Ginevra Dè Benci


SCHEDA TECNICA

  • Titolo dell'opera: Ginevra dè Benci
  • Attribuzione: LDV
  • Età di Leonardo: 32 anni
  • Committente: sconosciuto
  • Supporto utilizzato: tavola
  • Dimensioni: cm 38,8×36,7
  • Tecnica: tempera ad olio
  • Datazione: 1474 - 1478
  • Stato di conservazione: buono
  • Interventi di restauro: non attribuito
  • Opera portata a termine: si
  • Attualmente si trova:   National Gallery of Art West Building


 

Ginevra dè Benci, nasce a  Firenze nel 1457  e muore in un luogo imprecisato nel 1490, a soli 33 anni. E' la figlia di Amerigo Benci, nobile e ricco banchiere e mecenate fiorentino. Molto probabilmente Leonardo da Vinci è stato presentato a Amerigo Benci proprio da Lorenzo dè Medici, in quanto il Benci, da molto tempo, si occupa in qualità di contabile di banca, degli interessi della signoria fiorentina. In questo periodo anche il padre di Leonardo, ser Piero da Vinci, è al servizio della famiglia dè Medici come notaio e, per certo, sia Ser Piero da Vinci che Amerigo Benci, si conoscono. 

Tra gli amici della famiglia vi è Marsilio Fucino, poeta e intellettuale di grande influenza a corte dè Medici. Il legame tra la famiglia dè Medici e la famiglia Benci è molto forte, soprattutto per l'interesse comune nel mecenatismo. Il Benci infatti, possiede una grande collezione di vasellame e sculture, tutte presenti nel giardino interno del palazzo, dove molto spesso il Benci ne fa sfoggio durante i ricevimenti e le manifestazioni culturali, dove molti dei signori benestanti gli fanno omaggio. Di Ginevra si conosce la sua passione per la musica e spesso intrattiene a Palazzo Benci, residenza fiorentina della famiglia, molti degli ospiti che vengono a trovare il padre.    


1474, 15 gennaio 

Risultano le nozze tra Ginevra, ancora sedicenne, e Luigi di Bernardo di Lapo Niccolini, priore e gonfaloniere, di venticinque anni più anziano di lei che ha portato in dote 400 scudi. Le cronache ricordano che Luigi di Lapo Niccolini non è certamente un nobile e di lui si conosce una separazione precedente piuttosto burrascosa. Le nozze non sono state fatte per amore, ma per interesse. In questo periodo Ginevra è innamorata segretamente di un altro uomo, ma è costretta a sposare il Niccolini.


1480 

Lorenzo dè Medici dedica alla ventitreenne Ginevra, alcuni sonetti da lui composti:


Alla Ginevra de’ Benci. 

I     

Segui, anima devota, quel fervore,
che la bontá divina al petto spira,
e dove dolcemente chiama e tira
la voce, o pecorella, del pastore.
     In questo nuovo tuo divoto ardore
non sospetti, non sdegni, invidia od ira:
speranza certa al sommo bene aspira,
pace e dolcezza e fama in suave odore.
     Se in pianti o sospir semini talvolta
in questa santa tua felice insania,
dolce ed eterna poi fia la ricolta.
     «Populi meditati sunt inania»;
lassali dire, e siedi, e Gesú ascolta,
o nuova cittadina di Bettania.


alla medesima
II

Fuggendo Lot con la sua famiglia
la cittá ch’arse per divin giudizio,
guardando indrieto il giusto e gran supplizio,
la donna immobil forma di sal piglia.
     Tu hai fuggito, ed e gran maraviglia,
la cittá ch’arde sempre in ogni vizio;
sappi, anima gentil, che ’l tuo offizio
è non voltare a lei giamai le ciglia.
     Per ritrovarti il buon pastore eterno
lassa il gregge, o smarrita pecorella;
truóvati, e lieto in braccio ti riporta.
     Perse Euridice Orfeo giá in sulla porta,
libera quasi, per voltarsi a quella;
però non ti voltar piú allo inferno.



1481 

La documentazione riporta che in quest'anno stringe una stretta relazione epistolare con  Bernardo Bembo.


1482, agosto 

Leonardo interrompe l'Adorazione dei Magi, per andare a Milano. In questo momento l'opera si trova presso il palazzo Benci, dove Ginevra a modo di vederla ogni giorno.


Descrizione generale

La donna è raffigurata a mezzo busto di tre quarti, girata verso destra. Colpisce subito la sua luminosità del volto, ampiamente punto di riferimento del quadro. Si conosce un dettaglio molto importante dell'opera stessa: è stata tagliata nel basso, per circa un terzo della sua altezza, non mostrando la parte inferiore delle mani e dell'addome. Perché tutto questo? Per certo non è stato Leonardo che mai avrebbe fatto una cosa simile, piuttosto si pensa ad un danneggiamento che ha compromesso le tonalità e i colori in modo irrimediabile. 


Le mani

Secondo lo stile Leonardesco, le mani di Ginevra dovevano riportare lo stesso stile molto simile ad altre sue opere, come ad esempio la stessa Gioconda o come la scultura eseguita dal Verrocchio, la Dama del mazzolino


La Dama del mazzolino

La Gioconda


L'abbigliamento

Ginevra indossa una veste con scollatura racchiusa da lacci e una sottile e trasparente camicia bianca, unita al centro, da un fine bottone sferato. Il collo è cinto, in forma leggera, da una sciarpa nera che racchiude le spalle lasciandosi cadere. L'acconciatura rappresenta totalmente il periodo Fiorentino, in particolare la seconda metà del secolo. I capelli sono raccolti sulla nuca, variando il colore dal bruno chiaro al noce chiaro, sino a giungere sul capo, al biondo cenere. Il Vasari nei suoi scritti descrive Ginevra dè Benci osservando il dipinto fatto dal Ghirlandaio, eseguito nella cappella maggiore di Santa Maria Novella senza rendersi conto che non si trattava di Ginevra, bensì di Giovanna Tornabuoni.  

Ritratto di Giovanna Tornabuoi, fatto dal Ghirlandaio. 

Il Vasari confuse questo ritratto con Ginevra dè Benci


Osservando il quadro di Ginevra dè Benci, si nota come sia priva di qualsiasi orpello, gioielli o tiare sulla fronte. Questo fa pensare. Come mai? Per capirlo bisogna contestualizzare l'opera. Ginevra, di animo sensibile che amava trascorrere molte ore del suo tempo a suonare il piano presso il palazzo di famiglia, amante del giardino, dei fiori, della lettura, era certamente una donna molto colta, cosi come la descrive Lorenzo dè Medici. Bisogna ricordare che  nel 1474, si sposa con Luigi di Bernardo di Lapo Niccolini, uomo che non amava ma che era stata costretta a sposare. Lei amava un altro uomo, sempre rimasto misterioso alla famiglia Benci, uomo che ha continuato ad amare anche dopo le sue tristi nozze. Leonardo la ritrae circa un anno dopo dalle nozze e riporta in questo quadro, non la sua fisicità o la sua bellezza, piuttosto il suo animo interiore. 



Se guardiamo con attenzione il quadro, aldilà della lucentezza dell'immagine, Leonardo è andato oltre il disegno, raffigurando lo stato d'animo di Ginevra: uno stato d'animo assolutamente spento, disarmonico, vuoto. I suoi occhi sembrano guardare lo spettatore quasi assorti, aperti verso un orizzonte che non vivrà più, imprigionata dalle regole e da un uomo che non ama, oramai certa di aver perduto la libertà del cuore. Ecco allora che Leonardo dipinge una donna nell'anima, senza gioielli e riferimenti, solo lei che nulla desidera che se stessa, senza ostentazione di ricchezza, senza sottolineare il suo status di figlia di una famiglia possidente. No, tutto questo non le appartiene. Alle sue spalle il  fondo scuro del ginepro, quasi fosse un mantello che l'avvolge nel buio, e il paesaggio sullo sfondo, lontano, visto come unico ricordo di un fresco, con i suoi laghi e le sue guglie dei torrioni che puntano in cielo, dai colori chiari che si intersecano col cielo in modo armonico: forse gli ultimi e brevi ricordi di una fanciulla felice. 


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