Leonardo Da Vinci e la massoneria: luci e ombre.

Leonardo Da Vinci e la massoneria: luci e ombre.

I significati simbolici delle opere come rebus artistici da decifrare secondo un codice semantico basato su precisi nessi fra figure e lettere. Grandi artisti e grandi iniziati, soprattutto nel Rinascimento, hanno creato nel tempo un vero e proprio “vocabolario simbolico” fatto di figure e segni, per comunicare significati non palesi, per fini esoterici, religiosi, politici.


L’uomo ha da sempre comunicato la storia della sua evoluzione anche attraverso le diverse forme d’arte, e sicuramente fra queste la pittura è stata ed è mezzo esoterico-exoterico di comunicazione. A differenza della musica, altra forma d’arte, e come la scultura, l’osservazione di tali forme artistiche, avviene in silenzio, lo spettatore quasi ammutolito di fronte ad un opera di Tiziano o di Raffaello, quasi cerca in se stesso emozioni ancestrali e quasi una muta conversazione con il pittore, infatti le figure parlano. Noi apprendisti siamo tra le colonne del silenzio, ed il silenzio è il nostro linguaggio, ma è proprio il silenzio uno degli esercizi che spesso l’uomo compie per aumentare la propria percezione, è straordinario fratelli,” per emettere i giusti suoni chiamate parole, bisogna passare attraverso il silenzio”.

Il rapporto che lega parola e pittura è simile a quello che tutti riconoscono esista tra pensiero e parola. Se ho qualcosa da dire, prima penso al messaggio, poi studio la forma che deve assumere, il lessico, il registro, il tono di voce, l’interlocutore, lo scopo della comunicazione e soltanto alla fine, parlo. Tutto si svolge in tempo brevissimo ma questa sequenza viene sempre rispettata.

Nella pittura succede la stessa cosa. Prima l’artista pensa e produce un messaggio, poi lo rappresenta attraverso le immagini e questa sequenza non guida solamente la scena raffigurata nel suo complesso, ma ogni singolo frammento di ciò che si vede nel quadro. Naturalmente le frasi sono pensate nel linguaggio corrente dell’artista ma scritte poi in maniera che rendano tramandabile il sistema di bottega in bottega, a vantaggio degli allievi più dotati, in qualunque luogo e in qualunque epoca.

Insomma, disegnata una figura, essa continua a vivere indipendentemente da chi l’ha fatta. L’immagine trova la ragione di esistenza, la sua giustificazione, il suo significato, nelle parole che hanno mosso il pittore.

Ma qual è il Codice, ovvero la chiave di interpretazione dell’opera?.

In questa mia, volutamente mi rifarò a quanto recentemente comparso nella nostra letteratura, ossia al “Metodo o Codice Prandelli”, ed ovviamente a mie considerazioni personali.

Certamente il Codice agisce secondo la logica del forse, la possibilità aperta, l’indeterminazione.

I rebus artistici realizzati col codice allenano la mente a ragionare in senso magmatico, formulando ipotesie subito dopo smentendole e riformulandole, procedendo a tentoni, tassello dopo tassello, come un puzzle sempre diverso. Il cervello di chi lavora il Codice funzionava meglio di quello odierno atrofizzato dal PC e anche la personalità degli artisti era più forte, perché costantemente allenata all’incertezza e al cambiamento. Il Codice agisce secondo la logica del forse, la possibilità aperta, l’indeterminazione.

Partiamo da un esempio, il metodo di scrittura dei geroglifici egiziani: essi mutano il loro significato, a seconda se sono raffigurati singolarmente o se sono associati ad altre figure; si tratta sempre di figure ma il loro significato varia al variare dell’ordine con cui esse sono accoppiate ad altre. In altre parole un cuoco con gli stessi ingredienti può preparare piatti diversi a seconda dell’ordine di utilizzo e miscelazione. Il geroglifico è un esempio classico in cui la parola è anche disegno e viceversa. Il realtà i geroglifici sono serviti più a nascondere che a comunicare vista la tanta fatica sprecata dagli egittologi per decifrarli.

Lo scrittore Giancarlo Prandelli, architetto, nel suo libro “IL LINGUAGGIO OCCULTO DELLA PITTURA” afferma che la pittura si basa da sempre su un costruendo esoterico in cui si collegano: Pensiero dell’artista – produzione di un messaggio raffigurativo – rappresentazione pittorica con altre immagini che si riportano alle immagini primitive; in tale processo l’artista attuava il percorso: Parola – Immagine -Ritorno alla parola e sua modifica senza sosta fino alla fine dell’opera.

Si crea cioè una sorta di matrimonio semantico tra le lettere e le figure, e tale matrimonio crea una sorta di vocabolario fatto proprio da figure e segni, per comunicare significati non palesi, questo soprattutto nel periodo rinascimentale per diversi fini esoterici, religiosi, politici, ecc. Quindi le immagini dovevano essere trasfigurate dall’ipotetico lettore, in parole e per esse, la comunicazione di un pensiero, è sicuramente questo, fratelli, un esempio molto calzante di  ESOTERISMO.

Come afferma il Prandelli, una figura disegnata continua a vivere nel tempo indipendentemente da chi l’ha fatta, una sorta di alchimia delle immagini; quindi bisogna cercare le parole che sono sepolte sotto le immagini. L’immagine deve trovare la sua giustificazione nelle parole che hanno mosso la mano del pittore e, come afferma sempre Prandelli, la prima di queste parole è generalmente un “nome proprio”:

  • Il nome del Pittore
  • Il nome del committente o della famiglia
  • Il luogo
  • Il nome dell’evento, ecc

Tra le parole che sono alla base di un quadro e quelle che nascono dalla sua trasformazione (ars combinatoria) vige lo stesso rapporto che S.Agostino sottolinea tra il Vecchio e Nuovo Testamento “NOVUM IN VETERE LATET,VETUS IN NOVO PATET, ciò che segue è nascosto in ciò che precede, e ciò che precede diventa chiaro in ciò che segue”.

Nell’Ars Combinatoria risiede il principio vitale dei rebus figurati: immagini apparentemente scollegate e decontestualizzate sono in grado di mantenere tra loro un misterioso filo rosso semantico. Nomi e intercapedini letterarie amalgamano infatti soggetti diversi, rendendoli protagonisti di un unico pensiero espresso sotto forma di arte visiva.

E come fanno questi miti ad arrivare così in là, modificandosi di continuo e restare sempre attuali? ..: grazie al Codice.

Da parola nasce parola, da mito nasce mito, finchè a un certo punto le scuole artistiche e le logge massoniche si accorgono che tutte le forme d’arte, tutte le tematiche in campo, tutte le frasi, le immagini, come forze fisiche opposte o complementari, sono contenute in un unico nucleo, una sola struttura originaria: LA CHUMVVERSATTIONE.

Il Prandelli riferisce, che alla base della pittura esiste un sorta di regola esoterica, con la quale le lettere venivano usate per scrivere frasi prima di dipingere un quadro, e tale regola o codice o metodo è, a suo dire, composto da due parole per un totale di 18 lettere:

LA CHUMVVERSATTIONE

La conversazione come però si scriveva ai tempi di Leonardo da Vinci, colpisce subito la quantità di lettere doppie : V, T, E,A.

Queste lettere sono “ foneticamente particolari”:

– O e U prevedono la chiusura delle labbra

– M e N ( consonanti nasali), risuonano nel naso

– R e L ( consonanti liquide), scivolano via fra lingua e palato

 Quindi “ LA CHUMVVERSATTIONE “ contiene, come afferma Prandelli, il meccanismo per sostituire delle lettere con altre attraverso il loro suono, la loro fonetica.

 A E-I O-U B-P-F-V C-G-K-H-Q,ecc. D-T L-R M-N R-L S-Z-C

In questa ottica il significato della celebre frase del Vangelo Giovanni ”ET VERBUM CARO FACTUM EST” (“ il VERBO SI FA CARNE”), ci comunica un messaggio nuovo e cioè, che l’idea è generatrice della parola, la parola genera la figura, o ancora con i Benedettini “ IN PRINCIPIO ERAT VERBUM, in principio era parola”.

Creta, Platone e Leonardo sono tappe fondamentali della scienza del pensiero, creano un nuovo tipo di comunicazione, la fanno evolvere e inventano un modo perfetto per nasconderla e conservarla. La mitologia è la palestra di vita dell’antichità e allo stesso tempo è la palestra riproduttiva del Codice, cioè dell’utilizzazione delle parole connesso alla creazione di immagini retoriche o figurative. Per questo motivo che la nostra cultura, fino alla Rivoluzione Francese, ha radici profondamente mitologiche. Tra il IX e XIII secolo la storia diventa una specie di incubatrice del Metodo; anche il mondo arabo e ebraicoviene influenzato dalla ricerca del Codice, ma a entrambi manca la possibilità, per motivi religiosi, di trasformare il verbo in immagine umana ma solo in geometria o matematica: è Cifra, non Figura, è laqabalah vera e propria ars combinatoria.

Giotto fu due secoli prima di Leonardo da Vinci il capostipite dei pittori che diffondono la scrittura configurata, ma con Leonardo forse la capacità di far parlare le immagini diviene veramente sorprendente. L’uomo moderno, l’uomo digitale forse ha perso la capacità di ascoltare e pretende di capire subito, lui sa giudicare e basta. Prandelli con l’applicazione del suo codice afferma che ad esempio l’indice puntato, come lo ritroviamo nella DAMA CON L’ERMELLINO o quello di TOMMASO NEL CENACOLO, vuole esplicitare un richiamo specifico all’attenzione su aspetti specifici.



Guardando la scena il centro prospettico è l’orecchio destro di Gesù, applicando il codice si otterrà: CENTRUS è CRISTUM e CRISTUM diventa NT’ORECS nell’orecchio, per indicare che Gesù guarda con l’orecchio, ossia sente. L’orecchio è rivolto verso Pietro che si scosta da Gesù ed era Pietro che aveva tagliato l’orecchio del soldato di Getsemani.

– il paradigma fondamentale del dipinto è SANKTE BBARTHOLEMEO, indica S. Bartolomeo che troviamo di fronte a S. Matteo sulla estremità sinistra di Gesù.

– ancora applicando il codice da BBARKTTHOLEMMA viene fuori LE MAN ossia le mani che notoriamente vogliono indicare il tradimento, il vero non detto di questo quadro.

i discepoli sono raggruppati in terzetti altrimenti i nomi non entrerebbero nelle 18 lettere del paradigma: GIUDA PETR’GESU’L VANN, cioè Giuda, Pietro, Gesù e Giovanni (rannicchiato). Tutti gli apostoli sono impositori, tutti sapevano del tradimento, non solo Giuda.

– KA FINGAT L’IMPOSTORI, sono impostori per la loro postura, Gesù resta solo ad osservarli con l’orecchio, col sole alle spalle e piange. Ancora IL SACCO di dinari indica il posto di Isacco

fonte: massoneria Giordano Bruno
>>>> approfondisci