rosenquist,  David Hockney, Jeff Koons, mentre Jasper Johns e Robert Rauschenberg 

Sono gli anni sessanta e gli Stati Uniti vive la contemporaneità della società detta dei consumi, cercando di superare le regole artistiche del passato.  Il linguaggio della pubblicità era ormai diventato arte e i gusti del pubblico si erano a esso uniformati e standardizzati. Una delle filosofie della Pop Art è la critica che fa verso il consumismo. Si pone come movimento di ribellione alla società utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione come il fumetto e la pubblicità. Così la Gioconda da opera d’arte di pregio capibile solo da pochi, diventa opera di tutti.


Mireille Suzanne Francette Porte

Mireille Suzanne Francette Porte, conosciuta col nome d'arte di  Orlan, è una performance artista francese, esponente della Body Art e nota in tutto il mondo per le sue ricerche post-organiche,  docente presso la Scuola nazionale di belle arti di Digione e organizzatrice  dell'International Symposium of Performance di Lione.
Dal 1986 al 1993 inizia il ciclo di "trasformazione umana" legato ad una serie di operazioni chirurgiche alle quali decide di sottoporsi, tutte documentate attraverso produzioni in video, al fine di modificare il suo aspetto fisico, in particolare il viso.

L'artista francese Orlan si è sottoposta a un complicato intervento di chirurgia plastica facciale per assomigliare quanto più possibile alla Gioconda che ritiene il più alto e inimmaginario modello introspettivo dell'arte mondiale mai prodotta dall'umanità.

Oggi le sue performance si sono arricchite di modellamenti facciali e le sue rappresentazioni e performance, nonché  le sue opere di artista, vengono conservate presso le più importanti collezioni private e fondazioni internazionali come ad esempio il Centro Georges Pompidou di Parigi, a Los Angeles presso il County Museum of Art e il Getty Museum di Los Angeles.



 

 Dobbiamo chiamarla Gioconda o Monnalisa?


Il termine Monna Lisa e Gioconda deriverebbero dall’interpretazione di un passo contenuto nel ‘Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori’ di Giorgio Vasari (1511-1564) che, sappiamo per certo, non  conobbe personalmente Leonardo e, dalle ultime ricerche,  mai vide la Gioconda: Vasari parla di disegni di una testa  non d’un ritratto finito, che Leonardo dipinse per Monna Lisa Gherardini (1479-1542) andata in sposa a Francesco del Giocondo (1460-1528). 

La bozza relativa alla testa che il Vasari cita, sembrerebbe fatta da Leonardo quando si trovava ancora a Firenze  nel 1504-1506. Della testa descritta dal Vasari posta a Fontainbleau (probabilmente presso il Castello di Fontainebleau, quando era residenza di caccia di  Francesco I),  risulta essere smarrita ma si ritiene essere stata parte di un disegno preparatorio iniziale. 


Numero 316

Per molto tempo ci si è chiesti cosa fosse la cifra indicata sul retro, il famoso 316 con aggiunta della lettera "H".
Per molto tempo si è addirittura pensato che fosse un segno distintivo che riportasse ad un probabile mistero, in realtà si tratta semplicemente di un principio di catalogazione dell'opera (oggi non visibile in quanto coperto dalla barra laterale di supporto posto dietro la tavola).



Finalmente la Gioconda!

Leonardo quando dipinse la Gioconda aveva quasi cinquantanni e si può affermare con certezza che la Gioconda fu la risultante della sua profonda conoscenza tecnica, pittorica e spirituale, nella quale Leonardo racchiude le sue migliori capacità espressive e percettive, in grado di far emergere quella forza dirompente del suo messaggio.

Leonardo fu sempre molto geloso della sua Gioconda e tutte le volte che affrontava un viaggio, faceva in modo di portarsela con se, si pensa racchiusa in alcuni bauli poggiati sul carro trainato dai cavalli. Non si capisce come mai Leonardo fosse cosi legato a quest'opera, ma si possono fare alcune supposizioni argomentate di ordine logico.

Sappiamo della riservatezza che Leonardo aveva circa i suoi manoscritti e i suoi disegni che difficilmente li mostrava ad altre persone, salvo che si trattasse di amici stretti o persone delle quali poteva davvero fidarsi. Questo basta per spiegare il suo attaccamento? No, non basta.

Possiamo allora ipotizzare che Leonardo volesse ultimare l'opera in viaggio? Probabile.


L'età della Gioconda

Ma quanti anni potrebbe avere la donna ritratta da Leonardo? Non è difficile dirlo... Secondo esami fisiognomici molto probabilmente Leonardo ritrae una donna  relativamente giovane, tra i 18 e i 25 anni.

Il ritratto mostra una giovane donna probabilmente seduta, mezza figura, girata verso sinistra mantenendo la testa e il volto in posizione centrale, il volto pressoché frontale, con lo sguardo che sembri osservare alle spalle dello spettatore.

Il ritratto era tanto caro a Leonardo perché la donna e il paesaggio alle sue spalle riflettevano le teorie di Leonardo, sul ruolo fondamentale della donna nella creazione e sull'importanza dei corsi d'acqua nella formazione della Terra.

Perché non porta gioielli? Perché ha i capelli sciolti contrariamente alle convenzioni dell'epoca che per le donne di un certo ceto prevedevano acconciature elaborate? «La Gioconda è una donna relativamente giovane, tra i 20 e i 25 anni», spiega nel documentario Sherwin Nuland, docente di chirurgia all'università di Yale, negli Usa, ed appassionato studioso dei disegni anatomici di Leonardo. «Le dita sono gonfie, le mani adagiate sul ventre, in una posizione tipica delle donne in avanzato stato di gravidanza». Ecco spiegata l'assenza di preziosi e, soprattutto, della fede nuziale: non le entrava più.

E c'è dell'altro, sottolinea in un articolo scritto per il Daily Telegraph Nick Rossiter, produttore e regista di Leonardo: La vita segreta della Monna Lisa. «La Gioconda venne realizzata tra il 1502 e il 1503. 
Il mistero della Monna Lisa resta comunque fitto: Leonardo, spiega Rossiter, perché era cosi affezionato alla sua Gioconda? I punti interrogativi sono infiniti: chi era realmente il padre del bambino? Forse nel viso di Lisa, Leonardo aveva ritrovato le fattezze della madre alla quale era stato strappato da piccolo?
Secondo il documentario della Bbc la spiegazione dell'importanza del ritratto per l'artista è intellettuale più che emotiva.

 

La Gioconda era la madre di Leonardo

Questa è decisamente una teoria suggestiva che merita di essere approfondita. Molte opere di Leonardo hanno in comune nel tratto espressivo il sorriso, leggermente accennato caratteristico del suo stile pittorico e, non a caso, la Gioconda è l'ultima di questi esempi.

Nel periodo precedente alla Gioconda, se osservassimo con attenzione alcune altre opere, come ad esempio il  sorriso di Sant’Anna  possiamo capire e vedere che si tratta dello stesso sorriso riprodotto nella Gioconda.

Il dipinto di Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino descrive la Vergine Maria, è inequivocabilmente lo stesso sorriso della Monna Lisa, anche se, forse, è meno enigmatico e più benevolente. Secondo alcuni Il dipinto è carico di un significato simbolico, significato che probabilmente Leonardo ha voluto dare: di cosa si tratta?

L'opera rappresenta la Vergine e sua madre Anna, e se si osserva con attenzione, pare che abbiano la stessa età e il bambino potrebbe essere, idealizzando il concetto psicoanalitico, figlio di due madri, cioè quelle rappresentate come Sant'Anna e la Vergine Maria: cosa può significare questo? 

Leonardo ebbe due madri, quella che lo partorì chiamata Caterina e quella che lo allevò, Albiera. E' possibile che Leonardo abbia fatto riferimento alle sue due madri nel dipinto?(la madre naturale Caterina e la matrigna Albiera).


2004, la Gioconda era incinta

Osservando la Gioconda, ma non dal punto di vista artistico piuttosto sotto un profilo medico, emergono alcune interessanti considerazioni che probabilmente aiutano per una maggiore comprensione: qual' era lo stato di salute della donna?

Il Centro nazionale delle ricerche canadese (Cnrc)  si è occupato di dare una riposta il più attendibile possibile, trattando la questione con grande serietà e con attenzione alle forme e alle dimensioni disegnate da Leonardo che, sappiamo bene, era avvezzo alle proporzioni e questo ha portato i ricercatori ad effettuare una serie di esami comprensivi di radiografie tridimensionali eseguite direttamente sul dipinto. 

Monna Lisa era rivestita da un fine velo di mussola, un tessuto molto leggero in armatura tela e a trama molto rada del tutto simile alla garza da medicazione, introdotta in Europa dall'Asia dalla città di Mosul sulle rive del Tigri.  Nel periodo Rinascimentale il velo di mussola, veniva utilizzato come fasciatura di contenimento per  le giovani donne incinte o da quelle che avevano partorito da poco. Questo particolare che era stato, fino ad allora, nascosto dalla vernice, rispolverò la tesi secondo la quale la Gioconda era proprio Lisa Gherardini, raffigurata dopo aver messo al mondo il secondo dei suoi cinque figli.

Sherwin Nuland, docente di chirurgia all'università di Yale, afferma che ''La Gioconda è una donna relativamente giovane, tra i 20 e i 25 anni'',  e le sue dita sono gonfie, le mani adagiate sul ventre, in una posizione tipica delle donne in avanzato stato di gravidanza''.  Sherwin Nuland spiega anche l'assenza della fede che, a causa del rigonfiamento delle dita, non riusciva ad essere indossata.



Le sopracciglia mancanti

Anche perchè abbiamo appreso che in un primo momento la peluria c'era e lo testimonia lo stesso Vasari che vide il dipinto da poco "completato", dandocene notizia nelle sue Vite, nel 1550. 


«Gli occhi presentavano quell’aspetto lucido e umido che si vede dal vero; e attorno a essi c’erano quelle venature rosse e i peli che si possono dipingere solo con grande perizia. Le ciglia , i peli nella carne, dove più folti, dove più radi [...] non potevano essere più naturali". 


Quindi lo stesso Vasari manifesta il suo stupore nell'osservare la grande accuratezza del dettaglio delle ciglia e le sopracciglia e questo ci fa pensare che le ha viste, quindi c'erano. La domanda che sorge spontanea è: "Dove sono finite allora?"

E' normale pensare che dopo la visione del Vasari le ciglia della donna sono improvvisamente sparite, ma siccome non possono essere sparite volando via da sole, qualcuno deve essere intervenuto per cancellarle; già, ma chi? Quindi i peli c'erano. Eccome se c'erano. E che fine hanno fatto? Chi ha "depilato" l' illustre signora? Chi può aver avuto paura di tanta soave peluria, oltretutto non superflua?

La colpa è sicuramente di maldestri e improvvidi restauratori che hanno "pulito" la superficie del dipinto con troppa aggressività, cancellando, ahimè per sempre, quei leggerissimi tocchi di colore dati da Leonardo in punta di pennello per fingere le delicate arcate sopraciliari della Gherardini e, immaginiamo, il dolcissimo battito delle ciglia di occhi che ancora oggi non cessano di guardarci.


Il sorriso della Gioconda

Non un semplice sorriso ma la sintesi di anni di studio. Questo è quello che, nel 2018, possiamo affermare con certezza relativo a quel particolare movimento della, bocca.

Cominciamo a svelare un presunto mistero: come ha fatto Leonardo a riprodurre quel sorriso?

Leonardo sin da piccolo utilizzava il disegno quale strumento di comunicazione detto "primario", cioè era piuttosto usuale per lui concentrarsi attraverso il tratto per descrivere lo scenario ideale; questo lo faceva tracciando simboli grafici che riportavano a maggiori e più completi significati: in sostanza era come se riassumesse una frase o un concetto.

Può sembrare semplice tracciare un disegno che riassuma, magari, una pagina di un libro di testo, ma non è cosi.

Il procedimento di identificazione tra l'immagine e il suo significato appariva nella sua mente come qualcosa che dovesse significare al massimo l'esemplificazione del tratto, questo per migliorarne una forma di ricordo che poteva affiorare anche nel caso in cui riprendesse in mano quel disegno a distanza di settimane, mesi o anni. Fatto ciò cercava non solo di esemplificare il concetto, ma "studiava" al fine di renderlo il più possibile descrittivo: quindi un segno o un tratto grafico, per lunghezza, ricalco o posizione, riuniva una serie di significati che, messi insieme, generavano un contesto di maggiore comprensione.

Per quanto riguarda lo studio grafico delle immagini, aveva ben chiaro il senso del tratto e sapeva perfettamente utilizzarlo per creare la dimensionalità, l'appartenenza, la suggestione e l'emozione.

In fatti bisogna ricordare che Leonardo, in tutta la sua vita, non ha mai smesso di disegnare e la ricerca spasmodica delle tecniche che lo portassero al raggiungimento della massima comunicazione grafica, è sempre stato per lui il punto di riferimento principale.


1^ teoria

Nel volto e nel sorriso della Monna Lisa, Leonardo probabilmente ritrovò il suo primitivo oggetto d’amore, ovvero la madre. Da quel momento in poi quel sorriso si ripeterà su tanti volti dipinti da Leonardo, in particolare in ‘Sant'Anna, la Vergine, il Bambino, l’Agnello‘, dove lo sguardo ed il sorriso di Sant'Anna, chiaramente leonardeschi, rimandano senza dubbio a quelli più celebri della Gioconda.


Le mani 

Sono dolcemente adagiate in primo piano, mentre sullo sfondo, oltre una sorta di parapetto, si apre un vasto paesaggio fluviale, con il consueto repertorio leonardesco di picchi rocciosi e speroni. Indossa una pesante veste scollata, secondo la moda dell'epoca, con un ricamo lungo il petto e maniche in tessuto diverso; in testa indossa un velo trasparente che tiene fermi i lunghi capelli sciolti, ricadendo poi sulla spalla dove si trova appoggiato anche un leggero drappo a mo' di sciarpa.


Il sorriso della Gioconda

Non un semplice sorriso ma la sintesi di anni di studio. Questo è quello che, nel 2018, possiamo affermare con certezza relativo a  quel particolare movimento della, bocca.

Devi sapere che Leonardo è sempre stato all’avanguardia in fatto di pittura e scienza: ha studiato il chiaroscuro, le figure ed anche i particolari delle espressioni facciali dell’essere umano. Non ha mai tralasciato un singolo particolare, e forse, proprio per questa sua minuziosa attenzione ad ogni elemento, pensava che nessuno dei suoi lavori fosse effettivamente terminato.

Il sorriso di questa donna è il risultato di tanti, lunghi e complessi studi di fisiognomica che riassumono, attraverso questa “semplice” espressione, il precario equilibrio tra ciò che evidente (e che si vede), e ciò che non lo è.


Una cosa che reputo straordinaria, è l’illusione del cambiamento d’espressione della Monnalisa adottando una posizione d’osservazione diversa. Non si tratta di un fatto casuale: questa “trasformazione” rappresenta il costante mutare dei sentimenti umani, e quindi, un voluto significato simbolico inserito da Leonardo in un comune ritratto.

Ma possiamo considerarlo davvero un semplice ritratto? No.

Man mano che Leonardo procede nel suo lavoro, l’obiettivo si fa sempre più chiaro: questo non è un quadro come gli altri; questo è lo strumento prediletto per rendere noto a tutti l’inafferrabilità della natura e dell’animo umano.

Devi sapere che Leonardo, da scienziato curioso, ha provato in prima persona a scoprire e spiegare i misteri della natura e dell’uomo, ma dopo tantissime ricerche, ha capito che non è possibile trovare una risposta a tutto.

Con quest’opera non vuole testimoniare il suo fallimento, ma piuttosto la sua saggia conclusione, raggiunta dopo molti sforzi. Tutto questo è racchiuso nell'enigmatico sorriso della Gioconda, ma, come avrai capito, non è l’unico elemento chiave dell’opera.

L’artista, utilizzando uno sfumato ottenuto con delle piccole e sottili velature di tonalità diverse, combinato con alcuni colori dorati, ottiene un’atmosfera dell’opera mista tra la tranquillità della natura e la “pesantezza” del significato simbolico che Leonardo ha inserito nella scena.

In pratica, non si tratta di un ritratto banale. Al suo interno ci sono tanti piccoli particolari che ci hanno permesso di conoscere a fondo i progressi, la tecnica e la vita di Leonardo da Vinci.


La bocca

Come scrisse Charles de Tolnay (1951) «nella Gioconda, l'individuo – una sorta di miracolosa creazione della natura – rappresenta al tempo stesso la specie: il ritratto, superati i limiti sociali, acquisisce un valore universale. Leonardo ha lavorato a quest'opera sia come ricercatore e pensatore sia come pittore e poeta; e tuttavia il lato filosofico-scientifico restò senza seguito. Ma l'aspetto formale – l'impaginazione nuova, la nobiltà dell'atteggiamento e la dignità del modello che ne deriva – ebbe un'azione risolutiva sul ritratto fiorentino delle due decadi successive. [...] Leonardo ha creato con la Gioconda una formula nuova, più monumentale e al tempo stesso più animata, più concreta, e tuttavia più poetica di quella dei suoi predecessori. Prima di lui, nei ritratti manca il mistero; gli artisti non hanno raffigurato che forme esteriori senza l'anima o, quando hanno caratterizzato l'anima stessa, essa cercava di giungere allo spettatore mediante gesti, oggetti simbolici, scritte. Solo nella Gioconda emana un enigma: l'anima è presente, ma inaccessibile».

 


I simboli che Leonardo ha nascosto negli occhi della Gioconda

Da molto tempo si parla del mistero negli occhi della Gioconda. Occhi che nasconderebbero misteriosi composti da due lettere piccole, volutamente celate da Leonardo in ognuna delle pupille.  Ma di cosa si tratta?

Secondo i ricercatori del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali, guidati dal presidente Silvano Vinceti, che hanno lavorato alacremente vi sono altri "strani segni" che si troverebbero sotto la prima arcata a destra del ponte che fa da sfondo al ritratto della Gioconda.


Si tratterebbe di una "S'' del tutto simile, afferma Vinceti, allo stile di scrittura dello stesso Leonardo reperibile in molti dei suoi scritti esaminati nel passato e, anche nell'occhio sinistro, apparirebbe la lettera "L", probabilmente l'iniziale del nome di Leonardo.

Purtroppo gli agenti atmosferici individuati al microscopio, hanno notevolmente danneggiato il disegno e impediscono di identificare con assoluta certezza se la scrittura sia stata realmente eseguita o si tratti si sovrapposizioni di colore che creano la forma delle lettere. 

Ad occhio nudo e' praticamente impossibile notarlo e quindi occorre l'intervento di strumenti adeguati in microscopia in grado di aumentare la visione ingrandendola secondo dei parametri ideali e facendo questo si può notare una serie di condizioni: 

  •  Occhio destro: è visibile la presenza di un monogramma che sembra essere 'LV', forse proprio le iniziali di Leonardo'';
  • Dell'occhio sinistro:  in questo caso, secondo Vinceti, potrebbe trattarsi di 'CE' o semplicemente di una 'B';
  • Arcata sopraciliare:  sotto l'arcata del ponte sembrano due numeri, '72', che potrebbero anche leggersi rovesciati.. e in questo caso si tratterebbe di una L e di un 2. 

Per questo tipo di analisi, il Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali,  si è avvalso della consulenza esterna di pittori e artisti che hanno confermato che la presenza di questi segni non possono essere attribuiti a condizioni atmosferiche di agenti esterni, quindi a condizioni involontarie, piuttosto si tratterebbe di segni volutamente  inseriti.



Descrizione dei luoghi presenti  sulla tavola


La Gioconda si trova in una specie di loggia panoramica, come  si può facilmente notare osservando alla base le due colonne laterali sul parapetto. Il quadro di Leonardo fu uno dei primi ritratti a rappresentare il soggetto davanti a un panorama ritenuto, dai più, immaginario. 

Se si osserva con attenzione dietro la Gioconda appare il paesaggio che non è esattamente livellato, cioè una della due parti è più in basso rispetto all'altra, come fosse disegnata con un dislivello maggiore: la parte disegnata a sinistra  è evidentemente posta più in basso rispetto a quella destra. Questo fatto ha portato alcuni critici a ritenere che sia stata aggiunta successivamente.


Ma esiste davvero il paesaggio disegnato dietro la Gioconda?

La risposta è si. Esiste davvero.

Secondo recenti analisi sembrerebbe che il paesaggio dipinto si riferisca  al punto  esatto dove l'Arno supera le campagne di Arezzo e riceve le acque della Val di Chiana
Sul lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d'acqua che si infila in una stretta gola.
Si pensa sia la Gola di Pratantico, poco distante dal ponte, dove l'Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana.

1) Massiccio del Fumaiolo; 

2) Monte Rotondo e  Monte del Tesoro; 

3) Poggio Calanico; 

4) Santa Maria in sasseto;

5) Pescaia; 

6) Casteldelci; 

7) Fragheto; 

8)Montevecchio; 

9) Monte Zucchetta;

10)Monte Loggio;

11) Santa Sofia;

12) Gattara; 

13) Monte della Faggiola;

14) Pozzale;

15) Le tre Genghe e Valbona;

16) piani del Boncino; 

17) Fiume Marecchia;

18) Torrente Senatello;

19) Badia Tedalda;

20)Il Palazzaccio;

21) Bascio;

22) L'osteriaccia;

23) Cà Raffaello; 

24) Alpe della Luna;

25) Dorsale Appenninica;

26) Sasso Simone e Sasso Simoncello.


Grazie ai vari elementi individuati (ponte, confluenza e gola) è stato possibile ricostruire, con un computer e un programma, l'angolo di prospettiva e capire il punto esatto dell'osservazione di Leonardo, che corrisponde al borgo di Quarata, dove all'epoca era eretto un castello, oggi scomparso, e che forniva un ottimo punto di osservazione rialzato.


Il Borgo di Quarata


Gli studiosi hanno ricostruito con il computer e con sofisticati software l'angolo e i punti di fuga presenti nel dipinto e lavorando attraverso scale di misurazione, si è arrivati a definire l'esatta posizione del luogo e la posizione di Leonardo nella quale si trovò nel dipingere: il Borgo di Quarata. 

Sempre sulla sinistra si possono osservare dei rilievi verticali e aguzzi. Potrebbero essere i calanchi, delle formazioni rocciose createsi con l'erosione delle piogge nei millenni.
Queste formazioni rocciose si ritrovano anche in altri dipinti di Leonardo.

Si tratta ovviamente di un'ipotesi, gli indizi sono molto incoraggianti, ma non si tratta di "prove schiaccianti"; in effetti, alcuni ritengono che i paesaggi di Leonardo non siano aretini, ma prealpini, dei dintorni di Lecco, delle paludi pontine o, come è forse più probabile, di luoghi inventati e idealizzati sulla base di ricordi e sensazioni e della composizione di elementi appartenenti ad aree diverse che l'artista aveva potuto osservare nel corso dei suoi viaggi.

Altre ipotesi hanno pensato che il paesaggio vada letto attraverso uno specchio; forse venne ricavato con la camera oscura leonardiana. In questo caso potrebbe assomigliare al Lago di Iseo col profilo della Corna Trentapassi.

Alcuni hanno affermato, confrontando i paesaggi del dipinto con alcune fotografie, che i paesaggi sarebbero quelli del Montefeltro, nell'antico Ducato di Urbino. Sarebbero infatti riconoscibili il fiume Marecchia, il Sasso Simone e Simoncello e il massiccio del Fumaiolo.



Il mistero del ponte


C'è un indizio preciso sulla destra della Gioconda oltre la spalla, è un ponte basso, a più arcate, cioè un ponte antico, a schiena d'asino di stile romanico, un ponte identico al ponte a Buriano che scavalca tutt'oggi l'Arno e che venne costruito a metà del XIII secolo, quando Arezzo attraversava un periodo di grande prosperità. Sopra le sue arcate passa l'antica via Cassia che collega Roma, Chiusi, Arezzo e Firenze.

Il Ponte Buriano - noto anche con il nome di Ponte a Buriano come l'omonima riserva - è un toponimo che indica sia una frazione del Comune di Arezzo sia una costruzione romanica che attraversa il fiume Arno a nord della stessa città. Leonardo Da Vinci conosce bene questa zona (avendola studiata a fondo) e questo ponte, avendo dipinto anche il bacino idrico della Val di Chiana tra il 1502 e il 1503 (e in questo dipinto è presente proprio il Ponte a Buriano).
La costruzione è un ponte ad arco a via superiore ed è composto da sette arcate a sesto ribassato mentre un’ottava, sulla sponda dell’omonima frazione, risulta interrata e nascosta alla vista. Sulla destra della Gioconda, sopra la spalla, vediamo un ponte. E' un ponte antico, basso, con delle arcate. Il ponte è identico al Ponte a Buriano costruito a metà del XIII secolo e ancora oggi esistente (sopra le sue arcate passa l'antica via Cassia che collega Roma, Chiusi, Arezzo e Firenze).

La struttura si regge sulle ampie arcate che si poggiano su robuste pigne triangolari, con rivestimento esterno in arenaria che fanno loro da contrafforte come era uso nella costruzione dei ponti nel Medioevo.

Leonardo conosceva bene questo ponte, perché aveva studiato a fondo questa zona, come testimonia un disegno datato tra il 1502 e il 1503 che descrive il bacino idrico della Val di Chiana (oggi alla Royal Library di Windsor), in cui si intravede anche il ponte a Buriano; è una prova che Leonardo aveva ben in mente la geografia di questi luoghi. 

Poco distante dal ponte, l'Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana nel quale confluiscono le acque dell'omonima valle. Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Pratantico. 

Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d'acqua con meandri che si infila in una stretta gola. Inoltre i rilievi a sinistra della Gioconda sono verticali, aguzzi, scavati dall'erosione e in effetti, oltre il ponte, continuando la vecchia via Cassia, si arriva in un'area in cui si possono osservare i calanchi, delle bizzarre formazioni rocciose, erose dalle piogge e dai millenni.


Naturalmente, anche se la ricostruzione regge, si tratta solamente di ipotesi.
Infatti altri esperti affermano che i paesaggi siano prealpini e non aretini, nelle vicinanze di Lecco, delle Paludi Pontine. Altri ritengono possa essere il paesaggio di Montefeltro (nell'antico Ducato di Urbino). Altri ancora addirittura di vari luoghi visitati da Leonardo Da Vinci nei suoi spostamenti e nel corso della sua vita.
Recenti ipotesi affermano che il paesaggio venne ricavato con la camera oscura leonardiana e che quindi vada letto attraverso uno specchio. In questo caso il riflesso potrebbe somigliare al profilo della Corna Trentapassi (Lago di Iseo).


estratto da  Il viaggio di de Beatis e il rebus della Gioconda, dove sono raccolte ipotesi divergenti circa la dama identificata come la Gioconda e anche il fatto che sia stata realmente portata in Francia, ad Amboise, da Leonardo stesso.



Alinei Mario:

Il sorriso della Gioconda, Il Mulino, Bologna 2006 - sostiene essere il ritratto di una donna morta


Bramley Serge:

nel suo Discovering the Life of Leonardo da Vinci, Harper Collins, Fox Island, USA, 1991, sostiene che si tratta di Caterina, la madre di Leonardo in seguito formula l'ipotesi che si tratti di un modello femminile ideale. Anche per Sigmund Freud si tratta di Caterina Buti del Vacca. 


Clerici Gianni: 

Una notte con la Gioconda, Rizzoli, Milano 2008 - la donna raffigurata sarebbe in realtà un uomo, cioè Gian Giacomo Caprotti ( Salaì ). A partire dal 1990 in vari scritti Ernesto Solari ha espresso tesi analoga sull'identità della Gioconda, modificando in seguito la sua tesi. Nel 2011 anche Silvano Vinceti indica il Salaì. 


Pallanti Alessandro: 

(Monna Lisa. Mulier ingenua, Polistampa, Firenze 2004 e La vera identità della Gioconda, Skira, Milano 2006): è Lisa Gherardini. Pallanti porta alcuni riferimenti storici e d'archivio, si rifà al Vasari e più recentemente alla nota dello scrivano fiorentino Agostino Vespucci, vicino a Leonardo tra il 1503/1507, ritrovata presso la Biblioteca Universitaria di Heidelberg nel 2008. 


Pedretti Carlo.

 nel 1957 ha fatto riferimento alla testimonianza di Antonio De Beatis del 1517, il quale dava come committente del quadro Giuliano de’ Medici, identificando la donna con Pacifica Brandano, favorita di Giuliano a Roma; successivamente, nel 1973 riteneva dovesse trattarsi di Isabella Gualanda (presente a Roma negli anni in cui vi soggiornò Leonardo); nel suo recente libro Leonardo & io, Mondadori, Milano, 2008, non si pronuncia sull'identità della donna ritratta. 


Pulitzer Henry: 

riprendendo una tesi di Adolfo Venturi, e di Benedetto Croce, sostiene che il ritratto sia di Costanza d'Avalos, duchessa di Francavilla, amante di Giuliano dè Medici, che era soprannominata la Gioconda


Sand George: 

nel ritratto intravedeva l’alter ego femminile dell'artista, che avrebbe imposto la propria anima al corpo della dama misteriosa (Sand G., La Joconde de Leonard de Vinci, Impressions et souvenirs littéraires, Paris, Dentu, E. Hetzel 1862) 


 Schwartz Lillian:

(la cui tesi è sostenuta anche da Renzo Manetti ): trattasi di un autoritratto di Leonardo. Vedasi: Manetti R./Schwartz L./Vezzosi A., a cura di R. Manetti: Monna Lisa: il volto nascosto di Leonardo/Leonardo’s Hidden Face, Firenze, Polistampa, 2007.


 Soest Magdalena: 

si tratta di Caterina Sforza (a questa tesi, a far data dal maggio 2009 ha scelto di aderire Ernesto Solari): si adducono somiglianze tra la fisionomia della Gioconda e quella di Caterina Sforza, che viene identificata nel quadro di Lorenzo di Credi noto come Dama dei gelsomini.


 Solari Ernesto.

 (*): nel libro Gioconda - il volto e l'anima, Aisthesis, Milano 2006, pp. 60-63, sosteneva trattarsi di Bianca Sforza localizzando il paesaggio nell'area lecchese del Lago di Como; dal maggio 2009 si è dichiarato convinto della giustezza della tesi della ricercatrice tedesca Magdalena Soest, che la identifica con Caterina Sforza, ed è impegnato a ricercarne le prove. Infatti ha tralasciato la sua tesi precedente - fondata sul foglio 385 del Codice Atlantico in quanto non si regge a suo avviso su una datazione. (*) si rimanda alla nota 2 del libro. 


 Tanaka Hidemichi: 

ha proposto Isabella d'Este 


Vecce Carlo: 

ha proposto Isabella Gualanda, cortigiana amante di Giuliano il Magnifico (amica di Vittoria Colonna e Costanza d'Avalos) 


 Vogt-Luerssen Maike: 

sostiene che si tratti di Isabella d’Aragona, figlia di Ippolita Sforza e vedova di Gian Galeazzo Sforza 


Zapperi Roberto: 

identifica nella dama Pacifica Brandano, amante di Urbino di Giuliano dè Medici, che gli aveva dato un figlio, da lui riconosciuto dopo la morte della madre.


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