- Rinascimento: lingua e dialetti

Il latino

Il linguaggio definito "volgare" inizia la sua diffusione in tutta europa e nel nord Africa, al fianco della grande espansione militare dell'impero romano, acquistò grande importanza con l'espansione dello stato romano.

I romani oltre che esercitare il proprio potere nei nuovi territori conquistati, creano le condizioni per imporre il loro dominio. Una perfetta organizzazione consente quindi ai nuovi conquistatori di imporre le nuove regole ma soprattutto il proprio stile di vita. Ogni paese caduto nelle mani dei Romani, inizia una trasformazione strutturale a partire dalla costruzione delle nuove vie di comunicazione da e per Roma (da qui il detto tutte le strade portano a Roma)

Grandi strade in pietra vengono costruite laddove le strade prima del loro arrivo erano costituite solo in terra battuta, vengono innalzate torri e costruzioni difensive, si procede alla costruzione di acquedotti e terme, vengono create le arene e i nuovi teatri per la diffusione dello stile romano con il motto "S.P.Q.R." "Senatus PopulusQue Romanus" (Il Senato e il popolo romano). 


Inizia a costituirsi un nuovo linguaggio della lingua latina parlata all'interno dell’indoeuropeo comune, che riunisce alcuni idiomi germanici, celtici, etruschi, italici e greci. 

Nascono da queste miscellanee i primi gruppi Protolatini dell'indoeuropeo che successivamente entreranno in contatto con le singole popolazioni preesistenti dei territori italici che già parlavano in lingua definita "del mediterraneo", acquisendone le caratteristiche lessicali e linguistiche. Di questi gruppi vi sono le popolazioni dei Siculi, gli Enotri, gli Opici e gli Ausoni.

Agli inizi del '500 si sente sempre di più la necessità di avere una lingua comune che sia in grado di essere sempre più descrittiva e articolata, in grado di essere l'unico codice interpretativo per l'espressione linguistica. 

La penisola italiana non è un unico stato e in ogni regione, signoria o corte, si tende a parlare con un proprio linguaggio e da qualche tempo, ci si pone la domanda di quanto sia importante, sopratutto nel mondo accademico e scientifico, avere un linguaggio comune, trovando la giusta strada tra il parlato"volgare" e il latino. 

Molti dotti dell'epoca quindi iniziano ad analizzare una nuova e diversa forma di linguaggio, cercando di aprire un grande dibattito e affrontare in modo deciso e univoco, i possibili aspetti di una nuova cultura scritta e parlata.


La nascita delle università medioevali


1088

Si ha traccia della fondazione della prima Università di Bologna come diverse altre scuole sul territorio italiano che utilizzava esclusivamente la lingua latina, ma con una declinazione nuova verso un linguaggio più comprensibile in grado di giungere con chiarezza e facilità alla comprensione di tutti.

La scelta del nome "università" indicava che la scuola doveva rivolgersi a quanti più studenti possibile, studenti e studiosi che frequentavano la scuola e che venivano da tutte le parti d'Europa, detti i clerici vagantes, e da diverse parti dell'oriente conosciuto, per apprendere il nuovo modello linguistico detto appunto "universale". 

Questo modello universale si chiamava "scolastico", scelto di dotti e docet dell'epoca, al fine di semplificare concetti di derivazione filosofica, concetti chiamati appunto "di scolastica".  



Il volgare 

Per lingua volgare si intende una lingua che si esplicita sostanzialmente attraverso la diffusione e tradizione orale del linguaggio, mentre la lingua latina si esplicita nella scrittura, ed è comunemente e quotidianamente parlato dalla popolazione detto anche "vernacolare"e il suo termine non è da intendersi quale dispregiativo.

Lingua volgare è una espressione linguistica che deriva dal latino profondamente diffusa nel periodo de Medioevo che assume una connotazione prevalentemente regionale legata al proprio territorio che si sviluppa e cresce localmente influenzata dai dialetti e dagli idiomi già presenti. 

La parola "volgare" non va dunque intesa come dispregiativa, ma semplicemente come riferimento alla lingua vernacolare, quella cioè impiegata - nella sua forma prevalentemente orale - nella vita quotidiana, in distinzione rispetto a quella della tradizione letteraria latina.


1268 

Tra i più importanti lavori di traduzione linguistica vi è quella di Andrea da Grosseto che traduce e riscrive in un "idioma artificiale" che chiama "italico", cioè una nuova forma di linguaggio epurata da caratteristiche linguistiche locali, molto simile al dialetto toscano parlato nel periodo, i trattati morali di Albertano da Brescia. 

Questo è il primo esempio di letteratura e linguaggio che offre un esempio chiaro e descrittivo del nuovo modello di scrittura che viene identificato come esempio di prosa letteraria in italiano.
La convinzione di Andrea da Grosseto è che il suo "italico" possa essere una nuova lingua, ripulita e smussata dalle terminologie strettamente locali, in grado di esemplificare e unificare quanto possibile, tutto il linguaggio parlato in quel momento in Italia, al fine di creare un codice linguistico univoco, facilmente intuibile per la forma generale dei testi e dei contenuti delle parole, che possa essere parlato, scritto e interpretato dalla popolazione.


1304 - 1307

Dante Alighieri, pubblica la Divina Commedia (forse a partire dal 1304 o dal 1307 e il Paradiso venne pubblicato dopo la sua morte) che esprime tutti i valori della cultura medioevale. E' un poema suddiviso in tre parti, chiamate «cantiche» (Inferno, Purgatorio e Paradiso).

Ogni cantica si compone di 33 canti (tranne l'Inferno, che contiene un ulteriore canto proemiale), e racconta di Itinerarium mentis in Deum, ovvero un vero e proprio viaggio immaginario, attraverso i tre mondi sconosciuti all'uomo, detti regni ultraterreni, dove incontra lo scibile umano e le sue caratterizzazioni in un viaggio ardito e fantasioso verso l'incontro finale con il divino.

La Divina Commedia, Dante Alighieri


1303 - 1305

Nello stesso periodo Dante Alighieri, teorico politico filosofo, scrive il trattato Il De vulgari eloquentia (L'eloquenza in lingua volgare), affrontando il tema dibattuto in quel momento sulla giusta lingua. Il testo vuole approfondire la lingua volgare e per fare questo, decide di scriverlo in latino per poter essere letto e commentato dai dotti della sua epoca. 

Il trattato affronta una serie di temi, come ad esempio la storia e le origini delle lingue e delle loro tipologie storico-geografiche, il problema della lingua letteraria unitaria non ancora definita e capillarmente diffusa, ponendo di fatto una questione di primaria importanza che deve essere risolta attraverso un serio e profondo lavoro di revisione e di nuova creazione. 

Affronta la questione dei dialetti, oltre un centinaio, che sono il frutto di entità locali anche molto piccole, che mantengono la loro struttura "stretta e chiusa" da renderli quasi incomprensibili. Si sofferma sulla loro catalogazione e ricerca tra tutti, quel dialetto o quell'idioma linguistico che più si possa avvicinare ad una più estesa popolazione, al fine di una maggior comprensione su tutto il territorio italiano.

Dante definisce la lingua volgare quella lingua che il bambino impara dalla balia, e come tale è quella lingua che più è pura, originata senza alterazioni linguistiche a differenza della grammatica (termine con cui Dante indica il latino) vista come lingua "costruita e artificiosa" voluta solo dai dotti e dai signori per meglio differenziarsi dal popolo. 


Si ipotizza sia stato scritto da Dante tra il 1303 e il 1305


1349 - 51

Giovanni Boccaccio in questo periodo pubblica il Decameron, una completa raccolta di 100 novelle.
Il libro racconta di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni rimangono fuori le mura della città di Firenze per evitare di essere contagiati dalla peste nera presente in città che sta causando migliaia di morti. Per passare il tempo i giovani raccontano novelle riguardanti gli usi e i costumi dei loro contemporanei, sottolineandone l'aspetto grottesco e umoristico, senza far mancare quell'aspetto erotico e irriverente. Il testo che dopo la sua pubblicazione crea subito un grande scandalo, viene bandito dai benpensanti dell'epoca e indicato come immorale nei contenuti e nell'anima. 

Il Decameron scritto da Giovanni Boccaccio


1430

La valutazione del volgare da parte degli intellettuali dell'epoca, inizia ad essere messa in crisi proprio perchè si ritiene questo linguaggio non armonico, approssimativo e non completo, forse anche alla riscoperta di testi classici anche se ancor incomprensibili per la maggior parte delle gente comune.

Si assiste quindi alla nascita di molte biblioteche in molte scuole e centri di studio che raccolgono molti testi scritti in latino, testi sino ad allora accantonati se non dimenticati del tutto.

Il dibattito culturale tra il volgare e il latino si accende sempre di più a Firenze, città in grande fermento culturale, e continua il confronto tra i due modelli linguistici dove gli umanisti di altre città sono in accordo nell'identificare il volgare come disprezzabile e non degno di "senso unitario comune del popolo".

Leonardo inizia a leggere e a studiare la storia naturale di plinio. La Naturalis historia (dal latino, "Osservazione della natura") è un trattato naturalistico in forma enciclopedica scritto da Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.). La fonte principale di Plinio è Marco Terenzio Varrone Marcus Terentius Varro (Rieti, 116 a.C. – Roma, 27 a.C.), è stato un letterato, grammatico e militare romano.


1470

Francesco Petrarca, scrittore, poeta e filosofo italiano, pubblica Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta ("Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d'alloro"), più conosciuto come il Canzoniere, dove racconta attraverso la poesia, la sua vita.

La prima edizione a stampa del Canzoniere, insieme ai Trionfi, si ebbe nel 1470 a Venezia presso il tipografo tedesco Vindelino da Spira, in quanto Venezia offriva le migliori stamperie del periodo



Editato nel 1470 - Francesco Petrarca


La crisi del volgare


1478

Viene pubblicato il Morgante, ispirato all'Orlando ma identificato da Paolo Orvieto quale l'Orlando ispirato dal Morgante , è un opera complessa di Luigi Pulci. Il testo comprende 28 cantàri (detti anche canti) in ottave per un totale di 30.080 versi, è costituito da due parti: 

1^ parte: composto in 23 cantari, che tratta il modo di cantare in versi il linguaggio popolare del suo tempo. 


1483

Viene pubblicata la 2^ parte che è composta in 5 cantari, e tratta la rotta di Roncisvalle, è un vero e proprio poema satirico e comico, con una narrazione spregiudicata, allegorica dal linguaggio irriverente e ardito che è l'effetto del linguaggio popolare.  

Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo il Magnifico, sembra aver richiesto più volte a Luigi Pulci di scrivere un poema cavalleresco per descrivere al meglio lo stato delle cose che in quel momento Firenze viveva. Forse Luigi Pulci vede in quest'idea la possibilità, attraverso la creazione di un poema, di mettere alla berlina uno dei grandi filosofi del tempo, tale, Marsilio Ficino, con il quale i rapporti non erano certo idilliaci. Proprio Pulci sceglie di identificare il Ficino con Marsilio, traditore e senza cuore che congiurando con Gano, farà cadere Orlando e Rinaldo nella celebre imboscata a Roncisvalle.

Il Morgante


1525

Pietro Bembo pubblica "Prose di M. Pietro Bembo nelle quali si ragiona della volgar lingua scritte al Cardinale de Medici che poi è stato creato a Sommo Pontefice et detto Papa Clemente Settimo divise in tre libri ", conosciuto più semplicemente come " Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua".

Questo trattato mette in evidenza i lavori e gli studi di due grandi autori del secolo precedente come Francesco Petrarca per lo studio e la lettura e interpretazione della poesia e Giovanni Boccaccio per la prosa. Nei testi brembo cita alcuni poeti quattrocenteschi che ritiene abbiano dato vita alla descrizione di un nuovo linguaggio, quali Lorenzo de' Medici, Giuliano de' Medici duca di Nemours, Niccolò Cosmico e Leonardo Giustinian. 

Successivamente tra i vari scrittori che ritengono l'opera di Brembo molto utile e a tratti fondamentale per una nuova forma di linguaggio, vi sono Baldassarre Castiglione e Ludovico Ariosto.

"Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua" di Pietro Brembo


1529 

Nei primi anni del Cinquecento si discute animatamente intorno ai diritti del volgare e del latino: per l’umanista Romolo Amaseo, che pronuncia due orazioni De linguae latinae usu retinendo (1529), il primo è solo una corruzione del secondo. Girolamo Muzio replica ad Amaseo con tre libri Per la difesa della volgar lingua, ma a favore del latino si schierano intellettuali del calibro di Francesco Florido, Celio Calcagnini e Uberto Foglietta. 

Sulle orme del De vulgari eloquentia di Dante ora ritrovato, la discussione ruota intorno ad alcuni punti: l’ambito rispettivo delle due lingue, nel senso sia geografico sia sociale, il loro pregio intrinseco, l’autonomia e la dipendenza dell’italiano dal latino e la sua “regolarità”. Alla fine, se il latino resta la lingua della scienza almeno fino a Galilei.


1583

Viene fondata a Firenze, l'istituzione culturale per lo studio e lo sviluppo della lingua italiana detta l'Accademia della Crusca.

Lo scopo è quello di creare, attraverso lo studio lessicale, un testo che riportasse tutti i vocaboli toscani in uso nel periodo e per fare ciò, trentacinque accademici non solo fiorentini, si occuparono del meticoloso lavoro di catalogazione dei lemmi. Questo lavoro di ricerca venne fatto sulla maggior parte i testi e pubblicazioni fiorentine del Trecento.

Primo vocabolario in lingua italiana edito dall'Accademia della Crusca di firenze


1608

Viene stampata la prima versione dè Vocabolario della lingua toscana, che raccoglie tutti i vocaboli toscani in uso.  

 

1612

Viene editato il primo vocabolario della lingua italiana dall'Accademia della Crusca. Il compito di traduzione e redazione dei vocaboli viene effettuato da Bastiano de' Rossi, segretario dell'Accademia, mentre la stampa vene fatta a Venezia, in quanto in questo stesso periodo, vi sono le migliori stamperie considerate più all'avanguardia sul territorio italiano.


Bibliografia


  • Atti del Congresso internazionale di studi varroniani. Rieti settembre 1974, 2 voll., Rieti, Centro di studi varroniani, 1976.
  • B. Cardauns, Marcus Terentius Varro. Einführung in sein Werk, Heidelberg, Winter, 2001.
  • Alfonso Traina, L'alfabeto e la pronunzia del latino, 5ª ed., Bologna, Pàtron, 2002 [1957], ISBN 88-555-2637-5.
  • Alfonso Traina, Tullio Bertotti, Sintassi normativa della lingua latina, Bologna, Cappelli, 2003 (1a ed. 1965-1973)
  • Maria-Pace Pieri, La didattica del latino, Roma, Carocci, 2005