cavaliere - robot


Lo studio di Leonardo di anatomia umana lo ha portato alla progettazione di uno dei primi noti robot umanoidi della storia.


1495

Secondo alcuni studi ( non confermati da prove documentali) avrebbe presentato il suo progetto di cavaliere -automa direttamente a Ludovico il Moro in occasione di una festa tenutasi all'interno della corte del Castello Sforzesco di Milano.

In questa occasione avrebbe spiegato le intenzioni: il cavaliere-automa avrebbe sostituito i soldati veri per evitare loro di essere uccisi.

Secondo Leonardo quindi, l'idea di sostituire nei combattimenti un automa avrebbe sostituito un vero soldato? Probabilmente no. Il suo impiego sarebbe stato "dissuasivo", nel senso che l'automa non avrebbe potuto tecnicamente competere con un soldato armato di spada o lancia e non avrebbe potuto quindi prevederne i movimenti nè tantomeno i colpi sferrati, però poteva incutere , in qualche modo, paura. 

Come avrebbe fatto? 

Nell'idea di Leonardo vi era un utilizzo" a distanza", non direttamente corpo a corpo con il nemico, piuttosto un posizionamento sulle torri e sui corridoi di cinta delle mura del castello o delle fortezze che muovendosi autonomamente, lasciava credere che fosse a tutti gli effetti un soldato.

In questo modo il nemico si persuadeva dell'elevato numero di cavalieri-automa, che non immaginava fossero davvero delle "repliche umane, presenti nelle zone visibile delle mura e quindi era più propenso a desistere da qualsiasi forma di combattimento.


come avrebbe potuto muoversi?


Secondo i progetti che Leonardo ci ha lasciato, il movimento da lui ipotizzato era riferito esclusivamente alla parte superiore del tronco, comprendendo una serie di funzioni, tra le quali:

  • i movimenti delle braccia 
  • dei gomiti, 
  • delle spalle e la leggera torsione del collo, sia di lato che in su e in giù  
  • stare in piedi,
  • sedersi 
  • alzare la sua visiera 
  • aprire e chiudere la bocca  

La meccanica interna, oltre che prevedere un sistema meccanico azionato da una serie di pulegge e manovelle, prevedeva anche cavi di diverso spessore agganciati agli ingranaggi interni che manovravano diverse manovelle. 




Modello dell'automa cavaliere di Leonardo e meccanismi interni 

by Erik Möller. Leonardo da Vinci. Mensch - Erfinder - Genie exhibit, Berlin 2005. 

A partire dagli anni novanta sono stati fatti vari studi e ipotesi sul robot di Leonardo e il suo funzionamento


1996

Un primo tentativo di ricostruzione dell'automa cavaliere fu di Mark Rosheim, un esperto di robotica americano con uno studio e una successiva collaborazione con il Museo Galileo di Firenze, che dedicò all'automa una sezione della mostra "Gli ingegneri del Rinascimento. Da Brunelleschi a Leonardo da Vinci".


2002

Mark Rosheim, fu chiamato per un documentario della BBC, con il quale si cercava di spiegare le ultime novità circa l'esecuzione di un modello reale del cavaliere-automa. 

In seguito numerosi musei si sono dotati di un modellino dell'automa leonardesco.[5] specialista in robotica, ha costruito un modello di lavoro del cavaliere robotico da Vinci. E stato dimostrato essere pienamente 

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2007
Viene realizzato un nuovo modello di automa nei laboratori di Leonardo3 sotto la direzione di Mario Taddei.
Secondo i nuovi studi rivelerebbero che Leonardo avrebbe descritto il suo progetto non solo sul foglio 579r del Codice Atlantico, ma anche sui fogli 1077r, 1021r e 1021v .
La difficoltà più grande nell'interpretare questi nuovi fogli ( ealtri allo studio), è dovuta alla "confusione descrittiva" in quanto non vi è un indice o un filologico che consenta con assoluta certezza lo sviiluppo di una teoria piuttosto che un altra.

Il progetto prosegue secondo i principi di filologica macchinale

di cosa si tratta?

la filologica macchiale ha come scopo quello di ricostruire in termini virtuali o reali, attraverso il supporto di storici, ingegnerie  ricercatori, quelle che nel passato sono state le macchine e gli strumenti del passato che sono stati utilizzati per svolgere funzioni.
Questa ricerca è essenzialmente basata su un grande lavoro di equipe che raccoglie informazioni attraverso archivi documentali, valuta testiomianze dell'epoca in oggetto, ricostruisce e contestualizza gli accadimenti e produce delle teorie che siano le più verosimili possibili.

La ricostruzione dei modelli virtuali di queste macchine, oltre alla verifica delle loro possibilità di funzionamento sul piano cinematico, costituisce anche un banco di prova per testare l’efficacia delle strategie di comunicazione, grafiche e linguistiche, attraverso le quali venivano veicolate le conoscenze tecniche.
il tutto attraverso un processo di "filologica ricostruttiva", che consente quindi di far "rivivere " un progetto oramai perduto.    
 

 E' stato realizzato quindi in laboratorio ogni singolo pezzo presente sui quattro fogli per un totale di 174 elementi, e utilizzando questi pezzi creando dei modelli in scala utili per studiarne le funzioni e i significati si è scoperto che diversi ingranaggio e sistemi meccanici non sono del tutto riconducibili al progetto del cavaliere-automa, e quindi si suppone siano meccanismi non riconducibili al suo progetto.