Gian Giacomo Caprotti detto Salaì



Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì (da "Sala[d]ino" ovvero "diavolo")

  • Data di nascita: Oreno1480 
  • Data di morte: 19 gennaio 1524


E' stato un abile pittore italiano, allievo di bottega prediletto di Leonardo da Vinci. Fu certamente un uomo di riferimento nella vita del grande maestro toscano, amato per il suo talento e impegno, odiato per il suo essere costantemente "sopra le righe", comportamento che spesso irritava lo stesso Leonardo. 


Probabilmente fu amante di Leonardo per un certo periodo, e certamente suo ispiratore per alcuni ritratti. 



1490, 22 luglio 

Secondo il manoscritto C, Leonardo scrive: "Giacomo venne a stare con meco il dì della Madonna del 1490, d'età d'anni 10" E' il giorno nel quale Gian Giacomo Caprotti entra come allievo di bottega, in località corte vecchia a Milano, proprio di fronte alla fabbrica del Duomo, e vi rimase fino al gennaio del 1491.


1490, 23 luglio 

Sempre tratto dal manoscritto, Leonardo scrive:  “Il secondo dì gli feci tagliare due camicie, un paro di calze e un giubbone, e quando mi posi i dinari a lato per pagare dette cose, lui mi rubò detti dinari della scarsella, e mai fu possibile farglielo confessare, bench'io n'avessi vera certezza – lire 4”. Per certo Leonardo perse la pazienza e redarguì il suo giovane allievo a tal punto da allontanarlo per qualche giorno dalla sua bottega, per poi farlo rientrare. Dal suo manoscritto, sappiamo per certo che aggiunse al testo scritto in precedenza, alcune riflessioni su quel gesto sconsiderato:  “ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto”.


1494 

Il nome Salai, deriva da una forma contratta di "Saladino", il cui significato risulta essere infedele o diavolo. Leonardo comincia a chiamarlo Salaì, soprattutto nei momenti nel quale lo rimproverava e, spesso con lui, perdeva la pazienza. Al Salaì, Leonardo, gli fa fare tutti i compiti riservati al garzone di bottega: pulire i pennelli, mettere a posto le ciotole dei colori, controllare le polveri, ramazzare per terra e mantenere ordine, ordine necessario in bottega in quanto la polvere si alzava facilmente, rischiando di intaccare la pittura fresca delle opere messe in asciugatura. In questo momento la bottega di Leonardo è frequentata da signori benestanti milanesi che, sapendo del suo estro e delle sue capacità, frequentavano la sua bottega per conoscerlo e portargli i figliuoli da crescere come allievi. Il garzone di bottega, giorno dopo giorno, conquistò il bene e la fiducia dell'artista, fino a diventare insostituibile. Ogni spostamento li vide uno accanto all'altro. Seguì Leonardo in tutti i suoi viaggi, da Milano a Venezia, poi a Firenze, quindi di nuovo a Milano e infine a Roma. Ad accompagnare il maestro nel suo ultimo viaggio a Cloux furono invece Francesco Melzi e il fedele domestico Batista de Vilanis. Solamente quando la salute di Leonardo si aggravò, Salai si precipitò in Francia. 


1516 

Gian Giacomo Caprotti si trova in Francia,  ospitato nel maniero di Clos Lucé presso Amboise. Si trova qui perchè ha deciso di seguire Leonardo nel suo viaggio in Francia, ospite del re Francesco I. Si ha la certezza di questo perché dal registro delle spese tenuto dai segretari del re, risultano pagamenti a Gian Giacomo indicato come "domestico del maestro". 


1519, 2 maggio 

Leonardo da Vinci muore nel maniero di Clos Lucè. Dalle testimonianze di corte, Gian Giacomo Caprotti non è presente il giorno della morte di Leonardo, come non è stato presente il giorno del suo testamento. Nominato comunque fra gli eredi, Salai ritornò a Milano lo stesso anno, forse portando con sé alcuni dipinti del maestro. In eredità ricevette solamente metà della vigna in Porta Vercellina, che la famiglia Caprotti occupava da almeno vent'anni. Morì nel 1524, sembra, per una fucilata accidentale, altri dicono per un'imprudenza nel maneggiare l'arma, altri ancora in una rissa. 

Vi è un ritratto di Salaì, anonimo allievo di Leonardo da Vinci, nell'anno 1502-03 in una Collezione privata. La figura del Salai è stata trascurata dalla storia dell'arte. La qual cosa suscita perplessità soprattutto se messa in relazione al fatto che i cronisti e gli autori a lui contemporanei lo menzionarono frequentemente. Da alcuni, anzi, fu l'unico allievo ad essere ricordato e perfino Giorgio Vasari, nella prima edizione delle Vite, citò solamente lui fra i discepoli di Leonardo. La tragica scomparsa e la questione dell'eredità.


1524, 19 gennaio 

Muore Gian Giacomo Caprotti. Il suo corpo viene rinvenuto disteso a terra pieno di sangue e sulla parte dell'addome diversi colpi di fucile. 


1525, 21 aprile 

In questo giorno e dopo diversi mesi nei quali i familiari, in particolare la sua giovane vedova e le sorelle di Gian Giacomo, erano in lite per strapparsi l'eredita tra loro, viene finalmente stilato un inventario particolareggiato dei beni. Tra le opere che possedeva Gian Giacomo Caprotti, si ha traccia della Leda col Cigno, il San Girolamo, la Sant'Anna, la Gioconda, il San Giovanni Battista. Le copie indicate nell'inventario e ritrovate in possesso del Salaì, per alcuni esperti, non sono di Leonardo da Vinci, ma si tratterebbe di copie degli originali, copie fatte dal Salaì stesso.