Bonifica agropontino


Lazio

Leonardo viene contattato dal Papa Leone X per la bonifica delle paludi Pontine. Tra i vari progetti che sviluppa affascinato dall’idea di far muovere l’uomo sopra e sotto l’acqua, Leonardo disegna galleggianti e respiratori e non trascura la possibilità di far muovere con speditezza le imbarcazioni perfezionando la forma dello scafo ad imitazione della forma dei pesci oppure azionando dall’interno della nave meccanismi che muovano pale.


Esigenze belliche lo convincono dell’utilità di un’imbarcazione a doppio scafo per cautelarsi da eventuali danni ch’egli d’altra parte pensa di procurare al nemico con dispositivi a vite per sfasciare ed ancorare nascostamente al fondo le carene delle navi, affidando l’impresa ad uomini equipaggiati di scafandro. L’approvvigionamento dei centri urbani, la necessità di svuotare conche o aree paludose impegnano Leonardo nel perfezionamento di macchine e pompe che fin dall’antichità erano conosciute: “viti d’Archimede” e ruote ad acqua riempiono le pagine dei codici di Francesco di Giorgio Martini ed altri ingegneri del tempo ma trovano in Leonardo una compiutezza grafica e funzionale ad altri sconosciuta.


Pianura pontina

All’inizio del Cinquecento papa Leone X concede al fratello Giuliano de’ Medici la bonifica a proprie spese dell’Agro Pontino, in cambio della proprietà delle terre risanate. Dopo la sua morte gli abitanti di Terracina, pentitisi di aver ceduto il territorio riemerso, chiudono la foce del canale a Badino. Il nuovo papa Sisto V concepisce un piano generale di bonifica, che affida all’architetto Ascanio Fenizi di Urbino. Questi divide la palude in 20 zone e, trascurando il Rio Martino, sistema il Fiume Antico (detto poi Sisto) aumentandone la profondità ed aprendo uno sbocco in mare. Le terre sono liberate dalle acque, ma dopo il 1590 sono di nuovo inondate a causa degli errori progettuali di Fenizi e dei disordini nelle campagne.




Mappa dell’Agro pontino di Leonardo Da Vinci. (Fonte: Royal Library, Windsor)