- Codice Vaticano-Urbinate 1270


  • nome: Codice Vaticano - Urbinate 1270 
  • descrizione: una raccolta di disegni e scritti
  • contenuto: 935 paragrafi
  • argomenti: trattato della pittura
  • dimensione del formato:
  • caratteristiche di scrittura:
  • tipo di scrittura: italiano rinascimentale
  • datazione: tra il 1478 e il 1518
  • stato di conservazione: buono
  • attuale ubicazione: Biblioteca Lateranense

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    Il Codice contiene il Libro di Pittura, redatto da Francesco Melzi e probabilmente dai suoi allievi dopo la morte di Leonardo da Vinci, che volle nel testamento redatto il 23 aprile 1519, consegnare come memoria storica al suo allievo e amico per farne buona cura.  E' composto da molti dei manoscritti autografi costituiti dalle sue annotazioni, pensieri e riflessioni, riunite insieme provenienti da diversi altri codici. 

     

     Cod. Vaticano Urbinate 1270

    Il trattato della pittura di Leonardo è una raccolta di pensieri e appunti tratti dai suoi manoscritti. Leonardo durante la sua vita cominciò a scrivere diversi trattati ed una serie grandissima di appunti e disegni. Prima della sua morte Leonardo da Vinci indica nel suo testamento redatto il 23 aprile 1519, Francesco Melzi, come unico erede testamentario dei suoi preziosi manoscritti.
    Insieme ad altro materiale rinvenuto che fu ricopiato e compilato. Si tratta quindi di un'opera composita, compilata da un allievo e pubblicata solo dopo la morte dell'artista. La migliore raccolta pervenutaci è quella del Codice Urbinato 1270 della Biblioteca Vaticana.
    Il Trattato comprende 935 paragrafi o capitoli. 


    L
    'organicità dello scritto fa pensare che Leonardo avesse concepito il Trattato suddiviso in due grandi sezioni. La prima teorica, dove afferma i principi ideologici e filosofici della pittura, con i principi della prospettiva, di luci e ombre.
    Una seconda pratica, in cui il maestro da una serie di consigli e precetti, sulle proporzioni di corpi e figure e sulla rappresentazione dei moti e degli elementi naturali. Il filo conduttore del Trattato, è l'esercizio dell'arte di saper osservare quasi scientificamente e cogliere i segreti della natura e tutti gli aspetti che ne determinano la percezione visiva.

    Il Trattato si apre con una disputa, sulla preminenza della pittura (arte prediletta di Leonardo) rispetto alle altre arti. Così la pittura vince la scultura perché, a differenza di questa, può abbracciare tutte le cose visibili e disponendo solo di una superficie piana, deve conquistare, rilievo e profondità spaziale. Anche la musica è sorella minore della pittura poiché muore nello stesso momento in cui nasce, mentre il disegno resta nel tempo.

    La disputa si conclude con un'esaltazione della pittura. Inizialmente vengono enunciati alcuni precetti generali di studio e di vita, quindi segue la trattazione, delle varie parti della pittura. Leonardo si occupa del variare delle proporzioni nel moto e grande attenzione è rivolta al linguaggio dei gesti e alla fisiognomica. Il maestro espone anche la teoria della prospettiva, che distingue, in geometrica e lineare.
    L'ultima parte del Trattato contiene osservazioni sul paesaggio, sugli alberi, le nuvole e l'orizzonte.
    Leonardo è forse l’unico grande pittore e pensatore, che con il pretesto della pittura ha illustrato il suo pensiero, egli formula leggi su tutto ciò che lo interessa, abbinando arte, conoscenza scientifica e filosofica, ma la pittura resta sempre, per lui, il modo supremo di esprimere la realtà, attinta attraverso la conoscenza.

    1503

    Intorno a questa data Leonardo Da Vinci, ha già portato a termine quelli che sono definiti gli scritti del Codice Vaticano Urbinate 1270, anche noto come Libro di pittura, o Trattato della pittura di Lionardo da Vinci.


    Del primo principio della scienza della pittura.

    Il principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il terzo è la superficie, il quarto è il corpo che si veste di tal superficie; e questo è quanto a quello che si finge, cioè esso corpo che si finge, perché invero la pittura non si estende più oltre che la superficie, per la quale si finge il corpo figura di qualunque cosa evidente.


    L. da Vinci, Trattato della pittura (Biblioteca Vaticana, Codice Urbinate lat. 1270, 31 v.).


    1808
    Il bibliotecario Gaetano Luigi Marini, bibliotecario della Vaticana, ha una copia del cod. Urb. 270 del Trattato: cfr. G. Pedretti, I manoscritti Bossi all'Ambrosiana, in Raccolta Vinciana, XIX [1962], pp. 294 s.).


    1811
    Con l'inizio del 1811 il pittore Giuseppe Bossi, conoscente di Gaetano Luigi Marini, propose al governo la pubblicazione integrale e critica del Trattato della pittura di Leonardo, che riteneva giustamente due terzi più esteso di quello conosciuto. La sua intenzione era esplicita: diffondere quanto più possibile gli straordinari appunti di Leonardo a tal punto che propose di investire il suo denaro.

    Il Trattato, a sua volta, era soltanto una silloge abbreviata del Codice Urbinate lat. 1270 della Biblioteca Apostolica Vaticana, poi riscoperto ai primi dell’Ottocento, come si può apprendere leggendo la corrispondenza fra il bibliotecario Gaetano Luigi Marini e il pittore milanese Giuseppe Bossi, ricercatore e fautore nella ricerca storica leonardesca che nel giugno 1810 si trovò prima a Roma poi a Napoli con l'intento di copiare un apografo vinciano del Trattato della pittura, conservato alla Biblioteca reale, come si evince dal manoscritto XII. D. 79.


    1815, 1º gennaio

    Giuseppe Bossi è ospitato da Francesco Melzi, presso la residenza di Bellagio, sul lago di Como.  (oggi villa Gallarati-Scotti).



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