Il cavallo trilance


Questa figura è poco nota ed è chiamata "il cavallo trilance." 

E' un ipotesi disegna da Leonardo dove lui stesso non si limita a descrivere un cavaliere alla carica, munito di  lancia, ma fa qualcosa di diverso: il suo cavallo diventa un arma. 

In effetti nel disegno sotto indicato il cavaliere, che si trova alla carica verso un ipotetico fronte nemico, è munito della sua lunga lancia che impugna saldamente con la mano destra e se guardiamo leggermente sotto, possiamo vediamo che stringe con la gamba destra un'altra lancia, cosi come nella parte sinistra, lance che puntano entrambe in avanti.
In questo disegno quindi i soldati diventano due: il cavaliere e il suo cavallo.


Leonardo da Vinci Codice Windsor 1265r, 1485 ca.


Il cavallo trilance

In questo dettaglio presente sul foglio in oggetto, appare un cavaliere che monta un cavallo nella fase di attacco. 

E' probabile che Leonardo non abbia disegnato contestualmente all'altro, quello che si trova di fronte al cavallo che descrive il carro con mazze, lo si evince dal diverso tratto. 

La stessa cosa per i dettagli: se guardiamo il disegno del carro con mazza, Leonardo ha indicato l'effetto ombra del carro, disegnando anche l'ombra del suolo, sfumandolo con maggior dettaglio, cosa che non ha fatto per il cavaliere.

Nel cavaliere si sofferma maggiormente, dapprima sui contorni, più importanti (dorso del cavallo, sella, armatura di protezione del cavallo, busto del cavaliere), per poi scendere nel dettaglio indicando, quasi senza dare troppa importanza, le zampe anteriori (quella posteriore non è disegnata) e un accenno alla coda. 

Ingrandimento particolare cavaliere Leonardo da Vinci Codice Windsor 1265r, 1485 ca.

 

Corpo del cavaliere
Il cavaliere è munito di un copricapo circolare ad ampia raggiera in grado di evitare di essere colpito dall'alto.

Sulle spalle del cavaliere si trova una specie di "giubbottino", molto probabilmente in tessuto leggero e piccole maglie in metallo, che doveva servire a proteggersi dalle traiettorie verticali e oblique delle frecce scagliate dagli arcieri nemici.

Va ricordiamo che le frecce lanciate hanno una parabola discendente da grande distanza e che per non essere colpiti in passato si alzavano gli scudi, lasciando parte del corpo scoperta agli attacchi centrali.  

Come si sà la proiezione a caduta per gravità delle freccie, avviene se sono state lanciate da grande distanza, questo per evitare uno scontro diretto col nemico, e cosi facendo si riusciva a colpire il nemico anche a 200-280 metri. 

Esempio di proiezione balistica di una freccia  scagliata da una distanza di 220 mt

 

Il cavallo

Rispetto alle corazze medioevali fatte di lamiera e trame di ferro, Leonardo studia due protezioni leggere: una per la testa del cavallo, l'altra per frontale.

Si nota dal disegno che sulla parte del muso del cavallo Leonardo disegna una contenuta protezione, probabilmente a maglie metalliche e tessuto, che lascia ampio movimento al cavallo, evitandogli sforzi e faticose sopportazioni, optando per una più leggera forma di protezione, lasciando libero il suo campo visuale. 

 

Le due lance inferiori

Le lance di Leonardo sono atipiche, nel senso che non hanno una prolungata sporgenza nella parte posteriore della loro lunghezza come la maggior parte delle lance di quel periodo, piuttosto le disegna quasi "monche" della parte finale; questo potrebbe far pensare che non occorreva avere la sporgenza più lunga per craare baricentro, ma bastava creare dei punti di appoggio focali (nel disegno la freccia è appoggiata ad un gancio della briglia), ma aumentare la capacità di stretta dell'impugnatura.

Le lance  hanno una lunghezza di circa due metri e sono disegnate secondo un equilibrio di bilanciamento nella metà della parte inferiore della punta. Sono agganciante attraverso un "cappio" forse in materiale leggere come il cuoio, alla parte superiore della caviglia del cavaliere che a loro volta sono fissate alla parte posteriore della sella per un maggiore equilibrio.


La lancia del cavaliere

Nel disegno esiste un "coprimano" a forma conica di metallo, dove all'interno del quale il cavaliere tiene ben salda la lancia; probabilmente l'impugnatura è molto avanti e l'avambraccio, protetto anch'egli dal cono, aumentava il baricentro a favore di una maggiore stabilità (non a  caso la lancia del cavaliere è più corta rispetto a quelle montate sul cavallo).


Le gambe del cavaliere

Vicino alle ginocchia del cavaliere passa una cinta che avvolge il dorso del cavallo dove vi è inserita la lancia che in questo modo scarica il suo peso centrale ad equilibrare la sua lunghezza.

Secondo questo principio di distribuzione dei carichi, il cavaliere sarebbe stato in grado durante l'assalto, di manovrare l'altezza delle lance in ogni direzione. verso il basso o l'altro, spingendo il piede in basso o in alto e verso l'esterno o l'interno, muovendo il piede in orizzontale verso destra o sinistra.

La parte del piede, compresa la caviglia e i polpacci in questo caso era molto sollecitata da questo tipo di manovra che doveva anche considerare l'utilizzo della gamba in aggiunta ai comandi direzionali del cavallo. Dobbiamo immaginare che tutto questo sarebbe dovuto avvenire mentre il cavallo era lanciato alla sua massima potenza e su terreni spesso insidiosi e questo ci fa pensare che quando Leonardo lo ha disegnato, lo ha pensato come tipo di armatura e modello di assalto riservato solo ad abili cavalieri con grande esperienza di battaglie.