- Rinascimento: giustizia

La Giustizia

Trovarsi nel Rinascimento e scontare una pena detentiva era assai tremendo. 

Nessun rispetto per i propri diritti e fino a che ci si trovava in carcere, la possibilità di morire per contagio di malattie infettive con altri detenuti era piuttosto comune.
Le cronache ci riportano che i ladri, violentatori e gli oppositori della chiesa erano costretti a tenere ai polsi e alle caviglie grandi tenaglie di ferro e che se ritenuti recidivi, si aggiungeva un collare legato al muro per evitare qualsiasi movimento. Molto spesso i detenuti erano immobilizzati all'interno delle fredde celle dei castelli e dei palazzi del potere ecclesiastico e morivano di stenti o di fame.  

Il rinascimento è frutto di grandi spinte verso le nuove norme e condizioni sociali che devono sempre di più essere regolamentate attraverso leggi e imposizioni di carattere legislativo. Nelle città è assolutamente normale vedere scene di risse e accoltellamenti ad ogni angolo delle strade ed è uso infatti portare con se, nascondendolo tra le vesti, coltelli dalle lame di 10 - 20 cm che servivano a redimere immediatamente risse e affronti da parte di ladri, ma anche elementi necessari per fare la giustizia immediata solo per il fatto di aver guardato qualcuno negli occhi troppo a lungo senza la necessità di ricorrere a tribunali o giustizie supreme.

Il litigio infatti poteva scattare per un nonnulla e pressoché ne aveva la peggio perché colpito dalle lame di un coltello, veniva nascosto e gettato nei vicoli o lasciato moribondo a terra.


I tribunali speciali 

Sono tipici della dittature e dei regimi autoritari, però il tribunale speciale religioso istituito da Costantino nel IV secolo, per perseguire le eresie, si uniformava al codice romano giustinianeo, basato su un sistema accusatorio; invece dal 1200, il processo canonico della Chiesa, dei suoi tribunali speciali dell’Inquisizione, seguiva il sistema inquisitorio.

L’inquisizione appartiene alla famiglia dei tribunali speciali, costituendone però, per alcune sue caratteristiche, una specie a sé.


Il processo indiziario

E' tipico dei processi inquisitori, perché non guarda alle prove ma è ispirato dal sospetto, conserva anche una giurisdizione plurima, mentre la giurisdizione democratica moderna dovrebbe essere unica.

Nel codice giustinianeo romano, il processo penale era accusatorio, com’è previsto negli ordinamenti giuridici moderni, il giudice era neutrale tra le parti, assistito dagli avvocati; si sentivano testimoni ed il processo era pubblico, simile al processo civile; nei sistemi accusatori moderni, l’accusa è portata avanti, per conto dello Stato, dal pubblico ministero.

I sistemi accusatori moderni in alcuni paesi hanno conservato parte del processo inquisitorio, con la figura del giudice istruttore che, con la polizia giudiziaria, raccoglie le prove, proscioglie o rinvia a giudizio; in Italia questa figura è stata soppressa il 24.10.1989, sostituito dal giudice delle indagini preliminari, che non raccoglie più le prove, non investiga ed ha solo funzione di garanzia.

Il sistema accusatorio fornisce maggiori garanzie all’imputato, perché accusatore e accusato sono sullo stesso piano, l’accusatore deve provare l’accusa e l’accusato può difendersi, il contraddittorio tra le parti è basato su prove; nessuno può essere punito per il suo pensiero o in base a sospetto, questo sistema era in vigore prima del 1200 e, grazie alla rivoluzione liberale, è in vigore oggi.

Inquisire significa investigare, nel sistema inquisitorio o canonico medievale, introdotto da Innocenzo III nel 1198, giudice e accusatore erano fusi in un unico soggetto, come nelle inchieste e nei processi amministrativi. Anche Costantino e Teodosio I, che si accanirono contro ariani, eretici e pagani, avevano la loro inquisizione, anche se aveva altro nome, la quale però seguiva ancora il rito accusatorio e non quello inquisitorio, poi adottato dalla Chiesa.

Nel processo inquisitorio il giudice decideva autoritariamente le indagini da seguire, i testimoni da sentire e le prove di cui avvalersi; questo processo era rapido perché unificava la figura del giudice a quella dell’inquisitore o investigatore o accusatore, il giudice non era imparziale.

Il sistema inquisitorio era basato sulla delazione, il sospetto, il carcere preventivo, l’interrogatorio con la tortura e il segreto processuale, era basato sulla repressione e l’intolleranza. Il giudizio era insindacabile e generalmente inappellabile e senza contraddittorio, era l’accusato che doveva dimostrare la sua innocenza e vi era disuguaglianza tra le parti. 


Componenti del tribunale inquisitorio

Il giudice inquisitore, il pubblico ministero, nominato dal giudice e senza autonomia, l’avvocato e il delatore segreto; il processo era segreto e l’imputato non conosceva il nome del delatore accusatore. Un difensore poteva assumere la difesa solo se autorizzato dal giudice, se prendeva le difese dell’eretico poteva anche essere accusato di favoreggiamento.

Dalla Chiesa la delazione era presentata come un dovere dei buoni cattolici, tutti erano invitati alla delazione e le indagini sulle delazioni si svolgevano in segreto; però si poteva iniziare un giudizio d’ufficio, cioè anche senza la delazione.


L’imputato

Con la prigione preventiva, era invitato a dire la verità cioè a confessare la sua colpevolezza, a volte, dopo la prima sentenza, se l’imputato era un personaggio importante, con il consenso del vescovo e dell’inquisitore, si poteva appellare al papa; durante gli interrogatori, l’imputato era torturato ed era chiamato reo, aveva in testa il cappello dei pazzi. La tortura cessava solo con la confessione, con la quale, comunque, le streghe finivano sempre sul rogo.

Chi abiurava era condannato, per lunghi anni, a pene detentive o, se personaggi importanti come Galileo, al domicilio coatto, però subivano ugualmente l’esproprio dei beni; chi moriva sotto tortura, finiva ugualmente bruciato, non si voleva che le ossa dei condannati fossero oggetto di venerazione da parte dei viventi.

Da notare che in Inghilterra, dove la tortura nei processi per stregoneria non era ammessa, le condanne erano pari al 50% dei relativi processi; nel continente, dove era ammessa, le condanne arrivarono al 95%; ciò vuol dire che la tortura dava luogo anche a confessioni false.


I tribunali speciali

Come quelli dell’inquisizione, sono tipici delle dittature e dei regimi autoritari, l’assenza di garanzie durante il processo, come previsto nel sistema inquisitorio, è tipico delle dittature; le dittature hanno tribunali speciali con giudici specializzati per particolari cause, mentre le democrazie, teoricamente, prevedono la giurisdizione unica, cioè sono senza tribunali speciali.


Di fronte al tribunale dell’Inquisizione

Il sospettato era considerato colpevole se non riusciva a dimostrare la sua innocenza, in contrasto con il diritto romano e germanico. Le prove erano raccolte in segreto, servendosi di delatori e torture, chi collaborava otteneva indulgenze.

L’imputato non aveva diritto al contraddittorio, a volte abiurava, il processo non era pubblico, però massima pubblicità era data alla sentenza ed alla sua esecuzione, allo scopo di ammonire e terrorizzare il popolo; generalmente le sentenze erano eseguite la domenica, giorno di festa, la scomunica di questi eretici prevedeva la confisca dei beni; finché rimanevano in vita, erano dichiarati incapaci di testare e di ricoprire cariche pubbliche; contro gli eretici albigesi si allestì anche una crociata che fece migliaia di morti.

Nel 1478 i domenicani, sotto Sisto IV, contro ebrei e mori, rilanciarono in Spagna il tribunale supremo dell’inquisizione e nel 1542 i gesuiti ripeterono l’operazione anche a Roma. A causa dell’Inquisizione, tanti ebrei furono massacrati e alcune ordinanze ne imposero la reclusione nei ghetti, i domenicani dirigevano l’Inquisizione ed erano i consiglieri di corte; con la controriforma, sarebbero stati sostituiti dai gesuiti in questo ruolo.

A causa delle lotta per il potere e per interesse, le fazioni o partiti, all’interno e al di fuori della Chiesa, accusavano i nemici d’eresia. Per far funzionare l’Inquisizione, la Chiesa si avvalse del braccio secolare, cioè dello Stato; in Italia l’inquisizione arrivò anche a Milano, Napoli, Firenze, Venezia e fondò confraternite; l’ordine francescano fu sospettato d’eresia e fu costretto a fare ritrattazioni, i valdesi o poveri di Lione furono richiamati, altri furono costretti ad abiurare; tanti italiani, per sfuggire all’inquisizione, si rifugiarono in Germania ed in Svizzera, tra loro erano i valdesi.


Per garantire l'imparzialità nei processi

I giudici che presiedevano le corti di giustizia fiorentine erano di norma forestieri, per cui i giudici fiorentini esercitavano le loro funzioni in altri Comuni, entrando spesso a far parte del seguito dei Podestà insieme ad alcuni notai e cavalieri.


Le pene 

Comminate dai giudici medievali erano generalmente molto dure ed appaiono ai nostri occhi oggi, anche molto crudeli; la tortura era praticata normalmente per estorcere la confessione, mentre il codice penale fiorentino prevedeva la fustigazione per i bestemmiatori, l'evirazione per gli omosessuali, la decapitazione o l'impiccagione per gli assassini ed il taglio della mano per i ladri e chi si macchiava del reato di falso, che poteva essere inflitta sia ai notai che ai cambiatori di monete. 


La gogna

Venne istituita solo a partire dagli inizi del Cinquecento; il condannato veniva esposto al pubblico ludibrio, con la gola stretta entro un pesante anello di ferro appeso alla Colonna dell'Abbondanza al Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica).


Le condanne a morte 

Venivano eseguite al di fuori delle mura cittadine in corrispondenza di Porta alla Croce, l'odierna Piazza Beccaria; i condannati erano accompagnati su un carretto che percorreva la Via dei Malcontenti e giungeva al prato della Giustizia su cui erano montate delle forche e patiboli permanenti; oltre alla decapitazione, l'impiccagione ed il rogo, una delle pene più orribili era la propaggine, una buca in cui il reo veniva seppellito ancora vivo a testa in giù. La pena di morte venne abolita dal granduca Pietro Leopoldo nel 1782, che rende il merito alla Toscana di essere stato il primo stato abolizionista in Italia.


Abbigliamento e vestiario tribunalizio

L'appartenenza a questa categoria era un segno distintivo nella società dell'epoca, che si mostrava anche nell'abbigliamento; giudici, avvocati e notai indossavano la guarnacca, un abito lungo di colore rosso ed un berretto di panno dello stesso colore con la pelliccia; i giudici erano riveriti con l'appellativo dominus, riservato anche ai cavalieri, mentre gli avvocati ed i notai facevano precedere il proprio nome da un più generico ser.