Introduzione storia del profumo


5000 a.C.

Il Kyphi  era una pianta molto diffusa nella parte orientale dell'Egitto, ma si trovarono tracce della coltivazione anche lungo le sponde del Nilo. 

Il suo profumo era intenso e duraturo e alla corte dei Faraoni sembra non dovesse mancare mai in quanto veniva coltivata in vasi e era presente nei templi religiosi. I faraoni erano convinti che si trattasse di una pianta divina in grado di aumentare la libido delle donne che la cospargevano nelle proprie parti intime e il potere di seduzione negli uomini. In Egitto si ha traccia del Kyphi, una essenza ricavata da una pianta che emanava una forte e durevole profumazione, raggiungendo la massima intensità se esposta ai raggi del sole.

Il mar Mediterraneo era un vero e proprio approdo per molti mercanti che provenivano dall'attuale nord Africa, sino al medio Oriente per sviluppare interscambi di spezie, fiori e pigmenti colorati servivano come elementi di base per la creazione di profumazioni per ambienti (utilizzati nei grandi palazzi d'oriente) e prodotti per la profumazione della persona. In particolare le profumazioni per il corpo avevano una caratteristica ben precisa: dovevano essere oleosi e facilmente spalmabili sulla pelle.

Venivano creati con la spremitura di alcuni fiori e foglie vegetali sino ad estrarre la linfa o l'olio, per poi essere aggiunto ad altri aromi, spesso vegetali, come ad esempio l'aloe, il nardo, la mirra, l'incenso, il terebinto, il benzoino.


Citazioni nella Bibbia - Giovanni 19, 39-42 - NUOVA RIVEDUTA

39- Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch'egli, portando una mistura di mirra e d'aloe di circa cento libbre.

40 - Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei.

41 - Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto.

42 - Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.


 

Citazioni nella Bibbia - Giovanni 19, 39-42 - C.E.I.

39 - Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.

40 - Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei.

41 - Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.

42 - Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.


1873-1874

Nella città di Luxor, regione di Tebe,  risulta che l'egittologo tedesco Georg Moritz Ebers abbia acquistato il papiro e in particolare alcuni carteggi denominati  Papiro medico di Ebers, datato intorno al 1550 a.C. facente parte del papiro originale, che spiega in modo approfondito e particolareggiato quelle che erano le indicazioni per intervenire chirurgicamente per l'asportazione di organi colpiti da tumore, nonchè una descrizione relativa alle possibili cure. Oggi questo papiro è conservato presso la biblioteca dell'università di Lipsia.

L'aloe
Si ha traccia che nell'impero Egizio la pianta dell'aloe era considerata di grande importanza in quanto gli veniva attribuito un grande potere medicale che addirittura, era in grado di allungare la vita.
Viene descritta come "la fonte della guarigione" per i suoi poteri di cicatrizzazione delle ferite e per la risoluzione dei problemi intestinali. Queste informazioni infatti sono testimoniate in quello che viene considerato il più grande testo descrittivo dell'epoca, una sorta di trattato botanica e medicina al quale veniva attribuita grande importanza. Questo trattato è inserito in un papiro denominato “papiro di erbes”, della lunghezza di circa 20 metri ed alto 20 centimetri, che viene collocato tra gli egittologi in un periodo ben preciso: la XVIII dinastia egizia, più precisamente al regno di Amenhotep I.
Secondo quanto riportato sul papiro, emerge che l'aloe era assai utilizzata soprattutto quale crema oleosa o inguento sul corpo del defunto e in questo modo questo tipo di "segnatura" profumata e riflettente alla luce, serviva come viatico per il cammino del defunto e illuminare il suo percorso attraverso la terra dei morti. 

1890, tracce documentali sull'aloe

Vengono rinvenute  delle piccole tavole di argilla dal testo cuneiforme ritrovate sul finire dell'Ottocento nei pressi della città  mesopotamica di Nippur, nei pressi di Bagdad, (oggi Iraq), e dopo esami al radiocarbonio e fluorescenza, si è stabilito che la loro datazione è collocabile attorno al 2000 a.C.
Analizzando e decodificando la scrittura è emerso che viene fatta una descrizione delle foglie del tutto simili alle lame dei coltelli, in particolare ai foderi dei pugnali, allora in uso proprio alle guardie del faraone e dei soldati dell'esercito egizio.


Il Nardo

Il Nardo (Nardostachys grandiflora) deve il suo nome  della città siriana Naarda. Chiamato dagli antichi greci anche la lavanda (genere Lavandula) è una piccola pianta originaria dell'Asia sud-centrale e in particolare si può trovare in grandi quantità alle pendici della catena dell' 'Himalaia in Cina. Diverse tipologie di Nardo sono reperibili anche nelle regioni dell'india nord.orientale e del Nepal. Fa parte della  famiglia delle Valerianaceae ed è normalmente alta tra gli 80 e i 150 cm,  con una colorazione tendente al rosa chiaro dai fiori che assomigliano molto a delle piccole campane che emettono una forte fragranza profumata fino a grande distanza (in alcuni periodo dell'anno la sua profumazione si estende sino a un km).


La mirra

La mirra deve il suo nome alla parola semitica murr  che vuol dire “amaro” e nell'Antico Testamento la mirra si trova citata come uno dei componenti dell'olio utilizzato per l'unzione di Aronne  «È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste» (Sal 133,2). 

L’immagine dell’olio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino all’orlo delle sue vesti sacre, è immagine dell’unzione sacerdotale che per mezzo dell’Unto giunge fino ai confini dell’universo rappresentato nelle vesti. 

La mirra,  famosa fin dall’antichità per le sue proprietà antisettiche e antibatteriche, viene utilizzata come rimedio contro le affezioni delle vie respiratorie è da considerarsi una resina collosa, detta  gommaresina, che cola dalla corteccia di un arbusto che è reperibile in Somalia che viene estratta dal tronco di un albero del tipo Commiphora, albero tipico della Penisola arabica e in particolare reperibile nello Stato della Somalia e dell'Etiopia. 


Il terebinto

l terebinto è un albero dal legno piuttosto duro e resistente con un fusto e una corteccia bruno rossastra, glabra e con lenticelle lineari longitudinali. Il suo cespuglio o piccolo albero è alto fino a 5-6 metri, è caducifoglio e latifoglia, composto  generalmente di 9 foglioline produce i suoi fiori rosso scuro sono profumati. 

Le radici sono sviluppate, penetrano in profondità nel terreno, e riescono ad inserirsi nelle fessure delle rocce, spaccandole, permettendo alla pianta un'elevata resistenza al gelo e alla siccità. Per questa sua caratteristica, viene denominato in Italia "spaccasasso".

Da oltre 4.000 anni viene utilizzato nella profumazione, gratuggiandone finemente i suoi arbusti o lavorando i suoi fiori. 


I Viaggi delle essenze e dei profumi

Tra i più avvezzi all'utilizzo delle profumazioni, certamente i Greci, dai Romani e dagli Arabi. Furono proprio gli Arabi che con il loro grande e massivo commercio iniziarono ad acquisire potere nei territori dove la maggior parte delle piante e delle spezie per la profumazione erano originarie e destinavano molta produzione nei territori del medio Oriente, facendo mancare di fatto, la fornitura delle materie prime nelle aree Europee. 

Proprio nell'antica Persia si svilupparono forti interessi per la profumazione tanto che l'Islam ne autorizzava il suo utilizzo per le donne che potevano liberamente farne uso ma anche ben visti presso le mosche e i palazzi dei regnanti che non disdicevano affatto di "sentire" i profumi negli ambienti soprattutto durante le feste di palazzo con centinaia di ospiti che ne rimanevano affascinati. 

Proprio in queste regioni persiane sembra sia nata la prima profumazione tramandata sino agli inizi del 1300, chiamata "acqua di rose". 

Iniziarono quindi le coltivazioni di particolari fiori dall'odore assai profumato, come ad esempio le zagare. 

Si trattava comunque sempre di profumi a base acquosa, stante il divieto islamico in materia di alcool. Un altro motivo per il quale il commercio stentava a riprendere e la mancanza delle sostanze per la profumazione si faceva sentire, fu anche per volontà della Chiesa Romana che mai vide di buon occhio il consumo della profumazione, ritenendola frivola e mancante di senso spirituale in quanto un vezzo che dava al corpo più importanza che all'anima.


La zagara

La zagara è la classica pianta "agrumata" e la sua essenza,  L'essenza di zagara o neroli , è ottenuta dai fiori dell'arancio amaro, spesso anche utilizzata per la preparazione dei profumi o dell'"acqua di Colonia di zagara", (oltre che nei prodotti di pasticceria e dolciumi in genere). 

La zagara è reperibile oggi come 5000 anni fa, in tutto i  bacino del mediterraneo e nel medio Oriente.

Profumi antica grecia

Nel mondo Greco era consuetudine dare molta importanza alla pulizia e all'igiene del corpo e più in generale all'aspetto fisico e non vi era famiglia, soprattutto abbiente, che non utilizzasse essenze e profumazioni "scaldate" con l'utilizzo del fuoco.
Tra i diversi documenti tramandati sino ai giorni nostri, uno su tutti ci offre delle indicazioni piuttosto descrittive circa l'utilizzo delle essenze e la lavorazione delle erbe e delle piante per la profumazione:  Il libro “Sugli odori” del filosofo e botanico greco Teofrasto .

Proprio Tirtamo (conosciuto con il nome di Teofrasto in greco antico : Θεόφραστος ; Ereso , 371 aC - Atene, 287 aC, nome che gli diede Aristotele) nella sua epoca era ritenuto un grande filosofo ma anche un esperto botanico, discepolo proprio di Aristotele.  

Lo stesso Teofrasio parla di erbe dalle poderosi forze naturali e piante in grado di generare fragranze eccelse e tra queste cita proprio la Mirra e l'incenso, ma anche il nardo, il cardamomo e la maggiorana, approfondendo anche l'albero dell'alloro e dell'Iris e i suoi fiori, spiegando la loro importanza e presenza nelle cerimonie del culto Cristiano e religioso e, come abbiamo già detto, nella cura della persona. 

Spiega anche l'utilizzo della profumazione nei matrimoni e nelle cerimonie dei defunti, questi ultimi  venivano avvolti da sete e da teli di cotone attentamente imbevuti e tinti di olii e piccoli rami di rose, gigli e viole,  accompagnate da fumigazioni e unzioni profumate dalle virtù purificatrici. 

Historia plantarum, 1549


Giungiamo all’epoca Cretomicenea, ove le credenze Greche davano molta importanza alla profumazione in quanto la ritenevano un viatico, come gli Egizi, per il passaggio al mondo dei morti. 

In questo periodo si afferma sempre di più il concetto meno cerimoniale e più personale dell'utilizzo del profumo, passando lentamente da una rappresentazione simbolica e religiosa, verso una maggior pragmaticità funzionale del mero utilizzo personale per un fattore puramente estetico e  mezzo di comunicazione espressiva che caratterizza la personalità. 

Il profumo inizia quindi ad assumere nuove connotazioni sociali e pratici: lo si utilizzava per lavare le stoviglie dopo il pranzo e utilizzato in mescie con vini alcolici per darne una maggior consistenza olfattiva ma anche per omaggiare, attraverso lo scambio floreale, l'ospite presso la propria abitazione. 

Anche nell'attività fisica, soprattutto per gli atleti come i marciatori e lanciatori, era consuetudine oliarsi il corpo con essenze profumate che a contatto con la sudorazione corporea dovuta allo sforzo fisico, rilasciavano una maggior intensità di profumo. 


Le donne Greche
L'utilizzo del profumo per le donne diventa una piacevole consuetudine diventando un elemento necessario alla propria persona. Le donne si riunivano spesso nelle stanze di consultazione, quelli che oggi al nostro tempo potremmo definire i "salotti" dove parlare di arte, di abbigliamento e più in genere di curiosità (spesso curiosità legate anche agli atleti, ritenuti all'epoca dei veri e propri Dei), e in questi luoghi vi erano spesso delle "caldare", grandi specie di sottovasi a forma di disco volante appesi normalmente alle pareti con delle corse o catenelle di ferro, spesso riempite di olii ed estratti che profumavano l'ambiente, diffondendo gradatamente una miscela di odori gradevoli che aiutavano nella conversazione.

Lo stesso Ippocrate di  Kos (in greco antico: ʽΙπποκράτης, Hippokrátēs; Coo, 460 a.C. circa – Larissa, 377 a.C. terminus post quem) grande geografo e medico, riunì le teorie teurgiche e filosofiche, arrivando alla sintesi sistematico della medicina clinica, citandole il testo Corpus Hippocraticum e altre opere, trattando specificatamente  i rimedi a base di salvia, di malva e di cumino e descrivendo le fragranze e le loro somministrazioni secondo procedimenti aerobici e di inalazioni, nonchè di bagni adeguati.


La via delle spezie
Le conquiste di Alessandro III di Macedonia, (conosciuto come Alessandro Magno o Alessandro il Grande) re di Macedonia della dinastia degli Argeadi a partire dal 336 a.C., succedendo al padre Filippo II. 

Durante l'espansione dei sui territori si spinse sempre più verso l'Oriente determinando quella che oggi conosciamo come "la via delle Spezie".

La rotta  prevedeva la navigazione dei mari dall'Europa all'India e oltre, fino a giungere alle Isole delle Spezie(conosciute come Molucche). 

La via della seta (rosso) e la rotta delle spezie (blu) nel 1453.

Di Whole_world_-_land_and_oceans_12000.jpg: NASA/Goddard Space Flight Centerderivative work: Splette (talk) - Whole_world_-_land_and_oceans_12000.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10449197


Arrivano in Europa nuove spezie che daranno vita a particolari profumazioni come ad esempio la cannella, la noce moscata, il sandalo, il nardo, benzoino e costus. 

Il  profumo diventa quindi un prodotto di largo consumo con una sua precisa collocazione e da questo periodo in avanti, la strada verso l'espansione europea ha inizio anche attraverso il colonialismo.

Principali mercati del profumo e delle spezie (nel cerchio giallo)

Di Diadochen1.png: Captain_Bloodderivative work: Luigi Chiesa (talk) - Diadochen1.pngThe Macedonian Empire, 336-323 B.C. AND Kingdoms of the Diadochi in 301 BC and 200 BC. Historical Atlas by William R. Shepherd, 1911. Courtesy of the University of Texas Libraries, 

The University of Texas at Austin., CC BY-SA 3.0, 

https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11954610

 

Le Crociate, 1096-1291

Portano ad una ulteriore intensificazione degli scambi tra Oriente e Occidente dando vita a floridi canali commerciali. I Crociati importano dall’Oriente aromi e spezie nuove reinserendo un’usanza dove il profumo è un elemento a tutt’oggi usatissimo: profumarsi durante (o dopo) la toilette.


1200 - 1300

 Venezia è il centro della distribuzione e del commercio marittimo in tutta l’Europa e in Spagna, gli Arabi, danno un grande contributo alla profumeria. In questi anni si sviluppa uno spirito concorrenziale notevole tra speziali, venditori di erbe e venditori di aromi: per questo nel XIII secolo si cominciano a creare le differenti corporazioni dei Mestieri, ovvero associazioni create per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale.

Furono anni molto duri a causa di guerre ed epidemie (come la peste del 1300) ma questo non fermò, fortunatamente, lo sviluppo di scienza e cultura. Questo progresso fu possibile grazie al mantenimento di diversi reti di contatti e scambi commerciali con l’Oriente, in special modo con gli Arabi. Essi, furono fondamentali quando si parla di storia del profumo nel Medioevo. Una grande novità dell’epoca fu che l’uso dell’incenso inizia a diffondersi anche al di fuori dal culto religioso!

Storia Profumo Medioevo: Profumazione ambiente e corpo
Come accadeva già nell’Antichità, dove i bagni profumati rappresentavano una norma di cortesia nei confronti degli invitati, anche nel Medioevo uomini e donne si lavavano spesso. I bagni erano fatti senza divisione tra i sessi dove al loro interno venivano serviti i pasti.
Durante pranzi o cene era abitudine portare a commensali bacinelle d’acqua profumata per sciacquarsi le mani. A quest’epoca infatti non esistevano ancora le posate e si mangiava con le mani. Fino al Rinascimento, l’uso dei profumi alla violetta, alla lavanda, al fiore d’arancio si diffonde presso le dame nobili o fortunate e quelle eleganti nascondono sotto le loro vesti o nella biancheria sacchetti profumati.


1300

In Europa si fa già uso di profumazioni, in particolare nel Regno d' Ungheria e in Italia, sia a Venezia che  era porto mercantile e ponte di collegamento tra il nord Italia e il medio Oriente tartaro, ma anche a Firenze, rigogliosa città di mercanti provenienti anche dal nord Europa,  si sviluppa un fiorente mercato di spezie, forse il maggiore in Italia del periodo, dove nascevano laboratori di trasformazione e di estrazione delle essenze che venivano mischiate a sostanze alcooliche (proibite nel mondo Musulmano). 


1498

Nel percorso di oltre cinquecento anni ne è stata fatta di strada. Dalla comparsa del “Nuovo Ricettario Fiorentino” messo a punto dal Collegio dell’Arte dei Medici nel 1498 per fissare le regole a cui tutti gli speziali dovevano attenersi per la composizione dei loro composti, alla cura delle scienze botaniche che tanto appassionò la famiglia dei Medici.


Ricettario fiorentino dell'Arte et vniuersita de medici et speziali della citta di Firenze.
(Firenze: nella stamperia delli heredi di Bernardo Giunti, 1567). Fol.
ROMA, BNC 71.3.G.21


Il Ricettario Fiorentino rappresenta la prima farmacopea pubblica, fu quindi scritto per ordine di un'autorità. Esso indica i vari medicamenti necessari a farmacie e medici e le regole per prepararli, rappresentava quindi una specie di guida con lo scopo di tutelare la salute pubblica. Grande importanza avevano allora gli antidotari di Mesue e Niccolò Salernitano, la cui autorità proveniva anche dalle opere di Dioscoride, Galeno, Serapione e Avicenna, da loro consultate. Queste erano però redatte da singoli e non da un'autorità.

Il primo Ricettario Fiorentino uscì nel 1498 e fu scritto dal Collegio dei medici di Firenze. L'opera è in lingua italiana ed è divisa in tre libri. Dopo una parte generale sullo speziale, la sua bottega e i libri che doveva conoscere, vi è un'ampia sezione con indicate, mese per mese, quali erbe, fiori, semi, radici e cortecce andassero raccolte e come queste andassero conservate. S
Seguiva il vero e proprio antidotario con le indicazioni per preparare medicamenti, quali ad esempio "trocisci, lattovarj, locchi, olj, conserve, unguenti".

All'edizione del 1498, seguì quella del 1550, pubblicata per volere del Duca di Firenze, e una traduzione in latino, edita ad Anversa nel 1561 da Charles de L'Escluse. Da ricordare poi le edizioni del 1567 e quella del 1574, in cui trovano posto anche nuove conoscenze relative a scoperte fatte nel Nuovo Mondo.
L'edizione del 1567 presenta un'antiporta, adottata fino al 1596, riccamente decorata con la presenza di putti ed elementi vegetali, in cui campeggia la figura della Madonna con in braccio il Bambino, e ai suoi lati sono due medici con in mano alcuni libri. Sotto la Vergine è riportato il titolo dell'opera e più in basso ancora lo stemma della famiglia dei Medici, commissionarii della stessa.
L'esemplare proviene dalla biblioteca di Giacomo Manzoni ed è ricco di note manoscritte inserite a margine delle ricette.


1533, Caterina dè Medici

Caterina dè Medici, il cui vero nome è Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, (Firenze, 13 aprile 1519 – Castello di Blois, 5 gennaio 1589), fu molto amata dal popolo francese anche per i suoi modi gentili e dal suo carattere accondiscendente e tollerante, mai estremista o fondamentalista (contrariamente da quanto si è sempre affermato), riuscì ad influenzare molte decisioni della nobiltà francese. Considerata proprio dai francesi la “regina madre” per aver generato 3 sovrani di Francia, ebbe un grande ruolo nella diffusione del profumo. 
La nobilità francese amò da subito il profumo in modo incondizionato. Fu un elemento per facilitare i rapporti personali, aumentando il prestigio di chi lo indossava. In una Corte e in un Epoca in cui l’esibizione, l’esteriorità e lo sfarzo erano elementi indispensabili per mantenere il proprio rango, fu proprio il profumo la chiave in grado di aprire le porte del successo!

Caterina dè Medici, Sovrana di Francia


Caterina de’ Medici prima di andare in Francia, visse a lungo a Firenze, dove oramai la profumeria aveva preso piede soprattutto tra le dame e le donne di famiglie importanti. 

Il successo e la diffusione del profumo in Francia fu immenso. I francesi tolsero all’Italia, paese in cui il profumo era usato e diffuso da tempo, il primato di profumieri. Pensate che per più di due secoli la creazione dei profumi divenne quasi di loro esclusiva!

Sono passati quattrodici anni dalla morte avvenuta in Francia di Leonardo da Vinci, mentre le cronache riportano che a Firenze è consolidata l'arte della profumeria e proprio in questo periodo le Signorie fanno sfoggio durante le feste e le cerimonie come matrimoni, rappresentazioni teatrali dei migliori profumi del periodo. Molti sono i profumieri che grazie alla loro sapiente conoscenza nell'utilizzo delle essenze, vengono spesso indicati come grandi conoscitori dello stile e del "bel sentire", in grado di trovare per ognio tipo di cerimonia o di dama, il giusto profumo e fragranza che meglio soddisfi le esigenze.

Non a caso uno dei profumieri più noti era senza ombra di dubbio è Renato Bianco, di origini fiorentine e molto amico della famiglia dè Medici, nonchè profumiere personale proprio di Caterina dè Medici. 


Chi era Renato Bianco? 

di seguito elenchiamo alcune teorie:


1^ teoria: 

In realtà non si chiamava Renato Bianco ma Renato del Bianco ed era figlio di una famiglia Friulana di mercanti che operavano attivamente con il porto di Venezia per il commercio delle spezie e delle sete. La famiglia si trasferì a Firenze nel 1519 e entrò in contatto con la famiglia dè Medici. 


2^ teoria: 

Renato Bianco fu orfano presso il convento delle suore della chiesa di Santa Maria Novella in Firenze. In età adoloescenziale apprese, facendo lavori di bottega presso un frate, le basi alchemiche che, alla morte del frate, conservò gelosamente senza mai renderle pubbliche. I frati cospirarono contro di lui perchè non vollero che tenesse segreto ciò che apprese ma anche per il fatto che la stessa Caterina decise di elevarlo al gradio di corte in qualità di profumiere, accantonado candidature avanzate proprio da frati.


3^teoria:

Figlio di ignoti, apprese il lavoro di alchimista presso una bottega vicino a Pontevecchio in Firenze dove vi lavorò per circa dieci anni diventando maestro delle essenze. Conobbe pittori che facevano spesso la loro presenza presso il mercato di Firenze che lo convinsero a prendere contatti con Michelangelo, in quel momento storico molto noto non solo in città, al fine di farsi consigliare e farsi presentare ad alcune famiglie di Lucca e Carrara (dove Michelangelo era solito recarsi per valutare e acquistare il marmo necessario per le sue sculture).  

N.B. (secondo le  ricerche della nostra redazione,  la 2^teoria è la più accreditata).


Proprio la giovine Caterina, che nel 1533 aveva appena compiuto quattordici anni, fu data in sposa, attraverso un matrimonio combinato tra le due famiglie, ad un altro quattordicenne: il Duca D’Orleans. 
Al matrimonio tra gli altri, fu presente proprio il suo profumiere di fiducia, Renato bianco, che ebbe modo di mostrare alla corte francese i suoi saperi e le sue arti di profumiere destando grande ammirazione (i francesi conobbero quindi il profumo grazie a Renato Bianco).

Bianco aprì la sua prima bottega di arte profumiera a Parigi tega di profumiere a Pont Saint Michel, e non ci volle molto affinchè il suo nome, chiamato dai francesi Monsieur le Florentin o René le Florentin, divenne una vera celebrità, richiesto dalle nobili dame della Parigi "bene". 

Proprio Renato Bianco diventò rapidamente il punto di riferimento nel mondo della profumeria e la sua abilità si spinse a tal punto da creare una forma di scuola-bottega che sfornò nel giro di pochi anni decine di garzoni profumieri che seguirono il loro maestro nell'aprire decine di nuove botteghe e tal punto che Parigi divenne, in quel periodo storico, uno dei più grandi centri di riferimento di tutta la Francia.

I guanti di Caterina

Una delle prime cose che conobbero i francesi con l'avvento di Caterina, furono proprio i guanti profumati. Vi erano già in commercio dei coprimani, ma erano decisamente approssimativi e si rompevano in quanto erano fatti di stoffa di scarsa qualità. Caterina risvegliò l'interesse portando alle mani dei graziosi e molto fini guanti, spesso bianchi, rifiniti con ricami cuciti sui bordi e sulle polsiere. Il guanto era essenzialmente di pelle conciata e, per una questione proprio di conciatura, emetteva con il calore degli sgradevoli odori di pelle e cuoio, risolti da Caterina con l'utilizzo di unguenti profumati e idratati, che avevano il compito di ammorbidire oltre che la pelle conciata anche i palmi e le dita di Caterina spalmati all'interno che producevano, proprio nello sfilare la mano dal guanto, un gradevolissimo profumo fatto con essenze scelte proprio da Caterina. 

Questo avvenne in quanto Caterina e le sue damigelle erano solite indossare queste "collane sferiche" che emanavano un grande profumo e spesso, sia durante il loro passagio che alle cerimonie, venivano avvicinate da altre dame per essere "annusate" tanto era intenso il profumo rilasciato dalle collane stesse. 

Questo quindi non passò in second'ordine, anzi, divenne motivo di chiacchere che cominciarono  a diffondersi molto rapidamente sia nei salotti che per le strade a tal punto che ogni qualvolta si vedeva passare Caterina si formavano piccoli capannelli di donne e di uomini incuriositi dallo sfarzo e dal profumo che "la fiorentina" lasciava al proprio passaggio. Questa scia di fragranza non era altro che una crema di pomate profumate  erano portate appese al collo o alla cintura le famose sfere, chiamate Pomander


1600 -1700

In questa fase storica la profumeria assume sempre di più i connotati della moderna arte dell'estetica, in quanto non solo in Francia, Ungheria, Italia vi erano affermate botteghe di profumai, ma chi più chi meno decise di prendere in considerazione questa "scienza" del copro, creando nuove fragranze  e nuovi odori. 

Propio in questo periodo il profumiere piemontese italiano Giovanni Maria Farina inventò l'acqua di cologna che era una miglioria di quella precedente chiamata Aqua Mirabilis del piemontese Giovanni Paolo Feminis.

«Il mio profumo è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia: ricorda le arance, i limoni,
i pompelmi, i bergamotti, i cedri, i fiori e le erbe aromatiche della mia terra.
Mi rinfresca e stimola sensi e fantasia»
Giovanni Maria Farina


E con lo sviluppo di nuovi centri produzione come la profumiera di Grasse, località francese, si
cominciò la lavorazione con materie prime,  iniziano a essere utilizzate in maniera diffusa dalla nascente industria della profumeria.  Iniziano ad apparire i primi alambicchi e macchine di imbottigliamento, le prime pulitrici e grattuggie per lavorare parti dei legni delle piante utilizzate per l'estrazione, vasche di decantazione in bronzo e strumenti per la macerazione e il filtraggio.  


1800

Firenze e Venezia vivono il grande momento di splendore anche nell'arte profumiera e diventano il centro nevralgico, insieme alla Francia, della produzione e la distribuzione in tutta Europa. Dai porti di Venezia, Pisa e Amalfi partono quotidianamente imbarcazioni cariche di profumi confezionati diretti ai porti del nord Africa e verso il medio Oriente. 

Questa grande diffusione si sviluppo anche all'aumento dei viaggiatori e degli esploratori e dei colonialisti che espansero le loro idee e la loro cultura e prodotti in ogni area geografica conosciuta. Non a caso è il periodo di nuove fragranze che arricchiscono la già vasta gamma di profumi, come ad esempio la vaniglia, l'Ylang Ylang, il Vetiver, il Tea Tree, importanti direttamente dalle colonie in Europa, dall'indonesia e dal nord Africa. 

 


  • ( EN ) Theophrastus, Characteres , London, Macmillan, 1909. URL consultato il 21 aprile 2015 .
  • ( IT ) Teofrasto, Historia plantarum [ita] , Venezia, appresso il Biondo, 1549. URL consultato il 21 aprile 2015 .
  • Teofrasto, De sensibus , traduzione di Luigi Torraca in: I Dossografi greci , Padova, CEDAM, 1961, pp. 281-313.
  • Teofrasto, Metafisica , Introduzione, traduzione e commento di Luciana Repici, Roma, Carocci, 2013.
  • William Fortenbaugh (et al., A cura di), Teofrasto di Eresus. Fonti per la sua vita, Scritti, Pensiero e Influenza , Leida, Brill, 1992 (due volumi).
  • Giancarlo Movia, Anima e intelletto. Ricerche sulla psicologia peripatetica da Teofrasto a Cratippo , Padova, Editrice Antenore, 1968.
  • Luciana Repici, La logica di Teofrasto. Studio critico e raccolta dei frammenti e delle testimonianze , Bologna, Il Mulino, 1977.