Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino



Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino

  • Data di nascita: Città della Pieve, 1448 circa
  • Data di morte: Fontignano, febbraio 1523 

E' stato un pittore italiano, molto attivo nella seconda metà del quattrocento. Imprenditore capace, ha dimostrato grandi capacità organizzative.  

Nella sua vita ha lavorato in molte città tra le quali, Cremona, Lucca, Ferrara, Mantova, Bologna, Roma, e in molti paesini delle Marche, dove sono presenti i suoi dipinti e tavole allegoriche. 


La famiglia Vannucci era una delle più importanti e ricche di Castel della Pieve. La sua formazione, dopo un primo contatto con la realtà artistica perugina, avvenne, secondo quanto scrive Giorgio Vasari, con lo studio delle maggiori opere di Piero della Francesca. Perugia dopotutto, nella seconda metà del Quattrocento, viveva una vitale stagione artistica, con cospicue somme di denaro che alimentavano importanti opere sia pubbliche che private. Lavorarono a Perugia in quegli anni, oltre a Piero, Domenico Veneziano, Beato Angelico e Benozzo Gozzoli. Sulla scia di questi esempi i pittori locali, tra i quali spiccava Benedetto Bonfigli, avevano sviluppato una pittura luminosa e ornata, oltre che narrativamente scorrevole e, grazie all'esempio di Piero (che aveva lasciato nel 1459-1468 il Polittico di Sant'Antonio), attenta all'integrazione tra architettura rigorosa e personaggi. Le prime esperienze artistiche umbre di Pietro Vannucci si appoggiarono probabilmente a botteghe locali come quelle di Bartolomeo Caporali e Fiorenzo di Lorenzo.


1467

Si trova a Firenze per approfondire la sua formazione artistica presso alcune botteghe minori.


1468 

Muore il padre.


1469 

Ritorna a città della Pieve per pagare la tassa del vino dopo la morte del padre. Entra ufficialmente a bottega in Firenze, presso Andrea Cioni, detto il Verrocchio, bottega specializzata nella sperimentazione della pittura, della scultura e delle arti orafe, in questo periodo molto frequentata da allievi e garzoni. Ha modo di conoscere Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Filippino LippiBotticelli,  e Leonardo da Vinci, col quale ha modo di approfondire, oltre che un rapporto di apprendistato, una vera amicizia. Dal Verrocchio apprende le tecniche del disegno dal vero, in questo periodo assai importante per la formazione di un artista fiorentino, nonché sviluppa le tecniche della fusione della luce attraverso i colori, dando quindi al suo tratto, lo stile leggero e gentile classico della pittura umbra. 


1472 

Conclude il suo periodo di formazione e apprendistato che, di regola, dura 9 anni.


1473 

Apre la sua bottega a Firenze e tra i suoi allievi vi sono Raffaello, Rocco Zoppo e il Bachiacca. Risulta la sua iscrizione come pittore autonomo, con la dicitura di "dipintore", presso la Compagnia di San Luca di Firenze, la più importante organizzazione artistica della città. Da questo momento inizia il suo percorso personale esercitando la professione in modo autonomo. In questo periodo risulta essere titolare di due botteghe, una a Firenze e l'altra a Perugia. I francescani di Perugia, da tempo attivi per la diffusione del loro culto ed in particolare quello di san Bernardino da Siena, gli commissionano quella che si considera la sua prima opera completa: la decorazione della nicchia di San Bernardino. Il suo lavoro consiste nel dipingere otto tavolette che, inserite all'interno di due ante apribili, compongono l'apertura e chiusura della nicchia stessa, con inciso e disegnato un gonfalone, riportante l'effigie del santo. Negli anni a seguire diventa maestro di Raffaello. I francescani di Perugia, fortemente impegnati nel loro ordine a diffondere il culto di San Bernardino da Siena (canonizzato nel 1450), gli chiesero di decorare la cosiddetta "nicchia di San Bernardino", dipingendo otto tavolette che insieme componevano due ante che chiudevano una nicchia con un gonfalone con l'effigie del santo nell'omonimo oratorio, successivamente separate e ancora oggi oggetto di lunghe diatribe circa la disposizione originale. Esse vennero realizzate a più mani (almeno cinque artisti, tra i quali si sono fatti nomi prestigiosissimi), ma si può riconoscere comunque l'intervento del Perugino in due tavolette, le migliori qualitativamente: quella col Miracolo del bambino nato morto e, soprattutto, quella con San Bernardino risana una fanciulla. In esse l'architettura monumentale e decorata prevale sulle piccole figure umane, e la luce tersa e nitidissima deriva da Piero della Francesca.


1475 

A lui si deve il lavoro relativo ai tre scomparti di predella del Louvre con San Girolamo che resuscita il cardinale Andrea, Cristo morto e San Girolamo che assiste due giovani impiccati ingiustamente.


1478 
Si trova in Umbria a lavorare sull'affresco con il Padre Eterno con i santi Rocco e Romano. L'opera riprende elementi dell'Adorazione dei Magi e della tavoletta di san Bernardino.

1479 

Viene chiamato a Roma da papa Sisto IV, per occuparsi di un dipinto che deve essere inserito all'interno della cappella della Concezione, presso la sala del coro della Basilica vaticana: si occupa dell'abside (nei documenti presenti presso l'archivio vaticano rappresentava la Madonna col Bambino in una mandorla, con a fianco i santi Pietro, Paolo, Francesco e Antonio da Padova). A fine lavoro, papa Sisto IV, rimane affascinato dal suo stile e dai modi morbidi della sua pittura, che sembra navigare all'interno dell'opera, come fosse un tratto narrativo in grado, solo coi colori, di illustrare la scena. Papa Sisto IV decide allora di servirsi ancora dei servigi del Perugino e decide di affidargli un grande incarico pittorico: dipingere e decorare la grande parete sul fondale della Cappella Sistina. 


1481 

E' al lavoro da diverso tempo presso la cappella sistina e conosce Lorenzo dè Medici, spesso in visita a papa Sisto IV, che ne apprezza il tratto e la composizione stilistica. In questo periodo lavorano presso la cappella sistina diversi artisti già conosciuti ed apprezzati, insieme ai loro collaboratori tra allievi e garzoni. Tra gli artisti presenti, certamente il Ghirlandaio, il Botticelli e Cosimo Rosselli. Il Perugino, richiede la presenza per alcuni dettagli pittorici, di un suo fidato collaboratore, un certo Pinturicchio, forse il più giovane di tutti gli allievi presenti in cappella sistina, ma talmente abile nel tratto che sorprende il Botticelli e il Ghirlandaio con il suo senso corporeo della pittura. 


1491 

Lorenzo dè Medici gli commissiona la tavola con Apollo e Dafni.


1492 

Muore a Firenze Lorenzo dè Medici.


1493 

Si sposa a Firenze con la sua modella di sempre, musa ispiratrice delle sue famose madonne.


1494 

Tra i lavori il Ritratto di Francesco delle Opere.


1495 

A Firenze realizza il Compianto sul Cristo morto per le monache del convento di Santa Chiara, poi di seguito, la Pala dei Decemviri, commissione dai Decemviri di Perugia per la cappella nel Palazzo dei Priori. 


1496 

Termina la crocifissione, affresco per la chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi. Si trova a Perugia per ultimare la decorazione della Sala dell'Udienza nel Collegio del Cambio. 


1498

In questo periodo la bottega del Perugino a Firenze è molto quotata. Vi lavorano giovani artisti capaci e innovativi. Negli ambienti del mecenatismo fiorentino, i suoi lavori sono valutati e apprezzati a tal punto che il suo valore di artista è superiore alla fama dei già noti, come Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio. Di questo periodo la Madonna della Consolazione.


1499 

La Resurrezione per San Francesco al Prato.


1500

Ultima la Pala di Vallombrosa. Dipinse il Polittico di San Pietro. Riceve l'incarico di completare la Pala per l'altare maggiore della basilica della Santissima Annunziata di Firenze, avviata da Filippino Lippi e lasciata incompleta alla sua morte nel 1504. In questo periodo storico, la stella che illumina il Perugino comincia a spegnersi, sotto la luce dei grandiosi successi di Leonardo da Vinci, ritenuto molto più innovativo e avanguardista.


1501 

Apre la sua prima bottega a Perugia.


1503 

Isabella d'Este, Marchesa di Mantova, lo sceglie per realizzare alcuni dei dipinti allegorici del suo studiolo nel Palazzo Ducale, adiacente al Castello di San Giorgio. 


1504 

Conclude il celebre Sposalizio della Vergine, ripreso da Raffaello. 


1506 

Conclude il Polittico dell'Annunziata.


1508  

Viene chiamato a Roma da papa Giulio II col compito di decorare la volta della Stanza dell'Incendio di Borgo in Vaticano. In particolare si tratta di dipinti quattro tondi: la Santissima Trinità, il Creatore in trono tra angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, Cristo tra la Misericordia e la Giustizia. Alla fine dei lavori, il papa chiede un incontro col Perugino, con il quale manifesta la sua perplessità circa le opere appena concluse, ritenendole di scarso tratto pittorico, rispetto ai lavori fatti in precedenza da altri pittori suoi contemporanei. L'incontro si concluse rapidamente, pagando il Perugino per quanto fatto. Oramai isolato dal grande giro della pittura e delle grandi commissioni, il Perugino decide di stabilirsi definitivamente in Umbria, la sua terra natia, dove il suo sapere sembra essere ancora apprezzato. In Umbria, verrà ritenuto un uomo di grandezza e genialità e resterà sempre altissimo il suo livello nella tecnica pittorica. Qui hanno inizio quelle che si considerano le sue ultime opere, tra le quali la Pietà di Spello, il Battesimo di Cristo di Foligno e l'Adorazione dei pastori a Trevi, le nella Madonna col Bambino nell'oratorio dell'Annunziata a Fontignano, considerata la sua ultima opera certa.


1523

Muore in solitudine all'età di 75 anni ammalato di peste.