casa Atellani

Casa Atellani, o anche Casa degli Atellani, è un palazzo quattrocentesco di Milano. Storicamente appartenuto al Sestiere di Porta Vercellina, si trova in corso Magenta n. 65 - 67[

ui terreni della vigna grande di San Vittore, il duca di Milano Ludovico il Moro sognava di costruire un nuovo quartiere residenziale, dove alloggiare i suoi uomini più fedeli. Sulla mappa della città, di quel sogno restano oggi i tracciati di via San Vittore e di via Zenale; oltre alla Basilica di Santa Maria delle Grazie e al Cenacolo di Leonardo, di quel sogno, più di cinque secoli dopo, resta in piedi soltanto la Casa degli Atellani.

l palazzo risale all'epoca di Ludovico il Moro, in cui il signore di Milano concesse numerosi permessi di edificazione a cortigiani e collaboratori, desideroso di fare dell'asse viario dell'antico borgo di porta Vercellina un prestigioso contorno dell'appena edificata chiesa di Santa Maria delle Grazie[2]. Il duca, dopo aver comprato il palazzo nel 1490 dai Landi, conti di Piacenza, lo donò alla famiglia degli Atellani, suoi cortigiani: il palazzo divenne celebre per le feste organizzate dai proprietari, descritte anche in molte cronache dell'epoca, che riunivano le maggiori personalità della corte sforzesca[3].

Dopo molti passaggi di proprietà nei secoli, giunse in mano alla famiglia Conti che nel 1922fece restaurare il palazzo dall'architetto Piero Portaluppi, che ne modificò pesantemente l'aspetto, ma che per contro riscoprì parte degli affreschi originali[4]. La facciata fu completamente rifatta e inglobò quattro medaglioni con scolpiti i ritratti degli Sforza di Pompeo Marchesi, mentre della struttura originale sono conservate le quattordici lunette affrescate con i busti della famiglia Sforza, ora nelle sale dei musei del Castello Sforzesco e alcuni affreschi nel cortile quattrocentesco il cui porticato presenta soffitti ad ombrello ad otto spicchi[2].


LA MALVASIA DI CANDIA

L’interesse del geniale Leonardo da Vinci in campo agronomico si può inoltre notare nei suoi appunti e schizzi ; per esempio suo il disegno di un broncone , un palo con traversa che serviva a sostenere le viti e quello della pratica dell’interramento della vite durante il periodo invernale , oppure ancora del modo di appendere l’uva ad appassire. In una lettera del 9 ottobre 1515 , indirizzata all’amministratore dei possedimenti familiari di Fiesole, Leonardo si lamenta che le ultime quattro caraffe non rispondevano alle sue aspettative e dimostra la sua conoscenza enologica spiegando il problema dell’ossidazione e di come si debba proteggere il vino durante la fermentazione e dell’utilità dei travasi per evitare contaminazioni con la feccia che possono portare danno al vino. È straordinario quanto si legge a mano di Leonardo in campo enologico. Ed una vigna lega Leonardo da Vinci alla città di Milano. È’ una storia affascinante che inizia nel lontano 1498 quando Ludovico il Moro, duca di Milano, regala a Leonardo da Vinci una vigna. Il terreno era , a quel tempo, poco fuori della città misurava 16 pertiche , di forma rettangolare , largo 52 metri e lungo 160 metri circa. Questa famosa vigna si trova in fondo all’attuale giardino della Casa degli Atellani , famiglia di cortigiani, ai quali il Moro aveva anni prima regalato 2 case. La Casa degli Atellani è proprio di fronte al famosissimo Cenacolo di Santa Maria delle Grazie. Alcuni anni fa una interessante ricerca si è svolta intorno al sito della vigna di Leonardo. Gli scavi hanno portato alla luce i camminamenti che regolavano i filari della vigna seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943. Grazie al materiale organico ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di dna della vite, è riuscito a risalire al dna del vitigno coltivato da Leonardo : la MALVASIA DI CANDIA AROMATICA. Sulla scorta di questi incredibili risultati in fondo al giardino di Casa Atellani è stata reimpiantata ed è rinata la VIGNA DI LEONARDO DA VINCI.