Lettera di Francesco Melzi


Dopo aver fatto il testamento alla presenza di testimoni ed aver indicato la destinazione dei suoi beni, cosi come presente nell'atto documentale del suo testamento, Leonardo chiede al suo amico e allievo Francesco Melzi di informare i suoi parenti del suo grave stato di salute e chiede venga scritta una lettera.



XXVI.
Lettera di Francesco Melzi
a Giuliano da Vinci ed ai suoi fratelli.
(1 Giugno 1510].



Ser Giuliano e fratelli suoi honorandi.


Credo siate certificati della morte di Maestro Lionardo fratello vostro, e mio quanto optimo padre, per la cui morte sarebbe impossibile che io potesse esprimere il dolore che io ho preso; e in mentre che queste mie membra si sosterranno insieme, io possederò una perpetua infelicità, e meritamente perchè sviscerato et ardentissimo amore mi portava giornalmente.


 È dolto ad ognuno la perdita di tal uomo, quale non è più in podestà della natura. 

Adesso Iddio onnipotente gli conceda eterna quiete. Esso passò dalla presente vita alli 2 di Maggio con tutti li Ordini della Santa Madre Chiesa, e ben disposto. 

E perchè esso aveva lettera del Cristianissimo Re, che potesse testare, e lasciare il suo a chi li paresse; e sento quod Eredes supplicante sint regnicolae: senza la qual lettera non potea testare che valesse, che ogni cosa sarebbe stato perso, essendo così quà costume, cioè di quanto s’appartiene di quà, detto Maestro Lionardo fece testamento il quale vi avrei mandato se avessi avuto fidata persona. Io aspetto un mio zio quale vienmi a vedere trasferendo se stesso di poi costì a Milano. Io glielo darò, ed esso farà buono ricapito non trovando altro in questo mezzo. 

Di quanto si contiene circa alle parti vostre in esso testamento [altro non v’ è se non] che detto Maestro Lionardo ha in Santa Maria nuova nelle mani del Camarlingo segnato, e numerate le carte, 400 scudi di sole, li quali sono a 5 per 100 e alli 16 d’ottobre prossimo, saranno 6 anni passati, e similmente un Podere a Fiesole, quali vuole sia distribuito infra voi. 

Altro non contiene circa alle parti vostre, nec plura, se non che vi offero tutto quello [che] vaglio o posso, prontissimo e partissimo alle voglie vostre, e di continuo raccomandandomi. Dato in Ambriosa die primo Junij 1519.
Datemene risposta per i Gondi.

Tanquam fratri vestro
FRANCISCUS MENTIUS.