- Codici Perduti


Si sono perse le tracce di almeno tre volumi, citati nel XVI secolo.


1554 

Adolfo II Piccolomini con atto di acquisto, diventa il proprietario dell'isola di Nisida e decide di spostare i suoi interessi proprio nell'isola, dove scelse di soggiornare sempre di più, fino a trasferirsi definitivamente insieme alla moglie donna Costanza d’Avalos dei marchesi di Pescara e del Vasto.

Morì a Roma, nella tarda primavera del 1581. Nel testamento redatto il 15 novembre 1571 e nei successivi codicilli nel maggio 1581, in cui nominò erede universale la figlia Costanza e istituì numerosi lasciti pii per chiese di Roma, Napoli e Siena, la Piccolomini dispose che una parte della sua biblioteca fosse assegnata al convento di S. Silvestro di Roma. 

Il lascito comprendeva i manoscritti autografi del prozio Enea Silvio in suo possesso, che andarono poi a ricongiungersi con la biblioteca raccolta da Pio III nel palazzo Piccolomini di Roma, da dove nel Settecento, per altri rivoli, giunsero alla Biblioteca apostolica Vaticana, dove costituiscono oggi uno dei fondi più antichi e prestigiosi.


1566
Il manoscritto si trova nella biblioteca lasciata da Adolfo II Piccolomini, 3° duca di Amalfi, che partecipò alla guerra contro Carlo VIII, re di Francia, e per ricompensa l'Imperatore Carlo V d'Asburgo-Spagna lo nominò Gran Giustiziere del Regno di Napoli.

1568

Secondo quanto scrive Giorgio Vasari sembrerebbe che alcune persone abbiano letto gli scritti di Leonardo (quelli che ad oggi risultano dispersi), ed in particolare scritti e concetti legati alla pittura e alle tecniche di colorazione con l'utilizzo di alcune terre e colle naturali. 

«sono nelle mani di pittor milanese alcuni scritti di Lionardo, pur di caratteri scritti con la mancina a rovescio, che trattano della pittura e de' modi del disegno e colorire. Costui non è molto, che venne a Fiorenza a vedermi, desiderando stampar questa opera, e la condusse a Roma per dargli esito, né so poi che di ciò sia seguito»

parrebbe che tra le varie possibilità che in quel perido qualcuno potesse aver letto le opere di Leonardo, vi sono Giovanni Paolo Lomazzo oppure Aurelio Luini.

1578, la biblioteca Piccolomini
Secondo l'inventario redatto per la catalogazione, la biblioteca conservava 46 manoscritti e 181 libri a stampa, la maggior parte dei quali, raccoglievano testi in latino e opere grafiche riconducibili all'umanesimo e ai classici della letteratura greca e romana. Molti testi riprendevano studi scientifici relativi alla cosmografia, astronomia, studio delle leggi della natura e della filosofia.

Giovanni Paolo Lomazzo 

E' stato un pittore e trattatista italiano dell'età del Manierismo. I suoi due complessi trattati sono diventati pietre miliari nello sviluppo della critica d'arte. La sua prima opera, Trattato dell'arte della pittura, scoltura et architettura (Milano, 1584) è stata classificata, nella Letteratura Artistica di Julius von Schlosser (1914-1920), peraltro con un'interpretazione un po' parziale, come una guida al concetto di decoro, che il Rinascimento ereditò in parte dall'antichità classica, in una sistematica codificazione dell'estetica tipica dello sguardo accademico del tardo XVI secolo. 

La sua Idea del tempio della pittura (Milano, 1590), opera più metafisica, offre una descrizione della natura umana e della personalità sullo schema della teoria dei quattro temperamenti, contenente spiegazioni sul ruolo dell'individualità nel giudizio e nella invenzione artistica. Nel testo la Pittura è descritta come un tempio le cui colonne sono i Sette Governatori dell'Arte: Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Polidoro da Caravaggio, Andrea Mantegna, Tiziano, Gaudenzio Ferrari.


Aurelio Luini

Altro testo venne citato nel Trattato del 1584 dal Lomazzo come «un suo libro letto da me questi anni passati che egli scrisse di mano stanca à prieghi di Lodovico Sforza, duca di Milano, in determinatione di questa questione se è più nobile la pittura o la scoltura».


Fonti e Bibliografia: 

Archivio di Stato di Napoli, Corporazioni religiose soppresse, S. Maria della Sapienza, 1121, cc. 334r-345v; 3196; 3206-3207: 3208 bis: L. Bergalli, Componimenti poetici delle più illustri rimatrici d’ogni secolo. Parte prima che contiene le Rimatrici antiche fino all’anno 1575, Venezia 1726, p. 268; G.M. Monti, Ancora sui Piccolomini di Amalfi. Un quadro di Raffaello e la biblioteca di papa Pio II, in Id., Dagli Aragonesi agli Austriaci. Studi di storia meridionale, Trani 1936, pp. 287-310;